martedì 9 settembre 2008

Bologna - Genoa – Le 5 finali di Lega Nord 1924-25


Il primo, storico scudetto rossoblu' è datato 9 agosto 1925, il giorno dell'ultima delle drammatiche 5 finali che videro coinvolte Bologna e Genoa, le squadre che vinsero il rispettivo girone di Lega Nord. Fu la stessa identica finale dell'annata precedente, 1923-1924, terminata con la vittoria del Genoa in due partite - quella di Bologna vinta a tavolino -. A quell'epoca, le finali che vedevano di fronte le due squadre vincitrici dei rispettivi gironi di Lega Nord, erano quelle decisive per l'assegnazione del titolo italiano (era ancora ampio il divario tra il football del Nord Italia da quello del Sud: nessuna squadra meridionale riuscì mai a imporsi nelle finali nazionali fino all'avvento del girone unico, 1929-1930). Ma cosa successe esattamente l'annata precedente, nelle finali del campionato 1923-24? Facciamo innanzitutto una premessa: il Genoa in quei primi anni '20 era una potenza, una squadra fortissima, era la squadra più blasonata e titolata d'Italia assieme alla Pro Vercelli e la sua fama era nota in tutta Italia. Il Genoa riforniva da anni la Nazionale italiana con i propri campioni: Burlando, De Vecchi, Barbieri, Santamaria, erano pilastri della Nazionale e, a quei tempi, vestire la maglia azzurra, farne parte in pianta stabile, dava un prestigio assoluto. Il 15 giugno 1924, Genoa e Bologna si ritrovarono di fronte a Marassi in un clima di grande tensione, un po' per la già fiera rivalità che divideva squadre e tifoserie, ma anche per la piega che avevano preso gli ultimi eventi del campionato prima delle finali: i due clubs, già proiettati verso una probabile finale di Lega Nord, avevano entrambi rifiutato prima il Genoa e subito dopo il Bologna  di concedere i propri giocatori alla Nazionale (tranne De Vecchi dei rosso-blu genoani, legatissimo al selezionatore piemontese). Fu un fatto senza precedenti, che quasi fece rassegnare le dimissioni a Vittorio Pozzo. Gli azzurri, con diverse seconde linee in squadra, andarono incontro a una clamorosa sconfitta per 7-1 contro l'Ungheria a Budapest, la più pesante mai subita dalla nostra Nazionale. Chiaro che con queste premesse e ripicche reciproche, non potesse filare tutto liscio durante le finali. E così fu. La partita al Campo di Via del Piano fu assai tesa: l'arbitro Bistoletti di Milano, nonostante avesse avvertito gli addetti alle entrate di non fare passare nessun estraneo sul terreno di gioco, essi non riuscirono a trattenere diversi intrusi, che si andarono ad assiepare lungo i bordi del campo. Ci furono diverse irregolarità da parte del pubblico (parecchi "pugilati" sugli spalti, come riportò anche Vittorio Pozzo nella sua cronaca: « Per tutta la durata dell'incontro, le tribune, il « parterre », i posti popolari ed il campo furono simili ad un accumulatore elettrico caricato ad altissima tensione; ogni tanto la pressione trovava sfogo in pugilati, schioppettava qua e là in piccoli fuochi fatui, fatui in più di un senso, di invettive, scatti nervosi, pugni, bastonate. Visi congestionati fuori del campo, gesti impulsivi sul campo, ecco il quadro dell'ambiente. Il foot-ball è la fotografia della psicologia del popolo che lo pratica, è lo specchio che ne riflette le doti ed i difetti ») e verso i giocatori – durante una rimessa laterale, fu prima insultato e poi colpito con un pugno Giuseppe Della Valle del Bologna, da parte di uno spettatore a bordo campo individuato poi nel genovese, ed ex giocatore genoano, Giovanni Battista Traverso, in quel momento allenatore della Cremonese. Il tutto accadde per uno stupido equivoco, per uno scambio di persona: Della Valle credette che l'autore dell'insulto arrivato dal pubblico a bordo campo fosse stato del Traverso e gli diede del vigliacco; al che Traverso colpì Della Valle con un pugno . Il match si risolse a favore dei padroni di casa solamente nel finale, per il rotto della cuffia di un gol segnato da Neri e grazie ai miracoli di De Vecchi, quel giorno più che mai figlio di Dio. Il ritorno si svolse al Campo Sterlino di Bologna una settimana dopo, in un clima infuocato. Il Grifone rispose prontamente sul campo nella prima frazione di gioco, con un gol in contropiede di Santamaria. Il parziale inviperì ancor di più il pubblico che, nell'intervallo, diede luogo a disordini ed a un tentativo di invasione di campo, tanto che l'arbitro, tale Panzeri, con il pubblico sempre più minaccioso e arrabbiato, dovette concedere un rigore più che dubbio al Bologna per tentare di placare i tifosi che contestavano la sua direzione di gara. Il rigore fu trasformato da Pozzi, ma gli animi non si calmarono affatto e all'arbitro Panzeri di Milano sfuggì totalmente la situazione di mano, tanto che scoppiò una rissa generale che lo coinvolse personalmente. La gara fu sospesa a cinque minuti dal termine, ufficialmente per campo impraticabile (e per le intemperanze del pubblico) e la F.I.G.C. diede partita vinta a tavolino al Genoa, che così si assicurò il 9° ed ultimo scudetto della sua storia. Queste furono le premesse, tutt'altro che tranquillizzanti, con le quali ci si preparava per le finali dell'anno successivo. Nel campionato 1924-25, la lotta senza quartiere contro quelli della Lanterna riprese in piena per sfociare infine forse nel più clamoroso episodio che la storia del calcio ricordi. Le due squadre vinsero ciascuna il proprio girone: il Genoa fu favorito in maniera sfacciata a scapito del Modena - autore di un campionato esaltante tanto quanto sfortunato - e raggiunse così la finale in maniera tutt'altro che limpida, come riportano le cronache di parte modenese:
« A due giornate dal termine il Modena precedeva di due punti il Casale e di quattro il Genoa che doveva però recuperare due partite. Rimanevano da disputare due gare, dunque, a Brescia, contro le rondinelle invischiate nella lotta per non retrocedere e contro la Cremonese, tranquillissima a metà classifica, all’ultima. Due vittorie avrebbero garantito almeno lo spareggio contro il Genoa per il primo posto nel girone (nel caso i rossoblu avessero poi vinto tutte le loro gare), e, dando per scontata la vittoria contro i grigiorossi, divenne chiaro che l’ultimo vero ostacolo per avere una possibilità di andare in finale era costituito dall’incontro in terra lombarda. Donati mobilitò i tifosi, preparò un treno speciale e vi caricò anche i canarini, che ne scesero alle 15 vestiti di tutto punto. I gialli si buttarono baldanzosamente all’attacco e andarono in vantaggio già al 19’ con un gran tiro di Vezzani nel “sette” di Bozzoni. I trasferisti già pregustavano una messe di reti, che arrivò… ma fu bresciana! Rizzi pareggiò al 22’ e il Modena invece di reagire, si squagliò. Ne arrivarono altri 3, tutti nel primo tempo. La ripresa fu una lenta marcia funebre e così pure il ritorno a Modena: non c’era nessuna banda dei Patronatini ad attendere gli sconfitti in stazione. Il 26 di aprile 1925 contro una Cremonese balneare la partita si rivelò una formalità, poi, al termine si attese il risultato di La Spezia, che non arrivò, perchè la partita fu rinviata per motivi di ordine pubblico. La classifica quel giorno diceva: Modena 29, Casale 27, Genoa, Internazionale e Pisa 25, col Genoa con ben 3 gare da recuperare, contro Pisa, Torino e Spezia. Ai genoani bastavano 5 punti contro avversari demotivati per superare il Modena e arrivare in finale. 5 punti che arrivarono (2-1 sul Pisa, vittoria a La Spezia per 1 a 0 e 0-0 casalingo contro il Toro) e fu uno scandalo. Fu uno scandalo sin dalle motivazioni che concessero al Genoa di poter rinviare le 3 partite: la prima ad essere rinviata fu quella contro il Pisa del 29 marzo: ufficialmente fu rinviata per allagamento del campo, peccato che le due squadre (che all’epoca erano appaiate in vetta a 23 punti) disputassero comunque per il pubblico pagante una partita amichevole. La seconda, contro il Toro, del 5 aprile, fu rinviata per dispensa della Lega Nord perché il Genoa potesse giocare in amichevole contro il Nacional di Montevideo. La terza, come detto, per motivi di ordine pubblico, con ordinanza del prefetto, secondo alcuni perché sugli spalti del Picco c’erano anche alcuni modenesi venuti a controllare la regolarità della partita e quindi con conseguente pericolo di incidenti. Non c’era niente da dire, qualcuno aveva santi in paradiso, qualcuno no ».
Filippo De Rienzo; Gilberto Guerra; Alessandro Simonini, Modena Football Club 1912-2012, Modena, Artioli, 2012.

E ancora:
« Da segnalare che il finale di campionato del girone del Genoa fu vergognoso. Al Genoa fu permesso di rinviare 3 partite contro Pisa (quintultima mentre Pisa e Genoa erano prime a pari merito), Torino (quartultima di campionato) e Spezia (ultima). La prima a causa di un allagamento del campo. Peccato che poi le due squadre giocassero una amichevole per il pubblico pagante. La seconda fu rinviata dalla Lega su richiesta dei genoani perchè questi dovevano ospitare in amichevole il Nacional Montevideo. La terza a Spezia per non meglio precisati motivi di ordine pubblico. Addirittura secondo il Giornale (http://www.ilgiornale.it/sport/spezi...e=0-comments=1) perchè a Spezia (non a Genova come dice erroneamente) erano presenti tifosi modenesi... che se c'erano erano andati per controllare la regolarità della gara. Alla 22ª quindi il Modena a 29 e il Genoa a 25 con tre gare in meno, unica squadra a dover recuperare delle gare (a parte ovviamente le tre che dovevano giocarci contro). Pisa fuori dai giochi (25 punti) mentre, come detto era primo nel momento in cui la gara si sarebbe dovuta disputare. Torino a 23 (fuori dai giochi) e Spezia già retrocesso (ma lo era già al momento previsto per la gara). Il Genoa ebbe grandissimi vantaggi... spudorati quasi  ».
Sicché Bologna e Genoa si ritrovarono di fronte, l'una contro l'altra, per le solite finali. La designazione della vincente della Lega Nord non riuscì esattamente un affare di ordinaria amministrazione. Essa richiese infatti la bellezza di cinque incontri che, per il grande equilibrio delle forze in campo, per l'ardore agonistico, l'interesse ed il clamore suscitato, fecero epoca. Il Bologna si presentò in grandi condizioni. La squadra aveva guadagnato in potenza e robustezza quello che in eleganza e in armonia aveva perduto. Felsner le aveva saputo imprimere un nuovo stile: ne fece cioè un'unità quadrata e temprata alla battaglia con una fisionomia ed un carattere inconfondibili e basilari. L'inquadratura poi era di prim'ordine. Essa ormai poteva considerarsi definitivamente sistemata con l'innesto del pisano Mario Gianni tra i pali (cominciava per il "gatto magico" la ribalta di gloria) e quello del povero Giordani in una mediana già forte d'un Genovesi che in quello stesso anno portò via a Ottavio Barbieri il posto in Nazionale e di un Baldi cui però l'emozione giocava brutti scherzi in maglia azzurra. L'attacco poi non si discuteva: in 47 partite ( nella cifra vengono comprese le amichevoli di lusso con le grandi squadre danubiane di allora, all'epoca veri e propri test-match: Il Wiener Amateure del grande Matthias Sindelar, per esempio, venne travolto per 4-2 allo Sterlino, e anche il Rapid Vienna di Franz Weselik e Josef Uridil fu regolato con un secco 3-1) macinò qualcosa come 121 reti! Della Valle - Schiavio - Perin davano spettacolo. Ai loro lati guizzava Martelli, mentre a sinistra Giuseppe Muzzioli sfoderava velocità, irruenza e potenza di tiro, a dispetto del fisico rotondetto che gli era valso da parte degli incorreggibili petroniani il nomignolo di "Teresina". Del Genoa basterà ricordare che erano i campionissimi del momento; che la loro seconda linea (Barbieri, Burlando, Leale) era la migliore in Italia e che all'attacco potevano contare, indovinate su chi, sull'ex bolognese Alberti, il predecessore di Schiavio, rimesso a nuovo dall'operazione al menisco dopo che il Bologna l'aveva ceduto ritenendolo ormai inutilizzabile! Il primo incontro si svolse allo Sterlino il 24-5-1925 e le formazioni furono le seguenti:

BOLOGNA: Gianni; Borgato, Gasperi; Giordani, Baldi, Genovesi; Innocenti, Della Valle, Schiavio, Perin, Pozzi. 
GENOA: De Prà; Bellini, De Vecchi; Barbieri, Burlando, Leale; Neri, Alberti, Catto, Moruzzi, Santamaria.

Il Genoa partì subito bene segnando dopo appena 12' di gioco con l'ex Alberti, a cui la folla dello Sterlino urlò in faccia "traditore". Per tutto il resto della partita fu un incalzante offensiva bolognese, e a 5' dal termine gol-beffa di Catto, controbattuto vanamente da quello di Schiavio in chiusura. A questo punto chi penserebbe mai ad un successo bolognese la domenica successiva a Marassi? Eppure a Genova il 31-5-1925, i rossoblù avendo già per tre quarti perduto il campionato e non essendo sotto il controllo della propria folla, poterono lanciarsi allo sbaraglio e compiere l'impresa. Felsner quel giorno poté finalmente varare la formazione migliore:

BOLOGNA: Gianni; Borgato, Gasperi; Genovesi, Baldi, Giordani; Pozzi, Perin, Della Valle, Schiavio, Muzzioli. 
GENOA: De Prà; Bellini, De Vecchi; Barbieri, Burlando, Leale; Neri, Alberti, Catto, Moruzzi, Santamaria. 

Muzzioli, con una prodezza al 36', permise al Bologna di chiudere il primo tempo in vantaggio di un gol. Il Genoa si riprese nel secondo, pareggiando al 28' con Santamaria e prendendo decisamente in mano le redini dell'incontro, con i rivali decisamente scoraggiati. Ed ecco a tre minuti dalla fine il colpo di scena. Genovesi, spostato all'ala destra in seguito ad infortunio, che crossa liberamente: la palla che rimbalza per terra prima di essere colpita da Della Valle, non certo con troppa forza, De Prà che non riesce ad agguantarla! la partita è vinta (2-1) ed il campionato rimesso in gioco. Appuntamento quindi per la domenica dopo, 7-6-1925, a Milano sul vecchio campo del Milan in viale Lombardia, il più moderno, vasto e capiente del tempo, ma comunque insufficiente a contenere una folla di ben 20 mila spettatori (treni speciali furono organizzati da Bologna e da Genova). Fatto sta' che esauriti ben presto gli spalti, la gente invase anche lo spazio erboso attorno al rettangolo, pigiandosi come acciughe. L'avv. Giovanni Mauro, arbitro designato, acconsentì comunque a dare il via essendo previsto l'arrivo di 200 agenti per sgombrare l'interno-campo. Gli agenti però non si videro, gli irregolari non disturbavano e la partita cominciò regolarmente. Il Bologna si presentò con questo undici:

BOLOGNA: Gianni; Borgato, Gasperi; Giordani, Baldi, Genovesi; Pozzi, Perin, Della Valle, Schiavio, Muzzioli. 
GENOA: De Prà; Bellini, De Vecchi; Scapini, Burlando, Leale; Neri, Alberti, Catto, Moruzzi, Santamaria.

Il primo tempo fu un duro calvario per i bolognesi (in maglia verde - per la prima volta nella storia - avendo dovuto cedere alla più anziana avversaria il privilegio di battersi con i colori sociali). Gli uomini di Felsner infatti andarono al riposo con due reti passive. Ancora Alberti, autore del secondo gol genoano, diede un grosso dispiacere ai suoi vecchi compagni! Tutto deciso, allora? Macché, neanche per sogno. Nella ripresa infatti avvenne l'imprevisto: la clamorosa resurrezione d'un Bologna dato ormai da tutti come spacciato. Comincia il Genoa fallendo balordamente il terzo gol, finché si arriva al fatale 16' minuto, ovverosia al gol-non gol di Muzzioli, negato e poi concesso dall'arbitro. "Teresina", piantato in asso Bellini, stringe a rete e da dieci metri spara una delle sue fucilate alte trenta centimetri da terra. Cosa fa la palla? Da dove passa? Mistero. Nessuno è mai stato in grado di stabilirlo con sufficiente sicurezza, né i bolognesi, né alcuni giocatori e tifosi genoani. Racconterà infatti Renzo De Vecchi vent'anni dopo:

"Non so proprio come dire. Tanto io, che De Prà che i compagni più vicini vedemmo questo solo: che la palla di Muzzioli, per quanto diretta tra il palo di destra e il nostro portiere, non era finita in fondo alla rete, bensì a lato! Alcuni giornalisti scrissero che De Prà doveva aver deviato in angolo, ma questo non è vero: De Prà non toccò la palla! L'arbitro d'altra parte vedendola uscire a quel modo, decretò immediatamente il calcio d'angolo. Allora saltarono in scena i bolognesi con alla testa Della Valle, capitano della squadra, ed un codazzo di tifosi. In coscienza, non potrei dare torto ai miei vecchi avversari: l'azione aveva avuto un andamento così strano e la presenza della folla attorno alla rete poteva far pensare anche ad una palla entrata ed uscita, ché la tesi bolognese era anch'essa perfettamente sostenibile. Dal canto nostro, avendo l'arbitro subito decretato il corner, lo reclamammo a viva voce".

Per concludere, l'avv. Mauro tenne duro per tredici minuti alle proteste bolognesi. Infine, consultati i guardialinee corresse la decisione ed accordò il gol. Chi poteva ormai trattenere il Bologna? Al 39' infatti il pareggio su centro di Muzzioli, passaggio a Perin e rete di Schiavio in mischia da pochi passi. Lamentele genoane anche in questo caso, per trattenute varie, ma gol valido. Finisce così sul 2-2. Quel che segue è facile immaginarlo. Il Genoa presentò reclamo per gli episodi delle reti petroniane, e si rifiutò di disputare i tempi supplementari non considerando regolare la partita. Ciò indusse il Bologna a reclamare esso pure per il rifiuto avversario che - ovviamente - equivale ad un ritiro. La presidenza e il consiglio della Lega Nord, dimissionari entrambi a causa della deficiente organizzazione di Milano, restando in carica per l'ordinaria amministrazione, respinsero i due reclami, ed il Genoa poté cavarsela con mille lire di multa. Un mese insomma di furiose polemiche e di angosciosi appelli al Consiglio Federale. Finalmente il 5 luglio a Torino le due squadre vennero messe nuovamente di fronte. La Federazione stavolta prese le sue precauzioni: un servizio di vigilanza davvero eccezionale con carabinieri a cavallo e agenti di P.S. in borghese come servizio d'ordine. Inoltre il presidente Bozino fece precedere la partita da un sermoncino di prammatica. Il Bologna schierò:

BOLOGNA: Gianni; Borgato, Gasperi; Genovesi, Baldi, Giordani; Pozzi, Perin, Della Valle, Schiavio, Muzzioli. 
GENOA: De Prà; Bellini, De Vecchi; Barbieri, Burlando, Leale; Neri, Alberti, Catto, Moruzzi, Santamaria.

In effetti in campo tutto filerà liscio: Schiavio segnò all'11', il solito Catto pareggia al 25', ma né ripresa né tempi supplementari, malgrado la sempre più forte pressione dell'attacco bolognese, mutarono il punteggio di 1-1. I fattacci accaddero questa volta alla stazione di Porta Nuova, alla partenza dei treni speciali carichi di tifosi delle due città. A Porta Nuova i treni speciali per Genova e Bologna sono su due binari vicini, ma in mezzo stazionava pigro, come un provvidenziale spartiacque, l'accelerato per Bra. Un capostazione imprevidente lo fece partire per primo e all'improvviso le due fazioni si scoprirono faccia a faccia. Urla, insulti e sassaiola, poi dal treno di supporters bolognesi, si racconta, partirono due colpi di pistola, uno dei quali ferì lievemente un tifoso ligure. I treni ripartirono in tutta fretta per le rispettive destinazioni, prima che la situazione degenerasse. L'episodio scatenò un nuovo pandemonio polemico con violentissimi ordini del giorno e persino interpellanze alla Camera. Il Consiglio Federale decise di far disputare la quinta finale il 19 luglio ancora a Torino. Intervenne allora il Prefetto di quella città che dichiarò apertamente di averne avuto abbastanza e vietò l'incontro. Passò un'altra burrascosa settimana prima che tornasse la pace tra le due società e poté essere stabilita la data decisiva. Il 9 agosto, alle sette e un quarto del mattino, sul campetto milanese della "Forza e Coraggio" al Vigentino, semideserto. Presenziarono soltanto dirigenti, giornalisti, qualche tifoso locale, e il campo era circondato da uno squadrone di carabinieri a cavallo. In questo ambiente di congiurati, Bologna e Genoa ingaggiarono alla chetichella (la stampa pensò di sviare i tifosi... dirottandoli a Torino!) l'ultimo duello. Il Bologna si presentò con:

BOLOGNA: Gianni; Borgato, Gasperi; Giordani, Baldi, Martelli; Pozzi, Perin, Della Valle, Schiavio, Muzzioli. 
GENOA: De Prà; Bellini, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale; Neri, Alberti, Catto, Santamaria, Lamon.

Ci sono due titolari lasciati in tribuna in questa 5^ finale: Genovesi che lasciò il posto a Martelli I e Moruzzi, a cui subentrò Lamon. La maggior freschezza del Bologna ebbe il sopravvento: segnò Pozzi nel primo tempo, bissò Perin con un tiro imparabile verso la fine: per il Bologna fu la grande vittoria! Per la cronaca i vincitori terminarono l' incontro con soli 9 uomini, essendo stati espulsi Giordani all'inizio del secondo tempo per un fallo sull'uomo e Borgato che aveva salutato il secondo gol con un gesto non precisamente cavalleresco. Ma anche in 9 il Bologna è superiore. Alla fine il presidente, ing. Paolo Graziani e Felsner sparirono in lacrime tra undici ragazzi ebbri di gioia: il campionato era vinto, il Bologna F.C. poté finalmente fregiarsi del primo titolo di campione d'Italia della sua storia. Le finali nazionali che rimanevano da disputare contro l'Alba Roma (una delle squadre che darà vita due anni dopo all'A.S. Roma) non potevano preoccupare. La prima partita si giocò allo Sterlino il 16-8-1925 e il Bologna scende in campo con questo undici:

BOLOGNA: Gianni; Modoni, Gasperi; Innocenti, Baldi, Martelli; Pozzi, Perin, Della Valle, Schiavio, Muzzioli. 
ALBA ROMA: Zancanaro; Mattei, Corbions; Rovida, Berti, Delle Fratte; Lo Prete, Scioscia, Degni, Shrott, Ziroli.

Il match si risolse con un 4-0 per i rossoblù, con 2 reti di Della Valle, una di Schiavio e Perin. Il Ritorno venne giocato a Roma il 23-8-1925 e il Bologna si schierò così: 

BOLOGNA: Gianni; Gasperi, Borgato; Pozzi, Baldi, Martelli; Rubini, Perin, Della Valle, Schiavio, Muzzioli.
ALBA ROMA: Zancanaro; Mattei, Corbions; Rovida, Berti, Delle Fratte; Lo Prete, Scioscia, Degni, Shrott, Ziroli. 

Anche in questo caso la pratica Alba venne liquidata con un perentorio 2-0, con reti di Giuseppe Della Valle e della riserva Rubini. Questi in pratica i neo-campioni: Gianni; Borgato, Gasperi; Giordani, Baldi, Genovesi; Pozzi, Della Valle (cap.), Schiavio, Perin, Muzzioli. E nell'elogio accomuniamo anche le riserve Martelli I, Pippone Innocenti, Spadoni, Modoni, Rubini e il secondo portiere Gelati. L'epopea dello "squadrone che tremare il mondo fa" è cominciata. Allego 2 documenti: il primo è un'intervista al grande Angelo Schiavio a proposito di quelle 5 finali con il Genoa, mentre il secondo è un lungo e dettagliato racconto di quelle finali vissute dall'interno, dal dirigente rossoblù Enrico Sabattini.

Tratto dal fascicolo della "Gazzetta dello Sport" "Il Bologna ha 70 anni, viaggio tra le grandi del calcio": "Come siamo diventati i più forti".

"E' la figura più rappresentativa del Bologna anteguerra, l'autentica bandiera del primo periodo fastoso della squadra rossoblù per la quale ha realizzato ben 252 gol in 358 gare ufficiali. E tutti in Italia lo ricordano, per quel famoso gol contro la Cecoslovacchia che ci consentì di vincere nel 1934 il nostro primo titolo mondiale. Ha 74 anni adesso Angiolino Schiavio e lo si può trovare ogni giorno, sempre in gambissima, presso il suo grande negozio di abbigliamento e articoli sportivi, nel cuore della vecchia Bologna. E dalle ampie vetrine i nonni lo indicano ai nipotini rievocando le sue prodezze che hanno ormai assunto il sapore della leggenda. "Era proprio un calcio da... leggenda quello - ricorda Schiavio -, un calcio al quale ci si dovrebbe rifare ancora oggi per offrire alla gente grandi spettacoli ed entusiasmi a non finire. Le tattiche, gli ostruzionismi, gli attendismi: ho smesso di andare allo stadio perché proprio non mi diverte più. Vuole mettere i nostri scontri cruenti col Genoa, con il Torino, la Juve e l'Inter? Erano altri tempi, altre situazioni, le partite avevano toni epici, gli scontri erano drammatici, c'era sempre un'atmosfera di grande tensione". Ai tempi delle cinque finalissime col Genoa Schiavio aveva vent'anni. "Quelli della Lanterna ci intimidivano - sono le sue parole -, noi eravamo gli ultimi arrivati ad un certo livello mentre loro erano i "divi", bravi finché si vuole ma anche parecchio superbi, un po' sbruffoni. Sembrava che fossero soltanto loro il calcio italiano, anche perché andavano in massa in Nazionale. Erano anche più...professionisti di noi che lavoravamo quasi tutti. Mio padre, per esempio, mi costringeva a stare in negozio sino al sabato sera e in certe trasferte soltanto la domenica mattina potevo raggiungere i miei compagni". - Ma cosa successe esattamente in quelle cinque finali? Ne sono state dette tante... "Sono state fatte sempre delle gran chiacchiere, hanno tirato fuori storie politiche, e persino la storia delle rivoltellate per incrinare la validità del nostro successo che invece fu del tutto legittimo e meritato. Loro vinsero la prima partita allo Sterlino (2-1) e noi la seconda a Genova (2-1). Si rese necessaria la terza partita a Milano, nel campo di viale Lombardia. Due treni speciali ci seguirono (45 lire tutto compreso) ma anche i genovesi erano tantissimi. La folla scavalcò i recinti e si mise seduta lungo le linee: l'arbitro Mauro avrebbe voluto rinviare la partita ma sarebbe successo il finimondo. Prendemmo due gol nel primo tempo e ci buttammo tutti avanti nella ripresa segnando con Muzzioli. I genoani protestarono violentemente asserendo che la palla era entrata dall'esterno, il povero De Prà fece addirittura un buco nella rete per avvalorare tale tesi. Dopo 10' di violente discussioni l'arbitro convalidò il gol e un altro lo segnammo con Pozzi. Erano necessari i "supplementari" ma il Genoa si rifiutò di disputarli tirando fuori tante storie di favoritismi grazie all'onorevole Arpinati che allora ci seguiva come semplice tifoso. Ce ne tornammo a casa sicuri della vittoria a tavolino ed invece dopo un mese di feroci polemiche (la stampa divisa in due riempiva intere pagine a quei tempi!) dovemmo rigiocare a Torino, il 4 luglio. Tutto andò liscio, finimmo 1-1 (gol mio e di Catto) poi scoppiarono disordini fra tifosi alla stazione di Porta Nuova. Ci fu uno sparo, un genovese rimase ferito ma non si seppe mai in che modo. Il treno bolognese venne fermato ad Asti per la perquisizione ma di rivoltelle nemmeno l'ombra. Un altro mese di polemiche e di discussioni poi venne deciso di giocare in un campo segreto, a porte chiuse, alle 7 del mattino del 9 agosto. - A proposito di questo incontro al "Forza e Coraggio" di Vigentino a Milano alcune cronache parlano di un campo presidiato come una fortezza da una compagnia di bersaglieri ciclisti, uno squadrone di cavalleria e interi reparti di carabinieri e di guardie. "Tutte storie montate dai genoani dopo la sconfitta - eccepisce Schiavio -; De Prà ha sempre dichiarato che c'era la milizia fascista attorno al campo con i fucili che li intimorivano ma non è assolutamente vero, c'era solo qualche carabiniere a cavallo. La verità è che fu dura per loro ingoiare il rospo della sconfitta (2-0 con gol di Pozzi e Perin), l'era del Genoa era finita e cominciava quella gloriosa del Bologna".

