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domenica 3 aprile 2016

Bologna vs Hellas Verona, una rivalità antica


I giallo-bleu scaligeri furono una tra delle prime squadre in assoluto incontrate dal Bologna nel corso della sua prima stagione sportiva (Bologna - Hellas 1-0, 3 aprile 1910, "Targa Bologna"), sul campo dei Prati di Caprara. Contro il Verona scintille anche fuori dal terreno di gioco: le due tifoserie, un tempo rivali anche a livello politico, non si sono mai amate. Nei precedenti storici giocati a Bologna tra le due squadre, spesso ricchi di gol, spiccano alcuni risultati clamorosi: Bologna - Hellas Verona 7-0 del 4 ottobre 1925; Bologna - Hellas Verona 10-1 del 27 novembre 1927; Bologna - Hellas Verona 6-1 del 2 febbraio 1997; Bologna - Hellas Verona 1-4 del 6 ottobre 2013. Diversi anche i campioni approdati in rosso-blu dalle file veronesi: Giordano Corsi, Gino Pivatelli e Ugo Pozzan su tutti. Nel post il tabellino e le immagini di una delle più larghe vittorie bolognesi nei confronti della squadra veronese.

Bologna - Hellas Verona 7-0 [4-0], 4 ottobre 1925 - 1^ giornata  
BOLOGNA: Gianni; Borgato, Gasperi; Genovesi, Baldi, Giordani; Pozzi, Della Valle III, Schiavio, Perin, Muzzioli. - All. Hermann Felsner.  
HELLAS VERONA: Carra; Zuppini, Corsi; Cavalleri, Peics, Zanardi; Bolla, Chiecchi III, Boso, Chiecchi II, Recchia. - All. Imre Schoffer.  
Arbitro: Palestra di Pavia.
Reti: Della Valle 14', Schiavio 38', Della Valle 39', Pozzi 40', Pozzi 51', Muzzioli 72', Schiavio 83'.


BOLOGNA, 4. -- Trionfale il debutto dei campioni nella nuova stagione, e clamorosa per il risultato numerico la vittoria da essi ottenuta contro la prima squadra che è stata loro opposta. Né per ottenere il largo punteggio registrato è stato necessario al Bologna ricorrere a tutte le risorse del suo giuoco e della sua classe. Qualche uomo ha potuto così risparmiarsi e approfittare della partita per un vero e completo allenamento: altri, invece, e segnatamente Della Valle, Schiavio, Muzzioli, Baldi, Gasperi, già a punto, si sono prodigati generosamente per tutta la partita che ha visto fare largo posto alle azioni individuali come è caratteristico dei primi incontri. Il Bologna non ha faticato a dominare per velocità, intuito e decisione nel tiro. Non sono giovati ai veronesi i diversi spostamenti di uomini effettuati, e certo nemmeno l'uscita dal campo di Chiecchi III al 24° minuto della ripresa. A questo punto però la squadra era già largamente battuta. Pubblico assai numeroso e grandi ovazioni ai rosso-bleu al loro ingresso in campo. Arbitra Palestra in modo assai longanime. L'incontro ha avuto una una fisonomia uniforme nei due tempi: il primo è stato condotto con maggior impegno dal Bologna. Della Valle inizia la serie dei punti all'8' scagliando fulmineo in goal il pallone passatogli da Perin; Schiavio al 32' segna da tre metri districandosi fra un groviglio di avversari; ancora Della Valle al 37' e poscia Pozzi al 38'. La ripresa accresce la già abbondante messe di goals dei rosso-bleu. Un preciso passaggio di Muzzioli a Pozzi permette a questi di segnare al 6'. Al 27' Muzzioli con un tiro formidabile infila la rete di Carra, la quale è violata per l'ultima volta al 36' da Schiavio, che toglie il pallone dai piedi del portiere veronese.

venerdì 5 febbraio 2016

Genesi del derby dell'Appenino


I primi approcci del Bologna con il calcio fiorentino avvennero negli anni Dieci del secolo scorso: il primo avversario dei rosso-blu fu il Firenze FC, club fondato nel 1908 – maglia bianco-gigliata – che aveva il suo campo di gioco al Prato del Quercione (nel parco delle Cascine di Firenze). La sfida, una partita amichevole giocata l'11 aprile del 1912 al campo della Cesoia, fuori Porta San Vitale, vide i bolognesi affermarsi per 3-1. Era il Bologna di Arrigo Gradi e Antonio Bernabeu, di Guido Della Valle e Natalio Rivas. L'anno successivo si replicò, sempre in amichevole: vittoria bolognese per 8-1 il 6 aprile 1913, e rivincita fiorentina per 6-1 il 25 maggio 1913, contro un Bologna notevolmente rimaneggiato. L'11 aprile 1915, in amichevole allo Sterlino, il nuovo campo del Bologna fuori Porta Santo Stefano, fu il turno della PGF Libertas Firenze, squadra di Prima Categoria fondata nel 1912 che disputava anch'essa le partite casalinghe al Prato del Quercione. I fiorentini, in maglia rossa, furono liquidati con un perentorio 8-0, con quattro reti per tempo. Rivincita ancora allo Sterlino, l'8 ottobre 1916, durante la sosta bellica dei campionati: 8-1 per il Bologna, che scese in campo con questa formazione: Gianese; Busi, Frigeri; Vicini, Badini I, Sala Rosa; Della Valle II, Pifferi, Della Valle III, Badini II, Alberti.

Primo dopoguerra


Dopo la I G. M. salirono prepotentemente alla ribalta il Livorno di Mario Magnozzi e il Pisa di un giovanissimo Mario Gianni, squadre che vinsero il torneo centro-meridionale nel 1920 e nel 1921 e si guadagnarono la finale nazionale per lo scudetto contro Inter e Pro Vercelli. Il Bologna, che nel frattempo aveva raggiunto per due volte la finale di Lega Nord e si apprestava a vincere il suo primo scudetto, ospitò di nuovo in amichevole allo Sterlino i bianco-rossi della Libertas Firenze, il 22 marzo 1925: 5-0 per i rosso-blu guidati dal 'mago' austriaco Hermann Felsner. Era chiaro che il calcio fiorentino era ormai poca cosa, subalterno in Toscana rispetto a Livorno e Pisa, squadre nel primo lustro degli anni Venti stabilmente ad alti livelli e ricche di grandi giocatori. Fu così che nell'agosto del 1926, dalla fusione tra Libertas Firenze e CS Firenze (altro club cittadino che nel 1915 aveva assorbito il Firenze FC), nacque l'AC Firenze, rinominata "Associazione Fiorentina del Calcio" e nel 1927 AC Fiorentina, maglia a quarti bianco-rossa con giglio e dal 1929 di colore viola. Il primo match a Bologna tra i rosso-blu e la giovane Fiorentina, si giocò al Littoriale il 21 aprile 1929 e terminò con un netto successo bolognese: 3-0, con reti di Bernardo Perin, Giuseppe Della Valle e Gastone Baldi. All'andata, il 25 novembre 1928, nel campo di via Bellini, venne disputato il primo incontro ufficiale tra le due squadre: Fiorentina - Bologna 2-3, con tripletta di uno scatenato Angelo Schiavio e reti viola di Bandini e Meucci. A fine stagione il Bologna si laureò campione d'Italia per la seconda volta nella storia, mentre la Fiorentina si piazzò al 16° posto e venne retrocessa nella prima edizione della Serie B. Fu l'inizio di una grande rivalità, spesso teatro di duri scontri tra le due tifoserie, che ancora oggi mantiene inalterato tutto il suo fascino d'antan.

giovedì 28 gennaio 2016

Bologna - SampDoria, rivalità antica ma "giovane" allo stesso tempo


Il primo incontro tra il Bologna e l'altra metà di Genova che non tifa Grifone, risale al doppio confronto del campionato di Prima Categoria 1919-20 (massima serie) contro l'Andrea Doria: i doriani, maglia a quarti bianco-blu con blasone cittadino cucito sul petto, vennero sconfitti nell'inospitale e angusto campo di via Clavarezza, la mitica "Cajenna" – che sorgeva dove ora è edificata la gradinata Nord del tifo genoano –, per 1-4, con doppietta di Emilio Badini e una rete a testa per Giuseppe Della Valle e Bernardo Perin. Era l'8 febbraio 1920. Due mesi dopo si replicò allo Sterlino: 2-0 per i rosso-blu con due reti di Pietro Genovesi. Era l'Andrea Doria di Luigi Burlando, grande centromediano originario del capoluogo ligure, atleta che eccelleva ad alto livello in diverse discipline, dalla pallanuoto alla savate, la boxe francese molto in voga durante la Belle Époque. Nel secondo dopoguerra, le prime partite giocate contro la neonata SampDoria, dopo la fusione avvenuta nel 1946 tra Sampierdarenese e Andrea Doria, videro nuovamente il Bologna affermarsi sia a Marassi (0-1, rete di Ferruccio Valcareggi) che al Comunale per 2-0, con reti di Taiti e Cappello. Proprio il funambolico Gino Cappello – nella foto in alto a destra in splendida acrobazia – fu spesso protagonista di quei primi confronti, a volte anche molto accesi, contro i blucerchiati della Superba. La rivalità tra le due squadre e tifoserie si inasprì nuovamente a fine anni '70 e '90, quando il Bologna inflisse un doppio dispiacere alla Samp. Partite sentite quindi, con un passato che richiama anche alla cessione di Roberto Mancini, il grande rimpianto di una generazione di tifosi bolognesi.

domenica 17 gennaio 2016

Quando Bologna - Lazio si giocava in serie B



Mentre la Nazionale di Bearzot si laureava campione in Spagna e il campionato italiano diventava il più bello del mondo, due squadre storiche e gloriose della serie A vivevano l'oblio della cadetteria: la Lazio, che già negli anni Venti e Sessanta aveva vissuto l'amarezza della retrocessione, vivacchiava ormai dall'inizio degli anni '80 in serie B: retrocessa a tavolino nel 1980 per il calcioscommesse, e poi sul campo nel 1985, faticava a rientrare in pianta stabile nella mass
ima serie. Il Bologna invece affrontava il dramma sportivo della sua prima storica retrocessione: già sfiorata la B diverse volte a fine anni '70, la condanna senza appello arrivò nel 1982: dopo un campionato dalle tante vicissitudini negative, con tanto di presidente finito in carcere a Ferrara e un finale di stagione con la solita compravendita di partite (Napoli - Genoa su tutte, con l'incredibile "passaggio" di mano direttamente in calcio d'angolo di Castellini a favore del grifone e dal quale scaturì poi il gol salvezza genoano di Faccenda, fu uno scandalo in tal senso) che questa volta giocò a sfavore dei rosso-blu felsinei, il Bologna finì mestamente (e meritatamente) in B per la prima volta nella storia, tra le lacrime dei tantissimi tifosi che seguirono la squadra nell'ultimo match ad Ascoli. Fu così che le due squadre si ritrovarono e si incontrarono per una prima e inedita sfida in serie B nel campionato 1985-86: vittoria del Bologna all'andata per 1-0 con rete di Pradella e pareggio per 0-0 nella partita di ritorno all'Olimpico, con una Lazio che schierava gli ex Fabio Poli e Giuliano "Fiore" Fiorini. Furono anni e sfide in cadetteria che però avevano sempre un piacevolissimo sapore di serie A: grande pubblico, grande tifo, trasferte di massa e spesso anche diversi problemi di ordine pubblico tra le tifoserie fuori dal terreno di gioco: domeniche di grande atmosfera e passione, poco importava la categoria. Nel 1987-88, l'anno del brillantissimo Bologna di Gigi Maifredi che diede spettacolo di gioco nel campionato cadetto, entrambe le squadre ritrovarono finalmente l'agognata serie A (i rosso-blu dopo cinque lunghi anni di B e uno di serie C1...): il Bologna arrivò al primo posto al termine di un campionato giocato in maniera strepitosa, mentre la Lazio agganciò la terza posizione utile per la promozione. Bologna - Lazio, una sfida mai banale.

