sabato 6 dicembre 2008

Angelo Badini

Angelo Badini (foto tratta da "Il Museo di Pignaca").
Angelo Badini (foto tratta da
"Il Museo di Pignaca").
La prima ventata sudamericana la portarono i fratelli Badini. Erano quattro: Angelo, Emilio, Cesare ed Augusto detto Nene, più tre sorelle, e provenivano da Rosario Santa Fe, Argentina, dove il padre, un capomastro emigrato, aveva fatto fortuna. Di essi solo i primi due raggiunsero la celebrità. Ma la loro fu stella breve e sventurata. Addirittura tragica per Angiolino che morì di setticemia nel febbraio del 1921, a soli 27 anni. Bologna, della cui squadra Badini I era divenuto l'anima e il cuore, gli tributò onoranze funebri imponenti. E in verità fu un lutto piuttosto sentito anche fuori dall'ambiente, tanto il giovane, che era bravo e generoso, s'era fatto valere. Angiolino, centromediano nella più classica versione "metodista" era il perno. Una grande forza propulsiva (tecnica più foga), con cui trascinava instancabilmente il gioco della squadra. Angelo Badini era un ragazzo per bene, di buona famiglia. Molto socievole, colto (studiava belle arti) esemplarmente corretto e leale, in campo era un esuberante. Incitava, riprendeva, si prodigava, aveva insomma cuore e fiato da vendere. I compagni lo sentivano come il loro fratello maggiore. E tale in effetti era diventato, tenendo in piedi la squadra durante il tempo di guerra e poi facendo tanto proselitismo fra i giovani. Crebbe con lui la nidiata che avrebbe costituito l'ossatura del grande Bologna forgiato poi da Felsner. I Baldi, i Genovesi, i Pilati e i Della Valle furono tutti allievi dell'indimenticabile Angiolino, su quel campo dello "Sterlino" che giustamente avrebbe poi preso il suo nome.

Angelo Badini giocò nel Bologna dal 1913-14 al 1920-21, con 21 presenze accertate e 1 rete (certa) . È considerato "il primo vero grande giocatore del Bologna" e negli anni oscuri continuò a tenere accesa la fiamma della passione, addestrando al football tutta una nidiata di ragazzi destinati più tardi a formare il nucleo centrale e vitale del Bologna. Negli anni di guerra, infatti, curò una squadra giovanile nella quale crebbero Baldi, Genovesi, Pilati e Geppe Della Valle.

Allego un articolo tratto dal "Littoriale" dell'11 giugno 1936.