"Lo scudetto più sofferto". Di Enrico Sabattini.

"Quando nel maggio 1925 si delineò la sicurezza che la finale sarebbe stata ancora una volta un affare interno delle due squadre rossoblù, che allora dominavano il campo nazionale, negli animi degli sportivi bolognesi si fece strada la persuasione che era la volta buona per fregiarsi dello scudetto tricolore. Infatti nel luglio del 1921 la finale con la Pro Vercelli a Livorno si risolse nella oltranza, in modo poco convincente (il gol di Rampini segnato irregolarmente e da prima negato e poi accordato dall'arbitro Vage) e le due finali con il Genoa nel giugno del 1924 si conclusero in modo poco felice: qualche irregolarità nella partita di Genova, un'invasione di campo nella gara di ritorno. Era questa la terza occasione che si presentava in 5 anni: non si poteva, né si doveva lasciarla sfuggire, tanto più che l'undici rossoblù rinforzato in confronto dell'anno precedente aveva tutte le carte in regola per potere finalmente conquistare il titolo. Nessuno però avrebbe mai pensato quante lotte, quante traversie si sarebbero dovute affrontare e superare per giungere alla meta agognata.

Prima finale, Bologna, 24 maggio.

La prima partita si svolse allo Sterlino, il 24 maggio. L'undici bolognese , per dovere di ospitalità, vestiva una maglia bianca, fasciata di rossoblù. Tutti puntavano sulla nostra vittoria ed invece...il Bologna perdette per 1 a 2: artefice massimo della vittoria genoana il bolognese Cesare Alberti (rimesso in piena efficienza dopo un'operazione al menisco, la prima in Italia, effettuata dal chirurgo genovese dott. Drago) autore della prima rete del grifone e che salvò sulla linea di porta un pallone che avrebbe decretato il pareggio bolognese. Finita la partita ci fu un po' di parapiglia perché alcuni scalmanati bolognesi inscenarono una dimostrazione ostile (a base di grida "traditore!") contro il buon "Mimmo"Alberti, reo null'altro che di aver compiuto il suo dovere di calciatore. Ma la sera stessa, auspice Arpinati, proprio nella vecchia trattoria gestita dalla famiglia Alberti in via degli Usberti ci fu un incontro chiarificatore che dissipò tutte le nubi ed i giocatori petroniani espressero all'ex compagno di squadra tutta la loro stima e la loro inalterata amicizia.

Seconda finale, Genova, 31 maggio.

La sconfitta, anziché abbattere il morale dei tifosi bolognesi, ne esaltò lo spirito di rivincita ed anche i giocatori, da questo inopinato contrattempo, acquistarono più fiducia e sicurezza per la partita di ritorno. In campo genoano, invece, regnava l'euforia e l'assoluta tranquillità di aver già ricucito sulle maglie lo scudetto e del resto anche tutta la stampa e l'opinione pubblica nazionale davano come sicuro campione il Genoa. Indice della fede incrollabile degli appassionati bolognesi fu l'iscrizione di ben 1200 al treno speciale organizzato dalla direzione del Bologna. Questa volta l'undici bolognese (in maglia rossoblù) si presentò sul campo di Marassi il 31 maggio con alcune varianti nella formazione, la principale delle quali fu l'apparizione di Muzzioli alla ala sinistra. La partita, con il suo favorevole andamento nella prima ora di gioco, aprì il cuore a tutte le nostre speranze. Muzzioli segnò al 34' del primo tempo ed il Bologna tenne stretta in una morsa di ferro la compagine genoana anche per gran parte della ripresa, ma al 28' il furbo Santamaria pareggiò. Tutte le speranze del Bologna parvero crollare. Bruno Roghi scriveva l'indomani sulla "Gazzetta dello Sport":

" a questo punto il Bologna non lo dò neanche per un soldo".

Invece a a sette minuti dalla fine avvenne il miracolo. Come si determinò? Ecco la veridica storia. L'idea brillante, che capovolse le sorti della partita e mise nuovamente la squadra bolognese in corsa per il titolo, scaturì dalla mente di Pozzi. I minuti passavano velocemente, i rossoblù attaccavano, ma tutto era inutile. Mancavano otto minuti al termine. Pozzi si ricordò evidentemente che altre volte Genovesi portandosi in prima linea aveva capovolto la situazione e quindi chiamò a gran voce il biondo mediano perché si portasse fra gli avanti mentre egli sarebbe retrocesso mediano e Perin passato all'ala Genovesi non se lo fa ripetere due volte e pur dicendo a Pozzi (mentre si recava a prendere il suo nuovo ruolo di mezzala): "An è mégga sänper festa!" (non è mica sempre festa!), si lancia subito in area di rigore, riceve un allungo in profondità, controlla il pallone e senza tanti preamboli si infiltra nell'area di rigore genoana, apprestandosi senz'altro a tirare in porta essendo ormai giunto a distanza ravvicinata. Ma, vistosi venire incontro De Vecchi e scorgendo De Prà appostato, cambia improvvisamente parere (tanto più che con la coda dell'occhio intravvede Della Valle accorrere velocissimo al centro) ed alza la sfera a pallonetto facendola passare alta sulla testa del "figlio di Dio" e porgendola dolcemente a Della Valle irrompente che, senza un attimo di esitazione, la scaraventa in fondo alla rete, sorprendendo De Prà spiazzato. Il colpo è riuscito! È la vittoria! Genovesi rientra subito in difesa mantenendo accanto a sè Pozzi: bisogna difendere con le unghie e con i denti gli ultimi minuti di gioco. Per i tifosi bolognesi è un supplizio: la partita non finisce mai. Si debbono recuperare anche alcuni minuti. Baldi giganteggia ed infrange ogni attacco, Gianni compie miracoli; finalmente il fischio finale di Gama. Una liberazione! Lo scudetto non è ancora assegnato. Tutto da rifare...

Terza finale, Milano, 7 giugno.

Il Genoa aveva indossato una maglia completamente bianca nella seconda partita; insomma è destino: chi indossa la maglia bianca perde. Voi sapete quanto siano affezionati alle cabale giocatori e tifosi; tutti sono concordi: non più la maglia bianca. Nella "bella" il Bologna (tenuto a cambiare maglia perché il Genoa è campione) dovrà indossare maglia di altro colore: tale è l'imperativo unanime al quale si inchina anche la direzione del Bologna. E così io vengo inviato giovedì mattina a Milano perché acquisti undici maglie colorate e perché fissi le camere in un albergo situato in una posizione tranquilla. La Lega Nord ha già stabilito che la finalissima si svolga a Milano sul campo del Milan in viale Lombardia (con eventuali due tempi supplementari) domenica 7 giugno, arbitro l'avv. Mauro. Io mi porto a Milano ed in un grande magazzino del Corso trovo un vasto asssortimento di maglie sportive di tutti i colori: non v'è che l'imbarazzo della scelta; mi sovviene allora che alcuni anni prima il Rapid Vienna sceso allo Sterlino in maglia verde e calzoncini neri lasciò in tutti una grande impressione di possanza e di invincibilità. Ebbene sia il verde, il colore della speranza, quello che possa dare al Bologna lo scudetto. Scelsi maglie di cotone (per ragioni di economia e perchè il caldo si faceva già sentire) di un bel colore verde scuro, con intorno alla scollatura un sottile bordo nero e naturalmente acquistai anche i calzoncini neri. Indi alla ricerca di un albergo con tutti i requisiti desiderati: lo trovai in Piazza Fontana (Albergo Commercio n. 5) e prenotai senz'altro le camere per la sera del prossimo sabato. E con il mio grosso involto me ne tornai a Bologna. Debbo dire che a tutti piacque il colore delle maglie: meno male, la mia missione era finora andata bene. Questa volta tutta Bologna fu mobilitata. Caso nuovo negli annali: non uno ma due treni speciali stracarichi (quota L. 45). La squadra è quella della scorsa domenica. La folla convenuta in viale Lombardia è superiore ad ogni aspettativa, il campo non può contenerla. Il servizio d'ordine è scarsissimo, tuttta l'organizzazione, che era stata curata dalla Lega Nord, salta al primo urto. Il pubblico scavalca tutte le barriere ed accampa fino sui bordi ed oltre. Il buon Rodolfo Minelli asssume di "motu proprio" la dirigenza dell'organizzazione e con la sua voce tonante riesce a convincere la massa a ritirarsi e a lasciare libere le linee bianche. L'arbitro è incerto sul da farsi, poi, davanti a tanta marea, per la verità abbastanza disciplinata, non ha il cuore di rimandare a casa tutti e dà l'avvio alla gara. Che Dio ce la mandi buona a lui e a noi! Invece quale disfatta si profila! Nel primo tempo il Bologna è superato nettamente dal Genoa; che marca due gol per merito di Moruzzi e di Alberti. I verdi però non si demoralizzano e rientrano in campo decisi a tutto tentare. Dopo poco Muzzioli segna il primo gol per i nostri: De Prà si china a raccogliere il pallone in fondo alla rete. Ma qui succede il finimondo. Il pubblico vicino alla porta di De Prà , (in grande maggioranza genoano) reclama asserendo che il pallone è passato attraverso le maglie della rete. Incomincia l'invasione di campo: i giocatori genoani reclamano. L'avv. Mauro, tirato da una parte e dall'altra, non sa che pesci pigliare, anche perché egli, trovandosi lontano al momento della travolgente volata di Muzzioli, è in dubbio. Ci vogliono 10 minuti buoni a Minelli e ad alcuni volonterosi per ricondurre il pubblico ai bordi. Si riprende: l'arbitro ha concesso il gol. Dopo 10 minuti Pozzi segna il pareggio, questa volta in maniera ineccepibile. Il tempo regolamentare termina sul 2 a 2. Adesso dovrebbero disputarsi i due tempi supplementari, ma ecco il colpo di scena. L'undici genoano si ritira negli spogliatoi e non si presenta per la prosecuzione dell'incontro asserendo che la partita è irregolare. Dopo lunghi, vivacissimi conciliaboli, anche l'arbitro si veste. Il pubblico urla, protesta, schiamazza, ma non c'è nulla da fare. Tutti a casa! E da domani incominceranno le polemiche di stampa, le schermaglie fra le due società a base di reclami e di comunicati. Chi ha ragione? Il Genoa sostiene che la partita deve essergli data vinta perché il gol di Muzzioli, non valido, è stato accordato dall'arbitro soltanto sotto la pressione dei tifosi bolognesi. Il Bologna fa una sola questione di diritto: il Genoa doveva sottostare agli ordini dell'arbitro e non già rifiutarsi di giocare i tempi supplementari; ciò equivale ad un vero e proprio "forfait". La Lega Nord naturalmente dà torto ad entrambe: la partita è nulla causa la presenza del pubblico in campo e pertanto dovrà essere ripetuta in luogo e in data da destinarsi. Multa di L. 1000 al Genoa per aver ritirato la squadra. Intanto tutto è sospeso perché a metà giugno la squadra nazionale va in Spagna e in Portogallo: i giocatori genoani e bolognesi, fraternamente accomunati in maglia azzurra, difenderanno in terra iberica i colori italiani.

Quarta finale, Torino, 5 luglio. 

E veniamo al 5 luglio: a Torino, sul campo della Juventus in corso Marsiglia per la quarta finale. Nuova mobilitazione dei tifosi bolognesi. La distanza da Bologna a Torino è notevole, ma occorre assolutamente che almeno un migliaio di bolognesi segua la squadra. L'appello è raccolto ed il treno speciale (quota L. 50 per i soci e L. 65 per i non soci) riesce gremitissimo. Questa volta le misure d'ordine sono adeguate all'afflusso della folla. Nell'interno del campo un carabiniere ogni 5 metri per impedire ogni tentativo di invasione. Mai partita fu giocata più correttamente per tutti i 120 minuti di gioco (furono necessari i due tempi supplementari), mai direzione fu più magistrale di quella di Gama, mai equilibrio fra due squadre e due sistemi di gioco fu più perfetto, mai folla tenne un contegno più sportivo. La partita terminò pari: 1 a 1, un gol segnato da Angiolino Schiavio al 10' minuto del primo tempo, bilanciato da Catto un quarto d'ora dopo. Ebbene dopo così bella gara, riuscita ottimamente sotto tutti gli aspetti, nessuno certo avrebbe mai pensato che incidenti di notevole entità sarebbero scoppiati da lì ad un'ora.

[Nota: tafferugli di una certa entità tra le due tifoserie si erano verificati anche alla stazione di Milano, alla fine della terza partita, come si può leggere nel documento d'epoca del Questore di Milano nel post precedente.]

Alla stazione di Porta Nuova i due treni speciali per Genova e per Bologna stavano lentamente riempendosi di tifosi: erano a 4 binari di distanza l'uno dall'altro, in mezzo, a mo' di paravento, un lungo treno ordinario. Fatalità volle che ad un certo momento, questo treno partì per la sua destinazione e si trovarono così affiancati (seppure a notevole distanza) i due treni speciali. Cominciarono gli inni, le grida, gli "sfottò" e volò qualche sasso, i più scalmanati di entrambe le parti scesero in mezzo ai binari quasi per fronteggiarsi. Poi ad un tratto il rimbombo sinistro di alcuni colpi di rivoltella. Trambusto, tumulto nei pressi del treno genoano, un tifoso della Superba è rimasto ferito. Il Capostazione in tanto frangente si appiglia al partito migliore: dà ordine al treno di Bologna di mettersi in moto. Ancora un nutrito lancio di sassi, i più rissosi rimangono a terra fino all'ultimo, ma rapidamente balzano sulle carrozze quando si accorgono che il macchinista accelera la corsa del convoglio. Ad Asti il treno è fermato. Sale la polizia: perquisizione a tutti i vagoni, perquisizioni personali, rapide inchieste, ma delle rivoltelle nemmeno l'ombra. Dopo una non breve sosta il treno riprende la sua marcia verso Bologna, dove giungerà alle 3 del mattino. Nei giorni seguenti divampano le polemiche: ricerca vana delle responsabilità. L'11 luglio la Presidenza Federale e la Presidenza della Lega Nord si riuniscono congiuntamente a Torino ed invitano alla seduta i rappresentanti delle due società. Per il Bologna mandano me, ma mai viaggio fu più inutile. Appena entro nella sala del Consiglio, unitamente al rappresentante del Genoa avv. Bianchi, ci viene letto un comunicato (già stilato e già passato alla stampa) nel quale "la Presidenza Federale esprime al Genoa il suo più profondo dolore per l'atto criminoso cui i suoi sostenitori sono stati fatto segno alla stazione di Torino ed invita il Bologna ad intensificare le indagini per la ricerca dei colpevoli". Poi inizia fra l'avv. Bozino, Presidente della F.I.G.C. l'avv. Bianchi e me, un lungo dibattito nel quale ognuno sostiene la propria tesi, ma si tratta di una discussione prettamente accademica, perchè le decisioni erano già state prese al di fuori dell'intervento delle parti e senza aver svolto nemmeno una parvenza di inchiesta. La Presidenza stabilì inoltre che la finalissima si sarebbe dovuta svolgere a Torino, a porte chiuse, domenica 19 luglio. Ma intanto due fatti nuovi venivano a complicare le cose: da una parte la Questura di Torino, per motivi di ordine pubblico, proibiva l'effettuazione della partita e dall'altra il Consiglio Direttivo del Bologna faceva suo e presentava alla F.I.G.C. un ordine del giorno votato dall'Assemblea dei soci svoltasi nel frattempo, con il quale si addossava ai sostenitori del Genoa la provocazione dei noti incidenti. Il Consiglio Federale riunitosi d'urgenza il 18 luglio perdeva le staffe e partiva lancia in resta contro il Bologna, reo di aver osato protestare contro le ordinanze della F.I.G.C. Il comunicato ufficiale, dopo un lungo sproloquio contro la direzione del Bologna F.C. terminante con la frase:

"Il C.F. non consente che deprecazioni qualsiasi possano essere presentate da società federate di qualunque rango avverse le decisioni delle superiori autorità federali", faceva seguire i fulmini: "ingiunge al Bologna F.C. per le trasgressioni di cui sopra di presentare entro il 31 corrente le più ampie scuse al Consiglio Federale e al Consiglio della Lega Nord per l'ordine del giorno a firma del Presidente del Bologna; di sconfessare pubblicamente l'ordine del giorno approvato nell'assemblea dei soci, mentre infligge la multa di L. 5000 da versarsi entro il 31 corrente; ordina inoltre al Bologna F.C. di rendere note entro il detto termine le risultanze delle indagini di cui all'ultimo comma del precedente comunicato e con certezza che esse siano tali da identificare i colpevoli; richiama il Bologna F.C. ad una scrupolosa e vigile osservanza di tutti quei doveri disciplinari che le norme regolamentari prescrivono e lo diffidano perentoriamente a porre fine senza indugio a queste sue manifestazioni di palese rivolta contro i deliberati federali, con la riserva di prendere nei suoi confronti, qualora le Ordinanze federali non fossero eseguite, le più gravi punizioni stabilite dall'art. 22 dello Statuto Federale; delibera infine di rimandare ogni deliberazione relativa alla effettuazione della finalissima di campionato a dopo il termine più sopra perentoriamente fissato e cioè dopo il 31 luglio".

C'era da fare accapponare la pelle. Comunque bisognava fare qualcosa, ma con rapidità e spregiudicatezza. Lunedì 20 luglio, verso mezzogiorno, ci trovammo in diversi appassionati (tutti piuttosto spiriti ribelli) nella sede del Bologna (allora in via Drapperie, 8) e tutti esagitati e decisi a far di testa nostra infischiandoci della Federcalcio e mettendo in non cale i giusti timori della direzione del Bologna. Ad un tratto l'avv. Bolognesi enunciò un'idea: facciamo un comizio in Piazza. Non ci volle altro, l'idea fu subito abbracciata da tutti e decidemmo quindi di passare all'azione al fine di prendere alla sprovvista Autorità sportive e politiche. Costituimmo seduta stante un Comitato d'agitazione formato da: Bolognesi, Pignoni, Verrucchi e dallo scrittore di queste note. Ci portammo immediatamente nello studio di Pignoni (in un ammezzato di via Artieri) e la signorina d'ufficio batté a macchina una ventina di copie di un proclama breve, ma che prometteva molto: si invitavano tutti gli sportivi e tutta la cittadinanza a scendere in Piazza Nettuno la sera stessa alle ore 21 per discutere ed approvare un ordine del giorno di veemente protesta contro i deliberati federali. Si scelse subito l'oratore nella persona del Cap. Galliani, sportivo e consigliere comunale. I volantini dattiloscritti (e firmati dai 4 "agitatori" di cui sopra) furono affissi a mezzo tifosi in tutti i caffè e ritrovi più frequentati. Aggiungo che noi dopo tutto ciò ce ne andammo tranquillamente a colazione senza curarci né punto né poco di chiedere autorizzazioni o permessi a chicchessia. L'audacia dei nostri anni giovanili e la purità dei nostri intenti erano l'usbergo migliore contro qualsiasi eventualità. Ma, per la verità, qui a Bologna non trovammo difficoltà, ma solo entusiastiche approvazioni ed adesioni. Il comizio si svolse regolarmente fra uno straripante entusiasmo ed alla presenza di alcune migliaia di persone. Parlò vibratamente il Cap. Galliani, accanto ad un grande vessillo rossoblù. Per tribuna servì il palco della musica che allora era addossato all'angolo dei Caduti per la Liberazione. Contemporaneamente v'era seduta di Consiglio Comunale e la stessa fu momentaneamente sospesa per dar modo ai Consiglieri di assistere dalle finestre di Palazzo d'Accursio a questo insolito comizio sportivo, il primo del genere tenuto in Italia. Alla fine fu approvato fra acclamazioni scroscianti il seguente ordine del giorno: 

"Si invita il Bologna F.C. a non piegarsi al pazzesco "ultimatum", della F.I.G.C. promettendo di non desistere dall'agitazione oggi iniziata finché non vengano spazzati via, anche come perturbatori di pubblica quiete, i manipolatori del più gretto parlamentarismo sportivo, tutti coloro insomma che si sono dimostrati indegni di reggere le sorti della grande e rigogliosa famiglia calcistica nazionale".

Nella stessa serata si riuniva il Consiglio Direttivo del Bologna F.C. che dava alla stampa il seguente comunicato: 

"Il C.D. del Bologna F.C. presa conoscenza del comunicato federale, non intendendo ritirare nessuna delle affermazioni contenute nel precedente ordine del giorno, nel desiderio di lasciare libera l'assemblea di provvedere agli interessi della società indipendentemente dalla linea di condotta di chi fino ad oggi ebbe la responsabilità sociale, delibera di convocare immediatamente l'assemblea dei soci e di rassegnare ad essa il proprio mandato, nella fiducia che uomini nuovi, non pregiudicati da provvedimenti dichiaratamente adottati e sinceramente sentiti, possano trovare le vie della giustizia presso gli enti federali". 

E giovedì 23 luglio alle ore 21 nella palestra della "Sempre-Avanti!" ebbe luogo l'annunciata assemblea che, dopo vivace e prolungata discussione, approvò il seguente ordine del giorno:

"L'assemblea dei soci unanimemente respinge le dimissioni del C.D. di cui approva incondizionatamente l'operato nell'attuale vertenza con gli enti federali, dando pieno mandato di agire nella maniera intransigente per l'onore e la dignità del sodalizio e di valersi di tutti i mezzi che crederà più che opportuni per i riconoscimento del giusto diritto".

Il Consiglio Direttivo, peraltro, di fronte ad un ordine del giorno così perentorio e così oltranzista, non si sentì di farlo suo, non ritirò le dimissioni e prese tempo. Fortuna volle per il Bologna che per domenica 26 luglio fosse indetta a Parma (nel ridotto Teatro Regio) l'assemblea generale della Lega Nord. Era un'ottima occasione da non lasciarsi sfuggire: bisognava portare davanti all'assemblea tutta la vertenza Bologna-Genoa-Federazione. Soltanto da un voto dell'assemblea si poteva sperare di uscire onorevolmente e rapidamente da questo grosso imbroglio. Noi del Bologna ci procurammo deleghe a più non posso e ci portammo in buon numero a Parma, fin dalla sera del sabato, per stringere alleanze, per fare propaganda, per raccogliere voti ed adesioni. Un piano prestabilito non l'avevamo, ma attendavamo lo sviluppo dei lavori per prendere posizione e trarne tutte le conseguenze. La domenica mattina, mentre stavo entrando nel Ridotto, fui chiamato da una voce amica, era quella dell'ing. Malvano, allora dirigente molto in vista della Juventus di Torino. Egli senza tanti preamboli mi preannunciò che aveva intenzione di fare approvare dall'assemblea un ordine del giorno che seppellisse il passato e desse l'avvio alla disputa della tanto attesa quinta finale. Egli parlava da sportivo a sportivo e chiedeva il mio parere. Vidi subito che questa era l'ancora di salvezza e non me la lasciai scappare. Mi dimostrai entusiasta dell'iniziativa, ma naturalmente sarebbe occorso preliminarmente l'adesione del Genoa. Andai subito a rimorchiare il rappresentante del Genoa, che era l'avv. Bianchi, e tutti e tre ci appartammo in un oscuro angolo del Teatro Regio. Ad onor del vero debbo dire che l'avv. Bianchi si dimostrò subito uno sportivo ed un gentiluomo perfetto: egli accettò l'idea di Malvano ed affermò che il Genoa non aveva alcun rancore contro il Bologna e che desiderava ardentemente di dirimere sul campo da gioco la questione della superiorità tra le due squadre. Ormai il più era fatto. Andai quindi a rintracciare i responsabili della direzione del Bologna (avv. Murè, ing. Graziani, prof. Pini), li misi al corrente dell'iniziativa e li condussi a colloquio con Malvano e Bianchi. Si discusse, si ridiscusse, non sulla cosa in sè, ma sulle parole con le quali stilare l'ordine del giorno e sul modo più acconcio di presentarlo all'assemblea, ma alla fine tutto si concluse per il meglio. Nella seduta pomeridiana l'ing. Malvano lo lesse e lo illustrò con appassionate parole all'assemblea, che lo approvò per acclamazione, mentre al tavolo della presidenza l'avv. Murè e l'avv. Bianchi si stringevano cordialmente la mano. Con quelle acclamazioni e con quella stretta di mano erano sepolte le diatribe, le polemiche, le discussioni di un mese; l'assemblea sovrana dava un colpo di spugna ai meschini ripicchi della presidenza federale e disponeva che soltanto il campo da gioco sarebbe stato il giudice inappellabile di questo drammatico duello fra le squadre del Genoa e del Bologna. L'ordine del giorno terminava così:

"l'assemblea formalmente e appassionatamente invita le due società finaliste di dichiarare nulli e non aventi efficacia tutti i comunicati resi pubblici e rivolge vivissima preghiera alla F.I.G.C. perché, al fine superiore della concordia, voglia prendere in considerazione i seguenti desiderati: a) restino sospese tutte le deliberazioni prese contro il Bologna F.C.; b) venga esperita un'inchiesta approfondita sui fatti lamentati; c) venga immediatamente, ed indipendentemente dall'inchiesta disposta, dato corso alla disputa della finalissima del campionato".

A sbarazzare poi il terreno da ogni eventuale ritardo o intoppo giunse anche opportuna la elezione di un uomo nuovo (l'avv. Cavazzana) alla presidenza della Lega Nord, non legato alle delibere del vecchio consiglio. Ed infatti il nuovo consiglio della Lega, quale suo primo atto, disponeva che: 

"la finale del campionato italiano avrà luogo domenica 9 agosto sul campo ed ora che saranno comunicate con opportuno preavviso alle società interessate. Alla partita, che si svolgerà a porte chiuse, saranno ammessi soltanto i membri degli enti federali competenti, i giornalisti debitamente autorizzati ed in rappresentanza del Bologna e del Genoa tre membri dei relativi consigli".

Quinta finale, Milano, 9 agosto (a porte chiuse). 