Bologna e Lazio di fronte per un tuffo nel passato.

Da L'Unità, 15 settembre 1985.

La serie «B» mette nel piatto dello spettacolo alcune partite di cartello per buongustai. Inziamo subito con Bologna - Lazio, incontro tra due «stars» intenzionate a risalire la china. I locali di Mazzone sono animati da autentico furore. Si tratta di cancellare il pessimo debutto (sconfitta patita contro il Pescara) e di ribadire le proprie ambizioni dinnanzi ad una squadra indicata come la favorita del torneo. La Lazio domenica scorsa all'Olimpico ha fatto subito vedere di essere avviata a rispettare il ruolo di protagonista assegnatogli alla vigilia. La tifoseria sembra già «calda» al punto giusto, considerata la ressa di gente che accompagna le sedute di allenamento della squadra di Simoni.

La Lazio battuta a Bologna.

I tifosi fan volare il Bologna

Trentamila sugli spalti per la partita con la Lazio, grandi incitamenti come ai vecchi tempi della «A» - Spettacolare gol di Pradella, applausi scroscianti per Marocchino.

di ENZO MASI

BOLOGNA, lunedì 16 settembre 1985 — Dopo lo sgambetto di Pescara il Bologna si rimette al passo a spese di una «vedette». Trafigge la Lazio con uno spettacolare gol di testa dell'ottimo Pradella, dopo un quarto d'ora; avvalora il vantaggio con un gioco concreto e razionale fino al riposo; difende lo stesso vantaggio nella ripresa, a tratti con leggero affanno ma con rari rischi, inevitabili quando si gioca di rimessa: l'ultimo, proprio a 2' dal termine, per un forte fendente di Caso (ben servito da Poli) che accarezza, a portiere battuto, la traversa. Un tempo per parte, dunque; ma successo meritato della squadra di casa che nel primo tiene saldamente le redini e nel secondo contiene efficacemente la costante ma non irresistibile pressione laziale vanificandola a qualche metro dall'area. Gli azzurri perdono la battaglia a centrocampo (dove si gioca a zona: Gazzaneo, De Vecchi, Nicolini contro Vinazzani, Caso, Magnocavallo, con cambio di marcature) poi non sanno approfittare delle piccole ingenuità di giovani terzini rossoblu, come Luppi, nella ripresa. Ma Ottoni appare impeccabile regista della retroguardia, prima annullando Fiorini, lunatico e pasticcione, poi tenendo a bada Poli, senz'altro il più ficcante e insidioso della Lazio, mentre Garlini appare dispersivo concentrandosi solo nell'ultimo quarto d'ora.

Pradella migliore in campo

Il Bologna è brioso e manovriero in avanti, ben disposto a centrocampo con Gazzaneo e De Vecchi costanti punti di riferimento: il primo con un oscuro lavoro di raccordo e di rilancio, il secondo con una svelta regia senza fronzoli. Svetta tuttavia l'attaccante Pradella, il migliore con Nicolini, instancabile in fase di interdizione e anche con Marocchino davvero positivo, applaudito a scena aperta quando esce al 70'. Il centravanti chiama Malgioglio a due grandi parate prima di azzeccare l'incornata giusta; ma è sempre una mina vagante nella difesa laziale anche quando, nel secondo tempo, resta il solo attaccante. Pradella appare volitivo e grintoso pure in fase di alleggerimento; subisce anche un'ammonizione come Gazzaneo, Lancini e Galbiati. L'ex granata è bravo e generoso. I portieri se la cavano bene: Malgioglio è battuto da un tiro a fil di palo, ma prima si esibisce più volte sullo stesso autore, Pradella; Zinetti interviene sul finire del primo tempo, al 41' su tiro da lontano, a sorpresa, di Calisti, al 44' con una bella uscita a pugni chiusi. Registriamo anche un paio di errori per parte: Marocchi all'11' non sfrutta un pallone rubato, in un duello volante con Malgioglio, da Pradella, sparando a lato; Galbiati ai 58', su respinta della difesa, sbaglia lo specchio da posizione favorevole. Per concludere la partita è sufficientemente apprezzata dai trentamila sugli spalti (213 milioni dincasso, tifo rossoblu come al vecchi tempi) che, prima del fischio, hanno applaudito un'altra squadra di casa, la Beca Baseball, recente vincitrice della Coppa dei Campioni. 

Campionato di Serie B 1985-1986, 2^ giornata.
Bologna, domenica 15 settembre 1985, Stadio Renato Dall'Ara.
BOLOGNA - LAZIO 1-0 (1-0)
BOLOGNA: Zinetti, Lancini, Luppi, Quaggiotto, Ottoni, Nicolini, Marocchino [Bellotto dal 24' st], De Vecchi (cap.), Pradella, Gazzaneo, G. Marocchi [Piangerelli dal 44' st]. A disposizione: Cavalieri, Baldisserri, Bellotto, Piangerelli, Marronaro. — All. Carlo Mazzone.
LAZIO: Malgioglio, Podavini (cap.), Calisti, Galbiati, Filisetti [Fonte dal 28' st], Magnocavallo, Poli, Vinazzani, Fiorini, Caso, Garlini. A disposizione: Ielpo, Calcaterra, Spinozzi, Toti. — All. Luigi Simoni.
Marcatori: Pradella 15' pt
Arbitro: Lamorgese (Potenza).
Ammoniti: Pradella, Gazzaneo, Lancini e Galbiati.
Spettatori: 22.322 paganti per 213.800.000 lire più 4.088 abbonati per una quota partita di £. 40.126.875. Note: giornata estiva, terreno in perfette condizioni. Circa 200 tifosi laziali in curva San Luca.

giovedì 7 gennaio 2016

Milan - Bologna 0-8, 1922 - La vittoria esterna con più ampio scarto della storia rosso-blu



Terza vittoria del BFC a Milano-Milan negli ultimi undici anni – che non sono nemmeno poche, considerando le miserie societarie prima dell'avvento di Joey Saputo. Forse non tutti sanno che la vittoria in trasferta con più ampio scarto nella storia, il Bologna la colse proprio a Milano contro il Milan, il 5 novembre 1922, per 0-8, con 5 reti di uno scatenato Giuseppe Della Valle e 3 di Cesare Alberti, formidabile e sfortunato campione di S. Giorgio di Piano. Era il Bologna che Hermann Felsner stava plasmando pazientemente, e che dopo la mancata vittoria in finale contro la Pro Vercelli nel 1921, si apprestava a conquistare altre tre finali di Lega Nord consecutive, il secondo posto del 1927, e gli scudetti del 1925 e 1929. Ma torniamo ai protagonisti di quella partita memorabile: Alberti, cresciuto nei 'Boys' rosso-blu e destinato a una sfolgorante carriera sia nel Bologna che in Nazionale, ebbe in dote una sorte davvero avversa: prima un infortunio al menisco che lo tenne fuori dai campi di gioco per due campionati, poi l'incredibile e assurda morte prematura nel 1926, proprio quando era rinato calcisticamente nel Genoa. Cesare Alberti, soprannominato "Mimmo" o "il mister", era il fratello minore di Guido Alberti, giocatore del Bologna dal 1912 al 1915, ottimo elemento che nei rosso-blu venne impiegato come mediano ma all'occorrenza anche come attaccante – scomparso anch'esso giovanissimo a soli 21 anni, durante la Grande Guerra. "Mimmo", velocissimo attaccante che poteva giocare indifferentemente come interno o centravanti, era un finissimo palleggiatore e un realizzatore spietato. Si infortunò durante Cremonese - Bologna 3-0 del 12 novembre 1922, in seguito ad un calcione ricevuto al ginocchio. Rimase fermo un mese, rientrò il 10 dicembre del 1922 a Tortona contro il Derthona, ma dovette abbandonare il campo per il dolore. La diagnosi non lasciò scampo: rottura del menisco, che a quei tempi, almeno in Italia, significava fine della carriera. Il Bologna gli concesse la lista gratuita e per  due anni non calcò i campi di gioco. Solo nel 1924, dopo essere stato operato con successo al menisco dal professor Federico Drago del San Martino di Genova, Alberti scese di nuovo in campo, ma questa volta con la maglia del Genoa, che nel frattempo lo aveva tesserato tra le proprie file: era il 19 ottobre 1924, terza giornata di campionato, Genoa - Hellas Verona 3-0, con doppietta proprio del redivivo Cesare. 

Genova, 19 Ottobre 1924 - Marassi, Campo del Genoa di via del Piano
GENOA - HELLAS VERONA  3 - 0   (0 - 0)
Reti: 69' Moruzzi, 86' e 90' Alberti
GENOA: De Prà, Bellini, De Vecchi, Costella, Barbieri, Leale, Neri, Catto, Alberti, Moruzzi, Bergamino I. Allenatore: Garbutt
HELLAS VERONA: Carra I, Zuppini, Bosio, Cavalieri, Carra II, Molnar, Recchia, Ferrais, Castiglioni, Chiecchi II, Levratto. All. Molnar.
Arbitro: Grossi di Milano

La Stampa Sportiva - A.21 (1922) n. 46, novembre

A Milano il Milan ha subito un disastro pel opera del Bologna. Otto goals-a zero indicano il non valore dimostrato dai rosso e neri e rincresce davvero vedere una quadra tanto gloriosa nel passato sempre, anche negli anni meno lieti, precipitare così. Manca ad essa squadra affiatamento, allenamento, tutto insomma, ma, sopra ogni cosa, parmi manchi una volontà ferma che la diriga.