Necrologio di Angelo Badini, con foto tratta dal
quindicinale del Bologna F.C.
"La fondazione Angiolino Badini per le squadre dell'VIII zona. La Federazione Italiana Gioco Calcio, in una sua recente riunione, ha approvato la istituzione della "Fondazione Angiolino Badini" avente per iscopo di devolvere gli interessi annuali di Lire nominali 15,800 rappresentate da titoli di Rendita, a favore di una o più squadre di calcio partecipanti ai Campionati e Tornei della provincia di Bologna che se ne saranno rese meritevoli. Nella valutazione dei titoli di merito che saranno giudicati dal Direttorio della VIII Zona, sarà tenuto conto del comportamento sportivo delle Società, delle loro condizioni economiche, dei provvedimenti disciplinari subiti, sia da dirigenti che da atleti. L'assegnazione del premio per la stagione 1935-36 è, per delibera del Comitato costitutivo della Fondazione, stabilito a favore della società "Angiolino Badini" di Bologna che ha voluto assumere il nome del giocatore scomparso". Angiolino Badini nacque a Santa Fé (Argentina) da genitori bolognesi colà emigrati. Venne a Bologna nel 1912 assieme alla famiglia, ma solo l'anno seguente debutta nelle file del "Bologna" il fratello minore Emilio. Di lì a poco tempo Angiolino vestirà la maglia rosso-bleu. Impostosi subito nell'allora ristretto ambiente bolognese, non solo per le sue indubbie doti tecniche, ma particolarmente per le qualità morali che fecero di lui per molti anni il vessillifero più degno del "Bologna", col suo spirito cavalleresco, la generosità del suo animo e l'ardente passione per il giuoco del calcio, riuscì a galvanizzare la sua nuova squadra sicché il "Bologna" iniziò fino dal lontano 1913 quell'ascesa che portò più tardi la compagine bolognese alla conquista dei massimi allori. In campo fu non solo un dominatore per il suo gioco infiammato, ma un animatore impareggiabile. Quando nei momenti incerti della lotta si udiva volitiva la sua voce gridare "Forza Bologna!" era uno squillo di vittoria. Oltreché ottimo Camerata, fu anche maestro ed incitatore dei giovani che allora si apprestavano a dare i primi calci: Genovesi, Baldi, Pozzi, Gianese, furono di lui allievi e compagni. Capitano del "Bologna" per otto anni, capitano della Rappresentativa Emiliana, fu anche capitano di quella prima squadra rosso-bleu che nell'immediato dopoguerra balzò alla rinomanza nazionale. Della sua opera di apostolato e proselitismo egli stava raccogliendo i primi frutti (il fratello Emilio olimpionico ad Anversa, l'allievo prediletto Genovesi chiamato in nazionale a Marsiglia) quando un morbo repentino e ribelle il 12 febbraio 1921 lo trasse alla tomba. La sua morte ebbe un'eco dolorosa a Bologna, fra gli sportivi di tutta Italia. La sua dipartita lasciò negli sportivi bolognesi un largo retaggio di rimpianto e di esempio. Al suo nome venne intitolato il Campo dello Sterlino. Per onorarne la memoria, un gruppo di sportivi bolognesi, si fece promotore della raccolta della somma che oggi, con provvida iniziativa, viene destinata alla istituzione della Fondazione che porterà perennemente il suo nome".

Il Resto del Carlino, 13 febbraio 1921, p. 4 

La morte di Badini I.°

La scultura dedicata a Badini I
che lo ritrae con la divisa di gioco.
Ieri sera, in seguito a tonsillite setticemica, si e spento il professor Angelo Badini, il popolare Badini I, capitano del Bologna Football Club. Era nato nella Repubblica dell'Argentina a Rosario Santa Fè il 23 Settembre 1894. Venne in Italia con la propria famiglia nel 1913, dopo essersi già distinto come futura promessa, giocando nella sua città natale quale centro dei secondi della squadra Sparta. Giunto nella nostra città entrò subito nel Bologna e debuttò al Campo dello Sterlino come al destra nei Campionati del 1914 e 1915. Durante la guerra essendo il Bologna disgregato per l'assenza dei suoi migliori elementi, il Badini fu trascinato dalla passione per il foot-ball ad aggregarsi alla Unione Sportiva Milanese con la quale di. Sputò le coppe « Biffi » e « Mauro ». Ricompostasi nel 1916-1917 la squadra del Bologna, Badini venne nominato capitano e come tale si distinse in numerosi matchs di beneficenza (per cui il Bologna si ebbe un diploma di benemerenza della Croce Rossa Italia) riportando inoltre la famosa vittoria contro i Modenesi nel campo dello Sterlino. Nelle riprese del dopo-guerra, nel 1919-20, la squadra da lui capitanata si affermò brillantemente guadagnandosi il Campionato emiliano assoluto, e riuscendo seconda del suo girone nel Campionato italiano a un solo punto dalla vincente del campionato stesso. In seguito seppe trascinare i suoi uomini ad altre notevoli vittorie fra cui quelle sull'Alessandria e Legnano, e, nel 1920-1921 sul Madrid e sulla svizzera Servette come pure nel Campionato regionale dell'anno scorso. Giuocatore molto spigliato, veloce, instancabile e sopratutto deciso, si imponeva quale validissima ed infrangibile difesa sapendo spesse volte annullare le insidie di valenti avversari, passando dalla forte difesa all'attacco minaccioso. Nei momenti più critici e disperati il Badini sapeva animare i compagni e mutare le sorti delle partite, dimostrandosi validissimo anche nella sua qualità dl capitano. Con la sua morte scompare oggi una delle più forti tempre del nostri giuocatori di  foot-ball.