Intanto una nuova assemblea del Bologna (la terza in neanche un mese!) era convocata ai primi d'agosto e fui io stesso chiamato a presiederla. Il Consiglio Direttivo, avendo ormai disincagliata la barca rossoblù dalle secche federali, si presentava nuovamente dimissionario. L'assemblea, non avendo la possiblità di eleggere immediatemente un nuovo Consiglio, si aggiornava senza nulla concludere. Il Consiglio si riteneva egualmente dimissionario. Ma ormai il 9 agosto batteva alle porte e bisognava provvedere in qualunque modo alla disputa della finale, facendo sì che la carenza di direzione non avesse effetti deleteri sul morale della squadra. Io, nella mia qualità di presidente dell'ultima assemblea , in pieno accordo anche con due consiglieri: Dagnini e Arrigo Gradi, che pur essendo dimissionari vollero egualmente darmi la loro collaborazione, assunsi momentaneamente la dirigenza, non dico della società, ma della squadra. Insieme a Felsner predisponemmo il ruolino di marcia, perchè frattanto la Lega Nord ci comunicava che la partita si sarebbe svolta a Torino. Decidemmo quindi di partire nel pomeriggio di venerdì 7 agosto, al fine di poter dare una giornata di assoluto riposo alla squadra alla vigilia della grande contesa. Ma una comunicazione riservata del segretario Oppi mi mise in serio imbarazzo: la cassa sociale era quasi vuota, non c'era danaro sufficiente per sopperire alle spese di viaggio e di soggiorno. Ma Giannino Dagnini, sportivo di razza ed anima generosa, anticipò, all'insaputa di tutti, di sua tasca 1000 lire e così anche la questione finanziaria fu superata. Si partì, come detto, venerdì pomeriggio in 15 persone: 12 giocatori (Martelli aveva preso il posto di Genovesi ammalato), l'allenatore dott. Felsner, il massaggiatore Amedeo Bortolotti ed io che assunsi la direzione della carovana. Come al solito l'esuberante vivacità dei giocatori rossoblù mi diede subito dei grattacapi: a Piacenza la milizia ferroviaria voleva fermare Muzzioli, reo di aver danneggiato un divano dello scompartimento. Dopo lunga discussione al comando di stazione, tutto fu appianato e proseguimmo, senza ulteriori inconvenienti alla volta di Torino, ove giungemmo verso le 22 e ci recammo immediatamente al solito albergo (Hotel Venezia, ora scomparso). Ma appena in albergo un fulmine a ciel sereno manda per aria tutti i nostri piani: mi viene recapitato un telegramma urgentissimo. Era Oppi che mi avvertiva che la Lega Nord aveva disposto che la partita si sarebbe svolta non più a Torino, ma a Milano. Le camere erano già state prenotate all'Albergo Commercio n. 5. Telegrafare subito alla Lega l'ora precisa del nostro arrivo. Il che, dopo breve, convulsa consultazione dell'orario ferroviario, facemmo immediatamente. Saremmo ripartiti poco dopo le 10 del mattino successivo, colazione in vettura ristorante, arrivo a Milano alle 14 circa. Alla stazione Centrale di Milano ci viene incontro il Presidente in persona della Lega Nord, attorniato da molti agenti della P.S. in borghese, che ci prendono sotto la loro protezione. Io mi apparto con l'avv. Cavazzana e vengo a sapere (dando la mia parola d'onore che non l'avrei comunicato ad alcuno estraneo) che la partita si svolgerà il mattino dopo alle ore 7 sul campo della "Forza e Coraggio" a Vigentino. Per sviare il pubblico tutti i campi da gioco a Milano erano stati messi in preallarme ed allestiti di tutto punto come fossero pronti a ricevere di lì a poche ore la visita delle due più famose squadre d'Italia. Ci portiamo immediatamente all'albergo, Felsner sorveglia l'assegnazione delle camere e manda tutti a riposare, stante anche l'afa incombente. Ma appena comunico a Felsner che si giocherà a Vigentino, egli vuole subito fare una ricognizione sul campo. E così, senza dir nulla a nessuno, noi due prendiamo una carrozzella e ci portiamo lentamente sotto il solleone, sbuffando e sudando, verso Vigentino, una località allora all'estrema periferia di Milano, poco discosta dalle Officine O.M. Felsner ha in testa un suo piano, evidentemente, perché reca con sè tre palloni che egli si era portato dietro da Bologna. Visitiamo il terreno e lo troviamo abbastanza idoneo, l'erba è stata tagliata di fresco, le segnature già eseguite, le reti alle porte e le bandierine agli angoli già pronte. Una tribuna in legno sorge su di un lato, dall'altro gli spogliatoi in muratura. Felsner palpeggia, tasta, calpesta l'erba in varie posizioni, vuole essere ben sicuro dell'altezza dei bulloni che farà applicare alle scarpe di gioco; poi visitiamo gli spogliatoi, facciamo la conoscenza del custode, in tasca del quale facciamo scivolare 20 lire. Così otteniamo che il più spazioso spogliatoio sia a noi riservato e soprattutto che la partita venga giocata con i nostri palloni. Il custode non ha difficoltà ad accogliere le nostre richieste ed in garanzia ci dà i tre palloni che egli aveva già approntato; Felsner provvede di persona a gonfiare i palloni che serviranno per la partita. In verità io non trovo una sensibile differenza a nostro vantaggio dallo scambio di palloni, ma Felsner invece ci tiene moltissimo. Quando risaliamo in carrozzella egli è ilare e contento: evidentemente si tratterà di una sua diavoleria per propiziare la vittoria. Soltanto a pranzo ultimato comunichiamo anche ai giocatori che il campo designato è quello di Vigentino, che l'abbiamo visitato e che l'abbiamo trovato confacente sotto tutti i riguardi. Non una parola sull'affare dei palloni. Prenotiamo 5 taxi che si dovranno trovare pronti alla porta dell'albergo alle ore 6 (i giocatori andranno in campo già in tenuta di gioco) e fissiamo l'ora della sveglia alle 4,30, affinché Bortolotti abbia modo di massaggiare tutti gli atleti con tranquillità. Alle ore 4,30 sarà pure servita la prima colazione. Ma in che consisterà questa colazione in un ora così insolita? Dopo molti pensamenti si divisò che ognuno ordinasse quello che meglio avrebbe gradito. Così Della Valle mangerà un mezzo pollo con ottimo appetito, mentre altri non prenderanno che un caffelatte , o banane, o uno zabaglione. Alle 21 ritirata e buona notte a tutti. Io però vado in stazione ad incontrare Dagnini e Gradi: li metto al corrente della situazione generale che è ottima come altissimo il morale di tutta la squadra. È l'8 agosto, data storica per i bolognesi: speriamo che ci porti buono. Sono le 6,15 del 9 agosto allorché i taxi partono. È domenica. Milano è deserta. I radi passanti guardano con occhi meravigliati questi giovani, allegri e spensierati in maglia verde che salutano e gridano. La spensieratezza e l'allegrezza fuori campo, la decisione e la volontà a tutta prova sul terreno di gioco: ecco le doti che, bene amalgamate, fecero per molti anni dell'undici bolognese uno squadrone di ferro. Arriviamo a Vigentino: un imponente spiegamento di forze ci attende. All'esterno una compagnia di bersaglieri ciclisti ed uno squadrone di carabinieri a cavallo circondano a debita distanza tutto il recinto; all'interno carabinieri e guardie di P.S. Precauzione che risulterà superflua, perché tutto intorno non c'è anima viva. Il segreto è stato mantenuto in modo assoluto. Anche gli abitatori delle case vicine sono ancora tutti nelle braccia di Morfeo e solo più tardi, faranno, sonnolenti, la comparsa alle finestre che andranno man mano schiudendosi. Sono le 7. I preliminari sono finiti, il cielo è terso. Il sole già si fa sentire. Nel piccolo settore della stampa troneggia l'alta figura di Emilio Colombo, con lui sono i più noti giornalisti sportivi dell'epoca: Bruno Roghi, Mario Zappa, Vittorio Pozzo, Giuseppe Ambrosini, Emilio De Martino, Renato Casalbore, Felice Scandone, Vezio Murialdi, Renzo Bidone, Ettore Berra, ecc. Da Bologna sono giunti: Rodolfo Pezzoli, per "Il Corriere dello Sport", Mario Santandrea per "Il Resto del Carlino" e Guido Orsini per "La Voce Sportiva". C'è inoltre presente un altro bolognese, un clandestino, Umberto Venzo, veterano dei Prati di Caprara e della Cesoia, tifosissimo spinto, che seguirà il primo tempo della partita dall'alto di una vicina casa in costruzione; nell'intervallo riuscirò a farlo entrare e così potrà godersi il trionfo rossoblù comodamente assiso in tribuna. Intanto la partita ha inizio. I pochi spettatori (non arrivano al centinaio) sono tutti raggruppati in tribuna. Le prime battute sono a favore del Genoa, mentre il Bologna stenta a prendere quota. Che strano effetto l'assistere ad una partita di tale importanza in mezzo ad un silenzio sepolcrale, senza il consueto coro urlante della folla, senza l'accompagnamento del tifo esplosivo e vociante. In così profondo silenzio si ode perfino l'ansimare degli atleti, le loro piccole grida, i loro incitamenti, le loro imprecazioni. La voce garrula di Perin si percepisce distintamente su tutte nel richiedere il pallone, nel sollecitare il passaggio. Il fischio autoritario di Gama dirige l'orchestra. Poi il Bologna comincia a prendere in mano le redini della partita. Il primo gol è segnato da Pozzi al 28' del primo tempo e ci fa gonfiare il cuore di speranza. Le maglie verdi ora dominano il campo né vale a trattenerle l'espulsione di Giordani decretata dall'arbitro all'inizio della ripresa. Poi verso la fine dell'incontro il secondo gol ad opera di Perin pone il suggello definitivo. Subito dopo l'espulsione anche di Borgato. Il Bologna ridotto in 9 uomini si batte con ardore leonino. Quasi tutta la ripresa io l'ho seguita standomene sdraiato sull'erba dal lato dei popolari, accanto a Giordani che infuriato si mangiava le dita e ne diceva di cotte e di crude contro il direttore dell'incontro. Poi anche Borgato ci viene a fare compagnia. Ma non passano due minuti ed il triplice trillo di Gama pone la parola fine alla spasmodica contesa durata complessivamente 480 minuti.

Il Bologna è campione d'Italia.

Il Bologna ha vinto, il Bologna è campione d'Italia! Io balzo per primo in campo ed abbraccio gli atleti bolognesi, che si raccolgono al centro e circondano Felsner: tutti sembrano impazziti. I fotografi ed i cinematografisti riprendono queste scene di folle entusiasmo finale. Poi il ritorno trionfale all'albergo: l'inno fatidico del Bologna ("il Bologna è uno squadrone che tremare il mondo fa") cantato a squarciagola. I milanesi lungo le strade guardano, comprendono ed applaudono. Intanto a Bologna gli appassionati sono balzati dal letto per tempo e si sono raggruppati in parte sotto il portico del Palazzo Modernissimo (ove allora aveva sede l'Ufficio Pubblicità del Corriere dello Sport) in attesa di avere qualche notizia sull'andamento della partita in corso di svolgimento ed altri hanno messo l'assedio all'Ufficio Telegrafico della Posta Centrale. Le notizie arrivano monche, frammentarie, contradditorie: alfine, verso le 9 l'annuncio ufficiale: Il Bologna ha vinto per 2 a 0. Applausi salgono al cielo, i commenti entusiastici continuano tutta la giornata e tutti si apprestano ad accogliere i giocatori come trionfatori al loro arrivo a Bologna, così come tre giorni dopo affolleranno la sala del Cinema Apollo per assistere alla proiezione della pellicola che farà rivivere le fasi più salienti della partita decisiva. Ma ritorniamo a noi. La partenza da Milano avviene nelle prime ore del pomeriggio. L'avv. Cavazzana è alla stazione a salutarci ed a complimentarci. Il servizio d'ordine è ancora in piena efficienza: non si sa mai! Poi l'arrivo all'ombra delle Due Torri alle 17,25: le Autorità cittadine, il Consiglio Direttivo al completo, la banda municipale ed una grandissima folla ci accolgono e ci seguono in corteo fino in piazza. Alla sera un banchetto di un centinaio di coperti, sul vasto prato dell'Albergo Reno di Casalecchio, chiude la giornata indimenticabile. Dirò meglio: chiude l'odissea di tre mesi di lotte, di polemiche, di ansie, odissea vissuta all'unisono dalla folla degli sportivi bolognesi e dagli atleti rossoblù fusi insieme, come non mai, in un solo fascio di volontà ed energie. Le maglie rossoblù si possono finalmente fregiare dell'ambito scudetto tricolore, che è il primo, ma che non sarà l'ultimo.

I resoconti di quelle 5 finali, tratti da alcuni tra i più importanti quotidiani dell'epoca. 
CRONACHE CAMPIONATO 1924-25 
I campioni d’Italia verso la riconquista del primato. IL GENOA RESISTE AL BOLOGNA E VINCE PER DUE GOALS A UNO. La netta superiorità dei Bolognesi s’infrange contro la superba difesa genoana. I tre goals nel secondo tempo: Alberti, Catto e Schiavio.

(dal nostro inviato speciale). Bologna, 24 notte – Il Genoa ha ripetuto oggi sul campo dello Sterlino, a cospetto di una folla come giammai si era data convegno sul terreno del Bologna, lo stesso successo riportato due anni or sono e lo scorso anno, successo ancor più netto se non nello scarto dei punti, nell’ andamento stesso del match. E’ stata una partita ansiosa che farà epoca negli annali del calcio italiano. Il Bologna ha dominato nettamente i campioni d’Italia ma questi hanno vinto. In rapidissima sintesi il match sta tutto qui. Il Genoa deve la preziosa vittoria odierna al trio d’estrema difesa che ha giuocato oggi una partita superba, forse la migliore da quando de Prà, bellini e De vecchi si trovano insieme sotto gli stessi colori.

COME HA VINTO IL GENOA.

Coloro che hanno assistito in questi ultimi anni ai combattuti incontri fra Genoa e Bologna non devono aver dimenticato come queste due squadre differenzino essenzialmente nella forza delle singole linee. Il Bologna è sempre stato più forte all’ attacco, il Genoa lo ha costantemente soverchiato in difesa. Oggi queste due caratteristiche, già così spiccate, hanno emerso ancora più nettamente che le volte scorse. I petroniani, efficaci in difesa, saldi nei mediani, hanno avuto agio di esplicare un ammirato giuoco d’attacco. I cinque forwards bolognesi hanno lavorato in tutti i sensi e in tutti i modi, cercando affannosamente la via del goal di De Prà ed hanno avuto modo di sostare nell’offesa con insistenza, con continuità. V’era però di fronte ad essi un terzetto che non la cedette di un palmo. Il duello fra l’attacco e la difesa del Genoa terminò con la vittoria dello schieramento difensivo. I petroniani si logorarono nel primo tempo. Dopo i primi quarantacinque minuti di giuoco, chiusosi zero a zero, De Prà aveva già avuto abbondantemente da lavorare mentre, il suo avversario diretto, l’ex pisano Gianni, non aveva dovuto respingere che un solo attacco rosso-bleu. Una delle poche azioni combinate dei forwards genoani, fruttava loro all’ inizio della ripresa, un goal che stordiva per qualche istante il Bologna. Poi la danza riprendeva nuovamente nella metà campo di De Vecchi ma sempre con lo stesso risultato. Le mirabilie di de Prà, i virtuosismi di De Vecchi, le “entrate” spettacolose di Bellini ai quali i compagni erano retrocessi a dar man forte servivano a spuntare efficacemente gli attacchi degli avversari. A quattro minuti dalla fine il Genoa segnava il secondo goal e con esso cadevano le ultime speranze di pareggio per il Bologna. Il goal di Schiavio, marcato a trenta secondi dalla fine e quando il pubblico sfollava ormai rassegnato, veniva troppo tardi a portare una nota diversa nella partita in cui la vittoria era venuta a premiare la tenacia, l’anzianità, la scaltrezza nei confronti della tecnica, dei virtuosismi e dei saggi di bel giuoco.

RILIEVI. 

Le brevi note riassunte sin qui sul primo incontro devono avere abbastanza illuminato il lettore su quello che fu il match odierno. Ancora una volta la tattica del Genoa e il suo sistema di lotta hanno trionfato su quella più vivace e più sbrigliata, ma non così severa, del Bologna. Hanno trionfato anche quest’ anno in cui la squadra di De Vecchi ha attraversato periodi di crisi profondissimi, nei confronti di un avversario uscito da un girone più severo e perciò più temprato ai difficili incontri. Sono questi gli incerti, e nello stesso tempo le bellezze del foot-ball. Oggi il match è stato dei più strani. La carta della vigilia, insieme ad ogni ben ponderato pronostico, voleva il Bologna vincente. L’andamento stesso della partita è stato favorevole ai petroniani. Chi ha vinto è invece il Genoa. Sottilizzare sul risultato, data la materia di cui si scrive, costituirebbe perciò una mancanza di buon gusto per chi conosce le stranezze del tormentoso giuoco del calcio. Troppi elementi concorrono a rendere vario questo sport e l’imprevisto è spesso parte ponderante di esso. Non si spiega diversamente il risultato di oggi, Il Bologna ha disputato una ottima partita, né ha dimostrato gravi lacune fra le sue file. Tutta la squadra ha giuocato con assieme, con volontà, con tenacia. Non si è verificato l’abituale “crollo” dopo il goal degli avversari. Vi fu un leggero sbandamento subito sorpassato e tutto l’undici marciò fino alla fine con decisione. Lo spauracchio della ipnotizzazione , della suggestione non si è visto. Il Bologna ha saputo superare anche questo ostacolo, di non poco conto, ma non è stato ugualmente capace di spuntarla. Diversità di sistemi di giuoco dunque e fino a prova contraria il sistema genoano può ritenersi il migliore, anche se non tutto l’undici genovese ha marciato alla perfezione.

GIUOCO E GIUOCATORI. 

Come abbiamo accennato il Genoa ha palesato oggi alcune debolezze, che alla resa dei conti non sono state che le ripetizioni dei difetti riscontrati in questa stagione tra le file rosso-bleu. La linea attaccante non ha funzionato. Strano a dirsi, invero, poiché due volte il pallone ha scosso la rete bolognese, ma pura verità. Quando il Genoa è partito all’ offesa ha dato solamente in pochi momenti impressione d’intesa che è stata quasi nulla nel primo tempo ed un po’ migliore nel secondo. Ma sono bastate due azioni d’insieme che avevano preso spunto da momenti individuali, perché la difesa petroniana ne risultasse battuta. Non si può però parlare di gioco d’attacco dei rosso-bleu. Individualmente ottimi, gli avanti hanno anche oggi dimostrato di non possedere nessuna intesa fra di loro. Hanno lavorato per tutta la partita ma piuttosto in difesa che non all’ attacco. Del resto oggi i mediani non erano in condizione ed in possibilità di sostenere a lungo i loro avanti all’ offesa, di fronte all’ incalzare continuo e snervante dei forwards petroniani. Individualmente sono da segnalare Alberti e Catto che segnarono i due goals del Genoa dimostrando di saper cogliere le occasioni che si presentarono, Santamaria e Neri che portarono le azioni dei goals e Moruzzi per il lavoro instancabilmente svolto. Collettivamente zero. I sostegni hanno essenzialmente giuocato in difesa, Burlando è stato il più attivo. Leale il più tenace. Barbieri, in poco felici condizioni di salute, è encomiabile per l’alto spirito di sacrificio. A De Prà, a Bellini e De vecchi, i lauri della vittoria. Parate alte e basse improvvise, tiri vicini e lontani hanno trovato nel portiere genoano il grande goal-keeper dei tempi migliori. De Prà ha avuto lavoro per due, ha salvato situazioni disperate. De Vecchi ha arrestato le puntate più fulminee di Schiavio e di Della Valle, ha tenuto le redini della squadra con la solita consumata perizia, ha intercettato le azioni più travolgenti. Bellini ha spazzato senza un attimo di esitazione, ha sbrogliato situazioni paurose. Un terzetto superbo, invidiabile. Il Bologna è stato più uniforme e più regolare. Nessun uomo è emerso in modo particolare ma nessuno è stato inferiore al suo compito. Gianni non poteva salvare i due goals che non sono nemmeno da imputarsi ai terzini, colpitori sicuri e precisi. Eccellente la prova di Baldi. Il giuoco d’attacco è il pezzo forte del centro sostegno bolognese. Oggi il Bologna è stato per tre quarti della partita all’ attacco e Baldi si è trovato a suo agio nel sostenere la squadra all’ offesa, con criterio e con saggio intuito distributivo. Della Valle e Perin sono stati i migliori esponenti del quintetto d’attacco rosso-bleu, i perni, i distributori delle azioni. Buone le ali e Schiavio che ha però tentato inutilmente di sorprendere de Prà da lontano. Ed una volta tanto, un arbitro eccellente, Gama senior, che ha tenuto le redini del match con decisione, con sicurezza e con perizia. Se la partita ha “filato” sino alla fine senza incidenti degni di nota e se i giuocatori non sono trascesi malgrado l’altissima importanza della posta in giuoco, il merito è essenzialmente dell’ arbitro.

IL PRIMO TEMPO.

Torrenti di folla al campo dello Sterlino. Spalti, gradinate e tribune nereggiano paurosamente. Nei posti popolari spiccano larghi ombrelli verdi ed altri minuscoli rosso-bleu. Ai lati della gradinata popolare troneggiano due colossali megafoni rosso-bleu. La cornice è davvero da finalissima. Pioviggina a tratti ma smetterà subito dopo l’inizio. Poco prima delle 15 entrano in campo l’arbitro, i segnalinee (Gama junior e Mancini) ed infine le squadre. Il Bologna, per dovere di ospitalità, indossa la maglia bianca con una fascia rosso-bleu. Il Genoa ha la scelta del campo e giuoca col terreno e col vento (una leggera brezza) in favore. Le squadre sono, da destra a sinistra, nella seguente formazione: 

BOLOGNA: Gianni, Borgato, Gasperi, Giordani, Baldi, Genovesi, Innocenti, Della Valle (cap.), Schiavio, Perin, Pozzi. 
GENOA: De Prà, Bellini, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Alberti, Catto, Moruzzi, Santamaria.

Sin dalle prime battute il Bologna è all’ attacco. Ecco De vecchi al lavoro. Lo stile migliore dei petroniani spicca subito. Due calci di punizione contro il Bologna, entrambi per fallo di Giordani, non trovano i rosso-bleu pronti a sfruttarli. E’ invece Pozzi che può fuggire (al 5’) e convergere da solo su De Prà ma questi vigila ed esce a tempo dal goal togliendo la palla dai piedi dell’ avversario con uno spettacoloso capitombolo. Poco dopo la stessa azione si ripete per una fuga di Innocenti. Sino al 20’ il Bologna domina nettamente. La difesa genoana ha qualche breve respiro ma i bianchi sono in prevalenza e non faticano ad intercettare le offese dei rosso-bleu che non hanno nessun carattere di sicurezza e di potenza. Una buona occasione è fallita da Pozzi (al 23’) che da solo calcia a lato dopo una riuscita fuga. Al 28’ un cross di Pozzi trova Della Valle a un metro da De Prà ma De Vecchi riesce a far sbagliare il colpo di testa al capitano bolognese. Effimeri contrattacchi genoani. Il Bologna è in attacco con insistenza e il lavoro di De Vecchi e di Bellini è grande. Una breve intesa fra Moruzzi e catto (al 35’) non frutta. Il centro avanti genoano scavalca due avversari ma il suo tiro è alto. Un minuto dopo i bianchi battono il primo calcio d’angolo della giornata, a porta vuota Bellini salva il tiro di Della valle. Al 37’ Schiavio raccoglie un cross di Innocenti e rovescia in porta: De Prà salva miracolosamente. Al 42’ Gianni compie l’unica parata di tutto il primo tempo, in seguito ad un intesa Santamaria – Leale con cross di quest’ ultimo. Prima del finire del primo tempo il Bologna ottiene altri due calci d’angolo, segnali di mischie furiose. Il secondo è raccolto di testa da Genovesi, ma anche questa volta De Prà è pronto a salvare un goal che pareva inevitabile.

I TRE GOALS DELLA RIPRESA.

Non muta la fisonomia del giuoco nel secondo tempo. Il Bologna è prodigo di passaggi e di ricami, Bellini e De vecchi di rimandi perfetti ed a tempo. Passano così i primi dieci minuti. Al 12’ si ha l’azione del primo punto genoano. E’ Santamaria che su invito di Leale riesce a fuggire ed a portare la palla verso la porta bolognese. Egli ha la meglio su Giordani e Borgato, ma anziché tirare direttamente in porta, manda la palla al centro. Catto, non pronto, lascia l’occasione ad Alberti e questi deciso spara un tiro a mezz’altezza che batte nettamente Gianni. Il pubblico ammutolisce. Tacciono simultaneamente le trombe e i megafoni che avevano fino ad allora incoraggiato e sottolineato ogni azione dei petroniani. Per il pubblico comincia a diffondersi il brivido ghiacciante che viene dalla sconfitta della squadra del cuore. Per cinque minuti il Bologna resta stordito ed al 16’ il Genoa ottiene un calcio d’angolo. Al 20’ i bianchi sono nuovamente in piena azione. Due corners, (20’ e 25’) contro i rosso-bleu, una fuga di Pozzi salvata da Barbieri (23’), un secco tiro di Perin che De Prà devia contro il palo superiore e rimanda (29’), ecco il Genoa stretto in difesa che lotta superbamente. La pressione del Bologna è continua. Al 31’ nuovo calcio d’angolo. Sulla mischia susseguente Alberti di testa salva un tiro di Della Valle mentre De Prà si trovava dalla parte opposta della rete. Quattro minuti dopo De Prà devia in corner un bolide altro di Schiavio. Sono attimi superbi e di intensa passionalità. Di tanta moltitudine di supporters, molti non resistono più al dolore di vedere perdere la squadra preferita ed il campo comincia a sfollarsi. Sul terreno di giuoco si lotta invece col coraggio della disperazione. Il Genoa è sempre più saldo. Al 41’ rompe la stretta avversaria e con Neri si porta all’ attacco. Il cross dell’ estrema destra rosso-bleu trova pronto Catto che supera Baldi, scarta Gasperi e tira raso a terra nell’ angolo sinistro da pochi metri mentre Borgato giunge in ritardo per impedire il tiro. La palla batte nella faccia interna del palo e va a finire per la seconda volta nella rete di Gianese che è a terra esterrefatto. L’esodo del pubblico diventa una fuga. Si leggono i segni dello scoramento sui visi dei buoni petroniani e qualche lacrima luccica furtiva sulle gote di qualche gentile spettatrice. Dopo il goal il Genoa si racchiude nuovamente su se stesso in attesa del fischio finale. A trenta secondi dalla fine il Bologna può infine giungere al successo, ormai tardo, seppure meritato. E’ Pozzi che manda la palla al centro, Schiavio da qualche metro la raccoglie e infila nella rete di De Prà, imparabilmente. Un velo di applausi. La partita è finita così. 

Renzo Bidone. 
Il Piccolo di Genova - 25 Maggio 1925, Genova.
Le Finali del campionato Lega Nord. IL GENOA IN CAMPO BOLOGNESE CONQUISTA LA VITTORIA. Genoa 2 (Alberti, Catto) - Bologna 1 (Schiavio).