Da "La Gazzetta dello Sport" del 6 novembre 1922

Bologna batte Milan 8-0

Milano, 5 novembre


L'elegante ground dei rossoneri aveva oggi una fitta cornice di pubblico accorso un po' per vedere il Bologna, uno dei leader del girone B, e un po' anche con la segreta speranza che i milanisti ottenessero una bella affermazione la quale indicasse la rinascita dello squadrone cittadino così carico di tradizioni, e che segnasse pure la resurrezione del foot-ball in Lombardia. Invece quali e quante delusioni! L'edificio immaginario che ognuno di noi si era costruito, è caduto sotto i colpi di maglio (e furono ben otto) dei forti campioni dell'Emilia, tanto che a metà del secondo tempo il pubblico deluso ha abbandonato il campo. Il perché del grave e grande «score?». Basta avere assistito all'incontro per rendersi ragione di quanto è avvenuto. I milanisti dopo una prima schermaglia briosa e vivace si sono lasciati travolgere per mancanza di coesione fra linea e linea e affiatamento fra uomo e uomo. Qualche buona occasione iniziale fu mancata in pieno dal Milan per indecisione e i milanisti ottennero anzi nel primo tempo quattro corner; poi il Bologna ha assaltato la porta del Milan ed ha segnato due punti nel primo tempo e 6 nel secondo. «Geppe» Della Valle, Alberti, Baldi e Genovesi hanno grandeggiato in campo. I primi 35 minuti videro il Milan giocare con brio e resistere bene; poi è venuto il crollo e il match ha perso ogni interesse. Per la cronaca diremo che i due primi punti del primo tempo furono segnati da Della Valle, uno al 4° e l'altro al 41° minuto, su corner. Nel secondo tempo 4 punti li segnò ancora «Geppe» all'8, 21, 26, 27 minuto, e due Alberti al 37° e 44° minuto. Il Bologna mancò di Perin perché ammalato. Al 34° minuto l'arbitro ha espulso dal campo Corsi del Milan.

Girone B - 4^ giornata
Milano, domenica 5 novembre 1922, Campo di Viale Lombardia
MILAN - BOLOGNA 0-8 (0-2) 
MILAN: Norsa; Bronzini, Allievi; De Franceschini I, Soldera I, Soldati Er; Morandi, Santagostino, Papa III, Corsi, Ballarin - All.: Soldera.
BOLOGNA: Gianese; Modoni, Rossi; Genovesi, Baldi, Pilati; Rubini, Della Valle III, Alberti, Baccilieri, Pozzi - All.: H. Felsner
Marcatori: 4', 41', 53', 61' e 72' Della Valle III, 56', 82' e 89' Alberti.
Arbitro: Brunetti di Torino

martedì 15 dicembre 2015

Genoa - Bologna ha più di 100 anni. 17 marzo 1912-12 dicembre 2015



Genoa - Bologna ha più di 100 anni. Il primo match tra i due club fu giocato sul Campo di via del Piano – l'attuale stadio Luigi Ferraris, a Marassi – il 17 marzo 1912, partita amichevole terminata 4-1 in favore del grifone. Il giovane Bologna era alla sua terza stagione sportiva ufficiale, ed era reduce da una scintillante affermazione sull'Inter di Aebi per 3-0, sempre in amichevole sul campo della Cesoia, fuori porta San Vitale. Era il Bologna di Guido Della Valle e Anton
io Bernabeu, di Arrigo Gradi e Natalio Rivas. Il Genoa invece era già una grande squadra: fondato nel 1893 era alla sua quindicesima stagione ufficiale dal 1898 e poteva vantare 6 titoli di campione d'Italia. Tra le sue fila militavano giocatori di assoluto valore, come il portiere svizzero Surdez e l'inglese Miller. Solamente dopo la prima guerra mondiale, con l'arrivo di Hermann Felsner, la rivalità tra i due club divenne una tra le più sentite e cruente del campionato: il 17 aprile del 1921 il Bologna sbancò Marassi per la prima volta, con reti di Bernardo Perin e Giuseppe Della Valle, e disputò la prima finale di Lega Nord nella sua storia, persa per 2-1 dopo i tempi supplementari a oltranza contro la Pro Vercelli, tra mille polemiche per un gol irregolare di Rampini.


I matches di domenica scorsa in Italia.


Da "La Stampa Sportiva" n° 12 del 24 marzo 1912.


A Genova, ospite del Genoa Club, giuocò contro la prima squadra di questa società quella del F. C. Bologna. I bolognesi, dopo il vittorioso incontro della domenica antecedente col F. C. Internazionale, avevano suscitato nell'ambiente genovese un'attesa che fu... inferiore all'aspettiva ! Mancò a questa squadra il completo sostegno della linea mediana, e gli avanti, quantunque ottimamente disciplinati, non riuscirono mai a condurre a fondo l'attacco. Unica preoccupazione degli avanti era quella di mantenersi in linea oltre la metà del campo, senza però saper trarre vantaggio dei momenti opportuni e discendere compatti alla rete di Surdez. Della difesa estrema ottimo il Malfatti e assai bravo il portiere Guardigli. La squadra genovese giuocò svogliatamente e con poco impegno. Non di meno l'azione si è svolta preponderantemente sulla metà bolognese la quale ha potuto segnare l'unico goal in una melée provocata in seguito a un corner. Il Genoa si assicurò quattro goals chiudendo la partita con quattro a uno. I punti a favore del Genoa furono segnati rispettivamente da Murphy, su penalty di Crocco II, da Maranghi e da Miller. Ottimo come sempre Roberts, meravigliosi nei colpi di testa Miller e Dearden.

lunedì 13 settembre 2010

1924-25: Juventus F.C. vs Bologna F.C., le prime polemiche


Bologna contro Juventus, una grande classica del football italiano, un match che affonda le proprie origini nella notte dei tempi. Una partita da sempre ricca di scontri, feroci polemiche, accuse reciproche, fin dagli albori ricca di pathos. Partita sentitissima dai bolognesi e dagli juventini della Romagna e dintorni che, come narrava Gianni Brera, tifavano Juve nel desiderio di umiliare la prepotente Bologna e la sua squadra di calcio, che proprio in quegli anni stava per assurgere a livelli di mitologia calcistica. Quello che posto è il resoconto della partita di andata del campionato 1924-1925, l'anno nel quale il Bologna F.C. si laureò campione d'Italia per la prima volta nella sua storia. Fu una sconfitta, subita sul vecchio campo di proprietà della Juventus, il mitico stadio di "Corso Marsiglia" uno dei più belli e moderni dell'epoca. Il Bologna perse per 2 a 1, con le reti di Pietro Pastore - grande attaccante originario di Padova, in seguito divenuto attore cinematografico -, pareggio di Pietro Genovesi per i rossoblù, e gol della vittoria in palese posizione di fuorigioco di Virginio "Viri" Rosetta, formidabile campione strappato dalla Juventus alla Pro Vercelli nel 1923. Questo fu solo l'antipasto di una sfida infinita che infiammò tutti gli anni '20 e '30, e che ancora oggi regala scintille.

Nella foto in alto, da sinistra: Alberto Pozzi, Giuseppe Muzzioli, Pietro Genovesi, Mario Gianni, Bernardo Perin, Angelo Schiavio, Giuseppe Della Valle, Giovanni Borgato, Gino Spadoni, Gastone Baldi, il dr. Hermann Felsner. Seduto: Felice Gasperi.

Tratto da “Il Progresso Sportivo„

del 10 novembre 1924

6^ giornata

L'ARBITRO NON FA IL MONACO

Prima o poi doveva accadere: in un colpo solo il Bologna perde imbattibilità e primato, interrompendo nel modo più brusco la propria striscia di successi. Gli uomini di Felsner cadono sul campo della Juventus nella partita clou della giornata, aperta da un immediato gol dell'implacabile Pastore. Molto disappunto alla fine per gli ospiti, piegati da un gol segnato da Rosetta da una posizione decisamente irregolare. I bianconeri si isolano in testa alla classifica anche grazie al pari cui una rinfrancata Andrea Doria costringe i bianchi della Pro Vercelli. Il Livorno si riprende contro la Sampierdarese grazie a una doppietta del sempre più strepitoso Magnozzi, il Padova fa lo stesso sbarazzandosi del Derthona, che resta così solo in fondo alla classifica. Preoccupante il momento del Milan, che esce a pezzi dalla partita di Mantova e scivola in zona retrocessione.

9 novembre 1924, Torino

JUVENTUS-BOLOGNA 2-1

Reti: 1' Pastore, 86' Genovesi, 87' Rosetta

JUVENTUS: Combi; Gianfardoni, Bruna; Viola, Monticone, Giriodi; Grabbi, Rosetta, Pastore, Munerati, Gambino

Allenatore: Karoly

BOLOGNA: Gianni; Borgato, Gasperi; Genovesi, Baldi, Spadoni; Pozzi, Della Valle III°, Schiavio, Perin, Muzzioli