Necrologio di Angelo Badini scritto e pubblicato da Enrico Zironi.

Del Badini Angelo ne fu detto quanto occorreva, dagli scrittori degli sports, per dimostrare come nel giuoco del calcio egli fosse giunto all'apice della gloria. Rimane ora noi semplicemente dire che il prof. Angelo Badini, chè rapito a soli 26 anni, all'affetto di quanti lo conobbero; chè a detta dei suoi illustri maestri della prima Accademia di Belle Arti d'Italia, di Bologna, ove egli compì i suoi studi, ch'egli anche nell'arte sarebbe riuscito prodigiosamente. Era degno di suo padre, Giuseppe Badini, che per 25 anni e più di permanenza nell'America del Sud ove costruì città, villaggi, ferrovie, conventi, palazzi privati e pubblici, che videro sempre nel Badini il grande costruttore di opere murarie, il matematico, il tecnico esperto, il grande benefattore, perchè le manifestazioni, ove occorreva tergere lacrime, erigere ospedali, asili, scuole, monumenti patriottici, banche di credito, che divenne di esse istituzioni, il segretario, il presidente, il consigliere, in tutte il benefattore. Corpi artistici e patriottici Io volevano a capo peerché saggio, buono o benefico. Del Club Alpino Italiano uno dei più grandi benefattori, socio perpetuo. Angelo Badini ebbe tale un padre. Non è quindi a meravigliare s'egli era assurto in fama.

La morte del " capitano „ del " Bologna F. C. „ 

Bologna, 12, notte. 

E' morto stasera a Bologna, por tonsillite setticemica, il valoroso footballer Angelo Badini, conosciuto negli ambienti sportivi italiani come Badini I°. Era il capitano della prima squadra del « Bologna F. C. » che da lui era stata spesso condotta a clamorose vittorie, fra le quali quelle contro la squadra del « Servette » di Ginevra e la squadra del « Real Club » di Madrid. La morte del Badini ha lasciato un grande rimpianto negli ambienti sportivi emiliani e romagnoli.

Lo Sterlino viene intitolato ad Angelo Badini.

Angelo Badini, il primo grande giocatore del Bologna F.C. 

Badini I, al centro, tra
Brunè a sx., e Gazzotti a dx. 
Angelo (Angel) ''Angiolino'' Badini, italo-argentino di Rosario (Argentina) (i genitori, bolognesi, si erano trasferiti in Sud America in giovane età e fecero ritorno a Bologna nel 1913, dopo 25 anni, quando ''Angiolino'' aveva già 19 anni), fu il capostipite di una dinastia di calciatori (i fratelli Emilio Badini - il celebre ''Fanfarillo'', centravanti e primo giocatore del Bologna convocato in Nazionale  alle Olimpiadi di Anversa, nel 1920 -; Cesare e Augusto detto ''Nene'' gli altri tre) e il primo grande giocatore del Bologna Football Club. Per anni fu il fulcro della squadra, un centromediano di ineguagliabile forza propulsiva. Era dotato di grande carisma e aveva un grande ascendente sui compagni di squadra. Durante gli anni oscuri della Prima guerra mondiale, fu lui a tenere unita la squadra, e come capitava all'epoca ai giocatori di maggior prestigio, allevò nei ''Boys'' rossoblu una nidiata di ragazzi destinati più tardi a formare il nucleo centrale e vitale del Bologna poi forgiato da Hermann Felsner. Finita la guerra, fu ancora grande protagonista, anche se non venne mai convocato in Nazionale. Giocatore e persona di estrema correttezza, ragazzo colto (diplomato in architettura all'Accademia di belle arti di Bologna, di grande simpatia, sul campo da gioco divenne proverbiale il suo « Sveglia! » gridato ai compagni nei momenti di difficoltà, capace di rianimare una prestazione sottotono. Giocò l'ultima partita della sua vita il 9 gennaio 1921, poi si ammalò di setticemia. Dopo poche settimane la malattia pareva in risoluzione, tanto che esultò da casa il 6 febbraio per un clamoroso 10-1 del Bologna ai danni dei rivali del Modena. Si disse addirittura pronto a scendere in campo la domenica successiva. Invece, un improvviso peggioramento lo rapì alla vita alle 18:20 del 12 febbraio 1921. La notizia della sua morte provocò sgomento in città, non solo tra i tifosi del Bologna. I suoi funerali videro una enorme partecipazione di folla, alla presenza di tutte le autorità cittadine e dei rappresentanti delle squadre avversarie, giunti a Bologna per rendere onore al grande campione, quello che fu considerato la prima "bandiera" del sodalizio bolognese. Poco tempo dopo, il Campo Sterlino venne intitolato a suo nome: "Campo Angelo Badini".