Bologna, 24 maggio.
Football, in alto. Di fronte a questa palpitante finale le oscure e tumultuose vicende di altre partite, le esasperate passioni di folle ancora immature, le ire cieche di campanile tramontano e scompaiono. Trionfa il pallone di cuoio, trionfa questo gioco dove l'istinto e il metodo, la volontà e l'intelligenza compongono un quadro di armoniosa bellezza sportiva. Il match di Bologna è indimenticabile. Condotto con sana e maschia cavalleria , sorretto da un arbitro incomparabile, goduto e sofferto da una folla ardente e disciplinata, il match appartiene alla storia. Decide probabilmente del titolo nazionale, ma al di là del suo concreto significato, il match è una nobile celebrazione del football inteso come combattimento, come arte, come cavalleria. Voi sapete quanto tripudio suscitino queste constatazioni nel cuore di uno sportivo che nelle zuffe livide, negli incidenti amari, nei comunicati riboccanti di punizioni, nei reclami sistematici delle squadre sconfitte avverte la presenza dei genii maligni del football. La partita è limpida come il cristallo. Un doppio rilievo la inquadra, la riassume, la definisce. Il Bologna non meritava la sconfitta ma la vittoria del Genoa è perfettamente regolare. Non è un ozioso paradosso. Il sistematico attacco sferrato dai "veltri" alle trincee genoane poteva a ragione concludersi con la vittoria. Ma la vittoria è stata imbavagliata dai difensori liguri che nei fulminei contrattacchi hanno strappato due goals magistrali. In una partita così signorile è dovere di cavalleria parlare degli sconfitti. Cominciamo da loro. Il Bologna ha dato una completa dimostrazione di quanto valga il suo attacco, più come metodo che come valore di atleti. Il Bologna, su un ora e mezza di gioco, ha tenuto l'offensiva per più di un'ora. Tutte le risorse dell' attacco ha messo in opera. Largo attacco alle ali con respiro ampio e regolare, impetuose puntate al centro, insidiosi palleggiamenti corti e ritmici, improvviso attacco frontale, temporeggiamenti nell' area di rigore, risoluzione fulminea con tiri al volo. La prima linea del Bologna ha marciato. Se Innocenti è apparso intimidito e discontinuo, se Della Valle è incorso in una giornata mediocre, queste sono pecche individuali. La linea, il reparto, il metodo, la scuola sono rifulsi. Niente fenomeno di suggestione come si temeva. Niente smarrimenti di fronte alla oscura forza ipnotica che esercita il Genoa sugli avversari nelle partite decisive. Nel primo quarto d'ora della ripresa l'attacco del Bologna ha avuto un ritmo tambureggiante. Non è passato. Cos'è avvenuto? Bisogna innalzare sugli scudi il sestetto difensivo genoano. Questo è il protagonista della vittoria dei campioni. La potenza tradizionale e il superiore intuito tattico di De Prà, di De Vecchi e di Bellini vanno collegati alle virtù insuperabili del trio di sostegno. Il trio mediano del Genoa è stato l'immancabile distruttore della forza di slancio che animava l'attacco bolognese. L'ha lasciato sgusciare, non l'ha lasciato passare. I cinque atleti del Bologna, prima di arrivar sotto all' estrema barriera genoana, trovarono sempre sulla direttrice di marcia una linea che funzionava come un setaccio: spezzava l'attacco bolognese concepito come idea collettiva e lasciava "filtrare" i giocatori. Questa sosta forzata imposta ai "veltri" ne chiariva le intenzioni e permetteva a de vecchi e a Bellini di impadronirsi con un solo colpo d'occhio della situazione. L'attacco bolognese, una volta forzato l'ostacolo si ritrovava al di là, intatto ma snervato. Avvenne così che il quintetto bolognese non riuscì a creare una sola mischia rabbiosa e cadde preda della difesa ligure. Avvenne così che nell' ampia zona genoana gli attaccanti emiliani dovettero affidarsi al partito di scoccare tiri da venti e da trenta metri, vana ogni speranza di violare la vigilanza dei terzini. De Prà suggellò la cassaforte che il quintetto difensivo costruì. De Prà riapparve nella forma, nelle condizioni di freschezza e nella sicurezza di stile che tutta Parigi ammirò. E' detto tutto. Ma non è detto ancora come vinse il Genoa. La linea attaccante genoana non fece cose rimarchevoli. Come linea, anzi, campò alla ventura. Difficilmente un pallone fu trattato da tre forwards. s'inganna chi crede che i goals siano sbocciati da azioni congegnate con ricchezza di idee e di sviluppi. Il periodo d'attacco mancò: l'ordine, la simmetria la disciplina si confusero in una nebulosa. Ma gli "explois" individuali rifulsero nel maggiore splendore. L'attacco genoano capii tre cose: che il suo compito era di vincere con l'insidia bruciante, che i laterali Genovesi e Giordani erano facilmente superabili, che infine i terzini bolognesi erano più vigorosi calciatori che tattici astuti. L'esatta comprensione delle possibilità proprie e delle manchevolezze avversarie diedero al Genoa la meravigliosa vittoria. Il primo goal di Alberti sgorgò da un cross di Santamaria; il secondo di Catto sgorgò da un cross di Neri. Azioni di ala, halves bolognesi scavalcati in tromba, terzini disorientati. Il Genoa raccolse questi goals irresistibili impostando, sviluppando e concludendo l'azione in pochi secondi. I suoi forwards che non riuscirono a legarsi in flessuosa catena ritrovarono il gesto che non perdona nella classe fatta di istinto, di potenza, di agilità, di decisione. L'uomo batté la linea, l'iniziativa individuale trionfò sulla elaborazione collettiva. Il Genoa, quando gioca queste sue "partite" è un tiranno spietato. Lottatore con venti anni di esperienza è glaciale nell' attesa del momento favorevole, è impressionante di energia quando l'occasione si offre. Il Bologna ne è stato la bella e degna vittima. Ansimando nella ricerca del goal percorrendo in tutti i sensi la tempestata zona difensiva genoana, raddoppiando gli accorgimenti stilistici per forzare l'aspra serratura, non ha capito che uomini come Santamaria, Catto, Alberti, Moruzzi e Neri erano là, in attesa, pronti a raccogliere il pallone, a buttarsi a capofitto nella breccia dischiusa, a invadere di forza la mal custodita area bolognese, a saettare il tiro. Una difesa prodigiosa, cinque attaccanti furbi come volpi, la volontà che si centuplica quando la battaglia è data come perduta: ecco la vittoria del Genoa. 
Bruno Roghi.

LA STORIA DEI TRE GOALS. 

Bologna, 24 - La cornice di pubblico è quella solita dello Sterlino nelle grandi occasioni. Anche le gradinate provvisorie ed i parterres sono letteralmente gremiti. Il cielo promette burrasca e lascia cadere qualche folata di vento. Il terreno appare in ottime condizioni. Sodo, erboso, elastico. Il pubblico appare calmo, quasi sicuro della vittoria dei suoi. Fa grande sfoggio di ombrelli neri, di ombrelli rosso-bleu, di megafoni e di bandierine. Sfoggio preventivo, giacché poi durante la partita si manterrà freddo, raccolto, silenzioso. Il "tifo" lo si rivelerà guardando i volti appassionati, non già dalle manifestazioni esterne della folla. si dice siano presenti due commissari di campo, che però non si vedono. C'è anche Rangone alla ricerca di elementi per la squadra nazionale. Manca un quarto d'ora all' inizio quando entra l'arbitro Gama accolto da applausi e seguito dal fratello Umberto e da Mancini, guardialinee. Irrompono alle 14.57 i genoani, in maglia rosso-bleu, accolti da molti applausi. Ma tutto è sommerso dall' ovazione che saluta i bolognesi, in maglia bianca con fascia rosso-bleu. Il sorteggio del campo è favorevole a De Vecchi, che sceglie di giocare col favore della pendenza. Aboliti i convenevoli di rito. Le squadre si pongono di fronte in questa formazione: 

GENOA: De Prà; Bellini, De Vecchi; Barbieri, Burlando, Leale; Neri, Alberti, Catto, Moruzzi, Santamaria. 
BOLOGNA: Gianni; Borgato, Gasperi; Giordani, Baldi, Genovesi; Innocenti, Della Valle, Schiavio, Perin, Pozzi.

Il silenzio è assoluto quando alle 15.3' Gama fischia l'inizio. De vecchi è subito impegnato: respinge lungo e Borgato replica al volo. Il Bologna abbozza i suoi attacchi stilizzati. Già al 2' Perin, voltato, non può sfruttare un buon traversone di Della Valle. Al 6' De Prà blocca e rimanda un pallone di Schiavio. I giuocatori assaggiano con qualche fallo l'attenzione dell'arbitro, ma questi infittisce i calci di punizione. Tre contro il Bologna, due contro il Genoa. Parentesi chiusa. Il match si svolgerà con perfetta cavalleria e Gama avrà ancora poche occasione di intervenire e mai per falli grossolani. Al 13' il Genoa attacca: Alberti tira fuori. L'ex bolognese esce per pochi secondi e si fa massaggiare un ginocchio. Seguono fasi alterne, con evidente predominio di giuoco da parte dei bianchi, che però trovano una barriera insormontabile nel sestetto genovese. L'attacco rosso-bleu invece marcia assolutamente slegato, ma sfoggia grande energia. I due centri sostegno danno il "là" alle rispettive squadre. Baldi è spostato in avanti e coopera con gli attaccanti. Burlando si sacrifica in difesa, creando, in unione coi suoi laterali dei veri passaggi obbligati, che portano gli avversari sotto... il fuoco di bellini e di De vecchi. Al 19' Schiavio è a terra per uno scontro con Bellini. Al 21' un cattivo passaggio di Giordani permette a Moruzzi di gettarsi tra i terzini bolognesi. Il tiro passa a lato. Il Bologna ritorna all' offesa, e vi rimane sotto la guida di Dalla valle, ben coadiuvato da Perin. Pozzi è servito di ottimi palloni. Al 23' un suo tiro passa a lato, al 28' un altro batte sullo spigolo dell' asta e finisce fuori. Né miglior sorte hanno i tiri di Innocenti e di Giordani. Al 34' e al 35 De Prà blocca forti palloni di Schiavio e Della Valle. Subito dopo una folata genoana si abbatte sulla scopertissima difesa bolognese. Catto si insinua fra i terzini... e spara troppo alto. Al 36' il primo corner della giornata. E' contro il Genoa e non dà esito, come non hanno esito i due successivi per merito di De Prà che rivela uno spettacoloso grado di forma. Una parata su tiro fulmineo di Schiavio al 37' e un' altra su colpo di testa di Genovesi sono davvero superbe. Le incursioni del Genoa sono peraltro pericolose e Gianni al 42' deve intervenire con decisione. Nella ripresa il Bologna marcia a tutta andatura. Baldi è attivissimo e l'intero quintetto sembra perfettamente registrato. Le situazioni pericolose si susseguono ininterrotte in area genovese, ma sono sempre risolte con magnifica prontezza dai difensori che gareggiano in bravura. Forse nuoce ai bolognesi qualche incertezza di Innocenti e la scarsa precisione dei due mediani laterali. In piena offensiva bolognese scoppia al 12' il fulmine del goal genoano. Santamaria sfugge a Giordani, supera Borgato, stringe sul goal. Invece di tentare il tiro passa al centro. Catto si fa incontro al pallone ma lo lascia ad Alberti che, liberissimo, calcia formidabilmente in goal. Il Bologna appare smarrito per qualche minuto; subisce un corner ed un tiro di Neri che Gianni para. Poi ritorna all' offesa, con pacatezza eccessiva e con inutili tiri da lontano. Della Valle è passato centro attacco. Ottiene a sua volta due corners male sfruttati. La partita langue. La risveglia al 29' un fulmineo tiro di Perin che l'asta respinge, il Bologna stringe l'assedio. C'è forse, ancora il tempo di vincere. Otto rosso-bleu sono però in difesa. Calmi , sicuri. Il Genoa è in corner al 31' e al 36'. Il primo provocato da un tiro di Baldi che Alberti, proprio lui, respinge di testa quando la palla stava per entrare in rete. Il secondo è raccolto di testa da Genovesi e finisce fuori di poco. De Prà respinge numerosi tiri. E' portentoso e al 40' segna il suo record di bravura. Baldi è chiamato a calciare un tiro di punizione sulla linea dell' area di rigore. Il bolide passa attraverso la diga di maglie rosso-bleu. ma De Prà (come ha visto?) attanaglia il pallone e rimanda. Miracoloso. Al 41' la vittoria genovese è ribadita dal goal di Catto che raccoglie un centro di Neri, dribbla Borgato e tira. La palla batte sullo spigolo del palo destro ed entra in rete. Baldi e Gasperi si gettano a terra disperati; Felsner, con le lacrime agli occhi si rifugia negli spogliatoi. Il pubblico è una massa inerte. Ancora qualche assalto genovese, poi l'ultimo, rabbioso assalto dei bianchi e al 44' il tardivo ma bellissimo goal bolognese. Lo segna Schiavio raccogliendo nell'area della porta un pallone che Pozzi ha centrato dall' estremo angolo e che Genovesi ha lasciato passare. La fine è accolta da un pesante silenzio. L'arbitraggio di Gama è stato uno dei fattori, forse il primo, della perfetta cavalleria dei giuocatori e del pubblico e della regolarità sportiva della gara.

Mario Zappa 
La Gazzetta dello Sport - 25 Maggio 1925, Milano 
CALCIO. IL CAMPIONATO ITALIANO. La prima finale è vinta dal Genoa Club. 

Bologna, 25 -Domenica scorsa una grande folla impaziente ha preso d'assalto tutti i posti del campo del Bologna, per assistere alla prima gara della finalissima del campionato italiano che la squadra locale, vincitrice del Girone B disputava contro l'undici del Genoa vincitore del Girone A. Molto per tempo il campo era gremitissimo del pubblico convenuto anche dai più distanti centri sportivi d'Italia. Lo spettacolo era d'eccezione: era la conclusione di oltre sette mesi di estenuanti fatiche; era la prima concreta possibilità di questo anno di porre ufficialmente la candidatura alla conquista del titolo di campioni del Nord Italia. La partita che bolognesi e genovesi hanno giocato deve essere registrata nei fastigi luminosi della storia del calcio italiano, perché è stata veramente degna del grande nome sportivo delle due Società in lizza. Nome consacrato da cento vittorie ma ancor più da mille gare esempio di gloriosa cavalleria. E quella di domenica è stata degna del luminoso passato. Vinti e vincitori meritano l'incondizionato nostro plauso per aver saputo mantenere la difficile ed importante competizione nei limiti della più squisita cavalleria. L'arbitro della partita è stato il redivivo mago del fischio, il milanese Gama, che colla sua conosciuta competenza e colla sua autorità ha impedito che elementi contrari al buon andamento della partita entrassero in essa, ha impedito che una possibile rivalità sportiva potesse essere cambiata in ira o odio. Il vantaggio conquistato dalla squadra concittadina colla sua vittoriosa uscita dal campo felsineo, è facilmente misurabile ed è indice quasi sicuro della nuova conquista del massimo alloro. Gli atleti del Genoa Club hanno condotto una partita meravigliosa, non tanto per il giuoco svolto quanto per l'intelligente condotta della loro gara. Se in certi momenti, sia pure la maggior parte del tempo di giuoco, hanno subito la pressione degli avversari, essi sapevano di poter contare su una difesa meravigliosa che avrebbe saputo contenere gli attacchi bolognesi ed hanno assaltato alla loro volta in tempo opportuno e tempestivo nel momento preciso che poteva dare il tangibile frutto del loro valore. Ed hanno vinto bene. Lode sia a loro che, con generosi sforzi e con encomiabile costanza si avviano a ricingersi dell' alloro sommo, che fama e gloria danno al calcio genovese.

Il Secolo XIX - 26 Maggio 1925, Genova 
COMUNICATO. La direzione del Genoa Club per la partita che si disputerà domani sul campo sportivo di Marassi tra il Genoa Club e il Bologna F.B.C. ha stabilito i seguenti prezzi: Tribuna L.25; Posti numerati L.10; Soci in tribuna L.12; Prato L.10; Ingresso al prato per Militari e Ragazzi L.5.

Gazzetta dello Sport - 30 Maggio 1925 
Una combattuta finale nel campionato di calcio. IL GENOA DOMINA IL BOLOGNA MA E’ SCONFITTO (1 – 2). 
Niente di fatto! Il Bologna ha reso la pariglia al Genoa della sconfitta subita otto giorni orsono sul proprio campo ed ha rimandato a casa l’immensa folla contenuta ieri sul “graund” genoano con l’amarezza nel cuore. Il fattore del campo non ha avuto ragione d’essere in nessuno dei due marche di finale. Il Genoa riuscì a spuntarla sul terreno avverso e il Bologna ha potuto fare altrettanto. Il Dio del foot-ball si diverte e si allea alla sorte capricciosa nel giuocare i tiri più birboni. Non c’è che rassegnarsi … ed attendere la partita decisiva che verrà disputata su campo neutro. 

COME IL GENOA FU SCONFITTO. 

I campioni d’Italia hanno mancato l’occasione, di riconfermarsi senz’altro il titolo, nelle ultime battute di giuoco. Il Bologna aveva segnato per primo durante i primi quarantacinque minuti, e con un goal all’ attivo aveva condotto a termine il primo tempo. Parve quasi che la partita dovesse restare decisa con questo scarto. Non passarono molti minuti della ripresa che il Genoa prendeva decisamente il sopravvento e con quella decisione che gli è propria quando sente che la sconfitta significa quasi il crollo di ogni speranza, rinchiudeva gli ospiti nella loro metà campo. Ma il sospirato ed atteso pareggio tardò a venire. Si verificò sotto la porta bolognese quello che solitamente suole accadere quando una squadra si difende a denti stretti dall’ assalto impetuoso e furibondo dell’ avversario che tende al successo. Mischie, corpo a corpo, corners, tiri respinti dai pali: una ridda furibonda di uomini davanti all’ ex portiere pisano Gianni, il portiere bolognese. Poi venne il goal, a circa quindici minuti dalla fine, frutto di un esperto tiro di Santamaria. Era per il Genoa il pareggio ed insieme la vittoria. Il precedente successo di Bologna poneva infatti i campioni d’Italia privilegiate condizioni di essere favoriti anche da un risultato pari. Essi non si accontentarono e puntarono decisamente verso la vittoria. Fu questo desiderio che li perdette. Era forse loro impressione in quel momento di stringere il Bologna nelle loro mani e parve loro facile poter violare per la seconda volta la rete avversaria. Insistettero infatti all’ attacco senza pensare che chi teneva di più a che il match non si chiudesse alla pari era proprio il Bologna. Ne risultò che la difesa rimase sguarnita e che a pochi minuti dalla fine Genovesi, passato fra gli avanti, poteva portare a termine una fuga, che Della valle concludeva irresistibilmente a favore dei propri colori. 

CONSIDERAZIONI. 

Sta in questo fatto, a nostro parere, la causa della sconfitta genoana, anche se qualcuno vorrà immaginare – a giustificazione dell’ insuccesso del Genoa – la mancata concessione di un calcio di rigore per un netto hand di Borgato, prima del pareggio del Genoa, e vorrà tener conto dei due palloni respinti dalle sbarre del goal di Gianni. Disquisizioni inutili ed atte solo a rendere ancor più infiniti i commenti che una partita di questa fatta solleva già di per se stessa in numero incommensurabile. Si disse, non più tardi di otto giorni in occasione del match di Bologna, che non conta la supremazia di una squadra quando questa supremazia non è corroborata da quel numero di goals sufficienti per vincere. E’ questa la tesi dei vittoriosi mentre dalla sponda opposta s’impreca alla sfortuna ed alla sorte avversa perché la squadra del cuore – superiore in campo – non riesce a sottrarsi all’ insuccesso. Ieri queste considerazioni calzavano per il Genoa, oggi per il Bologna. In fondo in fondo, per chi ha visto entrambe le partite di finale e per chi guarda ai due risultati attraverso le lenti della passionalità, non v’è che una considerazione: il Bologna ha contraccambiato il servizio al Genoa, con le stesse armi e nello stesso modo. E’ bastato il goal di sorpresa di Della Valle a non più di cinque minuti dalla fine, per riportare le due avversarie a parità di condizioni. Questo non sarebbe successo, come già dicemmo, se il Genoa avesse usato una tattica più accorta ed avesse retrocesso qualche uomo in aiuto della difesa, dopo aver conseguito il pareggio. Non lo fece, lusingato forse dal miraggio della vittoria e fu questo errore di tattica (strano a dirsi per una squadra che non è seconda a nessuno in simili astuzie di giuoco) che gli procurò l’insuccesso, mentre era più che mai necessaria una prudente difesa dato che tutto il blocco difensivo non si era dimostrato nella sua migliore giornata. 

GIUOCO E GIUOCATORI. 

Tecnicamente la partita non fu bella, né ciò è da ascriversi a colpa dei giuocatori. Troppo importante e troppo alta era la posta in giuoco perché i ventidue uomini potessero pensare ad esibizioni di bel giuoco quando v’era necessità assoluta da entrambe le parti di portare a compimento il match con successo. Il Bologna lasciò in disparte i ricami e le inutili fronde tecniche che nel primo match non erano servite a nulla per prodursi in un giuoco assai più deciso e redditizio. Lo scopo stesso della partita non concedeva agli ospiti nessun momento di tregua: unico miraggio la vittoria. Il primo tempo non piacque. Il Genoa lo iniziò con prudenza e con evidente posizione d’attesa. Si vide spesso Alberti ai lati di Barbieri e di Burlando. I campioni d’Italia si scossero verso la fine quando, pur non essendo stati inferiori agli avversari, si trovarono un pallone nella rete. Fu un primo tempo piuttosto fiacco in cui poche furono le azioni degne di rilievo. Per di più il Genoa giuocò gran parte di esso privo di Moruzzi contuso. Si ebbe in compenso una ripresa combattuta, che diede emozioni intense, spesso violente, precipuamente per il furibondo assalto dei genoani al pareggio. Il match raggiunse durante esso i vertici più alti della passionalità e le due squadre lottarono a denti stretti per finire rispettivamente in vantaggio. Si è visto come l’incontro è andato a finire. Complessivamente l’undici di Della valle non giuocò meglio che a Bologna. La difesa fu ugualmente sicura. Indovinato lo spostamento dei sostegni laterali che permise a Genovesi di disputare un ottimo incontro e di infrenare il pericoloso Santamaria. Baldi fu il miglior uomo del Bologna. I suoi passaggi a terra al compagno meglio piazzato, il suo senso di posizione e la sicurezza sulla palla ne hanno fatto ieri il maggior artefice del successo petroniano. Discreto l’attacco che non eccelse appunto per aver dovuto abbandonare i virtuosismi collettivi ma che in compenso seppe meglio sfruttare le occasioni propizie. Nessuno emerse particolarmente ma nessuno lasciò a desiderare. Il Genoa – strano a dirsi – come squadra figurò in campo meglio di domenica scorsa. Fu più aggressivo e più audace, ebbe buoni momenti d’intesa all’ attacco e minacciò assai più seriamente la porta avversaria di quello che non avesse saputo fare otto giorni or sono. Con tutto questo non riuscì a mandare che una sola volta la palla nella porta bolognese. Questo seppe fare come squadra e come attacco. Dal punto di vista difensivo non fu invece nella sua giornata migliore. I sostegni innanzi tutto non giuocarono tutta la loro partita con ugual intensità. Furono a volte efficaci ed a volte diedero invece l’impressione di non saper reggere alle necessità dettate dai febbrili e travolgenti sviluppi dell’ incontro. Dei tre il migliore fu Leale, ma complessivamente la linea non soddisfece. Nemmeno la difesa fu immune da pecche. De Prà fu poco impegnato. Il primo goal era imparabile mentre per il secondo un uscita a tempo avrebbe potuto forse impedire a della Valle di raccogliere di testa il cross di Genovesi. Eccellente la prova di Bellini, saltuaria quella di De Vecchi. All’ attacco Alberti e Catto furono i più attivi, ma tutti i cinque componenti sono degni d’elogio. L’ arbitro Gama non ha diretto l’incontro con quella serenità e quella perizia che gli avevano valse le incondizionate lodi per il primo incontro. Ebbe egregiamente nelle mani il primo tempo ma fu quasi travolto nella ripresa dalla febbrile e convulsa atmosfera.

Renzo Bidone. 
LA CRONACA DELL’ INCONTRO. 

Bisogna forzatamente ricorrere a luoghi comuni della consueta fraseologia d’occasione per descrivere la moltitudine di gente convenuta sul campo del Genoa. Le tribune- gremitissime – ospitavano un pubblico eletto: l’elemento femminile vi era doviziosamente rappresentato e portava una vivace nota di colore, col leggiadro scintillio delle toilettes, nel grigiore un po’ uniforme degli abbigliamenti maschili. Gradinate e parterre avevano un aspetto imponente ed anche un po’ pittoresco per la scamiciata folla che li gremiva. I terrapieni dello Zerbino e le collinette di Quezzi, per non smentire la tradizione, nereggiavano di portoghesi, più che mai decisi ad infischiarsene della ondeggiante parata di festoni rosso-bleu. Il quadro, insomma, era proprio di quelli riservati agli avvenimenti eccezionali ed anche il tempo aveva voluto, in omaggio allo sport, essere benigno e regalare una giornata magnifica sebbene un po’ troppo calda per i giuocatori. Un treno speciale di oltre 400 supporters bolognesi, giunto nella mattinata, aveva riversato sul campo una forte ma disciplinata rappresentanza emiliana che non mancò durante il corso della partita di incitare i propri beniamini. Le squadre si facevano attendere qualche tempo: finalmente alle 15.10 i bolognesi scendevano in campo salutati cavallerescamente da uno scroscio di applausi che si rinnovava allorché pochi minuti dopo gli uomini di De Vecchi irrompevano sul terreno di giuoco. Brevi preliminari fotografici e cinematografici ed alle 15.20 Gama senior fischiava l’inizio. Le due squadre erano così allineate da destra a sinistra:

BOLOGNA: Gianni, Borgato, Gasperi, Genovesi, Baldi, Giordani, Pozzi, Perini, Della Valle, Schiavio e Muzzioli. 
GENOA: De Prà, Bellini, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Alberti, Catto, Moruzzi e Santamaria.

Benché il calcio d’inizio fosse del Bologna i primi attacchi erano del Genoa (che giocava in maglia bianca) e al 3.o una bella intesa Catto-Alberti e Moruzzi, culminava con un tiro debole di quest’ ultimo che chiamava subito Gianni al lavoro in una parata bassa. Le battute iniziali erano dei bianchi, però – dopo un fallo subito e calciato troppo alto da Bellini – il Bologna spingeva i suoi uomini all’ offesa mettendo in azione la agile linea d’attacco. De Prà fu impegnato al 5’ su tiro di Perin ed al 6’ su shoot di Pozzi ma immediatamente dopo un fallo di Schiavio su Bellini metteva nuovamente alla prova la difesa rosso-bleu. In questo periodo il gioco era compreso da continui falli che interrompevano troppo frequentemente le azioni appena impostate. Uno scontro con Genovesi mandava a terra Moruzzi, duramente colpito tanto che doveva abbandonare il campo per qualche tempo. Nella ripresa del gioco il Bologna scattava all’ attacco con una certa veemenza e mentre Della Valle si apprestava a concludere una puntata, interveniva Leale che riusciva al 13’ a deviare in corner il tiro del centro avanti bolognese. Erano già trascorsi venti minuti dall’ inizio della partita senza che il gioco accennasse a prendere una fisionomia ben definita. La poco efficacia del trio centrale d’attacco rosso-bleu, la mancata intesa fra i cinque forwards genoani e le incertezze della difesa bianca furono i fattori principali che contribuivano a rendere il gioco scialbo e senza azioni degne di rilievo. I falli continuavano ad infittire e Gama non se ne lasciava scappare uno. Al 25’ Moruzzi rientrava in campo insistentemente applaudito, ma anziché rientrare al suo posto lo scambiava con Santamaria. L’attacco genoano parve rianimarsi ed i bianchi ottenevano un calcio d’angolo, al 27’ provocato da Baldi; quindi su centro di Neri al 32’ Catto da cinque metri alzava un po’ troppo il pallone sciupando un azione ben condotta. Furono ancora i genoani ad assediare la difesa avversaria ed un minuto dopo lo stesso Catto raccoglieva un passaggio di Alberti ed operava un tiro magnifico che Gianni parava a stento. Poi i veltri ritornavano all’ assalto, con decisione, ed imponevano per qualche tempo il loro predominio. De Prà al 34’ con prontezza bloccava un pallone che gli era pervenuto da Muzzioli. Due minuti dopo come una doccia fredda sulle speranze genoane scaturiva da una fase convulsa il primo goal bolognese. L’azione si era svolta così: Borgato spediva il pallone a Schiavio, questi, coperto, allungava a Muzzioli il quale da dieci metri scoccava un tiro potente ed imparabile mandando il pallone ad attraversare, senza ostacolo, la porta di De Prà. Fu uno schianto per i genovesi. In un angolo del campo, invece, un folto gruppo di bolognesi gridava il suo giubilo per il successo conseguito. Per cinque minuti ancora i rosso-bleu continuarono a dominare: al 38’ su calcio di punizione per fallo di Bellini, Baldi impegnava De Prà che era costretto a liberarsi in corner e poco dopo un tiro di Schiavio finiva a lato. Negli ultimi minuti del primo tempo le sorti furono favorevoli al Genoa e Gianni veniva impegnato due volte per merito di Moruzzi e Catto. Santamaria ritornava all’ala sinistra ma il punteggio restava immutato.