Allenatore: Felsner

Arbitro: Barnabò di Milano

L'arbitro Barnabò, concedendo alla Juventus il goal segnato al 42° minuto del secondo tempo da Rosetta, che si trovava a qualche metro dalla porta in perfetta e lampante posizione di fuori giuoco, non solo, ma che aveva anche allontanato con uno spintone un difensore avversario, ha completamente falsato il risultato della partita. La squadra torinese sinceramente non ha oggi meritato di vincere: un match nullo avrebbe potuto esattamente rispecchiare l'andamento dell'incontro. E ciò diciamo anche se chi ha dominato in campo è stato il Bologna. I rosso-bleu sono stati nettamente superiori, in specie nel primo tempo, sia per numero di attacchi che per qualità di gioco. Ma a tale supremazia complessiva non ha corrisposto una adeguata efficienza.Il difetto della squadra bolognese è stato oggi nell'indecisione e più ancora nella imprecisione degli attaccanti i quali si sono lasciati sfuggire occasioni, pur create magnificamente da loro, quali di rado si presentano in una partita; e non hanno saputo sfruttare situazioni che sembrava dovessero fatalmente concludersi nel sospirato goal. In specie nel primo tempo abbiamo detto, perché fu nel primo tempo e precisamente nella sua seconda metà che il pallone stazionò quasi senza soste nel campo juventino. E fu in questo periodo che le azioni bolognesi piacquero di più.La prima linea scendeva a veloci folate, combinando piacevolmente, ben sostenuta dagli halves per quanto questi fossero seriamente preoccupati della difesa non troppo sicura e le cui incertezze avevano già provocato a qualche minuto dall'inizio il goal di Pastore. Perin, Schiavio e Della Valle, ottimi palleggiatori, aggressivo il terzo, furono brillanti, efficaci, scintillanti da metà campo, fino al limite dell'area di rigore: la seconda linea juventina specialmente debole a sinistra, con Giriodi, il quale veniva regolarmente superato da Pozzi, la cui intesa con Della Valle ha avuto dei momenti brillantissimi, non ha quasi mai costituito un ostacolo insuperabile per gli attacchi dei bolognesi. Ma giunti a ridosso dell'estremo triangolo difensivo ogni sicurezza, ogni vivacità scompariva: Gianfardoni e Bruna avevano un buon giuoco con i loro energici e tempestivi interventi a liberare, ad allontanare la minaccia, perché potevano approfittare della indecisione, in certi momenti quasi dello smarrimento forse dovuto a una inesplicabile emozione, dei forwards i quali o si perdevano in passaggi in linea, o tiravano sbagliando nettamente il bersaglio o si lasciavano pescare con il pallone tra i piedi. Combi, relativamente al numero delle volte che si è visto invasa la propria metà campo, è stato poco impegnato e quasi sempre con tiri non pericolosi. È mancato insomma ai bolognesi lo scatto finale e risolvente; le discese iniziate con energia sono andate sempre perdendo vigore, quasi arenandosi. Diremo però che tutta la squadra bolognese è apparsa fredda, non trascinante. Non intendiamo dire, si badi bene, che siano apparsi freddi i suoi singoli componenti i quali anzi spesso fanno sfoggio di un bel ardore, di un focoso impegno, ma è apparso freddo il complesso del giuoco e lo stile un po' accademico. Le azioni si sviluppano quasi con lentezza, non sono mai travolgenti. E poiché quelli che hanno oggi dominato, che hanno imposto il proprio gioco sono stati i bolognesi, non c'è da stupirsi se il match non sia stato dei più appassionanti. Abbiamo detto della prima linea bolognese: dobbiamo aggiungere che Muzzioli, reso quasi inattivo nel primo tempo dall'attenta sorveglianza di Viola, è stato più brillante nella ripresa. Del resto se la qualità del gioco nel secondo tempo non valeva quella del primo ciò non toglie che i bolognesi siano stati più energici e più attivi. Ma si sono allora un po' disuniti, hanno perduto il loro assieme, si sono alquanto sbandati e l'intesa non è più stata tanto efficace. E questo benché l'appoggio della seconda linea non sia loro venuto meno: tutt'altro. Genovesi, Baldi e Spadoni si sono oggi prodigati con maggior generosità nel secondo tempo. Ma mentre il loro gioco di sostegno è sempre apprezzabile, quello difensivo non sempre riesce soddisfacente. Costretti a retrocedere per arginare gli attacchi si disorientano precipitosi e talvolta anche imprecisi. Il male sì è che oggi si è abbastanza spesso richiesto il loro aiuto in difesa perché la coppia Borgato e Gasperi non ha costituito un blocco saldo che desse completo affidamento. È migliore Borgato, ma anche il veneziano non è apparso eccessivamente sicuro benché abbia avuto dei buoni momenti. È certo che se l'accennata deficienza organica della prima linea ha impedito oggi al Bologna di vincere, perché non è riuscita a segnare dei goals malgrado la sua lunga permanenza in area avversaria, alla debolezza della difesa è imputabile la sconfitta o, per essere più esatti, il primo goal, perché il secondo, come abbiamo detto, è stato segnato da Rosetta portatosi comodamente alle spalle dei backes. Gianni fra i difensori è stato pure il migliore: non che non abbia commesso errori, specie all'inizio quando era o appariva emozionatissimo, ma nessun errore è stato fatale e i due goals segnati sono di quelli assolutamente imparabili. La Juventus non ha giuocato una grande partita: tutt'altro. Ha vinto, sia pura fortunosamente, e la vittoria forse farà dimenticare tante cose, ma non è apparsa per niente in buone condizioni. Intanto l'attacco non funzionava: e questo diciamo anche se oggi Pastore, colpito duramente dopo una decina di minuti, al ginocchio malato, ha potuto essere di ben scarso rendimento. E tale mancato funzionamento stupisce in quanto gli uomini, tranne Gambino, sono quelli che l'anno scorso ci hanno fatto assistere a tante belle partite. Se prendiamo i cinque avanti uno per uno dobbiamo riconoscere di trovarci davanti a uomini di una certa classe: e ci riferiamo in particolar modo al terzetto centrale cioè a Munerati, Pastore e Rosetta. Anche Grabbi e Gambino non giuocano male: il primo è un po' troppo irruento e confusionario, ma quando riceve la palla sa non sciuparla. Tutti sono buoni palleggiatori, non distribuiscono male, ma non riescono ad andare d'accordo. Oggi è mancata loro ogni intesa. Hanno portato attacchi irruenti, vigorosi, decisi, ma quasi esclusivamente basati su azioni individuali, su scappate isolate. Sono stati nettamente soverchiati dagli avversari e non hanno potuto sbaragliare la non eccessivamente solida difesa bolognese. È alla seconda linea, tranne Giriodi del tutto nullo, ai backes e a Combi che la Juventus deve l'odierna affermazione. La difesa juventina costituisce un blocco quasi si potrebbe dire granitico quale ben poche squadre possano attualmente vantare. Monticone, Viola, ripresosi dopo un inizio incerto, Gianfardoni, Bruna in gran forma e in gran giornata, e Combi sempre sicuro (anche se nel goal bolognese si possa riscontrare una qualche sua responsabilità) hanno resistito all'imperversare degli attacchi del Bologna. E hanno resistito bravamente, sempre sicuri, senza incertezze. L'anima di questa ostinata, efficace quasi irruenta azione difensiva è stato il "vecchio" Bruna: vecchio per modo di dire perché il capitano juventino ha fatto sfoggio oggi di una foga, di un ardore inesauribile, di una sicurezza, di un senso nella scelta del tempo veramente entusiasmanti. Ma anche gli altri che abbiamo citato si sono prodigati senza risparmio e possono esser ben fieri della loro partita, perché l'esito che ha coronato i loro sforzi è essenzialmente dovuto alla difesa.

IL PRIMO TEMPO

Agli ordini dell'arbitro Barnabò dell'Internazionale, alle ore 15 le squadre si sono allineate in campo. Hanno la palla i bolognesi, che giocano con il sole in faccia, ma i primi ad attaccare sono i torinesi i quali impegnano subito il portiere che però si libera facilmente. I torinesi scendono di nuovo per iniziativa di Grabbi il cui centro è raccolto di testa da Munerati che manda alto fra il disappunto della folla enorme che gremisce spettacolosamente il campo. Non è passato un minuto che durante una discesa dei bianco-neri Pastore appprofittando senza incertezze di un errore di Borgato fila verso Gianni, scarta Gasperi e segna con un tiro fortissimo da pochi metri. Questo insperato succcesso che manda in rumoroso visibilio la gran massa del pubblico, senza scoraggiare i bolognesi ringalluzzisce i torinesi che al 6° minuto possono usufruire di un corner dovuto a Spadoni; la inevitabile mischia nell'area della porta viene risolta da un offside. Ma il Bologna a poco a poco va imponendosi e l'area juventina incomincia ad essere invasa dai suoi cinque attaccanti ben sospinti da Genovesi, Baldi e Spadoni i quali appaiono più a loro agio all'offesa che alla difesa. Al 7° minuuto Della Valle manda fuori, imitato all'8° minuto da Perin che raccogliendo un centro di Pozzi tira sfiorando il palo laterale della porta. La Juventus non si limita però a difendersi con molta energia: non manca di attaccare con altrettanta energia, anche se Pastore colpito duramente al ginocchio al 10° minuto può dare ben poco aiuto ai compagni. E al 13° minuto ottiene un secondo corner: infruttuoso anche questo; ché anzi sul lungo calcio liberatore di Borgato l'iniziativa passa ai Bolognesi che obbligano, con Schiavio e Perin, il portiere avversario a due consecutive parate difficili: subito dopo Schiavio sciupa un'occasione favorevolissima a pochi metri da Combi. E il pallone torna verso Gianni: la difesa rosso-bleu, serrata da presso, non trova di meglio che salvare in corner al 17° minuto: ma il calcio d'angolo non provoca alcuna soluzione. La Juventus insiste per qualche minuto e minaccciosamente, perché Rosetta colpisce violentemente il palo laterale con un tiro da oltre quindici metri e poco dopo Pastore con un tiro raso terra obbliga Gianni ad una parata a terra. Da qui si inizia la netta supremazia del Bologna: la prima linea juventina perde ogni efficienza e gli avversari hanno modo di mantenersi lungamente all'attacco. Svolgono delle buoni azioni, ben coordinate, ma, come abbiamo detto, prive di quella travolgente energia con la quale dovrebbero concludersi. Numerose sono in questo periodo le occasioni perdute. Notiamo cosi al 22° minuto un centro di Pozzi sbagliato nettamente da Della Valle, Schiavio e Perin, raccolto solo da Muzzioli che per precipitazione manda fuori, un tiro a lato di Della Valle al 23° minuto, un corner contro la Juventus al 25° minuto. Poi la difesa torinese, che lavora splendidamente, riesce ad allontanare la minaccia; e gli avanti giungono fin presso alla porta di Gianni. Ma Munerati manda alto di testa. E il Bologna riprende l'offensiva: Combi al 28° minuto salva miracolosaamente un tiro di testa di Della Valle e poco dopo blocca con sicurezza un pallone inviatogli da Perin. La superiorità bolognese è netta, chiara. Al 32° minuto la Juventus è per la seconda volta in corner, ma Muzzioli manda in corner. Una breve riscossa juventina abbiamo verso il 40° minuto e Gianni deve anche liberarsi di un pericoloso tiro spiovente dopo aver annullato un debole tentativo di Monticone, ma al 41° minuto Muzzioli raccogliendo un free-kick di Genovesi sbaglia il bersaglio da un paio di metri. Ancora una fuga senza seguito di Gambino, un terzo corner contro la Juventus a coronamento di una brillante discesa bolognese, il primo tempo finisce.