Da «Il Resto Del Carlino», 14 febbraio 1921, p. 4

Bologna - Modena 0-3 allo Sterlino, 1915.  Badini I, con il fazzoletto bianco in testa, ripiega in difesa.
Bologna - Modena 0-3 allo Sterlino, 1915.  Badini I, con
il fazzoletto bianco in testa, ripiega in difesa.
"Nella chiesa di San Bartolomeo, ieri mattina ha avuto luogo la messa di requie per il compianto prof. Angelo Badini, capitano del Bologna Football Club, alla quale hanno partecipato amici, colleghi ed ammiratori dell'Estinto. Alle 12.15 in Via Mazzini si è formato il corteo funebre mentre una grandissima folla di cittadini assisteva silenziosa e attonita sotto i portici. Sul feretro deposto sul carro di prima classe era stata posta la maglia dai colori rosso e blu distintivi della squadra del football bolognese. Seguivano il carro il padre dell'Estinto, i fratelli Emilio ed Augusto, i cugini Rivalta, la zia signora Bassini, i parenti signori Possati e l'amico ingegner Perla. Ai lati erano i giocatori della prima squadra del Bologna. Il lunghissimo corteo percorse Via Rizzoli, Via Ugo Bassi, Piazza Malpighi e Via Andrea Costa. L'avvocato Gaiani a nome del consiglio direttivo del Bologna F.C prese la parola portando alla salma l'ultimo saluto. Lo strazio di tutti gli amici, disse l'oratore, non trova rassegnazione neppure nelle leggi della natura, giacchè è contro tutte queste leggi una morte a 26 anni, nel pieno del vigore. L'avvocato Gaiani passò poi a esprimere tutta la riconoscenza che il Bologna doveva al suo capitano Angelo Badini, e finì la breve orazione con la voce commossa e rotta dall'ansia, esclamando: « Io non so che sintetizzare in un 'unica espressione ciò che recasti tra noi: Tu creasti il Bologna! E colui che raccoglierà la Tua divisa di capitano, sappia, come Te, trascinare la squadra di vittoria in vittoria ». Parlò poi il prof. Giuseppe Lipparini. Con voce forte, rivelante un 'intensa e contenuta commozione, l'oratore espresse il proprio dolore a nome dei soci del Bologna F.C., degli amici e degli ammiratori: «Triste ora, malinconico distacco. Chi di noi avrebbe immaginato così vicino lo strazio di questo istante? Il Destino lascia in vita vecchi cadenti ed acciaccati per i quali la morte sarebbe l'unico sollievo e si lancia crudelmente sulle vite di giovani, amati, cui tutto sorride!». Giuseppe Lipparini con mano maestra tratteggia la figura di Angiolino Badini: «Artista, diplomato in architettura alla nostra Accademia delle Belle Arti era sua grande passione lo sport, che egli concepiva come scuola di elevazione morale e non come gioco. E tale sua anima artistica egli portava nel gioco, e tale sua passione imprimeva nei compagni. Animatore e creatore del Bologna, il suo nome sarà segnato nella bandiera del club che egli amò».  L'oratore rivolge poi la parola alla famiglia, ai fratelli e ai compagni; ad essi, se potesse, Angiolino Badini direbbe: «Fratelli non pianti, non lamenti. Oggi e sempre mostratevi degni di me; amatevi, amate il vostro club e portatene il vessillo alle più alte vittorie». Fra la commozione generale il corteo riprese il suo cammino. Nonostante l'ora tarda moltissimi accompagnarono ancora il feretro, sicché il corteo passò tra la reverente commozione del popolo, attraverso i sobborghi. E molti attesero che la salma fosse tumulata, prima di riportare nella febbrile città la loro commozione".