L’APPASSIONANTE RIPRESA.

Per il secondo tempo il Bologna ci serbava una sorpresa: infatti i veltri si presentavano in campo in maglia rosso-mattone di una tonalità originale. Le prime battute furono di poco rilievo. Al 4’ da una rimessa laterale Catto raccoglieva il pallone e saettava in goal. Il pareggio appariva quasi certo dato anche il cattivo piazzamento di Gianni. Ma la fortuna era coi bolognesi perché il tiro di Catto batteva in un paletto laterale e rimbalzava. Sul rimando il Bologna ritornava all’ attacco ed il Genoa subiva un calcio d’angolo provocato da de Prà. Il conseguente tiro di Pozzi veniva raccolto da Baldi che però mandava alto. Al 13’ i veltri mancavano una buona occasione; infatti mentre De Prà era a terra contuso Schiavio non riusciva ad approfittare del momento in cui la porta genovese era incustodita e permetteva a Bellini di rimandare la minaccia. La partita procedeva con un ritmo assai convulso e le azioni infittivano con una netta prevalenza genoana. Al 16’ il Bologna doveva ripiegare in corner ed il tiro di Santamaria provocava una mischia senza altro risultato. Con un bellissimo tuffo Gianni parava in corner un forte tiro di Catto; il tiro di Santamaria veniva arrestato con la mano da Borgato nell’ area di rigore. Il pubblico reclamava a gran voce il penalty evidentissimo, ma Gama che si trovava vicino alla porta ed in posizione sfavorevole non vedeva e non concedeva la giusta punizione. Il Genoa continuava a comprimere la difesa dei rosso-bleu e su un’ azione in area di rigore di questi ultimi uno sgambetto di un bolognese a Barbieri veniva punito da Gama con un semplice calcio di punizione. Il nuovo errore di Gama sollevava le giuste rimostranze del pubblico, ma Gama era irremovibile nella sua decisione e attendeva che si fosse ristabilita un po’ di calma prima di far battere la punizione. Bellini operava il tiro ma avendo dinnanzi a sé schierata la difesa bolognese appoggiava il pallone a Barbieri che a sua volta allungava a Moruzzi. Ma l’azione si esauriva senza che prevenisse ad impegnare la difesa avversaria. La minaccia genoana si addensava sulla porta di Gianni per un fallo del Bologna. Il tiro di De Vecchi era prontamente raccolto da Moruzzi e ripreso da Santamaria, ma Gianni riusciva a respingere la palla. L’assalto genoano non diminuiva d’intensità e costringeva la difesa bolognese ad un lavoro sfibrante. Al 26’ il Bologna subiva un altro calcio d’angolo: tirava Neri un po’ troppo indietro e provocava una mischia. In questa occasione Muzzioli riusciva a salvare un goal respingendo un pallone proprio sulla linea della porta mal vigilata. Ed ecco finalmente il frutto del predominio genoano. Al 28’ un calcio di punizione contro il Bologna tirato da De Vecchi veniva intercettato da un bolognese e ripreso da Moruzzi. Gasperi riusciva però a deviare il pallone ma Santamaria pronto, poteva giungere sulla palla e mandarla a scuotere violentemente la rete di Gianni. Pareggio! L’entusiasmo della folla raggiungeva le vette del delirio. Nelle tribune, nel campo, nel parterre era un convulso agitarsi di braccia e di mani che applaudivano freneticamente. Il gioco riprendeva in un atmosfera più serena, seppure più ardente. Al 33’ in una respinta di testa Baldi cadeva pesantemente, ma si rialzava poco dopo. Il gioco marciava in tempo di fuga ed aveva momenti di alta passionalità: il Bologna si lanciava all’ attacco con rinnovata energia, con impeti rabbiosi ed insistenti. Al 39’ un azione individuale di Della Valle terminava con un tiro alto che non richiedeva nemmeno l’intervento di De Prà. Schiavio era a terra per due minuti e quando ritornava al suo posto il Bologna stava per raccogliere il successo più clamoroso. Al 42’ infatti, partiva da Genovesi l’iniziativa dell’ attacco. A pochi metri dalla porta di De Prà, Genovesi che aveva condotto brillantemente l’azione centrava: Della Valle pronto raccoglieva di testa e deviava fulmineamente in goal sorprendendo De Prà. Le sorti del match apparivano oramai agli stessi supporters genovesi irrimediabilmente compromesse. Non valeva, a riequilibrare nel punteggio la partita, il bruciante finale dei concittadini, che usufruivano ancora di un calcio d’angolo senza risultato. I bolognesi si ingegnarono a vivere sul vantaggio conseguito e si chiudevano in difesa, custodendo saldamente la vittoria che avevano in pugno e rendendo vano lo spostamento di De Vecchi fra gli avanti. Qualche incidente, di nessuna gravità, a match finito e provocato da inconsulte quanto inopportune grida di alcuni bolognesi. In compenso però la folla rispettò e fu cavalleresca verso gli ospiti, anche nel cocente dolore della sconfitta. A.B. 

Il Piccolo di Genova – 01 Giugno 1925, Genova. 
Le superbe finali del campionato di football Lega Nord. IL BOLOGNA VINCE IN CAMPO GENOANO e il titolo di campione è rimesso in giuoco. Bologna 2
(Muzzioli-Della Valle) - Genoa 1 (Santamaria).

Genova, 31 Maggio. A Bologna la partita bella, a Genova la prima drammatica. L'una e l'altra degne delle poderose rivali e di questo superbo campionato, che vuol morire in grande stile. Il Bologna ha restituito la visita, la sconfitta, il punteggio al Genoa. Il primo risultato si è capovolto. Nessun commento può avere l'efficacia della descrizione del match che ha ricondotto in alto mare la spasimante faccenda del titolo. Il campo inghirlandato da vessilli rosso-bleu rigurgita di folla. La giornata è splendida. il sole fa il suo vernissage estivo. I popolari sono in maniche di camicia. Le colline attorno formicolano di portoghesi. Alle 15 entra il Bologna, tra selve di applausi che si intensificano all' ingresso dei genoani in maglia bianca. Questa maglia bianca è stregata. Chi l'indossa è battuto. La finale rosso-bleu vuole un vincitore... rosso-bleu. Applausi all' arbitro Gama. Le squadre sono in rango, Eccole: 

BOLOGNA: Gianni; Borgato, Gasperi; Genovesi, Baldi, Giordani; Pozzi, Perini, Della Valle, Schiavio, Muzzioli. GENOA: De Prà; Bellini, De Vecchi; Barbieri, Burlando, Leale; Neri, Alberti, Catto, Moruzzi, Santamaria. 
Il Bologna gioca contro sole e batte la palla. 

MUZZIOLI SEGNA PER I "VELTRI".

Non vale raccogliersi nel trepido silenzio di rito. La folla è già in piedi accesa di entusiasmo. Nel primo minuto Catto e Moruzzi hanno già indirizzato verso Gianni due temibili palloni. Gama rallenta l'andatura del match e frena le squadre. Il Bologna si raccoglie; al 5' e al 6' Perin e Pozzi saggiano la vigilanza di De Prà con due tiri di mediocre valore. Battute al centro. Moruzzi abbozza un insidiosa puntata ma un cozzo con Borgato lo mette groggy. Rientrerà dopo venti minuti. Sboccia il primo corner a favore del Bologna a seguito di una vivace azione tra Muzzioli e Della Valle. Niente di fatto. A un tiro fiacco di Schiavio risponde uno sbalestrato calcio di punizione di Bellini. Dopo le avvisaglie di apertura la partita ristagna. Passano parecchi minuti decisamente monotoni. Il Bologna è in cerca della carburazione e il Genoa temporeggia. Il segno del risveglio è dato da Santamaria al 26' con un veloce pallone che sibila a lato. Fino al 33' il Genoa comanda la partita. Mette all' attivo un corner provocato da Baldi e con un azione sgorgata dalla destra dà modo a Catto di piazzare un fulmineo colpo di testa. Il pallone viaggia sull' asta della casa di Gianni. Il Genoa accelera. Catto al 33' riceve un passaggio di Burlando, scavalca la zona di protezione bolognese e saetta il tiro, impetuoso e raso terra. Gianni blocca di stretta misura. Di colpo il Bologna, alquanto sballottato finora ritrova la coesione delle linee e parte con bella franchezza al contrattacco. L'iniziativa è sua. Baldi comincia a padroneggiare la situazione e i suoi classici tiri registratori della prima linea si fanno sempre più frequenti. Muzzioli, al 34' arriva sulla palla un attimo in ritardo, De Prà uscito dalla rete ha sventato il pericolo. Ma il Bologna spinge, il suo gioco è caldo, armonioso, serrato. La squadra è in un momento felice. Borgato sbroglia una situazione non troppo preoccupante, tiene per qualche passo il pallone, allunga direttamente a Della Valle. Il "nazionale" non ha via libera e fa viaggiare Muzzioli con un traversone perfetto. Muzzioli raccoglie, stringe al centro e scaraventa in goal con un tiro imparabile. Il tentativo di De Prà è vano. Una vampata di applausi sale dal clan dei supporters bolognesi scesi a Genova in treno speciale. Il Genoa non riesce a rovesciare il gioco. Palla al centro e di nuovo i "veltri" all' offensiva. Al 38' Baldi da pochi passi dalla linea di rigore genoana piazza un eccellente tiro di punizione che De Prà devia faticosamente in corner. Ancora un tiro impreciso di Schiavio e una leggera ripresa delle azioni genoane. Puntate e tiri di sorpresa da lontano che trovano Gianni ad occhi aperti e a polsi sicuri. Il primo tempo è finito.

MAJA PAREGGIA, DELLA VALLE RISPONDE. 

La ripresa è attaccata con un ritmo vertiginoso. Dai ranghi genoani squilla la fanfara della riscossa. Il pericolosissimo Catto è autore delle azioni più minacciose. Al 4' il pallone stampa un sigillo bruno sul paletto laterale della rete bolognese. E' uno shoot potente di Catto.Il Bologna ha uno scatto di reazione. Invade l'area avversaria a folate e minaccia la rete con una rovesciata di Schiavio, fruisce di un corner, sbaglia il bersaglio. La temperatura del match sale. Si scatena al 10' un felino attacco genoano che frutta un calcio di punizione contro il Bologna. E di nuovo il Bologna reagisce. Muzzioli scappa come una lepre lungo la linea laterale e punta sul goal. De Prà ha un balzo da pantera e avvinghia la palla. E' contuso. Due minuti di sospensione. Si riprende. Il Genoa dà al match un giro di vite. La squadra scatena l'offensiva. Venti minuti di combattimento indiavolato. Un corner al 16', un tiro spettacoloso di Catto al 19' con fulminea parata di Gianni in corner. Comincia la serie dei calci di punizione contro il Bologna. I "veltri" subiscono il martellamento dei genoani, ripiegano, respirano con affanno. L'offensiva genoana è sempre più poderosa. Il match recita su pochi metri quadrati di palcoscenico. Quel che fa Baldi è elettrizzante. La sua testa, nelle mischie più caotiche, colpisce, libera. Al 23' Gianni si rimpiatta in gioco pericoloso. Qualche minuto di sospensione. L'ottimo portiere bolognese è a terra contuso. avanti. Corner a favore del Genoa. Un doppietto di calci di punizione. Vedo la palla ballonzolare sulla soglia della casa bolognese. Tre o quattro piedi la toccano, la deviano, la ricacciano, la risospingono. Non entra. Gasperi libera. Il Genoa è di nuovo sulla preda. Un tiro di un genoano fa scivolare il pallone lungo il braccio di Gasperi. La folla, addirittura presa alla gola dall' ossessionante ma inutile assedio genoano, invoca il calcio di rigore. Gama non l'accorda. Gama mi dirà poi che per lui il calcio di rigore, specialmente in una finale, deve essere concesso solo quando il fallo ha "rubato" un goal sicuro. Calcio di punizione. Tira De Vecchi. La palla rimbalza sulla schiena di un giocatore. L'ha nei piedi Moruzzi che allarga a Santamaria. Il lupo di pelouse scarta con estrema furberia un avversario e con un tiro perfetto batte Gianni. E' il pareggio al 28'. bolgia dantesca. Succede il finimondo. Gente che si abbraccia, rotola, piange. Dalla collina discende il boato dei portoghesi. Il Bologna non lo do neanche per un soldo. Sbandato, disarticolato, sfiancato va alla deriva. Resiste passivamente chiuso in difesa, ma sembra aver dato fondo a tutte le sue cartucce. Dieci minuti di orgoglioso predominio genoano. Se non passa ancora una volta è merito dei terzini e dei mediani bolognesi che non si arrendono. La fatica, gli urti, appesantiscono il gioco. Ed ecco il colpo di fulmine. Il Bologna al 38' (vi sono parecchi minuti da ricuperare), riesce ad alleggerire la pressione genoana. Niente più parrebbe, che un fuoco di paglia. La squadra invece tenta il suo sforzo supremo. Non è ancora in ginocchio. Un allungo di Baldi - mentre i genoani occupano l'area bolognese - trova sguarnita la zona rosso-bleu. Schiavio passa a Genovesi che si è incuneato nella prima linea. Il biondo nazionale taglia fuori la difesa ligure e centra di precisione. Della Valle è sulla linea. Raccoglie di testa - è ormai a tre passi da De Prà - e infila l'angolo destro della rete. Il match è finito, che dire infatti della spasmodica controffensiva genoana? I minuti sgocciolano l'uno dopo l'altro. Non è più passione per la folla. Questa è agonia. De Vecchi è all' attacco. Il Bologna non è più una squadra. E' una barriera vivente. Minuti di battaglia selvaggia. Il titolo di "campione" balla, inafferrabile, nell' area di rigore bolognese. Due, tre, quattro volte, Della Valle, stravolto in viso, chiede all' arbitro notizie sull'orologio. L'arbitro ferreo e calmissimo, rimanda il capitano dei "veltri" alla sua tortura. Si devono ricuperare i minuti perduti. Gianni rimette in giuoco buttando il pallone fuori dal campo con puerile e commovente malizia. Gama neutralizza anche questo tempo. Passano dieci minuti supplementari. Un corner per il Genoa. Tutta la folla è in piedi, Baldi libera. La folla ricade, sfinita. Il Genoa non è passato. 

GIUSTIZIA SALOMONICA.

Il commento è breve. Fin da Bologna sentivamo che la partita di rivincita poteva capovolgersi. Questo è avvenuto. il Bologna meritava di vincere a casa sua, la fortuna coi suoi occhi limpidi e beffardi ha guardato in faccia il Genoa e il Bologna ha perduto. Il Genoa a sua volta meritava di vincere a casa sua, la fortuna gli ha voltato le spalle e il Genoa ha perduto. Il football si vede, è tendenzialmente salomonico. Il fattore della vittoria genoana di otto giorni or sono è leggermente mancato alla controprova. Tutto il sestetto difensivo genoano mi è apparso oggi meno potente e meno sicuro di quel che fu a Bologna. Il trio di sostegno non dominò le vicende del match. De Prà non sfoggiò la stessa sicurezza incisiva e Bellini "accuso" qualche pausa di sbandamento. L'attacco, invece, ebbe una giornata felice per l'aggressività e la decisione dei suoi atleti. Santamaria tiene la palma. Il Bologna si giovò in maniera rilevante se non proprio decisiva della eccellente volontà di lottare che animò il trio mediano. Baldi, il miglior uomo in campo, fu la chiave di volta della squadra. Alle note e spiccate attitudini di riflessivo, intelligente e preciso sostenitore dell' attacco aggiunse una rara maestria nel districare le mischie furibonde che i genoani cercavano nella sua area martoriata. Genovesi e Giordani giocarono molto meglio che non a Bologna. L'elogio del trio mediano va allargato ai terzini che ebbero da sostenere un lavoro da negri e a Gianni felino, coraggioso, robusto, freddo. A Bologna l'attacco dei "veltri" giocò con allure più piacente. Le azioni più belle scaturirono dalle ali. Il trio centrale marciò piuttosto in sordina. Muzzioli fu il forward più ricco di slancio e di iniziativa. Sfuocato anche Della Valle. Ma il suo goal fu un gesto da maestro. L'ultima anomalia di queste indimenticabili partite di finale. La vittoria a Bologna e a Genova, è andata alla squadra ospitata il cui gioco d'attacco era meno pericoloso in campo. Il che menerebbe dritto a pensare che le due finali sono girate attorno ad un perno: il duello Burlando-Baldi. Severo, freddo, preciso l'arbitro Gama coadiuvato dai guardialinee Piazza e Carrara. Corretto e cavalleresco nella sua rovente passione il pubblico. Signori, a domenica.

Bruno Roghi. 
Gazzetta dello Sport – 01 Giugno 1925, Milano 
CALCIO CAMPIONATO ITALIANO. Gli strani risultati delle finali - BOLOGNA BATTE GENOA.

Il poderoso "team" del Genoa è uscito dal recinto di gioco a bandiere ripiegate, battuto più dall' avversa sorte che dal giuoco dei bolognesi. Contro la sfortuna non sono valse le belle doti tecniche e atletiche dei giocatori liguri, non è valso il lodevole loro impegno, non è valso l'elettrizzante loro finale. Dopo aver predominato tutto il secondo tempo, dopo aver letteralmente imbottigliato gli avversari nella loro area di rigore, i genovesi hanno dovuto dichiararsi impotenti ad afferrare la capricciosa Vittoria spinta ed allontanata dalla capricciosa sorella Fortuna. Alla partita hanno assistito molte migliaia di spettatori convenuti sull' aristocratico campo, dai più lontani centri sportivi d'Italia. Sotto un sole ardente, con un afa degna delle partite di water polo, alle 15,5 le due squadre si allineano nella seguente formazione:

GENOA - De Prà; De vecchi, Bellini; Leale, Burlando, Barbieri; Neri, Alberti, Catto, Moruzzi, Santamaria. 
BOLOGNA - Gianni; Borgato, Gasperi; Genovesi, Baldi, Giordani; Pozzi, Perini, Della Valle, Schiavio, Muzzioli. 

Constatiamo il bel giuoco degli avanti genoani che, sebbene non molto veloci, si dimostrano in ottima giornata. La linea di sostegno giuoca giudiziosamente. , ma mentre brilla il giuoco dei laterali, Burlando al centro è completamente annullato da Della Valle che è continuamente a contatto con lui. De Prà è raramente chiamato al lavoro e quando è necessario il suo intervento, il suo compito è molto facile, che i palloni che a lui arrivano sono tirati molto da distante e molto precipitosamente. Un solo tiro di qualche valore egli deve respingere e certo non lo fa in modo brillante. Respinge col pugno un pallone vorticante su se stesso e manda in corner a filo dell' asta trasversale, mentre aveva tutto il tempo di eseguire quella parata... che procurasse meno brividi nel pubblico. anche i terzini non giuocano la loro migliore partita: sono sempre sulla stessa linea, sono entrambi troppo sovente a diretto contatto cogli avversari e il loro giuoco non è certo facilitato. Principalmente Bellini sta troppo arretrato, troppo a ridosso di De Vecchi, a cui non marca mai gli uomini. In contrapposto la difesa bolognese è brillantissima. Gianni in porta, vinta la titubanza iniziale esegue ottime parate ben coadiuvato da Gasperi e Borgato che sfoggiano rimandi potenti, arresti di misura e sono noti per il loro giuoco di testa. La linea di sostegno lavora con giudizio; Baldi tiene il campo e il ruolo ottimamente; è veloce e preciso, non sciupa nessuno dei tanti palloni dei quali si impossessa. Gli avanti non fanno le loro solite trame di gioco veloce, raso terra, fitto di passaggi e di palleggi. Evidentemente cercano di arrivare a qualche cosa di concreto adottando la tattica che otto giorni prima diede la vittoria agli avversari. Infatti sono puntate velocissime, rudemente condotte, che portano il giuoco sotto la porta dei concittadini. Il primo punto della giornata, punto di marca felsinea, si è avuto da un pallone intercettato da Borgato, passato a Schiavio ed allungato a Muzzioli che con un tiro disperato per potenza, sorprende l'estremo difensore ligure. Prima della fine del primo tempo Gianni deve respingere il più difficile tiro della giornata, un bellissimo pallone proiettato violentemente da Catto dopo un azione individuale. L'inizio del secondo tempo ci dà l'impressione che i bolognesi cerchino più che un altro punto, il modo di vivere sul vantaggio. Tattica errata che non serve ad altro che ad imprimere all' andamento del giuoco una stretta marca genoana. Nei primi minuti di questa ripresa un bel pallone di Catto è respinto dal palo ed uno è parato da Gianni in corner. Gli avanti bolognesi fanno rare incursioni nel territorio genoano e tutte basate sulla velocità di qualche suo avanti. Il loro giuoco è più che mai individuale o basato su passaggi ampi con grandissimi spostamenti. Il pareggio avviene solamente al 28° minuto. Santamaria avuto il pallone da Moruzzi scarta appena un avversario e fulmineamente saetta in porta un tiro imparabile. La scena di giubilo che avviene sul campo è semplicemente indescrivibile, è impressionante. La stessa tattica che i bolognesi avevano adottato quando si trovavano in vantaggio è ora del Genoa al quale basta un risultato pari per vincere il campionato della Lega del nord. qualche uomo passa in difesa e si permette quindi, che la squadra bolognese allarghi il suo giuoco e tenda ancora alla vittoria. Lo stesso risultato disastroso ha avuto questa tattica! E' al 42° minuto che Della Valle, di testa, marca il punto della vittoria dei bolognesi. Il gioco prosegue ancora per 13 minuti: tutti gli uomini del Genoa, con De Vecchi in prima linea, sono protesi al pareggio ma cozzano con gli avversari asserragliati in difesa e che riescono a mantenere coi denti l'agognato vantaggio. La partita termina fra le dimostrazioni di gioia dei numerosi bolognesi convenuti sul campo. Mentre la massa del pubblico, accorata, sfolla lentamente, avviene qualche tafferuglio subito sedato dall' intervento della forza pubblica. Una dimostrazione ostile all' arbitro è troncata dall' opera dei dirigenti del Genoa coadiuvati dai Reali Carabinieri.

Il Secolo XIX – 02 Giugno 1925, Genova 
La tempestosa finale del campionato di calcio. GENOA E BOLOGNA ALLA PARI (2 - 2) DOPO 110 MINUTI DI GIUOCO. De Vecchi ritira la propria squadra senza giuocare i tempi supplementari – Un contestato goal del Bologna provoca incidenti e sospensione di giuoco – L’applicazione dell’ art. 18 a favore del Genoa? - La folla immensa e la deplorevole disorganizzazione sul campo.

(dal nostro inviato speciale). Milano, 7 notte – Dal punto di vista coreografico il match odierno fu quanto di più grandioso e di più emotivo sia stato offerto al pubblico da quando il foot-ball si giuoca in Italia. Fu press’ a poco una brutta copia delle finali di Coppa d’Inghilterra. A Milano, città neutrale, erano convenute legioni di supporters bolognesi e genoani. Più numerosi i primi, circa tremila in due treni appositi, mentre i genovesi non raggiungevano il migliaio, di cui cinquecento in treno speciale. A Milano oggi, da mezzogiorno alle quindici, anche il più estraneo alle competizioni calcistiche fu travolto dalle ondate di clamori che salivano dalle pattuglie di supporters. La galleria era tutta un rimescolio di rosso-bleu, i colori delle due squadre in lotta, e gli hurrà coprivano talvolta il grandioso frastuono della metropoli. Sul campo una massa enorme di folla, incurante del sole e della calura. Dove si avvertirono i primi sintomi della cattiva piega che doveva prendere l’incontro fu appunto il campo di giuoco dove la mancanza quasi assoluta di forza pubblica fece sì che la folla , a lungo stipata e soffocata, straripasse sul terreno del combattimento, incurante della rete metallica e del più elementare senso di disciplina. Ne sortì che all’ ora di incominciare il match il rettangolo verde fosse doppiamente incorniciato da una folla immensa, rumorosa, eccitata. Fu questo il gravissimo torto della Lega Nord, organizzatrice dell’ incontro. Laddove era maggiormente necessaria la presenza della forza pubblica, questa brillava per la sua assenza. Persino la tribuna d’onore venne presa d’assalto ed invitati furono per l’occasione coloro che s’ invitarono da sé stessi. Anche i giornalisti dovettero accomodarsi alla meno peggio. La Lega Nord pensava evidentemente al pingue incasso e se ne infischiava del pubblico pagante e di coloro che erano sul campo non per divertirsi ma per lavorare.

I DUE GOALS DEL GENOA NEL PRIMO TEMPO.

Con una siffatta cornice di folla fra l’urlo e lo strombazzare di ogni specie di strumenti, fra lo sventolio di stendardi, di coccarde, di festoni e di ombrelli rosso-bleu, il tutto ben condito da un sole senza riguardi, l’arbitro e le due squadre si presentavano in campo poco prima delle 16.30 accolte da applausi fragorosi. Il Genoa vestiva per diritto la maglia rosso-bleu, il Bologna era in tenuta verde. Vinceva il campo Della Valle e il gioco incominciava colle squadre così allineate da destra a sinistra:

GENOA: De Prà; Bellini, De Vecchi; Scapini, Burlando, Leale; Neri, Alberti, Catto, Moruzzi, Santamaria. 
BOLOGNA: Gianni; Borgato, Gasperi; Genovesi, Baldi, Giordani; Pozzi, Perin, Della Valle, Schiavio, Muzzioli.

Il Bologna giuocava dunque nella formazione di domenica scorsa mentre il Genoa sostituiva Barbieri con Scapini. Sull’ invio di Catto entrava tosto in azione Baldi ma De Vecchi rompeva subito l’abbozzo avversario e subito dopo Catto tentava invano la via del goal di Gianni con un tiro che passava alto al di sopra della sbarra trasversale. Vi fu poi un periodo di superiorità dei verdi, sino al 5’ minuto ed uno successivo dei rosso-bleu i cui attaccanti si dimostrarono subito assai decisi ed affiatati. La difesa bolognese resistette per poco. Al 12’ Alberti allungava la palla a Neri e questi la mandava al centro in basso. Catto la raccoglieva e batteva nettamente Gianni con un tiro forte e preciso da pochi metri, nell’ angolo basso di destra. Questo primo goal provocava una sospensione durata cinque minuti, per il contegno di qualche spettatore del recinto. Quando il giuoco riprendeva il Bologna tentava inutilmente di portarsi al pareggio. Era invece il Genoa che si dimostrava più pericoloso nelle sue offensive, meglio combinate e più veloci. Il Bologna riusciva dopo il 25’ a impegnare de Prà, da prima con un tiro debole di Schiavio poscia con Baldi, su calcio di punizione, ma il portiere genoano salvava brillantemente con un tuffo prodigioso, ripetuto poco dopo in un uscita dalla porta contro Della Valle e Schiavio. Al 36’ il Bologna si rifugiava in corner, senza esito. Al 40’ De Prà era nuovamente impegnato da Schiavio e al 42’ i rosso-bleu coglievano il secondo successo. Moruzzi portava l’azione in avanti e Catto la compiva quasi per intero dopo aver giocato due avversari. Un allungo ben fatto al centro dove Alberti si trovava in posizione favorevole per terminarla e il pallone andava a scuotere a mezz’altezza la rete bolognese. Gli ultimi minuti del primo tempo vedevano il Bologna all’ offensiva. La minaccia di un corner tirato da pozzi veniva sventata da De Prà con una parata a pugni mentre poco dopo Alberti sulla linea del goal salvava un tiro di Della Valle.