LA RIPRESA

L'inizio del secondo tempo vede una maggiore vivacità e aggressività dei bolognesi: già al 1° minuto Della Valle tenta la via del goal ma manda alto. La Juventus però non sembra disposta a subire ancora la supremazia avversaria e la sua azione offensiva appare più nutrita. La partita acquista in vivacità anche se perde in compostezza da parte dei rosso-bleu. Gianni è impegnato al 2° minuto da un tiro di Rosetta e al 3° minuto da Giriodi. Ma poi gli attaccanti bolognesi partono in controffensiva: è Baldi che con una spettacolosa entrata libera prima; poi l'azione è sciupata da un tiro a lato di Perin. AI 6° minuto Combi deve parare un tiro di Pozzi: il pallone gli sfugge dalle mani, ma Schiavio da due metri lo manda incomprensibilmente molto alto. Gli avanti bolognesi peccano evidentemente nell'area di rigore della calma necessaria, di sangue freddo. Al 5° minuto un errore di Gasperi, spostato molto avanti, da modo a Rosetta di scendere verso la porta avversaria: stretto da Borgato passa a Gambino il quale però manda fuori. E siamo ancora sotto il goal di Combi: l'azione bolognese è pericolosa per i torinesi, ma un hand di Schiavio sciupa ogni cosa. Una situazione gravissima per il Bologna provoca poco dopo Grabbi, ma Gianni con due belle parate si salva in corner: la melée che ne succede è senza effetto. E la superiorità complessiva di giuoco del Bologna appare nuovamente anche se infruttuosa: perché prima Schiavio tira alto, poi Muzzioli, dopo aver superato brillantemente Gianfardoni e Bruna, manda di lato. I bolognesi insistono ma la difesa juventina è quasi impenetrabile: Della Valle tenta al 19°, 21° e 23° minuto di sorprendere da lontano Combi, ma i suoi tiri peccano di misura e il portiere avversario non ha nemmeno bisogno di intervenire. Intanto ci avviciniamo alla fìne: Karoly decide di rinforzare la difesa e manda Giriodi all'ala destra, retrocedendo Grabbi. Gli attacchi bolognesi diventano più irruenti, più precipitosi: ma Schiavio, Muzzioli e Della Valle o sbagliano o trovano Combi pronto alla parata. Qualche discesa juventina disordinata riesce inconcludente per colpa di Pastore e Munerati che imitano gli avversari. Il Bologna passa ora tutti i suoi uomini all'attacco: solo Borgato e Gasperi rimangono a guardia della loro metà campo, mentre la Juventus si richiude in difesa retrocedendo anche Rosetta. Il giuoco è vivacissimo se pur disordinato. È al 41° minuto che il Bologna riesce a segnare: tira Pozzi, Combi dopo aver parato sta per respingere, quando Genovesi interviene mandando il pallone nella rete. L'insuccesso sembra galvanizzare i torinesi che subito invadono il campo avversario e ottengono al 42° minuto un free-kick. Mentre Viola si appresta al tiro, Rosetta si porta dietro i backes in perfetta posizione di offside. Viola passa a Pastore il quale allunga a Rosetta, il vercellese, che aveva già allontanato con le mani un avversario, non ha difficoltà a infilare la rete di Gianni. Tra la sorpresa generale Barnabò concede il goal: i bolognesi protestano, ma l'arbitro che ha lasciato molto a desiderare durante la partita, minaccia l'espulsione di Gasperi. Il dott. Felsner deve sudare non poco per calmare i suoi uomini e indurli a non abbandonare il campo. E ci riesce. Ma oramai la partita è decisa e nessuno sforzo dei rosso-bleu riesce a mutare le sorti.

Juventus batte Bologna

Da "La Stampa" del 10 novembre 1924

di Vittorio Pozzo

Pietro Genovesi.
Pietro Genovesi.
La partita si era aperta sotto buoni auspici sia per la tecnica del giuoco che per la squadra concittadina. La prima linea della Juventus funzionava. Qualche riuscito cambiamento di posizione fra gli uomini del centro, o qualche veloce incursione delle ali, erano l'indice di questa buona disposizione dell'attacco. Come conseguenza, il portiere bolognese veniva chiamato ben presto al lavoro. Come risultato concreto i juventini segnavano un punto quando appena cinque minuti dall'inizio erano passati. Un'azione sulla sinistra, a cui prendevano parte Gambino, Pastore, Munerati, Rosetta e Monticone ed alla cui riuscita concorreva una incertezza di Genovesi, e Pastore evitava un terzino, sgusciava a fianco dell'altro e senza esitazione alcuna sparava alto nell'angolo sinistro, lasciando Gianni senza mercè. Urlo di gioia, giubilo frenetico in campo juventino. I bolognesi, colpiti dallo smacco, si rimboccavano moralmente le maniche, riorganizzavano le file e partivano alla controffensiva. In una avanzata juventina, Pastore si feriva seriamente ad un ginocchio, cadendo nell'area di rigore. L'infortunio del bravo attaccante della Juventus avveniva appunto al momento psicologico in cui gli ospiti stavano superando moralmente il disappunto del goal subito. Pastore usciva dal campo, vi rientrava subito, tornava ad uscirne, se ne allontanava di nuovo, e quando vi rimetteva piede non era che per farvi la parte della comparsa. L'attacco bolognese si snodava, e brillava in questo momento della sua miglior luce a metà tempo. Continuazione, intesa, padronanza della palla, stile di corsa, tutto colpiva l'occhio. Ma una cosa mancava assolutamente ed impressionava vivamente, ed era la mancanza di efficacia davanti alla porta. Perin scendeva a dare una mano ai proprii mediani e distribuiva lodevolmente. Della Valle metteva nel suo giuoco quelle belle doti di energia che lo distinguono, Pozzi mostrava dominio della palla e precisione di centro, Schiavio dava a vedere l'intelligente studio di indurre in errore i due terzini per quindi sgusciar loro di mezzo; ma tutti quanti si trovavano confusi ed imprecisi nell'area di rigore, come se il miraggio dello scopo che si approssimava, abbacinasse loro gli occhi col suo splendore. Così succedeva che il Bologna dominava, ma che le occasioni di segnare in questo primo tempo era quasi identiche alle due parti. Rosetta infatti colpiva uno dei pali della porta bolognese con un tiro preciso ed improvviso, e Grabbi e Gambino portavano al centro alcuni palloni densi di pericolo. Dall'altra parte chi era che mancava un'occasione madornale di segnare, era l'ala sinistra, Muzzioli. Un bel centro proveniente dalla destra portava ad una situazione così confusa fra difensori ed attaccanti, che Muzzioli veniva a trovarsi a due metri dalla porta, con Combi a terra e con sette metri di bersaglio aperti innanzi a sè. Era un invito dalla corte, Muzzioli lo declinava e deviava a lato.
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Si giungeva così a metà tempo con vantaggio torinese. Alla ripresa, la fisionomia del giuoco non variava di molto. Se c'era una variazione, era quella che l'attacco bolognese perdeva molte delle sue belle caratteristiche tecniche. E perdendo in finezza, quest'attacco otteneva migliori occasioni di segnare che nel primo tempo. Era Combi che lasciava cadere il pallone nei piedi di Perin, e la palla invece di un tocco leggero in un angolo della rete riceveva un colpo furioso che la spediva a cinque metri al di sopra del palo trasversale. Era Muzzioli che scavalcava di forza l'ostacolo di tre o quattro uomini, e trovatosi in eccellente posizione mancava oltre che l'obbiettivo anche quel proiettile che è rappresentato dal pallone. Era Schiavio che s'ingarbugliava e rendeva, coll'esitazione, difficile una posizione straordinariamente facile. Al lato opposto non si poteva parlare di attacchi organici, ma la difesa bolognese veniva tenuta desta da puntate individuali e da energiche per quanto confusionarie azioni dei superstiti dell'attacco. Superstiti nel senso che, con Pastore invalido, con Rosetta la cui attività parodiava quella di un attaccante, e con Giriodi che aveva cambiato di posto con Grabbi, gli elementi effettivi erano rimasti pochini. L'incontro si protraeva così in un ambiente di grande elettricità fuori dal campo, con predominio bolognese e poco ordine generale sul campo, fino a pochi minuti dal termine. A questo punto giungeva inaspettatamente la soluzione sotto forma di due punti che facevano soffrire il soffribile e godere il godibile ai sostenitori delle due parti. Un accenno a giuoco largo dei bolognesi cho spediva la palla a Pozzi, un bel centro spiovente sulla porta. Combi afferrava la palla ed aveva la disdetta di vedersela rimbalzare sulla rete, tramite la schiena Genovesi sopravveniente in carica. Pareggio. Reazione juventina violenta ed impetuosa. Un calcio di punizione sulla destra tirato da Viola. Un pallone ribelle che sfugge di taglio a bolognesi e juventini, e che giunge a Rosetta, solo davanti a Gianni. Un piccolo tocco, e la palla è nella rete. Una lunga e concitata discussione sui fuori giuoco, sulle sue origini e sfumature, discussione fra i giuocatori e fra il pubblico. Rosetta era «offside». Più «fuori giuoco» di così si muore. Per giudicare però della validità del punto, occorre vedere chi toccò per ultimo la palla, prima che essa giungesse a Rosetta. Cosa che non è della maggior facilità dato il groviglio e la rapidità dell'azione. Il fatto è, che l'unica persona autorizzata ad un'opinione ufficiale in materia, decretava il punto come valido, e tutto il rimanente si liquidava in chiacchiere, reclami e commenti. Così la Juventus chiudeva l'incontro vittorioso. Le due squadre presentavano la seguente formazione:

Bologna: Gianni; Borgato e Gasperi; Genovesi, Baldi e Spadoni; Pozzi, Della Valle, Schiavio, Perin e Muzzioli.

Juventus: Combi; Gianfardoni e Bruna; Viola, Monticone e Giriodi; Grabbi, Rosetta, Pastore, Munerati e Gambino.

Arbitro Barnabò di Milano.