Da "Il bimbo prodigio del Bologna", di Piero Stabellini.

Angiolino muore

Il quindicinale del Bologna F.C. In
copertina Angelo Badini, un mese
prima della sua morte prematura.
Ma sul cielo sereno del Bologna la tragedia è in agguato. Angelo Badini, dopo la partita vinta contro il Mantova il 9 gennaio, si mette a letto con qualche linea di febbre. Si pensa ad un'influenza contratta dopo i tanti impegni presi da Angiolino negli ultimi tempi, sia come giocatore che come brillantissimo studente fresco di laurea in architettura, ma col passare dei giorni la febbre non accenna a diminuire. I medici decidono per analisi più approfondite e la diagnosi è tremenda: Angiolino è malato di setticemia, un'infezione del sangue che molto spesso non lascia scampo. Il 6 febbraio 1921 il Bologna gioca allo Sterlino col Modena la finale di andata per il titolo emiliano, con il pensiero rivolto al capitano che sta soffrendo nel suo letto. Il risultato è clamoroso: il Bologna batte il Modena per 10-1 con quattro gol di Cesare Alberti, che alla fine dedica la sua prodezza ad Angiolino, il suo primo maestro di calcio. Quando Cesare, insieme agli altri compagni e a Felsner, si reca a casa di Badini per comunicargli il risultato, Angelo ha un sussulto di gioia interrotto da violenti colpi di tosse. Dà appuntamento ai compagni per la partita di ritorno in programma a Modena il 13 marzo, ma durante la settimana le sue condizioni si aggravano all'improvviso e Angiolino Badini muore a 26 anni nella notte del 12 febbraio 1921, tra lo sgomento e l'incredulità dei familiari, dei compagni di squadra e di migliaia di tifosi. I funerali sono imponenti: ci sono rappresentanti di tutte le società calcistiche italiane e una folla immensa che accompagna il feretro dall'abitazione di Via Mazzini fino alla Certosa di Bologna, dove Angiolino viene sepolto nella tomba di famiglia, sormontata da un busto in marmo che reca le sembianze di Angelo con la maglia del Bologna. Tutto il Bologna è traumatizzato da quella perdita così improvvisa. Durante gli allenamenti molti giocatori scoppiano a piangere. Con questo spirito stravolto dal dolore il Bologna, a Modena, con il lutto al braccio perde incredibilmente per 1-0 la partita di ritorno per il titolo emiliano, contro un avversario al quale poco più di un mese prima aveva rifilato dieci gol. Si rende necessaria la bella che si gioca il 3 aprile 1921 sul campo neutro di Ferrara. Dopo una maratona durata 149 minuti di gioco, un record nella storia del calcio italiano, il Bologna vince per 1-0 con un gol di Bernardo Perin. Il campo dello Sterlino viene intitolato ad Angelo Badini, mentre la società prende la decisione di giocare con il lutto al braccio fino alla fine del campionato. 

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