LA BURRASCOSA RIPRESA.

I petroniani attaccarono a fondo sin dai primi minuti della ripresa ed al 3’ ottenevano un infruttuoso calcio d’angolo susseguente ad una mischia furiosa. Al 4’ Santamaria fuggiva da solo, si liberava di Genovesi e mandava al centro la palla: Alberti la raccoglieva ma Gianni salvava in corner il tiro fortissimo con una parata superba. Cinque minuti dopo Bellini rompeva una situazione pericolosa e nel suo rinvio Catto fuggiva da solo, aveva ragione della difesa avversaria ma Gianni uscito dalla porta riusciva a togliergli la palla evitando un nuovo goal. La partita entrava in una fase appassionante. Il Bologna tornava all’ attacco ma Bellini e De Vecchi erano superbi, superbamente coadiuvati dai loro sostegni. Al 15’ su calcio di punizione, De Prà effettuava una nuova parata a tuffo, in conseguenza di una cannonata di Baldi. Un minuto dopo si arrivava all’ incidente più notevole della giornata, quello su cui dovrà pronunciarsi nel suo rapporto l’arbitro. Ecco come esso avvenne. Muzzioli fuggiva a Scapini e convergeva da solo su De Prà. A pochi passi dalla porta genoana l’estrema sinistra petroniana scoccava un tiro basso e forte che De Prà non fermava completamente. Subito dopo in minor tempo che la mente possa pensarvi la palla si trovava nella rete. Al grido di gioia dei bolognesi facevano per riscontro le proteste dei genoani e il gesto di diniego di Mauro che non concedeva il punto. Dalla tribuna non si poté vedere nettamente, e ben pochi tra le varie migliaia di presenti, sarebbero in grado di testimoniare con certezza se la palla fosse entrata in rete regolarmente oppure se vi era stata spinta dall’ esterno dagli spettatori che si accalcavano attorno al goal. Questa era la versione genoana, in antitesi a quella bolognese naturalmente favorevole alla regolarità del punto. L’arbitro non credette però di concedere il goal ed al suo diniego alcuni facinorosi invadevano il campo tentando di venire a vie di fatto. Ne seguì una vivace discussione e l’arbitro minacciò più volte d’abbandonare il campo. Dopo quindici minuti d’intervallo Mauro, prendeva finalmente una decisione favorevole ai bolognesi concedendo il punto. La ripresa del giuoco trovava il Genoa in campo avversario. Su centro di Neri, Santamaria raccoglieva di testa ed obbligava Gianni a salvarsi in corner. Sullo spiovente di Neri nasceva un azione serrata che Catto concludeva con un tiro forte e alto, deviato da Gianni contro la sbarra superiore. Per alcuni minuti la partita continuava con alterne vicende e con fasi pericolose per entrambi i goals fino al 50’ in cui il Bologna giungeva al pareggio in seguito ad una nuova fuga di Muzzioli e tiro conseguente di Della Valle che De Prà parava ma non in modo da impedire a Perin sopraggiunto in corsa di raccogliere e di segnare. Al 60’ minuto quest’ azione si ripeteva e si concludeva con un nuovo goal di Della Valle ma l’arbitro annullava il punto per fallo del capitano bolognese su De Prà che giaceva a terra contuso provocando una nuova sospensione di giuoco durata cinque minuti. Le ultime battute vedevano il Genoa lanciato per riprendere il vantaggio perduto ma senza successo. Il secondo tempo era durato complessivamente 67’ minuti. Il risultato pari imponeva quindi la mezz’ora di giuoco supplementare e le due squadre raggiungevano gli spogliatoi per il riposo necessario. Ma al momento di riprendere il giuoco solamente il Bologna si presentava in campo. De Vecchi si era già allontanato con i suoi. Mauro fischiava inutilmente e il Bologna lasciava poscia il campo convinto d’aver conquistato il campionato italiano, fra il giubilo e le dimostrazioni di gioia dei suoi tifosi.

COMMENTI.

Come il lettore avrà visto dalla cronaca dell’ incontro, la partita fu innanzi tutto guastata dalla disorganizzazione. Solamente il fatto che circa tremila spettatori avevano formato una barriera umana ai limiti del rettangolo di giuoco, non più tenuti dalla rete metallica ed invano riguardati da qualche decina di militi, è di per sé stesso una chiara ed evidente prova come il match sia stato giuocato con un contorno troppo palpitante e troppo direttamente a contatto con l’arbitro e con i giuocatori. Questa cornice vociante ed urlante si contenne in tutto il primo tempo quando il match non diede origine a nessuna controversia, per contro esplose subito nella ripresa alla prima occasione, fornita dal diniego dell’ arbitro per l’azione già descritta, con evidente nocumento sulle decisioni che Mauro doveva prendere in merito. Infatti egli negò che il goal fosse stato segnato e lo concesse solamente dopo un quarto d’ora di discussioni anche violente ritornando – non sappiamo se deliberatamente o no – sulla sua prima delibera. Questo goal influì indubbiamente sulle vicende successive della partita. Il Bologna trovò da esso tanta forza per giungere al pareggio mentre i rosso-bleu furono quasi smontati da questa decisione da essi ritenuta ingiusta. Il secondo “casus belli” della giornata venne dato dalla mancata presentazione del Genoa in campo per lo svolgimento della mezz’ora supplementare De Vecchi facendo questo sapeva forse che l’arbitro aveva concesso il primo goal al Bologna solamente per evitare maggiori incidenti, oppure ritirò la squadra in segno di protesta appunto per questa discussa concessione? La risoluzione di questo dilemma darebbe senz’altro la risoluzione della finalissima. Nel primo caso il Genoa dovrebbe avere in proprio favore l’applicazione dell’ art. 18 e la partita sarebbe vinta quindi dai rosso-bleu per due goals a zero; nel secondo caso il Bologna avrebbe la vittoria per mancata presentazione sul campo della squadra avversaria. Vi sarebbe quasi da propendere per questa seconda ipotesi se non si conoscesse la serietà e la competenza dell’ avv. Mauro, il presidente di tutti gli arbitri italiani. Mauro negò subito che il famoso goal fosse stato segnato. Lo negò decisamente e replicamente. Solamente dopo gli incidenti e la sospensione del gioco egli si decise in favore dei petroniani. Fece questo perché indottovi dalla cattiva piega delle cose o per sue riflessioni postume? Lo si vedrà dal risultato che egli stenderà sulle vicende del burrascoso incontro che per nostro conto crediamo d’avere sufficientemente illustrato. Due parole per i giuocatori. Il Genoa disputò oggi uno dei suoi migliori incontri. La difesa fu salda, forte e potente. De Prà giuocò con la valentia dei suoi giorni migliori ed i due terzini gli furono degni compagni. Eccellenti i sostegni. Era la linea mediana il punto interrogativo della squadra di De vecchi. Ogni riserva a suo riguardo svanì sul campo. Burlando eccelse e giocò un primo tempo superbo. Felicissimo il debutto di Scapini a sostegno destro. Mancano ancora alcune qualità alla nuova recluta dei campioni d’Italia per essere perfetto, ma le principali non difettano: fiato, resistenza, sicurezza sulla palla. Scapini sarà un half di valore fra non molto, quando avrà imparato bene non solo il gioco di difesa, ma anche quello più difficile di servire con precisione l’attacco. Oggi, dopo la partita, egli era il più fresco dei 22 uomini in campo. L’attacco rosso-bleu merita l’elogio più incondizionato. Catto fu un trascinatore superbo anche perché altruista e con Alberti fu il migliore del quintetto. Oggi i forwards genoani tentarono azioni così veloci e pericolose quali da tempo non ci era dato di vedere. Il Bologna giocò meglio i primi due matchs. Eccellente il loro portiere ma non sempre sicuri i due terzini. Baldi incominciò bene ma fece in complesso una partita assai al di sotto dei suoi mezzi. Si riprese sul finire del giuoco. Ottimo l’attacco con Schiavio, Muzzioli e Pozzi che furono i migliori esponenti. Troppo rudi Genovesi e Della Valle. Dal lato tecnico il match fu abbastanza soddisfacente. Non si può far colpa ai giuocatori se non si videro azioni migliori. La grande posta in giuoco e la eccessiva animosità delle due squadre andarono naturalmente a scapito del giuoco. In compenso non mancarono i soliti “quadretti” dovuti all’ inesauribile passione dei supporters convenuti a Milano. Il pubblico milanese fu sereno e servì in parte da cuscinetto fra spettatori genovesi e bolognesi, anche se applaudì maggiormente il Bologna che non il Genoa. L’ operato dell’ arbitro sarà giudicabile solamente quando sarà conosciuto il suo rapporto sulla partita. Per ora non v’è che da attendere il suo responso. Certo non è piacevole il caso di una finalissima giudicata a tavolino anziché sul terreno di giuoco. Ma vi sono anche regolamenti che devono essere rispettati e che sono fatti apposta per essere applicati laddove le serene competizioni dello sport vengono turbate da inconsulti atti di inconsulti partigiani.

Renzo Bidone.

Il Piccolo di Genova – 08 Giugno 1925, Genova. GENOA - BOLOGNA 2 - 2.

La brillante partita e la sua cornice. Folla stragrande. Milano, che dal 1920 non assiste ad una partita di finale, ha riversato sul campo di viale Lombardia il suo gran pubblico delle giornate internazionali. Bologna aveva inviato oltre 2.000 devoti di S.Petronio. Meno numerosa la rappresentativa genovese. Nulla era predisposto per ospitare tanto pubblico. E dire che la grande vendita si era iniziata fin da giovedì sera! il servizio d'ordine all' interno del campo era assente. Semplicemente. E così il pubblico, che già era fittissimo alle 15, ha potuto prendere posto dove ha creduto, in ogni ordine di posti. Quando le squadre entrano in campo trovano tutta la pista gremita di spettatori tutt' intorno, una fila di persone sedute o in piedi sulla irrisa rete metallica, la scalinata e le tribune (quella d'onore compresa) affollate in modo inverosimile. Nel parterre nessuna anima. Tutti avevano scalato qualche gradino o varcato la rete.

IL PREDOMINIO DEL GENOA.

Le due squadre sono accolte da un breve e nutrito applauso. Ricevono mazzi di fiori da ammiratori in grigio verde ed in ricordo a nome della Lega del Nord. Il Genoa porta la maglia consueta ed il Bologna, forse ricordando che il bianco non porta fortuna in questa finale, è fasciato di verde. Il sorteggio è vinto dai petroniani e le squadre si dispongono nell' ordine: 
GENOA: De Prà; Bellini, De Vecchi; Scapini, Burlando, Leale; Neri, Alberti, Catto, Moruzzi, Santamaria. BOLOGNA: Gianni; Borgato, Gasperi; Genovesi, Baldi, Giordani; Pozzi, Perini, Della Valle, Schiavio, Muzzioli. Arbitro: Mauro; guardialinee Trezzi e Ferro. 
Al fischio iniziale il Genoa attacca per il primo, con somma decisione, ma il Bologna risponde immediatamente, e scende nell' area avversaria, appoggiandosi a Baldi. De vecchi ha così modo di intervenire con grande efficacia, liberando forte. Su un suo rimando Alberti e Neri impegnano Gianni che fa più di tre passi con la palla. Il calcio di punizione è battuto all'8.o minuto senza esito. Poco dopo un irruzione di Catto mette alle strette la difesa dei verdi; il genoano passa a Moruzzi; questo pressato da Genovesi, allunga a Santamaria libero. Ma il tiro è alto. Il Genoa passa ormai in tromba Baldi, leggermente pigro, ma è fermato sul limitare del successo da Borgato, splendido di tempo e da Genovesi in gran giornata. Ma il giuoco dei rosso-bleu è troppo ben nutrito perché rimanga a lungo sterile. La linea mediana è vigile rifornitrice di palloni. Burlando e Leale si disimpegnano con pacatezza, mentre la recluta Scapini costituisce una vera rivelazione per la prontezza di scatto. Il goal nasce da un passaggio di Catto a Santamaria che traversa il pallone a Neri. Questi centra di nuovo, a fil di terra. Catto e Moruzzi balzano sul pallone e l'ultimo infila la rete al 12.o minuto. Segue una lunga interruzione di giuoco per sgomberare le linee di fallo. Poi il match riprende con azioni un po' slegate, dove il brillante non c'è che il giuoco dei terzini genoani. Un calcio di punizione di Baldi al 25.o minuto inizia una serie di calmi assalti bolognesi. Una magnifica rovesciata di Catto su centro di Neri è ben parata da Gianni, e una discesa del Genoa finisce fuori al 30.o minuto. Le maglie rosso-bleu hanno ora francamente la meglio ed il Bologna subisce un calcio di punizione ed un corner. Ma al 40.o minuto il Bologna scatta in uno dei suoi travolgenti attacchi, che termina con una rovesciata di Schiavio parata da De Prà. Poi Della Valle raccoglie di testa un calcio libero di Genovesi, e più tardi De Vecchi toglie un bel pallone dal piede di Della Valle. Al 43.o il Genoa riprende la sua piena marcia, Catto, ben lanciato, corre sul goal; bloccato, allunga sulla destra dove Alberti è pronto a infilare la rete di Gianni. Poche battute ancora, un corner contro il Genoa ed il tempo termina su questo risultato: Genoa 2, Bologna 0.

IL BOLOGNA RISALE L'HANDICAP

I verdi si ripresentano con ben altro animo alla ripresa. Attaccano subito con veemenza. Il Genoa sui rannicchia sotto la raffica. Subisce un calcio di punizione, respinge fortunosamente un pallone già arrivato sulla linea fatale, è costretto in corner. Al 4.o minuto Santamaria crea il diversivo e la sua fuga provoca un corner contro il Bologna. Ma Baldi che ha ritrovato l'autorevolezza del suo gioco riporta il giuoco sotto la porta di De Prà.Un tiro di Perin, oggi fantastico di attività e di slancio, finisce fuori. Otto bolognesi sono lanciati in avanti. Il Genoa è in corner al 9.o minuto, e il Bologna insiste nell' offensiva. Ma si ripete una delle azioni caratteristiche di queste finali. Un lungo rimando di Bellini è raccolto da Catto, che scarta Borgato e fila sul goal. Gianni gli si precipita contro a catapulta e gli strappa il pallone, che Neri raccoglie e fa spiovere sul goal vuoto. E' Gasperi che devia di testa il pallone con un salto acrobatico. Siamo al 10.o minuto e Bologna torna all' attacco. De Prà para diversi tiri e fra l'altro un violentissimo calcio di punizione di Baldi. Al 16.o minuto Muzzioli, sempre decisissimo, stringe sul goal e spara da pochi passi. Vediamo un gesto di disperazione di Della Valle, mentre De Prà rimane inebetito e altri giocatori bolognesi abbracciano Muzzioli. E' goal o no.? Il pallone è nella rete, ma il pubblico vicino ala porta tumulta e alcuni mostrano la rete smossa e strappata. Mauro accenna a far battere il corner, ma è stretto da tutte le parti. Giuocatori e spettatori gli si affiancano intorno. Dopo due tentativi di lasciare il campo, l'arbitro si decide a far mettere la palla in campo. Il gioco riprende dopo quattordici minuti di interruzione. Il Genoa attacca rabbiosamente. Un colpo di testa di Santamaria è parato da Gianni. Questi e Borgato sono gli eroi del momento e sono chiamati ad un duro lavoro. Una lieve folata dei veltri permette a Della Valle di calciare, ma il tiro è impreciso. Cinque minuti di gioco duro. Santamaria che si lagna di essere stato graffiato, si vendica caricando malamente Borgato. Altra interruzione di tre minuti. Ma l'arbitro rimette presto i giuocatori sul retto binario. Buone azioni da ambo le parti, con vantaggio del Bologna che attacca in prevalenza e a lungo. Il Genoa si difende con la consueta precisione. I suoi mediani danno segno di stanchezza pur battendosi bene. Rimane salda la barriera Bellini - De Vecchi. La quale però è battuta da una fuga di Muzzioli che centra raso terra. Pozzi raccoglie a pochi passi e segna il pareggio al 37.o minuto. Invasione festosa del campo e conseguente sosta di quattro minuti. il Genoa contrattacca con foga e Catto ha due magnifiche occasioni, che sono mancate per una uscita di Gianni e per tiro impreciso. Al 41.o minuto, su tiro di Muzzioli, De Prà è rovesciato in rete dalla carica veemente quanto extra regolamentare di Della Valle. E ancora un interruzione. Le squadre si battono oramai senza speranza di segnare. Finalmente l'arbitro, ricuperato il tempo perduto, fischia il termine della ripresa che è durata esattamente 66 minuti. Il pubblico passeggia in lungo ed in largo sul prato durante l'intervallo e ci vuole molto tempo a sgomberare il rettangolo di gioco per iniziare il primo tempo supplementare. Quando vi si riesce e Bologna e arbitro sono a posto, il Genoa fa comunicare che abbandona la partita. Il pubblico sfolla commentando la stranezza dell' epilogo. Qualche grido dei supporters bolognesi non ha risonanza. Vi è del malessere visibile in tutti. Nella "villetta" si parla sottovoce come nelle camere dei malati. La presidenza della Lega è riunita là. Ed anche le facce lunghe.

QUELLO CHE DICE L'ARBITRO MAURO.

Di fronte ai numerosi punti interrogativi che il brusco epilogo della partita e lo svolgimento della stessa lasciavano insoluti abbiamo creduto doveroso chiedere la opinione dell' arbitro. L'avvocato Mauro non ha tergiversato nelle sue dichiarazioni. Era ancora sotto la disgustosa impressione lasciatagli da una organizzazione pessima, tale che avrebbe certamente attirato fulmini e multe a qualsiasi società, anche di divisione minore, che ne fosse stata responsabile di fronte agli enti Federali. L'arbitro ha tenuto farci presente che prima di iniziare la sua opera, aveva declinato declinato ogni sua responsabilità sulla regolarità della partita se non si provvedeva a sgomberare il rettangolo posto fra le reti metalliche, dalle migliaia di persone che vi erano installate. Si è deciso a dare inizio alla partita solo dietro le pressioni degli organizzatori (?) ed in considerazione del danno certo che sarebbe derivato alla Federazione dal rinvio della partita e più ancora per timore che il fatto provocasse tumultuose e gravi manifestazioni da parte del pubblico, in gran parte costituito da persone venute da lontano. Iniziata la partita l'arbitro dovette rassegnarsi che la sua pregiudiziale sull' irregolarità dell' ambiente dove si svolgeva l'incontro decisivo di campionato aveva ben ragione di sussistere. Egli non è mai stato in grado di vedere le bandierine d'angolo nascoste dalla folla che premeva sulle linee di fallo. I suoi segnalinee non potevano di conseguenza spostarsi con la voluta celerità e più che al giuoco dovevano badare a non incespicare nei piedi degli spettatori. Intorno alla porta la folla si pigiava così che alcuni spettatori erano addirittura appoggiati ai pali, altri aggrappati alle reti. In merito al discusso goal di Muzzioli nel secondo tempo, l'avv. Mauro ci ha dichiarato di non averlo visto entrare. Il pallone ha avuto dei rimbalzi inspiegabili. Comunque lui, l'arbitro, non lo ha visto entrare in porta e non avrebbe concesso il goal neppure dietro il parere favorevole dei guardialinee. Tenuta presente la sua pregiudiziale sulla irregolarità dell' incontro, ha concesso il goal reclamato da parte del pubblico che aveva invaso il campo, e non ha sospeso la partita per deferenza verso persona facente parte della presidenza federale che l'ha pregato di portare a termine il match. L'avv. Mauro ha terminato con una vivace protesta contro l'inconcepibile disorganizzazione nel quale è stato obbligato a disimpegnare il suo mandato ed ha ripetuto la sua opinione che il match non può ritenersi regolare.

Mario Zappa.

IL MATCH VISTO DA... GENOVA.

Genova, 7 - Gli sportivi genovesi hanno oggi vissuto ore di indicibile ansia nell' attesa del risultato della finalissima del campionato perché le notizie del grande avvenimento che tanto la nostra città aspettava sono state, scarse, lente e non sufficientemente chiare. In piazza Carlo Felice, dove di solito vengono esposti i risultati sportivi si è andata man mano addensando una folla imponentissima, impaziente nell' attesa. Verso le 18 la circolazione era diventata addirittura impossibile e soltanto il forte spiegamento di vigili urbani, riusciva, lavorando ininterrottamente a mantenere dei varchi per i veicoli. L'assoluta mancanza di informazioni aveva frattanto dato stura ai commenti più disparati. Alle 19 nessuna notizia era ancora pervenuta da Milano, sicché era ormai convinzione generale che fossero stati giuocati anche i tempi supplementari. A questo punto sopraggiunse inattesa la notizia sensazionale benché fuori tempo massimo che il primo tempo si era chiuso sul risultato di Genoa 2 - Bologna 0. Grandi applausi, entusiasmo, esodo di tutti gli ottimisti che giudicano decisivo un simile primo tempo. Ma a distanza di pochi minuti viene esposto un secondo cartello annunciante laconicamente il match pari 2 a 2. Successivamente altri comunicati accennano all' incidente e al rifiuto dei campioni d'Italia di giuocare i tempi supplementari. E' facile immaginare l'impressione.. la ridda di supposizioni e anche la costernazione, che generano queste notizie. Fino a tarda sera, sempre nella inutile attesa di qualche nuovo particolare chiesto ansiosamente anche alla direzione del Club il pubblico ha sostato commentando dinnanzi al risultati esposti. L'attesa non è stata vana perché, poco dopo mezzanotte, all'arrivo dei primi testimoni oculari della combattuta partita, la folla non si perde in troppo lunghe incertezze o discussioni ritenute inutili e acclama i suoi campioni.

Gazzetta dello Sport – 08 Giugno 1925, Milano .

Le finali del campionato di Lega Nord. BOLOGNA E GENOA, DOPO UNA PARTITA SUPERBA, SI EQUIVALGONO IN CAMPO ma il Genoa non si ripresenta nei tempi supplementari. Il match compromesso da un’ impari organizzazione. BOLOGNA 2 - GENOA 2.

Abbiamo un campione? Domanda ansiosa della folla enorme dopo la indimenticabile battaglia. Io non so cosa dire: ho davanti agli occhi la partita bella ed emozionante e ho nella gola il disgusto per gli episodi che ne impedirono lo svolgimento regolare. Infatti dopo un ora e mezza di gioco e quando Genoa e Bologna si trovavano ancora alla pari, il Genoa non si ripresentava in campo per disputare i due tempi supplementari. Abbiamo il campione? Sportivamente no: le due squadre hanno chiuso la partita in campo con due goals a testa. Ufficialmente si: il Bologna per forfait del Genoa. Ufficialmente, poi, se la vedranno gli Enti federali in probabile ipotesi di reclami. Ebbene: dopo avere assistito ad uno dei marche più incandescenti della mia vita sportiva, dopo essere stato preso dal gorgo dell’ alta combattività dimostrata dalle due possenti rivali, io debbo dimenticare la partita, debbo spingere indietro lo sport, debbo fare largo alla critica amara, irosa, spietata. Il match è stato nettamente rovinato dall’ organizzazione. La folla si era riversata sul campo del Milan a valanghe, come accade per i match internazionali. La Lega Nord non prevedeva certo tanta marea e la sua impari organizzazione fu di colpo travolta. Non parliamo dei giornalisti, autentici e spuri, che non trovarono neppure l’ombra di un posto riservato; la concessione di entrare in campo e di arrangiarsi a tutti coloro che fossero muniti di tessera stampa creò una edificante babilonia con attacco finale alla tribuna d’onore. I nostri colleghi venuti da fuori rimasero incantati per così benigna accoglienza. In quanto agli spettatori, stufi di tirare il collo, scavalcarono gli steccati in un paio di migliaia e si collocarono in doppia siepe tutto attorno alle linee bianche del campo. Ritenevo che l’arbitro avv. Mauro non avrebbe dato inizio alla partita. Ricordavo quel che era accaduto ad Anversa per la finale Olimpionica Belgio-Cecoslovacchia e l’inopportunità di dar corso alla gara mi pareva lampante. Mauro cominciò quando ai lati e alle spalle delle reti si pigiavano decine di spettatori compromettendo la nettezza della visuale. In queste condizioni di ambiente, si verificò l’episodio che doveva dar luogo ad una lunga sospensione del match e, probabilmente, al ritiro del Genoa dopo i due tempi regolamentari del gioco. Il Genoa imponendo la propria superiorità, chiudeva il primo tempo con due goals di vantaggio. Nella ripresa il Bologna, lungi dallo sbandarsi e dal difendersi contrattaccava con estrema vivacità e, dopo un quarto d’ora, segnava il primo goal per merito di Muzzioli. I giocatori si abbracciavano deliranti di gioia e, dopo qualche secondo De Prà raccoglieva il pallone nella sua casa. Ma l’arbitro che in quel mentre si dirigeva verso la rete agitava il braccio in segno di diniego e puntava il dito verso l’angolo del corner. Goal? Corner? La palla è forse uscita dalla linea di fondo? Nell’ angolo di tribuna dove io mi trovavo i pareri erano divisi. Per mio conto avevo visto il tiro di Muzzioli, deciso e potente, avevo visto De Prà chinarsi a raccogliere la palla nella rete, non avevo visto la fulminea traiettoria della palla. Il centinaio di spettatori incollati attorno alla rete di De Prà impediva esattamente di cogliere la successione delle fasi di questo episodio. Comunque è mia impressione che Mauro non abbia scolpito col suo gesto la realtà della situazione. Lunghe querimonie. La folla, nella sua immensa maggioranza, dà prova di disciplina ed aspetta gli eventi. Mauro dà qualche segno di voler piantare baracca e burattini. Passano dieci buoni minuti e, com’è naturale, i pareri, le discussioni, le previsioni si incrociano. Alla fine interrogati i guardalinee, Mauro rimette il pallone al centro e ripiglia il match. I genoani non si abbandonano a proteste. Si ripiglia, il Bologna passa all’ attacco e segna il secondo goal in mezzo alle generali acclamazioni. Le squadre finiscono due a due. Torna in campo il Bologna per i tempi supplementari. Torna l’arbitro. Il Genoa non si fa vivo. I bolognesi esultano. Vittoria. Questa è l’obiettiva esposizione dei fatti. Io non mi permetto di sondare le intenzioni dell’ arbitro e di trarre conclusioni categoriche dai fatti constatati. Ma ecco, al di fuori del cerchio ingannevole delle impressioni, con freddezza e pacatezza, alcuni rilievi: i giuocatori delle due squadre, nonostante l’anormalità dell’ ambiente, hanno dato prova di maturità sportiva e, tranne qualche fugace intemperanza, si sono comportati cavallerescamente. La folla che aveva scavalcato le barriere addossandosi alle linee di fallo, ha tenuto un contegno nel complesso lodevole. Se qualcosa è mancato, mancato in maniera lacrimevole, questa è l’organizzazione che ha battuto in breccia lo sport. Se un errore, forse il più grave, è stato commesso, questo è stato l’ordine o la decisione o la condiscendenza di iniziare la partita col pubblico sul campo e con le reti assediate. In linea sportiva il Genoa ha dichiarato un incomprensibile forfait. Se era sua intenzione impugnare la validità del primo goal, nessun danno poteva derivare al suo eventuale reclamo dalla ripresa della partita fino alla chiusura dei tempi supplementari. Il ritiro della squadra – a parte la legittimità e la sportività del gesto – è comprensibile nel momento in cui si verifica la decisione arbitrale ritenuta ingiusta. E’ intempestivo e pregiudizievole a episodio sorpassato; e quanto più discutibile quando la squadra avversaria è riuscita a pareggiare, a rimettere in gioco le sorti della giornata.
Dopo l'ingloriosa fatica di parecchie cartelle dedicate alla storia penosa di una grande manifestazione sportiva, eccoci al match. Partita, nonostante tutto meravigliosa. Le due squadre, afferrate dai tentacoli di questa drammatica finale, hanno rovesciato nel combattimento tutto il tesoro delle loro energie. Il match, che avrebbe potuto risentire gravemente delle caotiche condizioni ambientali ha tenuto una linea di suggestiva bellezza sportiva. ancora una volta ha messo in luce la stretta equivalenza delle due antagoniste. Le armi tattiche che le due squadre hanno adoperato sono profondamente diverse. Bologna e Genoa hanno tenuto fede ai canoni, all' indole, allo spirito del loro gioco particolarissimo e l'equivalenza si è avuta sul terreno pratico del rendimento. Le due scuole dopo lo strenuo dibattito che dura da tre partite, non sono riuscite a scavalcarsi. I ventidue atleti inchiodati al loro sistema hanno da questo soltanto chiesto la vittoria. Da una parte il,giuoco deciso., battagliero, impetuoso, realizzatore dei genoani, dall' altra il gioco unito, incalzante, armonioso, leggermente accademico deii bolognesi. Una sfida di sistemi più che una comune partita di foot-ball. Il match non è stata che la continua altalena di attacchi tra due squadre parlanti il medesimo linguaggio tecnico, ma la stessa brusca divisione dei tempi ha consentito prima al Genoa, poi al Bologna di dominare in campo in virtù delle loro attitudini e della loro concezione del gioco. Il Genoa ha marcato nel primo tempo una netta superiorità. Superiorità di doti morali per aver iniziato la battaglia senz'ombra di emozione; superiorità di scatto nell' area avversaria; superiorità di potenza per l'autorevole gioco della linea mediana. Il Bologna ha ritrovato la sua coesione in qualche inconcludente episodio e il Genoa ha segnato due goals, netti, irresistibili, travolgenti. La sua prima linea, perfettamente centrata sullo sgusciante e poderosissimo Catto, volava nell' area bolognese, doppiava in velocità gli ostacoli e piombava su Gianni come un avvoltoio. Il Genoa delle grandi giornate. Nella ripresa le cose si capovolsero. la storia delle due precedenti partite si ripeté in misura impressionante. Il Bologna, del quale come un ritornello uggioso si discutevano le facoltà di ricupero, partiva al contrattacco con somma eleganza di mosse e con impreveduto ardimento. Il match si intonava alla volontà dei bolognesi. radi i sussulti del Genoa. Il Genoa ripiegava sotto le metodiche raffiche dell' attacco avversario. Al gioco alto e spazioso del primo tempo, succedeva il gioco serrato, talvolta addirittura chiuso, radente terra, "felino" dei veltri. Il motore aveva tutti i suoi scoppi. I due goal del Bologna sbocciavano da azioni complesse alle quali avevano partecipato, in mirabile fusione di intenti, cinque o sei giocatori. La squadra trovava la sua carburazione giusta e volava con sempre più balda fiducia nei propri mezzi e nella propria stella. Sotto questa controffensiva probabilmente inattesa il Genoa ripiegava e preso in velocità, dava segni di sbandamento e di stanchezza. Le riprese supplementari avrebbero offerta la conclusione dell' elettrizzante battaglia? Avrebbe il Bologna perseverato nel suo slancio tutto freschezza e armonia collettiva? Avrebbe il Genoa, il leone ferito e indomabile, ritrovato lo scatto selvaggio per strappare di forza la volubile vittoria? Questo triplice punto interrogativo senza risposta. Si torna alla triplice valutazione del match, nei suoi aspetti sportivi, ufficiosi e ufficiali. Non è mia colpa, se il grottesco, questa volta, è l'immagine fedele della realtà.