Partita strana. Strana per un arbitraggio irto di trovate amene. Strana per l'andamento del giuoco e per il comportamento delle squadre. Forse le cose sarebbero andate diversamente se l'attacco juventino fosse riuscito al completo fino al termine. Come andarono le cose, la migliore delle due unità fu la bolognese. C'è equilibrio nell'undici. Non v'è più una sproporzione enorme fra il valore dei diversi elementi. Anche la difesa, che rappresentò a lungo il tallone d'Achille della squadra, si è consolidata. Borgato fu ieri un terzino sicuro sul pallone e nella posizione. L'attacco rivelò coesione nel primo tempo. In questo periodo quattro almeno dei cinque «avanti» mostrarono chiaramente quanto sia facile lo scombussolare una difesa con delle avanzate miranti sistematicamente ad attrarre due avversari su una stessa linea per poi eliminarli ambedue con un passaggio effettuato in senso diagonale, fra l'uno e l'altro. Un'offensiva bolognese condotta verso il ventesimo minuto del primo tempo, e terminata in un centro di Pozzi, fu un esempio classistico di questo tipo di intesa. Ma sotto alla porta, ogni velleità aggressiva svaniva. E se il Bologna non vinse il match deve in primo luogo attribuirlo ai suoi attaccanti, che ebbero occasioni sufficienti per rimediare e alla precisione di Pastore e alle opinioni dell'arbitro. In ogni incontro, il coefficiente «fortuna» pesa sul risultato finale altrettanto quanto il merito o poco meno. Per questo il giuoco è bello: per la sua gloriosa incertezza. Ma la fortuna è femmina. Ama che le si vada incontro con intraprendenza ed intelligenza. Ama esser conquistata. E chi si lascia sfuggire ad esempio l'occasione che il caso aveva presentata a Muzzioli nel primo tempo, perde ogni diritto a parlar di sfortuna. Perchè gli attaccanti dei tempi nostri abbiano perso l'abitudine di deviare con un semplice tocco dell'interno del piede o della suola stessa della scarpa un centro che ha carattere di difficoltà, riesce inspiegabile. Si preferisce oggi incontrare di violenza un pallone pieno di effetto, si preferisce la cannonata ultra potente in casi dove non la forza ma la precisione contano: si manca il facile perchè si vuol fare il difficile. Della Valle profuse all'inizio tutta la sua generosa e vigorosa energia nell'incontro. Nel 2° tempo questa energia si era trasformata in orgasmo e nervosismo. Quando si parla di attacco bolognese, vi si include la linea mediana, con in primo piano Baldi, che ha spiccate attitudini costruttive. Ora Baldi, preciso come fu nel servire i suoi attaccanti, fu, come Della Valle, ligio ad un tema solo d'attacco: il tema stretto e minuto. Mai una volta Della Valle cercò il contatto colla lontana ala sinistra, saltando gli indugi della combinazione coi compagni vicini. E non fu che nell'ultimo quarto d'ora che Baldi diede segno di ricordarsi di quella larga distribuzione di cui pure aveva notato l'abilità in un giorno non lontano in cui restò la maglia azzurra allo Stadio Pershing di Parigi. Non poca dell'inefficacia dell'attacco bolognese è dovuta a questa monotonia del suo giuoco, a questo carattere unilaterale, della sua attività.
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La Juventus vide Bruna in gran giornata. Senza esser potente, Bruna fu ieri intelligente nell'intuire le intenzioni dell'avversario, energico nell'intervenir in situazioni disperate, preciso nel liberare la propria area di rigore. Bruna fu il miglior uomo in campo. Combi scontò con un «goal» l'unico errore commesso nella giornata. Errore che consistette essenzialmente nel tentar di liberare dallo stesso lato del campo da cui è nato l'attacco, il che significa correre incontro al pericolo. Ma, a parte questo, Combi ha della classica per la perfezione degli atteggiamenti e per l'elasticità dello movenze. Viola e Monticone furono due lavoratori instancabili, due delle colonne su cui si resse l'ossatura della squadra, mentre Giriodi fu così lontano dalla forma mostrata anche soltanto l'anno scorso, da lasciar perplessi sullo sue reali condizioni fisiche.

lunedì 29 giugno 2009

Torino - Bologna 3-2, 12 marzo 1933


Nei mesi scorsi sono venuto in possesso di due fotografie risalenti al campionato 1932-33, nel quale il Bologna si classificò al 3° posto assoluto, alle spalle dei campioni d'Italia della Juventus e dell'Ambrosiana-Inter di Giuseppe Meazza. Le due foto, entrambe scattate dall'agenzia fotografica del comm. Gherlone (presente all'epoca in piazza Carlo Felice al n° 7, a Torino), si riferiscono esattamente alla partita Torino - Bologna del 12 marzo 1933,  21^ giornata del campionato di Serie A, terminata con il punteggio di 3-2 per i padroni di casa granata e giocata al mitico "Filadelfia", all'epoca denominato "Campo Torino", per volere di colui che lo fece edificare, il Conte Marone Cinzano, all'epoca presidente della squadra. Le immagini mostrano due incursioni del Bologna in area granata, con Angelo Schiavio e Rafael Sansone come protagonisti di parte rossoblù; per il Torino si notano, tra gli altri, il portiere Maina e il difensore ex Padova (dove si era rivelato come attaccante di valore, poi convertito come ottimo terzino nel Torino) Feliciano Monti III°, rovigotto di Fratta Polesine, ultimo discendente di una dinastia di calciatori che indossarono la gloriosa maglia bianco-scudata patavina. Allego il resoconto del match, tratto dal "Littoriale" del 13 marzo 1933.

Nelle foto: Torino, 12 marzo 1933, si gioca al "Campo Torino" la 21^ giornata del campionato di Serie A. Si affrontano due società storiche, due squadre che hanno scritto la storia del campionato italiano: il Bologna e il Torino. Il match terminerà sul punteggio di 3-2 per i granata. Il Bologna, al termine di quel campionato, si classificherà al 3° posto con 42 punti, dietro ai Campioni d'Italia della Juventus e all'Ambrosiana-Inter. Il Torino si classificò al 7° posto, con 36 punti. Fu un anno importante per il Bologna: in quella stagione fece il suo esordio una giovane ala di nome Amedeo Biavati, un calciatore poi destinato alla leggenda del Bologna e della Nazionale italiana: l'inventore del "passo doppio", suo personalissimo marchio di fabbrica, destinato a rimanere uno dei gesti tecnici più famosi nella storia del calcio. Angelo Schiavio si confermò il solito terribile goleador: 28 reti in campionato per lui, vice-capocannoniere del torneo, preceduto di una sola rete da Felice Placido Borel II, giovane centravanti-prodigio della Juventus, capocannoniere all'esordio in serie A con 29 reti. 


"IL TORINO PREVALE PER 3-2 (2-2) SUL BOLOGNA IN UNA PARTITA VIVACE E PIENA DI BELLA COMBATTIVITA'

(Rossetti, Monzeglio (rigore), Maini, Rossetti (rigore), Rossetti).

Torino, 12.

La partita di oggi che ha messo di fronte la squadra del "Torino" e quella del "Bologna" è stata combattuta dall'inizio alla fine. Il "Torino" che è riuscito a vincere sia pure per un solo punto di scarto, ha meritato la vittoria. La squadra granata sino dall'inizio ha palesato una volontà ferrea e delle intenzioni bellicose, mentre il "Bologna" ha giuocato si può dire la maggior parte della partita sulla difensiva. Primo a segnare è stato il "Torino" dopo 19 minuti di lotta. Il "Bologna" ha pareggiato appena passata la mezz'ora e pochi minuti dopo si è portato in vantaggio. Prima della fine del primo tempo il "Torino" ha riportato alla pari la situazione. All'inizio della seconda ripresa i granata conquistavano il goal della vittoria, vittoria che però è rimasta incerta fino all'ultimo istante per la reazione dei bolognesi. Ecco in poche parole l'andamento generale della partita che è stata caratterizzata dall'incertezza e da una lotta molto severa. Una grande folla ha assistito all'incontro che si è svolto in un ambiente corretto e sano. Le squadre agli ordini dell'arbitro Guarnieri di Milano sono scese in campo nella seguente formazione: Torino: Maina; Monti, Martin II°; Prato, Janni, Martin III°; Bo, Libonatti, Busoni, Rossetti, Silano. Bologna: Gianni; Monzeglio, Gasperi; Montesanto, Baldi, Maini; Grandi, Sansone, Schiavio, Ottani, Reguzzoni. All'inizio la palla è ai torinesi che abbozzano un tentativo di discesa presto fermato. Un fallo di Maini è calciato da Bo ma Baldi interviene di testa e respinge l'attacco. Schiavio fa correre il primo pericolo per i torinesi. Un suo lungo passaggio a Reguzzoni spiazza completamente la difesa avversaria ma l'ala sinistra felsinea non può ottenere altro che un corner, che non cambia la situazione. In questi primi minuti il "Bologna" si impone nettamente per quanto il "Torino" faccia del suo meglio per ottenere qualche cosa di positivo. Al 16' abbiamo finalmente un'azione in stile. È del "Torino". Busoni raccolto un rimando di Monti effettua una discesa velocissima, poi giunto in area passa a Bo. Questi con un tiro improvviso tenta di sorprendere Gianni; è Gasperi però che libera allungando a Grandi. Pronta risposta rossa-bleu che termina con un violento tiro di Sansone che va a lato. Sulla rimessa la palla perviene a Rossetti che la invia a Bo. L'ala torinese centra un perfetto cross. Gianni è pronto alla presa ma Gasperi lo previene e nella fretta di rimandare sbaglia la palla deviandola verso la rete. Con un balzo prodigioso Gianni riesce ad evitare un autogoal. Ancora una discesa bolognese e poi il "Torino" riesce ad ottenere il primo punto, il più bello della giornata. Janni avuta la palla al 19' giuoca Baldi e passa a Rossetti il quale la invia a Bo. Libonatti riceve la palla da Bo, spiazza Monzeglio e porge una magnifica occasione a Rossetti che segna. Subito dopo rabbiosa controffensiva rosso-bleu ed il "Torino" deve richiamare Rossetti in difesa per fronteggiarla. I rosso-bleu sono tutti all'attacco, in modo che una respinta di Rossetti spiazzando tutti riesce a pervenire a Bo. Questi entrato in area tira violentemente. Gianni respinge a mani aperte e mentre Bo sta per ripetere il tiro e segnare un goal quasi sicuro, Monzeglio libera. È al 32' che con un penalty il "Bologna" riesce a portarsi in pareggio. Il goal è segnato da Monzeglio. Spronato dal successo il "Bologna" insiste e due minuti dopo si trova in vantaggio in seguito ad un goal di Maini. Il "Bologna" è ancora all'attacco ed al 36' Maina deve salvarsi in corner. I granata passano all'offensiva. Al 38' un chiarissimo fallo di mano di Baldi sul limite dell'area non concesso dall'arbitro provoca clamori della folla, clamori che si fanno più assordanti quando due minuti dopo Monzeglio a piene mani respinge un traversone di Rossetti. L'arbitro questa volta concesse il rigore al Torino, che viene trasformato dallo stesso Rossetti. Una nuova puntata di Schiavio fermata a piene mani da Monti, e poi la fine. Il primo tempo termina così 2-2. Nel secondo tempo, Rossetti riesce a segnare un nuovo goal che darà la vittoria al "Torino", senza che il "Bologna" chiude nella sua area il "Torino", cercando di passare. Fatica nulla, perchè la squadra, ripiegata completamente in difesa, riesce a mantenere il vantaggio".