Bruno Roghi. Gazzetta dello Sport – 08 Giugno 1925, Milano.

CALCIO. IL TERZO INCONTRO DI FINALE. Una bella gara rovinata dall' organizzazione.

La partita che avrebbe dovuto essere il coronamento di tanti lunghi e generosi sforzi e che avrebbe dovuto segnare la fine di questo emozionante ma interminabile campionato, doveva cominciare alle 16.30. Quando riusciamo a prendere posto nella tribuna centrale, dopo essere stati sballottati, spinti e sospinti da una marea di gente urlante, sono appena le 15.45. E' sufficiente una rapida occhiata al campo e al pubblico per convincerci che tutti i "records" per gli incassi di partite di campionato saranno largamente battuti, per persuaderci che difficilmente l'incontro avrà luogo o che sarà disputato con regolarità e con tutte le garanzie perché la battaglia imminente premia i migliori ed i più meritevoli. Una larva di organizzazione, una incosciente preparazione ha permesso che tante, troppe persone, la maggior parte Carneadi qualunque, passeggiassero tranquille e imperterrite nel recinto di giuoco, disturbando ed impedendo addirittura la visuale al pubblico pigiato nel parterre e nel prato. E questo pubblico che, paziente, era in attesa, da ore sotto il sole cocente, ha trovato logico, giusto, scavalcare la rete, i cancelli di protezione del terreno di gioco ed aggiungersi ai precedenti. Quando è cominciata la partita, quante migliaia di persone saranno state sulla "pelouse" con una prima linea di esse a contatto colle righe di delimitazione del terreno riservato agli sforzi degli atleti di Genova e di Bologna. Se la risposta non può essere precisa, con perfetta sicurezza possiamo dire che niente si è fatto per prevenire od impedire, in seguito, questo stato di fatto. Che la partita non fosse regolare non abbiamo certo aspettato per convincersene che avvenisse la contestazione di qualche punto o qualche altro incidente. Parte del pubblico appoggiato ai pali delle porte, altro che impedenza alla palla di uscire dalle righe laterali, tutti con la loro presenza e il loro vociare disturbavano, quando non impedivano all' arbitro ed al guardalinee di compiere il loro dovere. Ad onor del vero dobbiamo dire che l'avv. Mauro si è ben reso conto di tutto e ha cercato in un primo infruttuoso tentativo di far sgombrare il campo prima dell' inizio della partita e che, vista vana questa sua giusta pretesa, ha cominciato la gara declinando a priori la regolarità di essa ed ogni responsabilità. Se non esistesse questo precedente si potrebbe dire con sicurezza che il Genoa ha ancora meritatamente vinto sul campo il campionato, anche se la sua squadra non ha ritenuto opportuno presentarsi a disputare le due riprese supplementari. Siamo convinti che l'andamento della partita era a tutto favore dei rosso e bleu e che l'incidente avvenuto nella seconda ripresa è stato provocato dal contegno dei giuocatori e del pubblico bolognese, ed ancora, che la concessione di un contestatissimo punto sia stata fatta dall' arbitro ai bolognesi, precisamente per le proteste del pubblico e dei felsinei, ed anche in considerazione che il primo a ritenere la partita irregolare e quindi da doversi ripetere fosse precisamente l' avvocato Mauro stesso. Questo incidente ha fatto sospendere il gioco per una quindicina di minuti. Che cosa dovremmo dire poi di quanto è avvenuto quando il Bologna è riuscito a marcare il secondo punto, il goal del pareggio. Una grande massa di pubblico, di quello che aveva fatto l'acrobata per assicurarsi un posto in prima fila è saltato in campo ad abbracciare i giuocatori emiliani e non si è riuscito ad allontanarlo che dopo sei o sette minuti. "Roba da Messicani", e chiedo scusa al Messico. Non riteniamo dilungarci sull' andamento della partita che è stata condotta, in modo principale dai bolognesi con una rudezza che sovente ha rasentata la violenza. Il Genoa è riuscito nel primo tempo a marcare due bellissimi punti e ad imprimere al giuoco le caratteristiche proprie. Nella ripresa i bolognesi si sono alquanto rinfrancati ed hanno saputo condurre velocissimi attacchi alla rete di De Prà, e alla loro volta, marcare due punti: dei quali il primo ha sollecitato l'ira di Dio, perché l'arbitro lo ha solamente concesso dopo una discussione durata quindici minuti. Il Genoa ci ha fatto un ottima impressione e siamo convintissimi che sarebbe stata la buona giornata. In modo speciale Burlando, De Vecchi, De Prà, Bellini hanno giuocato in modo brillante. 

Il Secolo XIX – 09 Giugno 1925, Genova.

Note:

Il "Paese Sportivo" di Torino descrive il momento seguente all' invasione: «ad un certo punto l'arbitro si è incamminato verso l'uscita del campo. Poiché l'incidente era scoppiato sotto la porta situata dalla parte opposta dell'uscita, Mauro doveva attraversare tutto il campo per giungere allo spogliatoio. Giunto l'arbitro col seguito dei giocatori urlanti e gesticolanti a metà campo, uno della folla faceva l'atto di avventarglisi addosso per colpirlo. Lo sconsigliato supporter veniva fermato in tempo ma Mauro deve aver giudicato opportuno di non continuare così il cammino». L' arbitro Gama che aveva diretto le due gare precedenti presente alla partita su richiesta del giornalista commentò «Ho l'impressione che il match sia terminato dopo il primo goal del Bologna». Infatti a termine di regolamento in base all' articolo 18 doveva aggiudicarsi la gara la squadra che aveva subito l' invasione dei tifosi avversari. Sul giornale di Torino si prosegue «È evidente che l'arbitro concedendo il goal, sia pure dopo consultazione dei segnalinee, e dando al contempo assicurazione a De Vecchi che il goal non sarebbe stato valido, è venuto implicitamente a dichiarare di averlo concesso dietro pressioni della folla». A quel gol ne era seguito un altro, sempre in una situazione di caos incredibile, cosicché il Bologna poté sostenere di aver pareggiato. L'arbitro Mauro aveva anche espresso una pregiudiziale prima dell'incontro, lamentando la presenza di migliaia di persone intorno al campo, privo di protezioni. Ecco ancora i commenti della stessa testata. «La partita non potrebbe essere annullata per la pregiudiziale di Mauro non essendo una pregiudiziale di questo genere contemplata in nessun regolamento, mentre la forzata concessione del goal richiederebbe senz'altro l'applicazione dell'articolo 18. E siccome per questa forzata concessione del goal il regolamento non prevede altra soluzione che l'applicazione dell'art. 18, naturalmente il Genoa avrebbe pieno diritto di reclamare se la Lega Nord si accontentasse semplicemente di annullare la partita». Dopo la disgraziata finalissima di Milano.

PROFONDA IMPRESSIONE A GENOVA - Il Reclamo del Genoa F.C. Genova, 8.

Le notizie sull’ andamento e sull’ esito della finalissima di campionato hanno prodotto una ben dolorosa impressione nell’ ambiente genovese; e la superba squadra ha avuto in questa contingenza prove di interessamento, dimostrazioni di simpatia così sincere e così unanimi della città e dal di fuori come forse neppure avrebbero sospettato i più caldi sostenitori. Perdere una partita, una grande partita dopo una lotta bella e impetuosa o magari per un colpo di sfortuna sarebbe stato uno smacco al quale ogni forte avrebbe trovato in fine la forza di rassegnarsi; ma giungere al termine di una immane estenuante fatica, di una serie di sacrifici affrontati per mesi e mesi e vedersi troncare brutalmente tutte le legittime speranze per irregolarità dovute a manchevolezze di organizzazione e di intemperanze del pubblico, è stato un colpo al quale nessuno sa rassegnarsi. Dopo le ansie, le trepidazioni, i vivaci commenti della serata di domenica, i giornali di stamani sono andati a ruba fra la folla smaniosa di conoscere dal giiudizio dei critici il vero andamento del match e sopra tutto i veri motivi che hanno suggerito la condotta del Genoa. Per quanto il fatto di sapere che la decisione di non rientrare in campo per i tempi supplementari era stata presa dai dirigenti in pieno accordo col capitano de Vecchi – del quale ognuno conosce ed ammira l’equilibrio e la serenità sportive – costituisca già la tranquillante ponderatezza del gesto, ad ogni modo a chiarire meglio la situazione di fronte a qualche parere più o meno interessato, abbiamo voluto assumere direttamente presso la Società genovese informazioni che ci permettono di esporre il punto di vista genoano in tema del disgraziato match e del ritiro della squadra. Il Genoa impugna categoricamente il primo goal bolognese cui avrebbe partecipato qualche anonimo del pubblico assiepato dietro la rete e che avrebbe in essa introdotto la palla dopo che De Prà l’aveva deviata in corner. Il Genoa si riferisce e richiama in proposito la decisione dell’ arbitro che non concesse il goal se non dopo lunghe tergiversazioni e pressioni della folla. Interrogato a partita ultimata l’arbitro dai dirigenti del Genoa, questi, sempre a detta del Genoa avrebbe riconfermato la sua decisione che cioè il punto non era valido: motivo per cui i dirigenti stessi, compreso il capitano della squadra, esposero chiaramente il loro punto di vista, e cioè che essendo assodato la nullità di un punto essi si ritenevano vincitori, motivo per il quale si rendeva per essi inutile la disputa delle riprese supplementari. Aggiungevano inoltre che essi non intendevano rientrare in campo neppure sotto riserva per non dar luogo ad equivoche interpretazioni. Il Genoa inoltre protesta vivacemente contro il contegno del pubblico e contro il gioco dei bolognesi. Tutto ciò costituisce la base del reclamo diffuso ed inoltrato dal club ligure presso gli enti federali. 

Gazzetta dello Sport – 09 Giugno 1925, Milano Calcio.

La finale del campionato annullata.

Sabato sera si è riunito a Milano il Consiglio della Lega del Nord della F.I.G.C. In tale riunione che è durata sino alle prime ore del mattino di Domenica, si è deliberato di annullare la partita disputata a Milano tra le squadre del Genoa e del Bologna per la finale del campionato italiano. In base alle dichiarazioni ufficialmente rese dall' arbitro Sig. avv Mauro. Si decise inoltre di far disputare la partita in parola, il giorno 5 del prossimo Luglio a Livorno. Fra le decisioni che possono avere qualche ripercussione nell' ambiente calcistico nazionale è da notarsi quello delle dimissioni del Consiglio della Lega Nord stessa, motivata con le acerbe critiche mosse per l'organizzazione del match Genoa - Bologna. L'assemblea della Società sarà convocata sollecitamente.

Il Secolo XIX - 23 Giugno 1925, Genova.

IL MATCH GENOA - BOLOGNA A TORINO.

Torino, 28. Si è radunato nella nostra città il Conciglio della Federazione del Calcio. L'argomento principale è stato naturalmente quello riflettente i reclami del Genoa e del Bologna avversi le deliberazioni prese recentemente a Milano dalla Lega Nord. In linea di massima la Federazione ha approvato quanto era già stato stabilito circa l'annullamento e la riprtizione della partita, ma venne deciso che anziché a Livorno, essa debba svolgersi domenica prossima 5 luglio a Torino, sul campo della Juventus. Venne inoltre inflitta una multa di lire 1.000 al Genoa club per il fatto che la squadra non si presentò in campo per le riprese supplementari.

Il Piccolo di Genova - 29 Giugno 1925, Genova

Una Finalissima… senza fine. IL 4° INCONTRO FRA GENOA E BOLOGNA NON DESIGNA ANCORA LA SQUADRA CAMPIONE. Genoa Club – Bologna F.C. 1 - 1

(dal nostro inviato speciale). Torino, 5 Luglio. Nemmeno questa volta la Lega Nord ha la sua squadra campione. Tutto da rifare, perché nessuna delle due avversarie è riuscita ad avere la meglio dopo due ore di giuoco. Evidentemente quest’ anno il titolo di rende prezioso e vuole realmente provare a fondo le qualità intrinseche delle due aspiranti prima di concedersi ad una delle due. La vittoria sarà allora tanto più meritata, ma per ora la faccenda incomincia a stancare. Bologna, Genova, Milano, Torino: i quattro punti cardinali del foot-ball italiano hanno vissuto ciascuno una giornata di questa tragicommedia sportiva la quale non è per altro finita. Vedremo dove domenica prossima la Federazione manderà i due teams a disputare il quinto incontro e se questo sarà, poi, il definitivo. Sulla strada in cui la finale s’è incamminata, c’è da prevedere ancora una lunga serie di marche pari. Giuocatori consolatevi: il solleone non è pur ancor venuto e di questo passo si potrà giungere comodamente ad avere incontri di finale per tutta l’estate. La troupe Genoa-Bologna, con relativo seguito di giornalisti e di supporters, minaccia di girovagare per tutti i campi di giuoco del bel suolo italico.

LE VICENDE DELLA PARTITA.

Oggi, a Torino, il match è stato inquadrato da un organizzazione impeccabile. La vecchia capitale del Piemonte, messa sul chi vive dalle burrascose vicende dell’ incontro di Milano, ha fatto le cose con serietà cosicché non il minimo incidente si è dovuto verificare. La solita immensa fiumana di folla sul campo, circa quindicimila persone, ben contenuta sul terreno della Juventus, agghindate a festa. Ad impedire possibili invasioni, il rettangolo verde è cintato da una lunga teoria di carabinieri, in tenuta da campagna, un moschetto ogni due metri. Il match si giuocherà anche con l’onore delle armi. Anche questa volta le due città in lotta, che vivono di lontano le loro ore di passione, hanno mandato le loro rappresentanze. Oltre un migliaio di genovesi e circa cinquecento petroniani che per due ore di giuoco se ne sono sorbite quindici di ferrovia. I treni speciali sono oramai complementi necessari dei grandi incontri di calcio. Poco dopo le 16.30, dopo che il presidente della Federazione avv. Bozino ha tenuto sul campo un breve sermoncino alle due squadre, l’arbitro Gama fischia l’inizio. 
GENOA: De Prà; Bellini, De Vecchi; Barbieri, Burlando, Leale; Neri, Alberti, Catto, Moruzzi, Santamaria. BOLOGNA: Gianni; Borgato, Gasperi; Genovesi, Baldi, Giordani; Pozzi, Perin, Della Valle, Schiavio, Muzzioli. 
Il Genoa ha il sole in viso ma saetta subito all’ attacco e su passaggio di Leale, Alberti assaggia la difesa avversaria con un tiro alto. L’offensiva dei rosso-bleu (il Bologna gioca con la maglia verde) è un fuoco di paglia. I verdi prendono subito il comando del match concludendo con stile piacente alcune azioni non pericolose. Dal 1.o minuto al 10.o il predominio è loro, anche perché Bellini stenta a ritrovarsi. Al 10’ per fallo di Giordani, Burlando calcia un tiro di punizione, ma Borgato salva e sul suo rinvio i petroniani partono nuovamente all’ offesa. Perin conduce l’azione e supera i sostegni genoani, Della Valle la prosegue, s’ incunea fra i terzini ed invece di tirare allunga a Schiavio che è libero sulla sinistra. Il giovanissimo bolognese da tre metri non ha difficoltà ad infilare la rete di De Prà con un tiro basso nell’ angolo sinistro. Il goal non scuote il Genoa e il Bologna continua a dominare. I tentativi di offesa dei rosso-bleu non si concludono perché l’attacco non ha affiatamento. Buon per i genoani che Bellini si è già ripreso e con De Vecchi comincia a volare il campo. Appunto su uno di questi rinvii, al 25’, Catto raccoglie la palla e da metà campo, con una di quelle sue caratteristiche galoppate che non conoscono ostacoli, sorpassa di forza tre avversari e giunto ad una decina di metri batte in pieno Gianni , con un tiro basso e preciso, malgrado il disperato tentativo del portiere bolognese. Il goal genoano porta il pareggio numerico e nello stesso tempo l’equilibrio in campo. Il Genoa si è risvegliato e conduce attacchi più concreti. Clamori altissimi del pubblico accompagnano le azioni delle due squadre. Al 29’ un fallo di mano di Borgato rinserra le maglie verdi dinnanzi a De Vecchi che tenta inutilmente di sorprendere Gianni. Poco dopo un Bellini con un entrata fantastica rompe un’ azione di Della Valle ed il giuoco si alterna senza azioni pericolose e senza che i portieri siano chiamati seriamente al lavoro. Come l’inizio del primo tempo è stato favorevole al Bologna, così il principio della ripresa trova i rosso-bleu decisamente all’ offensiva. Non v’è però nessuna intesa fra gli avanti genoani anche perché Moruzzi è completamente negativo e la superiorità del Genoa diventa in tal modo una cosa effimera. Al 13’ ed al 16’ il Genoa ottiene due calci d’angolo consecutivi, entrambi senza esito, poi il giuoco tende a diventare fiacco ed incolore, ravvivato solamente da azioni individuali. Chi si distingue da questo momento sono i terzini, e più specialmente De Vecchi e Bellini. Il primo compie alcuni arresti da fuoriclasse, l’altro spazza con inesorabilità sorprendente, imitato in campo opposto da Borgato. Al 31’ l’attivissimo Perin dà lavoro a Della Valle. Questi, in corsa, raccoglie e spara fortissimi. La palla batte in pieno sulla sbarra trasversale della porta genoana, s’innalza a campanile e ricade dietro la rete. Niente di fatto. Si ripetono i virtuosismi di De Vecchi e di Bellini, la incongruenza di Moruzzi che sciupa sistematicamente le azioni dei suoi compagni e l’ottimo lavoro dei mediani laterali del Bologna, che mantengono la loro squadra in forza, dato l’assenteismo di Baldi. In tal modo anche il secondo tempo termina con le due squadre alla pari. Si rendono perciò necessari i due tempi supplementari di un quarto d’ora ciascuno. I primi quindici minuti vedono ancora le due squadre equilibrarsi, sebbene con una leggera superiorità del Genoa che al 9’ ottiene un calcio d’angolo. Il secondo quarto d’ora è invece tutto di netta marca petroniana. Sembra che il Bologna sia uscito da un bagno trasformatore ed il Genoa è costretto ad una difesa serrata. E’ qui che si rivela per intero la grande forza difensiva dell’ undici genoano. De Prà compie in questo periodo più parate e tutte più difficili di quante ne abbia fatte in tutto il rimanente della partita. Al 2’ il Genoa è in corner, salvato di testa da Alberti; immediatamente dopo Muzzioli, nell’ unica volta che riesce a sfuggire a Barbieri, sferra un traversone potentissimo che de Prà salva egregiamente con un tuffo acrobatico. Al 4’ Della Valle è solo, lateralmente, davanti alla porta genoana, sfuggito a tutti, ma nella fretta, quando parevano con questa sua azione decise le sorti del match, calcia alto, a lato. Ancora una parata difficile di De Prà, su tiro di Muzzioli, un corner contro il Genoa e poi la fine, attesa e sospirata da pubblico e da giuocatori.

RILIEVI.

Un commento alla partita? Lo si potrebbe o meglio lo si dovrebbe fare qualora essa ci avesse fornito un vincitore. Si potrebbe così passare in rivista le qualità peculiari della squadra vincente che ne avrebbe diritto, ma siccome sino ad ora né il Genoa né il Bologna possono considerarsi campioni, così basterà accennare per sommi capi agli attori dell’ incontro odierno. Complessivamente il Bologna giuocò meglio del Genoa. Per stile, per assieme, per omogeneità di squadra i petroniani furono migliori dei loro avversari. Di netto predominio il Bologna non ebbe che i primi venti minuti e l’ultimo quarto d’ora, ma in tutti i 120 minuti il gioco dei verdi si differenziò nettamente da quello dei rosso-bleu per il reale sistema svolto in campo. Il Genoa non ebbe una giornata delle più felici. Se si esclude la difesa ed i sostegni laterali, gli altri uomini in rosso-bleu non apparvero nella pienezza dei loro mezzi. Chi ha sorretto la squadra, chi l’ha salvata è stato De Vecchi. Al glorioso capitano vanno ancora una volta gli onori più belli. Ci sarebbe da scrivere una colonna solamente per lui, tutta d’elogio per i virtuosismi compiuti oggi sul campo juventino. Ci furono dei momenti in cui il “figlio di Dio” superò se stesso per tattica, per accorgimento e per astuzia. Una mezza dozzina di volte De vecchi “soffiò” la palla a Della Valle, a Perin, a Schiavio, quando il goal pareva oramai cosa certa. Al loro capitano i genoani devono un monumento di riconoscenza. Eccellente De Prà, che ebbe serio lavoro solamente nell’ ultimo quarto d’ora, ma che se la sbrigò da par suo. Bellini seppe farsi perdonare ad usura un tentennante inizio. Fra i mediani Leale fu il più brillante, la prova di Barbieri non è da dimenticarsi qualora si voglia ricordare che Barbieri non era in perfette condizioni, e che Muzzioli, tanto temuto, fu costretto all’ inoperosità dalla vigile guardia del buon Ottavio. Chi mancò fu Burlando, che alterna giornate di splendore ed altre d’ombra. Non indaghiamo sulle cause. Burlando ci ha oramai assuefatti a questi alti e bassi, farà assai meglio la prossima volta. L’attacco giocò assai peggio che a Milano e che a Genova. Abbiamo già accennato nella cronaca dell’ incontro come ben poche volte Gianni sia stato obbligato al lavoro ed anche quel poco non gli fu mai difficile. La prima linea rosso-bleu difettò d’assieme e fu su per giù la linea attaccante delle saltuarie prove di quest’ anno. Al centro Catto ebbe qualche momento felice. A lui si deve se il Genoa poté pareggiare ed il pareggio venne non per azione combinata ma per azione esclusivamente personale. Catto rialzò il morale della squadra che sino a quel momento sembrava soggiogata dagli avversari. Se non fosse intervenuto il suo exploit, la partita d’oggi sarebbe finita con un esito assolutamente diverso. Alberti fu violentemente tenuto d’occhio dai suoi compatrioti e Santamaria fu sacrificato da Moruzzi che non ne combinò una giusta in tutto il match per la sua ostinazione a tener troppo la palla e per il sistematico sciupio dei passaggi, diretti piuttosto agli avversari che ai compagni. Del Bologna quattro nomi emersero: Borgato, Giordani, Genovesi e Perin. Il primo fu la colonna più salda della difesa, gli altri due si rivelarono come i veri fattori della salvezza della squadra mentre il piccolo Perin fu l’animatore e l’iniziatore di tutti gli attacchi bolognesi. Incolore la prova di Baldi. All’ attacco, dopo Perin, Della Valle e Schiavio emersero sui compagni. Concludiamo. Se oggi il Bologna fu superiore come giuoco, non ebbe tuttavia che una mezz’ora di netto predominio, bilanciato dal Genoa nel secondo tempo. Il suo giuoco si spuntò contro la ferrea difesa rosso-bleu, ancora una volta impareggiabile. Per contro il Genoa, che avrebbe potuto approfittare della non felice giornata di Baldi, non fu in grado di farlo perché il suo attacco non fu all’ altezza del compito. Dopo i 120 minuti di giuoco nessuna delle due squadre dimostrò oggi d’essere stata la migliore in campo. Splendettero le virtù ed affiorarono i difetti d’entrambe. Il match pari è da questo punto di vista il più logico ed il più rispondente alla verità. Le due squadre dovranno ritrovarsi di fronte per definire una questione di superiorità che si ostina per ora a rendersi latitante. Quale sarà il mandato di cattura che avrà più successo! Quello genoano o quello bolognese? La risposta al prossimo match. Eccellente sotto tutti i punti di vista l’operato dell’ arbitro Gama.

Renzo Bidone.

DOLOROSI INCIDENTI ALLA STAZIONE DI TORINO.

Due genovesi feriti. Torino, 5 – Alla partenza dei treni speciali per Bologna e Genova che dovevano condurre i supporters delle due squadre alle loro sedi, sono avvenuti deplorevoli incidenti abbastanza gravi provocati dai bolognesi. Mentre questi, sul loro treno speciale, attendevano il segnale di partenza, ed i genovesi si disponevano ad occupare i loro posti sulle vetture ad essi riservate si udirono improvvisamente delle detonazioni provenire dal terno bolognese. Durante il subbuglio provocato dall’ improvvisa sparatoria altri colpi hanno fatto seguito ai primi sempre provenienti dallo stesso punto, provocando un pò di panico nella folla. Ristabilitasi la calma è stato constatato che non tutti i colpi - purtroppo - erano andati a vuoto. Nel gruppetto genovese era stato visto ripiegarsi su se stesso un giovane colpito al petto da un proiettile. Gli accorsi hanno prestato i primi soccorsi al malcapitato che presentava una ferita al di sopra della mammella sinistra con fuoriuscita del proiettile, ed è quindi stato trasportato all' ospedale dove venne identificato per il giornaliere Tentorio Vittorio di Genova e ivi abitante in vico Angeli. Il giovane disgraziato è stato ricevuto d'urgenza e gli sono state apprestate le cure del caso. Le sue condizioni, che apparivano dapprima gravi, sembrano essere migliorate e se non intervengano complicazioni si spera di guarirlo in un periodo di tempo relativamente breve. Ferite di minor entità hanno riportato il signor De Barbeiri Mario di Genova e il Capo stazione di Torino.: il primo ferito a un dito medio della mano destra ed il secondo ad una mano. Ci risulta che ad Asti il treno bolognese è stato fermato e l'autorità ha proceduto ad un inchiesta per accertare le responsabilità. Sembra che siano state arrestate tre persone maggiormente indicate. La brutale aggressione ha prodotto tra i genovesi un comprensibile orgasmo e la più viva indignazione. Sullo stesso treno speciale genovese è stata subito iniziata, in favore del ferito che è un esemplare lavoratore e un leale sportman, una sottoscrizione che ha fruttato oltre 1.500 lire. Le offerte si continuano a ricevere presso il bar Carlo Felice.

Il Piccolo di Genova – 06 Luglio 1925, Genova

La Lega del Nord non ha ancora il suo campione. DOPO DUE ORE DI GIUOCO ELETTRIZZANTE Genoa e Bologna finiscono alla pari. Genoa 1 (Catto) - Bologna 1 (Schiavio).

Torino, 5 Luglio. Mettiamoci tutti le maglie dei capelli. Genoa e Bologna, dopo due ore di gioco, hanno chiuso alla pari e la Lega non ha ancora il suo campione. Si torna da capo: dalle sedute d'allenamento delle squadre al disperato articolo di pronostico dei giornalisti. ; dal lavoro di organizzazione del match ai treni speciali gremiti dai supporters. La finale ha la sorte delle puntate di un romanzo di appendice: ogni puntata allontana l'epilogo. Le due squadre hanno giocato a fondo rovesciando nel vortice della partita tutte le loro possibilità: il Genoa per difendere la gloriosa tradizione di un ventennio di lotte combattute nell' avanguardia delle squadre italiane, il Bologna per cogliere la grande affermazione e coronare con la conquista del titolo cinque anni di costanti progressi tecnici e di travolgenti passioni cittadine. Il match che superava il consueto significato di un incontro di squadre è finito col not decision. E' possibile una classifica a punti come si usa in altri sport di combattimento. e' apparsa in campo una squadra superiore inchiodata al not decision dalla sorte avversa? L'osservatore superficiale è indotto dalle vicissitudini del match a riconoscere il predominio stilistico del Bologna, ma un giudizio più ponderato mette a nudo la parzialità di questo giudizio. Le due squadre ancora una volta hanno dimostrato di equivalersi. Questa equivalenza è il punto di arrivo di due sistemi di gioco profondamente diversi e di due piani tattici pressoché agli antipodi, ma non è detto che l'equivalenza debba risultare dalla identità di condotta di due avversari. Due squadre che raggiungono l'equilibrio attraverso la stessa concezione del football imprimono al match il marchio della monotonia. L'effervescenza della partita, i repentini e violenti rovesciamenti delle sue fasi, l'alternativa dei periodi di prevalenza - tutto questo è il succo delle finali Genoa - Bologna - danno invece alla battaglia, pur nel suo sostanziale equilibrio, la ragione del suo formidabile interesse sportivo. La lunga, snervante lotta ha tecnicamente scarnificato le due squadre: costrette dalla forza delle circostanze ad abbandonare tutti gli ornamenti, i ripieghi, le scaltrezze, i colpi d'audacia che servono per decidere le sorti di una sola partita tra squadre che non si conoscono. Genoa e Bologna si sono presentate l'una all' altra nella genuina nudità tecnica e morale. Genoa e Bologna si sono battute tutto chiedendo alla bontà intrinseca delle loro armi. Oggi come non mai il duello sportivo è assurto all' altezza di un drammatico e serrato colloquio, il colloquio nel quale non si dicono che le cose risolutive. Il profilo tecnico non richiede molte parole. Chi ormai non sa disegnare la figura del gioco genoano e bolognese? Bologna: gioco di squadra e goal manovrato. Genoa: difesa ferrea, gioco d'attacco di stampo individuale, goal di potenza. Anche oggi come ieri, e domani come oggi. Genoa e Bologna si esprimono attraverso il loro incomunicabile linguaggio e la sua evidenza è tanto più secca quanto più la lotta si fa dura ed incerta. E poichè fino ad oggi il cozzo dei sistemi tecnici, sangue del sangue genoano e bolognese, non aveva dato un vincitore, la vittoria non poteva scaturire che dalla maggiore autorevolezza e dalla migliore impostazione di un piano tattico. Le due squadre hanno giocato tatticamente una elettrizzante partita.

Il gol del Bologna

Il Bologna è partito all' attacco e dopo dieci minuti coronava col goal la logica del suo fulmineo deboulè iniziale. Ma io ho sempre visto il Bologna ripiegare dopo il successo: è una sottile e perniciosa debolezza più morale che tecnica che affligge la squadra emiliana. Sembra che i forwards tornino in dietro per rifornirsi di munizioni. E il Genoa che sa questo per lunga esperienza non l'ha perdonata. Ha sferrato subito il contrattacco. Dopo un quarto d'ora Catto, con la sua caratteristica azione a falcate e dritto alla rete come un nibbio, trasvolava in tromba la zona di copertura bolognese e segnava di prepotenza il magnifico goal del pareggio. Il primo tempo non registrava null' altro di eccezionale. Anche il primo quarto d'ora della ripresa, passava tranquillo, e le due squadre combattevano in ombra, quasi freddamente. Si studiavano. D'un tratto una mossa di De vecchi svela un piano certamente maturato con la sagacia degna del grande capitano. sventata un azione di Della Valle, Renzo De Vecchi avanza col pallone e lascia Leale in copertura. Scavalca la linea di metà campo, chiama a raccolta i forwards e allunga un pallone prezioso. E' l'ordine di partire a fondo, evidentemente. Il Genoa deve giocare tutte le sue chances per strappare il goal della vittoria e del titolo di campione. De Vecchi suona la diana. Ma il piano crolla. La prima linea del Genoa non risponde. E' affaticata, logora, sconnessa. I cinque forwards volano come passeri spauriti. Non fanno impeto. Il goal di potenza non verrà. Il Genoa non potrà vincere il match. De Vecchi riprende posizione. Fallito il piano di sfondamento bisogna ripiegare. Non si può vincere ma si può impedire al Bologna di vincere. Questo è certo il pensiero dei genoani. Il Bologna lentamente e progressivamente vince lo stato di apatia nel quale era caduto durante il fugace periodo di scossa genoana, riordina i ranghi, rastrella la sua area dalle insidiose puntate di Alberti e di Catto e passa all' offensiva. La ripresa si chiude quando il piano di contrattacco non è ancora in pieno sviluppo. E' nei tempi supplementari che il Bologna gioca le sue carte supreme. La squadra vola. L'intesa tattica fra linea e linea, fra uomo e uomo, la guida e la signoreggia. E' il finish tradizionale. Felice nel primo quarto d'ora, è irresistibile, bruciante, corrosivo negli ultimi minuti. Ma si erge la barriera della difesa genoana. Su tutti un atleta emerge e risplende: De Vecchi. Il duello è ai ferri corti. De Prà lavora come un negro. Il gioco raddoppia il ritmo. Il Genoa vince la sua partita difensiva. Le due squadre sono ancora alla pari. L'incubo del supplementare è finito. Il succedersi dei rabbiosi tentativi genoani e bolognesi per suggellare con la vittoria l'esasperante contesa non ha cavato un ragno dal buco. Il Genoa con un reparto di estrema difesa in magnifica giornata non ha trovato nel quintetto attaccante la coesione necessaria per inchiodare l'avversario nella sua area e per dominarlo con una di quelle azioni fulminee che sono abitualmente un segreto dei campioni rosso-bleu. Catto dopo il primo tempo ha ritirato il naso dalla finestra. I suoi compagni hanno camminato a sbalzi, senza idee chiare e con rudimentale compattezza di linea. Molti palloni riforniti dalla mediana si sono sperduti nei piedi dei forwards. Il Bologna, dal suo canto, non è mai riuscito, anche nei momenti di vena, a trasformare il predominio tecnico del suo gioco d'attacco in vigorosa pressione di linea. Il suo attacco non è mai apparso travolgente. Per far saltare le serrature del Genoa occorreva, semmai, creare la mischia nell'area di de Prà. La mischia disorienta i difensori e una mischia crea situazioni improvvise e felici. Il gioco bolognese, invece, è gioco chiaro, leggermente accademico, povero di risorse combattive: quelle risorse che appannano l'evidenza dello stile, ma che covano l'uovo d'oro del goal. Le più belle azioni bolognesi conservarono sempre qualcosa dell'azione dimostrativa. E un pallone che è "lavorato" in tecnica da una linea attaccante è pane per i denti di De Vecchi. E il match è finito alla pari. Achille Gama ha condotto il match con mirabile perizia. L'organizzazione è definita da un solo aggettivo: perfetta.

Bruno Roghi.

I QUATTRO TEMPI DELLA CONTESA.

Torino, 5 luglio. Il campo, rigurgitante di folla, ha una toilette ammonitrice. Una spessa ed eloquente cornice di carabinieri fa la guardia al terreno di gioco. La folla affluisce ordinatamente e le automobili guidate al campo sono smistate da inesorabili cartelli applicati ad alberi e a muri. Negli occhi dei preposti alla complessa organizzazione torinese riluce la gioia per il successo conseguito. La folla ne prende atto col suo contegno disciplinato. Si è persino disposto ad una prudente dislocazione delle due masse di manovra canore rappresentate dalle centurie di supporters calati da Genova e Bologna. il match si svolgerà con perfetta regolarità e non sarà turbato dal minimo incidente. Entra l'arbitro Gama, applaudito. Le squadre sono accolte da ventate di incitamento. Brevi preliminari. Il Presidente della Federazione, Gr.Uff. Bozino, raccoglie sul campo i ventidue giocatori e li ammonisce con paterna persuasione a distare il match con leale cavalleria. Moneta in aria, scelta del campo (è tutto ricoperto di erba, è sodo ed elastico, invita alla tenzone), palla ai giocatori. Via.

I GOALS DI SCHIAVIO E DI CATTO.

Leale e Catto abbozzano la prima discesa e fruiscono del primo calcio di punizione. Replicano i "veltri" con un attacco che si conclude con un tiro a lato di Perin. Fioccano i calci di punizione che spezzano il ritmo del match. Gama ha la mano pesante e non tollera il più timido accenno al gioco rude. Riuscirà così ad incanalare perfettamente la partita. Il Bologna fila. I ranghi genoani appaiono sconnessi e disorientati. La squadra fatica a mettersi in andatura e Schiavio colloca a lato un bel pallone. L'inizio di sconcertante prevalenza emiliana ha preso la sua inesorabile conclusione. Alberti, all' 11' si lascia sfuggire la palla che è raccolta da Della Valle. I due terzini genoani sono in linea quando Della Valle concerta l'azione con Schiavio. il passaggio non è intravveduto da Bellini che ha un fatale attimo di indecisione. La palla raggiunge trasversalmente Schiavio che la colloca con precisione nell' angolo della rete di De Prà! Il clan dei supporters bolognesi erompe in un urlo di giubilo. Palla al centro. La freschezza offensiva dei bolognesi evapora ed il gioco ristagna al centro. scaramucce tra Baldi e Burlando. Il gioco ha una vena di monotonia. Al 21' un calcio di punizione piazzato da De Vecchi sibila fra venti gambe ed esce a lato, per pochi centimetri, senza che nessun giocatore abbia toccato la palla. Al 23' dopo una vana discesa di Schiavio spezzata da De Prà in facile parata, De Vecchi scocca un secondo magnifico calcio di punizione. Il Bologna è addossato tutto nella sua area e non trova lo scatto per liberarsi dalla molesta pressione. Ed ecco, su un rimando eccellente del vulcanico Bellini, Catto impadronirsi del pallone a metà campo. Il genoano non ha che un obbiettivo: la rete; non ha che una via; la linea retta. Parte scartando uno dopo l'altro tutti gli avversari che, nel tentativo di arresto, cadono come birilli colpiti. Vinti gli ostacoli, Catto piazza il suo irresistibile tiro. E' il goal. vano disperato plongeon di Gianni. scroscio di battimani. Il Genoa, con questo goal, rivela esattamente la sua indomita e ancora indomabile potenza. Le azioni ripigliano vivacissime. Il successo e lo smacco sono due punture di etere per le squadre. La difesa bolognese impegnata dalle raffiche genoane dà segni pericolosi di tentennamento. Una respinta a candela di Borgato crea una difficile situazione per i "veltri". Poi, questi, ruicuciscono il tessuto dell' attacco ed invadono l'area avversaria. Al 37' fuga di Muzzioli; la boccia persa dai bolognesi e insidioso tiro di Schiavio. Schiavio conduce veramente una partita coi fiocchi. Il suo controllo sul pallone è sicuro e pronto. Quando Schiavio ha il pallone, tutta la linea infervorata, si snoda. Azione genoana. Un tiro di testa di Moruzzi spiove nelle braccia di Gianni. La palla finisce per bighellonare al centro. Tiri da lontano, senza convinzione, il primo tempo finisce.

IL FELINO TENTATIVO GENOANO

I primi minuti della ripresa non hanno storia. Notato un doppio arresto dell'azione di Catto provocati da interventi di Baldi da tergo. Il bolognese ha intuito il caratteristico tempo d'arresto del condottiero dell' attacco genoano prima di mettersi in marcia e gli soffia la palla al rimbalzo. Duetto Santamaria - Catto al 6' e comoda parata di Gianni. Il match langue grigio e monotono. E' risvegliato da un doppio corner accordato al Genoa al 15' e provocato da una diffettosa uscita di Gianni. I due palloni sono battuti malamente. Ma il genoa scatta improvvisamente all' attacco. Vuol farla finita con questa eterna finale. E' De Vecchi che ha dato il via. L'area bolognese ospita gli attaccanti genoani che cercano con affanno una evanescente coesione. Burlando che ha disputato un match onesto e redditizio (ah! il Burlando di Valenza!) appoggia i forwards con un buon fuoco di sostegno. Moruzzi stranamente discontinuo raccoglie al volo un centro di Neri, ma gira al largo dalla rete. Una fulminea occasione sfugge ad Alberti che non indugia a rettificare un tiro prezioso che batte sul paletto esterno, in basso. Siamo al 25'. L'attacco Genoa non và. Santamaria gioca di posizione ed è troppo impegnato nel duello acerrimo con Genovesi. Moruzzi dà segni di stanchezza. Catto è scolorito. Alberti scorrazza senza bussola. Neri è in sordina. Il Genoa ripiega. A larghe volate il Bologna riprende la danza. Un tuffo preciso di De Prà tronca un tiro insidioso di Della Valle raccolto da Moruzzi. Raffica bolognese. Al 30' Della Valle da venti metri scatena uno shoot formidabile ed improvviso. Il pallone batte sull' asta trasversale della casa genoana e schizza via. Profondo mormorio. il Bologna cava la frusta e in elasticità parte all' assalto della rete di de Prà. Le intricate situazioni sono salvate dal tempestivo ed esatto intervento di De vecchi. Non è un tambureggiamento, ma è un deciso attacco su tutto il fronte e bene appoggiato dai mediani, Genovesi stringe al centro e quasi si innesta fra i forwards. Al 40' in fase di prevalenza bolognese, il Genoa ristabilisce l'equilibrio con una sibilante puntata che trova sguarnita l'area emiliana. Il tiro va fuori. L'occasione è perduta. Reazione bolognese. De Prà blocca un tiro di Perin che è la spola magistrale dell' attacco rosso-bleu.Il secondo tempo è regolarmente finito. La palla è traslocata nell' area di Gianni.

IMPETUOSO FINISH BOLOGNESE.

Tempi supplementari. Mezz'ora di gioco. Nessun intervallo. Il Bologna evidentemente parte di slancio per strappare la vittoria agognata. Ma il Genoa non ha più un reparto difensivo: la sua è una roccaforte; sul ponte levatoio c'è in vedetta De Vecchi; dietro c'è Bellini risoluto, preciso e potente; dietro ancora c'è De Prà. Tre uomini di alta classe, un piano tattico ferreo, una sola volontà. e' un Genoa alla... Pro Vercelli. Il Bologna conclude il primo quarto d'ora all' attacco, fruisce di un corner, tenta di scardinare la difesa rivale. Non riesce. Secondo tempo supplementare. L'attacco bolognese è ad alto potenziale. Gianni è disoccupato. Tiro di Pozzi e parata di De Prà. Replica in grande stile Della Valle, De Prà blocca. Duetto Schiavio - Della Valle, Bellini spazza inesorabilmente. Le maglie si stringono. Il pubblico tutto preso dalla drammaticità della lotta applaude ed incita senza sosta attaccanti e difensori. Corner contro il Genoa. De Vecchi sbuca dalla mischia; davanti a lui saltella, obbediente e stregato, il pallone. Baldi appicca letteralmente i suoi uomini sull' area genoana. baldi ha un superbo ritorno. E' il 4' minuto. Fuga di Muzzioli che stringe al centro. Cannonata paurosa, De Prà è perfettamente piazzato e blocca in grande stile. il Bologna dà un giro di vite. Sembra che i giocatori abbiano in corpo una droga satanica. Al 9' Della Valle piazza un pallone alto e minaccioso. De Prà, occhio che non falla, lo arresta mani in alto, a bouquet. Corner contro il Genoa. E' l'ultimo tentativo bolognese. Il Genoa rompe, con estremo richiamo di energie, l'assedio e allontana la minaccia, Gama fischia la fine. Le squadre hanno giuocato nell' annunziata formazione. b.r. (vedere altre notizie in rubrica "Football").

FOOTBALL. IL CAMPIONATO ITALIANO. Dopo il match Genoa - Bologna. Incidenti alla stazione di Torino alla partenza dei due treni speciali.

Torino, 5 - Stasera, dopo le ore 20, alla stazione di Porta Nuova alla partenza del treno speciale 3-bis che riportava a Bologna i supporters che avevano accompagnato la squadra di Della Valle, sono avvenuti degli incidenti che potevano sfociare in conseguenze ancora più gravi di quanto si è dovuto lamentare. I due treni speciali per Genova e per Bologna erano affiancati in stazione e dovevano partire a un quarto d'ora di distanza l'uno dall' altro; prima quello per Bologna, poi quello per Genova. Al momento della partenza del treno per Bologna avvennero scambi di insulti e di invettive fra i viaggiatori dei due treni vicini, poi volarono delle pietre. Quando il treno di Bologna si mosse, dalle ultime vetture di questo convoglio, come risulta dal dettagliato rapporto della questura, partirono una ventina di colpi di rivoltella. Pare che i colpi siano stati sparati quasi tutti in aria, perché infatti un solo proiettile colpì un "supporters" del treno di Genova. I genovesi avrebbero preteso che il treno di Bologna fosse fermato, ma per fortuna il convoglio accelerando la marcia era già uscito di stazione, ciò che evitò maggiori guai, data l'esasperazione degli animi. Il ferito, intanto, veniva raccolto e trasportato al nostro ospedale di San Giovanni dove venne giudicato guaribile in venti giorni salvo complicazioni. Sappiamo che le autorità competenti hanno ordinato che il distacco fra i due treni fosse accentuato dopo Asti e che ad Alessandria la P.S. effettuasse una prima sommaria inchiesta fra i viaggiatori del treno di Bologna. Gazzetta dello Sport – 06 Luglio 1925, Milano .

CALCIO. GENOA E BOLOGNA ALLA PARI dopo 120 minuti di vivacissima lotta.

Il quarto incontro che, a detta di tutti, avrebbe dovuto designare la squadra degna di fregiarsi del massimo titolo, è terminato alla pari. Genoa e Bologna, scesi in campo colla ferma decisione di farla finita una buona volta con questo... barbuto Campionato, hanno dovuto rientrare nelle rispettive sedi senza aver concluso nulla di decisivo. Il pubblico sportivo dopo essersi prestato di buona voga a sorbirsi le due semifinali, dopo aver inghiottito con qualche smorfia la parodia milanese, si è recato ad assistere alla partita di Torino con animo tranquillo, convinto che avrebbe salutato alla fine di essa i campioni d'Italia; questo pubblico ha visto avverarsi l'unica ipotesi che non gli si era presentata alla mente: il match nullo. Via!: confessiamo che è un bel colpo. E la cosa più irritante si è che non si può attribuire la colpa del risultato di Torino a nessuno. Le squadre hanno giocato bene, ottimamente, spiegando tutte le loro energie, giocando tutte le loro "chances" consce dell'importanza decisiva della partita, prodigandosi senza risparmio: match nullo; c'è da strapparsi i capelli. Il Dio Caso, burlandosi del pubblico e dei giocatori, ha voluto così. I giocatori poi devono essere in uno stato d'animo che confina con l'esasperazione. Sono sottoposti da oltre un mese ad una tensione muscolare e cerebrale veramente snervante e che non può non lasciare tracce. Domenica, a Torino, parecchi atleti dopo la partita sono tornati agli spogliatoi col viso livido e contratto dall'immane fatica sostenuta. Dopo quattro incontri faticosissimi sono ancora come al punto di partenza con la poco consolante prospettiva di un quinto match (speriamo che sia l'ultimo). Scherzi del caso - dice la gente - ad ogni modo brutti scherzi. Il campo della Juventus domenica ha visto una folla degna dele più importanti partite internazionali: si parla di quindicimila persone. Un' organizzazione curata nei minimi particolari, perfetta, ha permesso che quella enorme marea di pubblico si riversasse ordinatamente e senza alcun incidente nei vari ordini di posti. Fra le due masse di supporters, genovesi e bolognesi, molto opportunamente fu inserito il pubblico neutrale ad evitare possibili pericolosi contatti. Grazie a tali misure preventive la partita si è svolta senza il benché minimo incidente. Il match ha visto l'alterna superiorità dei due teams. Al più affiatato e potente attacco del Bologna, il Genoa ha opposto la sua insuperabile difesa costituita dal binomio De Vecchi - Bellini. De vecchi ha salvato il Genoa e a lui devono andare gli allori più belli e la riconoscenza dei genovesi. De Prà nei momenti pericolosi si disimpegnò con quella perizia e decisione che fanno di lui uno dei migliori portieri: nelle riprese supplementari lavorò per quattro, esibendosi in parate spettacolose che strapparono vivi applausi dal pubblico. I due halves laterali Leale e Barbieri - quest' ultimo in non perfette condizioni di salute - furono brillantissimi. Al contrario Burlando fu inferiore alla sua fama. Dei forwards Catto fu il migliore e l'unico a portare qualche azione veramente pericolosa a fondo; il goal del pareggio si deve a una di quelle sue azioni personali che formano la sua caratteristica. La difesa fece una partita spettacolosa. Del Bologna la miglior linea fu l'attacco, in cui emersero Schiavio, autore del goal, Perin e Della Valle, decisi e brillanti. Nella linea mediana Baldi fu letteralmente nullo; non era più il Baldi che ammirammo a Bologna e a Genova; nella difesa Borgato con tempestive e potenti entrate seppe arginare la non soverchia foga dell' attacco genoano; Gianni per quel poco che ebbe da lavorare seppe disimpegnarsi assai bene. E ora attendiamo la quinta partita! Speriamo che in essa una delle due squadre sappia imporsi (cosa molto difficile dato l'equilibrio delle due forze che scendono in campo) e che finalmente l'Italia abbia la sua squadra campione, che altrimenti non resterebbe che a giocarsela a pari e caffo. Il Secolo XIX – 07 Luglio 1925, Genova.

Calcio - Campionato Italiano - La quinta gara finale a domenica ventura.

Nei giorni che succedettero alla gara di Torino, fra le squadre del Genoa e del Bologna, non ritenemmo necessario intervenire in modo alcuno nella discussione della gara e degli incidenti che la completarono, perché sperammo sempre che la giustizia sportiva - sempre più pronta, sicura e precisa di tutte le altre giustizie - avrebbe dato un esempio salutare a tutti. Sperammo sempre che un giusto apprezzamento dei fatti ed un reciso indirizzo avrebbe consigliato di colpire inesorabilmente tutti coloro che cercano di trascinare le sane competizioni sportive nello - ormai sorpassato - buio delle medioevali lotte di campanile, avrebbe consigliato di bollare a fuoco tutti coloro che scambiano le competizioni sportive per lotte cruente, avrebbe consigliato di espellere per sempre e con infamia tutti coloro che credono di poter vincere usando di prepotenze, di violenze e di... armi cariche. Non volemmo intervenire in modo alcuno nella discussione e nell'apprezzamento di quanto avvenne perché credemmo - non sperammo solamente - che almeno fossero allontanati dall'ambiente i responsabili di tante-pazzie, di tanti deplorevoli atti. Invano! Allo sport del calcio abbiamo dato con entusiasmo lunghi lustri, lo abbiamo seguito dal nascere ed abbiamo gioito del suo rigoglioso crescere, con tutta la passione e con tutto l'amore possibile; ne ricordiamo tutti i fasti e tutte le pagine scure, ma mai, assolutamente mai, il nostro pensiero è andato alla preoccupazione, che in nome di esso si potessero tentare degli omicidi, mai pensammo che si potessero scrivere delle pagine nere, tanto miserabilmente nere! Abbiamo seguito con attenzione, degna della causa, la discussione su tutti i fogli sportivi e non, attraverso i vari comunicati, e francamente dobbiamo confessare che ne usciamo con la bocca ben più amara ancora. Ma è possibile che la Direzione del Bologna F. B. C. possa porgere solamente un saluto cordiale, e fare atto di cordoglio alla Direzione del Genoa Club dopo che i sostenitori di quello revolverarono i sostenitori di questo? Noi cui lunghi anni di vita vissuti nell'ambiente sportivo hanno data per divisa una rude franchezza, riteniamo e con rude franchezza diciamo, che se i dirigenti del Bologna volevano e vogliono scindere la loro responsabilità dai pazzi (almeno pazzi) che hanno revolverato il treno genovese alla stazione di Torino, dovevano e potevano identificare i colpevoli e denunciarli immediatamente a chi di dovere. Se i dirigenti del grande Club Felsineo, non volevano e non vogliono essere sospettati di acquiescenza e di omertà coi pazzi che hanno voluto rintuzzare col fuoco delle rivoltelle una disillusione di più e l'amarezza per la resistenza opposta dai Genovesi nella precedente cavalleresca lotta, avevano lo stretto dovere di denunciare alle competenti Autorità Giudiziarie i loro sfrenati e paranoici sostenitori. E la Federazione che scrive... invita il Bologna ad intensificare le certamente già iniziate indagini per la ricerca dei colpevoli!!! Colla bocca contorta dallo spasimo sorridiamo!!! Il Secolo XIX – 14 Luglio 1925, Genova.

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