Torino, 12 marzo 1933. Si gioca la 21^ giornata del girone di ritorno del campionato di serie A. Si affrontano al "Campo Torino" il Bologna e i padroni di casa granata (in completa divisa bianca, come usava un tempo per dovere di ospitalità). Il match terminò sul punteggio di 3-2 per il Torino, con tripletta di Gino Rossetti per i granata; di Eraldo Monzeglio (su rigore) e Bruno Maini le reti rossoblù. Nella foto si possono notare Rafael Sansone (di spalle, in maglia scura); il portiere del Torino Maina che respinge con i pugni anticipando una carica di Angelo Schiavio; sull'estrema destra della fotografia, in divisa bianca, il difensore del Torino Feliciano Monti III°, di scuola calcistica patavina, ex attaccante riciclatosi poi come ottimo terzino al Torino.

Il retro della fotografia, con il timbro dell'agenzia fotografica del comm. Gherlone, situata all'epoca in piazza Carlo Felice al n° 7 - che si trova nelle vicinanze della stazione di Porta Nuova, un nome che nella storia del Bologna rievoca gli incidenti tra tifosi nelle cinque finali del 1925 contro il Genoa -. Il Bologna e il Torino, in quel lontano 12 marzo 1933, scesero in campo al vecchio "Campo Torino" con le seguenti formazioni: Torino: Maina; Monti III°, Martin II°; Prato, Janni, Martin III°; Bo, Libonatti, Busoni, Rossetti II°, Silano. Bologna: Gianni; Monzeglio, Gasperi; Montesanto, Baldi, Maini; Grandi, Sansone, Schiavio, Ottani, Reguzzoni. La partita fu molto combattuta e venne decisa da una rete di Rossetti nel secondo tempo, dopo che la prima frazione di gioco si era chiusa sul 2-2.

sabato 9 maggio 2009

Bologna - Modena 4-1, 25 gennaio 1987 - Serie B 1986-87.




Campionato di calcio di serie B 1986-87. Il Bologna, dopo la prima storica retrocessione in serie B, avvenuta nel 1981-82, navigava ormai da quattro lunghissimi anni nella serie cadetta. Il Bologna di quell'annata era una buona squadra, partita per dare l'assalto alla serie A perduta dopo campionati di cocenti delusioni. Il presidente era il bresciano Gino Corioni, proprietario della Saniplast, già nel Consiglio del Milan all'epoca della presidenza Farina e da un anno 19° presidente nella storia del Bologna F.C. Come nuovo allenatore venne ingaggiato Vincenzo Guerini, anch'esso bresciano, ex ottimo centrocampista della Fiorentina anni '70 e reduce da un campionato fallimentare in quel di Pisa in serie A, culminato con la retrocessione in serie B dei toscani. I presupposti per un grande campionato c'erano tutti: venne ingaggiato, dopo una complessa trattativa, il grande ex Eraldo Pecci dal Napoli - all'epoca 31enne -, uno dei migliori registi del momento, che volle per scelta tornare a vestire i colori della squadra che lo lanciò in serie A. Insieme a lui arrivarono il promettente terzino Galvani dall'Avellino, l'attaccante Musella dal Catanzaro, il mediano Stringara dal Siena, e uno sconosciuto difensore di 28 anni, tale Renato Villa, proveniente dall'Orceana, società della provincia di Brescia che all'epoca militava in serie C2. Il tutto andava a integrare una rosa composta dai vari Zinetti, Marocchi, Marronaro, Pradella, Luppi, Marocchino. La squadra aveva le carte in regola per puntare in alto, invece l'annata si rivelò molto deludente: 10° posto finale a 8 punti dalla prima classificata, il Pescara, e a 7 punti dal 3° ed ultimo posto utile per la serie A, occupato dal Cesena. A riscattare l'annata fallimentare, arrivò una splendida affermazione al Dall'Ara nel derby con il Modena, i "cugini" rivali d'oltre Panaro con cui Bologna condivide da secoli una fierissima rivalità non solo di stampo calcistico. Già dai primi anni del Novecento le partite tra rossoblù e gialli furono spesso roventi, feroci, con scontri dentro e fuori dal terreno di gioco. Le acque tra i tifosi si calmarono negli anni successivi, complice anche il fascismo, ma il fascino delle partite tra "Veltri" e "Canarini" rimase immutato nei decenni. Il video della partita mette in mostra un derby dal sapore antico, con lo stadio pieno come ai vecchi tempi delle sfide in serie A. In campo alcuni futuri protagonisti del calcio nazionale: Giancarlo "ciccio" Marocchi, più volte nazionale e nella rosa dei convocati ai mondiali giocati in Italia, nel 1990; Gianluca Luppi, tante presenze in serie A con il Bologna e con diverse altre squadre, Juventus e Fiorentina su tutte. Sul versante modenese, Giovanni Piacentini, per anni colonna della Roma e della Fiorentina e in seguito per due stagioni anche al Bologna - suo un indimenticabile gol della vittoria al Dall'Ara contro il Milan, sotto una pioggia incessante -. O ancora Andrea Bergamo, ottimo regista (protagonista della doppia promozione del Bologna dalla C1 alla serie A con Renzo Ulivieri). Poi i vecchi draghi: il grande Eraldo Pecci, un maestro del football; Domenico Marocchino, il "Mitico" Renato Villa (la sua una delle più belle storie di calcio degli ultimi 30 anni), e l'amatissimo, su entrambe le sponde, Sauro Frutti, grande "bomber" di una promozione dalla C1 alla B con il Bologna.
Allego anche il resoconto con interviste del derby del 25 gennaio 1987, gentilmente concesso dall'amico Gilberto dell'Associazione Calciofili Modenesi - La Giostra dei Footballers Modenesi
Giuseppe Tassi -- BOLOGNA.

Bologna - Modena 4-1, il gol di Sauro Frutti.
Bologna - Modena 4-1, il gol di Sauro Frutti.
ll derby miracola il Bologna: quattro gol in un colpo solo (non succedeva dalla penultima del campionato scorso; 4-2 al Perugia), un colpo di "cabeza" di Pradella, una doppietta di Marronaro. L‘effetto Modena diventa prodigioso elisir per la truppa di Guerini e la gente canarina, meravigliosa per il trasporto e il calore del tifo, deve riporre il grande sogno accarezzato dopo un gol dell’impagabiIe Frutti, che aveva riportato i gialloblù nella scia del Bologna. Ma qual e il succo autentico di un derby che il cartellino finale sintetizza in uno spietato 4-1? E` il solito Modena formato trasferta (secondo poker di gol incassato lontano dal Braglia) ad ingigantire Ie qualita offensive dei rossoblù o la truppa di Guerini offre concreti segni di risveglio? La verità corre lungo il solco di una gara dai connotati anomali, col Bologna dominatore nel primo tempo a siminare due gol e squarci di bel gioco he il Modena che conquista la bacchetta nella ripresa, accorcia le distanze con Frutti, sfiora il raddoppio prendendosi seri rischi difensivi. Qui Marocchi coglie il palo dopo azione rocambolesca e la gara sembra consegnarsi a un finale in tono minore. Invece, ecco due lampi in contropiede del Bologna nei tre minuti conclusivi. Marronaro e poi Luppi che si avventano sulle sciabolate di Pecci e i canarini finiscono allo spiedo, senza meritare un passivo così pesante. La squadra di Mascalaito paga i limiti difensivi già evidenziati nel corso della stagione. La retroguardia gialloblù è un burro pronto a fondersi non appena sale la temperatura degli attaccanti avversari e il portiere Ballotta aggiunge vistosi errori personali a quelli del reparto. Peccato, perchè non appena i gialloblù smaltiscono lo shock del doppio passivo, prendono a manovrare con fluidità in zona centrale, costruiscono gioco con Boscolo e con il giovane Longhi, davvero un talento naturale, e Frutti riesce a vincere anche la rabbiosa resistenza di Villa, liberandosi per due volte al gol. Ma quello edizione derby è un Bologna speciale, una squadra sollecitata dall'ambiente, dal festoso abbraccio del tifo, del tifo, dall’emergenza che, chiama in causa i più diretti responsabili della rnagra annata rossoblù, Guerini e Pecci. Il tecnico abbraccia una scelta coraggiosa, manda in campo una squadra "qualitativa", aggiunge i piedi buoni di Marocchino a un centrocampo che fatica a inventare gioco; quanto al prode Eraldo eccolo restituito a una dimensione che sembrava smarrita. Pecci suda, incalza, suggerisce, contrasta, scatta e detta passaggi lunghi e precisi degni dei suoi anni d'oro. E' l’incanto che la gente rossoblù aspettava, il miracolo del gioco che torna a compiersi davanti a un pubblico commovente per dedizione che, al posto degli striscioni dell'idiozia, inalbera un gigantesco "Bologna nel cuore", grande quanto l'intera curva Andrea Costa. E` Pecci l'anima di una squadra dal sentire nuovo, che rivitalizza Marronaro, che spreme un gol dalla sterilità di Pradella, che rinnova con Marocchino l’elementare, ma produttivo schema del cross da fondo campo. Peccato che la cifra tecnica complessiva resti mediocre, che pochi abbiano qualità e doti per mettersi in sintonia con Pecci e Marocchino, piedi eccellenti della truppa rossoblù.

Un Bologna dalle molte facce

Bologna - Modena 4-1, il gol di Loris Pradella.
Bologna - Modena 4-1, il gol di Loris Pradella.
Stringara cerca qualche spunto sugli outs, ma sbaglia il calibro degli appoggi e smarrisce palloni banali mentre Galvani non sfonda mai il muro della noia. Così l'azione di sostegno non può essere sollecita come dovrebbe, il Bologna non riesce a dare continuità alla manovra e nei lunghi momenti di respiro il Modena può salire di tono e proporre pericoli per la porta di Zinetti. In difesa Luppi se la sbriga con buona padronanza nel ruolo di libero, ma Lancini riesce a ballare la tarantella contro un modesto Rabitti e Villa è costretto a reggere le sorti del reparto, aggrappato ai garretti di un Frutti in gran spolvero. A questo Bologna dalle molte facce, dai ritmi dlscontinui, bastano però poche giocate dl classe per mettere il sigillo alla gara. Così, sotto gli occhi di uno stadio vestito a festa dei tanti vip assiepati in tribuna, di Lucio Dalla in versione polare i rossoblù confezionano un successo che fa leva sulle qualità di gioco, sulla classe di un solista, sugli acuti dl Eraldo Pecci, fuoriclasse ritrovato. E' un successo che non deve illudere, ma puo regalare alla squadra certezze perdute. Per il Modena motivi di rammarico evidenti: con una difesa aII’altezza, dove potrebbe arrivare la squadra di Mascalaito, che ora veleggia a 20 punti, tre in più di questo Bologna che solo oggi riscopre le virtù perdute? E per chiudere un rapido flash - back sui gol. 5’: Pecci allarga a destra verso Marronaro, ll pibe crossa pronto per Pradella, che di testa scavalca Ballotta, uscito malamente. 34': Pecci parte in un'azione stizzosa, schizza via a metà campo e accarezza in verticale per Marronaro che, ali ai piedi, semina Torroni e infila in gol con un rasoterra angolato. 7' della ripresa: punizione di Longhi dalla tre-quarti destra, la palla spiove per Frutti, Zinetti imita Ballotta e Sauro - gol puo infilare con una tempestiva correzione di testa. 43’: Pecci, sempre lui, scodella un delizioso pallone per Marronaro che si invola in sospetta posizione di fuorigioco, aspetta l'uscita di Ballotta e mette dentro. Ultima immagina del derby con Pecci ancora cerimoniere e Luppi che vola via sulla sinistra, a siglare un 4-1 impietoso, ma che fa storia.

LE PAGELLE - BOLOGNA - MODENA: Zinetti 5,5 Ballotta 5/Lancini 5,5 Conca 6/Galvani 5,5 Torroni 5/ Stringara 6 Piacentini 6/ Villa 7 Ballardini 5,5/ Luppi 6,5 Boscolo 6,5/ Marocchino 6,5 Longhi 7/ Pecci 8 Mochi 6/ Pradella 6 Frutti 7,5/ Marocchi 6 Bergamo 6/ Marronaro 7 Rabitti 5,5/ Musella ng. Masolini ng.

BOLOGNA: Zinetti, Lancini, Galvani, Stringara, Villa, Luppi, Marocchino (75' Musella), Pecci, Pradella, Marocchi, Marronaro. (12 Cavalieri, 13 Sommella, 14 Sorbi, 16 Palmieri). 
MODENA: Ballotta, Conca, Torroni, Piacentini (71’ Masolini), Ballardini, Boscolo, Longhi, Mochi, Frutti, Bergamo, Rabitti. (12 Meani, 18 Costi, 14 Rubino, 15 Andreoli). 
Arbitro: Magni di Bergamo. 
Reti: 5' Pradella, 34’ Marronaro, 52' Frutti, 88’ Marronaro, 91’ Luppi. 
Angoli 7-2 per il Modena. 
Note: giornata fredda con cielo sereno, terreno in buone condizioni, spettatori paganti 18.519 per un incasso dl 205.168.000 più 5.092 abbonati per una quota di 50.824.427. Ammoniti: Lancini, Pecci, Conca, Ballardini e Luppi, tutti per gioco scorretto.

INTERVISTE. "E Marronaro festeggia la prima doppietta in maglia rossoblù".

Bologna - Modena 4-1, il "mitico" Renato Villa e Frutti.
BOLOGNA -- Per la prima volta si comincia dall'ultimo, che come spiegano gli inglesi non è necessariamente il peggiore. Signore e signori, ecco a voi Lorenzo Marronaro. Forse si è caricato mercoledì sera seguendo il trionfo della Tartarini sui pallavolisti di Riga, forse ha ritrovato se stesso. Ad ogni modo ha firmato una doppietta, il che per il soggetto in questione è obbiettivamente gran cosa. "Sì, mai fatti due gol assieme in maglia rossoblù -- spiega il puffo, inatteso eroe del derby -- Ma a Bologna avevo già siglato una doppietta, quando giocavo nel Monza: era l'ultima giornata di campionato, una gran brutta giornata per questo pubblico". Va bene puffo, ma non divaghiamo. "Sì, parliamo di questa doppietta. E' stato bravissimo Pecci, i suoi assist sono stati stupendi. Io mi sono limitato a concludere l'azione. E' stata una giornata simpatica, adesso spero che per me e per Pradella sia finito il periodo grigio. E a proposito di Loris fatemi dire che sono felice per lui, stava soffrendo molto...". Solidarnosc tra attaccanti: evidentemente ci voleva il Modena per svegliarli. Marronaro fa i complimenti a Pradella e viene ricambiato: gruppo di famiglia in un interno. "Lorenzo è stato bravissimo, sul mio gol ha grossi meriti, il cross era perfetto. Ci voleva, ci voleva: adesso vado a tagliarmi i baffi, ero pronto a tenerli finché non avessi segnato. Spero non si tratti di un episodio, ho sempre sostenuto che per una punta sono importanti anche i particolari, gli stati d'animo. A volte segni di nuca, a volte non la cacci dentro nemmeno a porta vuota. Forse è arrivata l'inversione di tendenza". Piccolo segreto, da svelare nel bel mezzo dell'euforia generale: il Pradellone aveva problemi fisici. "Eh sì, noie agli adduttori: sono sempre stato zitto perchè non è elegante tirar fuori i malanni quando si gioca male. Ora che è andata bene posso confessare. Sto guarendo, ma non sono ancora al 100%". Dettaglio statistico: prima del derby la coppia Frutti - Rabitti aveva segnato il triplo di Pradella - Marronaro (12-4). Situazione aggiornata: 13-7.

Una vittoria non elimina i difetti

Domenico Marocchino in azione.
Domenico Marocchino in azione.
Come la Parigi - Dakar, l'avventura continua. "E noi dobbiamo continuare a tenere la testa sul collo -- et voilà il Peccione, altro grande protagonista, oggi ancora protagonista davanti alla Commissione Disciplinare --. Una vittoria non elimina i difetti: ad esempio sul 2-0 la partita era chiusa e noi siamo stati capaci di riaprirla. bisogna fare attenzione, il Bologna non è fortissimo e non è nemmeno una accozzaglia di bidoni. Il Pescara? Ma pensiamoci da martedì, che è meglio. Però lo spirito giusto è quello del derby. Il Modena? Discreto, dicevano di essere inferiori, nonostante i 5 punti di vantaggio, e in effetti lo sono stati, anche se il 4-1 li punisce in modo troppo severo". In una atmosfera che sa tanto di scampato pericolo -- fresco è il ricordo del penultimatum presidenziale -- c'è ancora chi è scocciato. Possibile? Possibile. L'inossidabile Villa non la smette di stupire. "Sono arrabbiato, dovrei giocare meglio -- sbotta il terzinaccio --. Nelle ultime due domeniche i miei avversari diretti hanno fatto gol, Simonini a Cesena e stavolta Frutti. Sauro è stato bravissimo, mi ha ingannato con una finta, io sono rimasto un po' indeciso e buonanotte. No, così non va". Meno male che a Marocchino va sempre bene tutto. La partita, la vittoria, la sostituzione. "Giusta, giustissima: non posso avee i 90' nelle gambe. E non dite, per favore, che non li ho mai avuti. Inoltre ho un muscolo più corto, toh, guarda qua: la gamba mi faceva un male boia. Sono contento per me e per la squadra, ho perso una scommessa con Nicolini ma fa lo stesso. Il futuro? Tranquilli, Marocchino è ripartito". E' ripartito e chissà dove andrà a cacciarsi: anzitutto all'antidoping. "Ci perderò almeno due ore, sicuro. Ma per chi vince è un sacrificio accettabile". Usciti dalle tenebre, tutti -- a parte il citato Villa --hanno voglia di ridere. Luppi dedica il gol ai parenti che tifano Modena ("Così imparano, ma il merito è di Pecci"), mentre Zinetti va alla scoperta del Frutti segreto. Non è roba da Novella 2000, però: "Ah, sul gol è stato bravo, ma la sua fortuna è Rabitti, un compagno d'attacco che si muove, crea spazi, è tatticamente intelligente. La partita? Mai avuto paura, nemmeno sul 2-1: obiettivamente siamo superiori". Finalino con il poker Bianchi - Governato - Bernardoni - Mosconi: dicono tutti la stessa cosa. "Speriamo che la squadra si sia sbloccata, un successo così netto è una magnifica medicina. Guerini? Ma non è mai stato in discussione". E con questa festosa bugia, è proprio tutto. Da Lazzaro - city, nel gran giorno della resurrezione, passo e chiudo. [Leo Turrini].

Oddone Nordio -- BOLOGNA.

Eraldo Pecci.
Eraldo Pecci.
Gli spogliatoi si aprono subito, il risultato rotondo cancella sospetti e incubi, scaccia brutti pensieri e allontana, speriamo per sempre, decisioni che purtroppo nel calcio, a volte, bisogna prendere. Esce il presidente Corioni. Non sembra molto allegro, si concede ai cronisti senza il sorriso sulle labbra. Non sembra molto contento. "E' la vittoria che ci voleva, ma niente di più. Volete che faccia un balletto"? Una vittoria scaccia crisi? "Speriamo. La squadra ha giocato bene, loro hanno fatto gol senza fare un’azione degna di questo nome. Si sa, il derby e sempre una partita difficile perchè si possono creare situazioni particolari. Il Bologna mi e piaciuto, mi auguro che la squadra abbia superato il brutto momento che è culminato con la sconfitta di Cesena". Vincenzo Guerini non trova il sorriso nemmeno in questa occasione. Spiega: "Abbiamo vinto la partita ma i problemi rimangono tutti. Se non vincevamo era davvero un guaio, ma ripeto che i problemi rimangono". Quali sono questi problemi? "Siamo riusciti a rendere difficile una partita facile. Scusate se e poco. Non è ancora la squadra che voglio io". Come la vuole? "La voglio provinciale, contro il Modena ho visto, a tratti, l’agonismo e lo spirito che servono nel campionato cadetto. Bisogna dimenticare il blasone e calarsi nella realtà della serie B". Dopo il gol di Frutti ha avuto paura? "L'abbiamo subito nel momento in cui noi avevamo rallentato un po'. O meglio: avevamo dato troppa confidenza ai nostri avversari. Sul gol di Frutti voglio precisare una cosa: la colpa è solo di Villa. Non voglio che si dica che doveva marcare un altro, e allora Frutti si è trovato libero. Non intendo far passare gli altri come dei brocchi. Il colpevole è Villa e l'ho detto anche a lui negli spogliatoi". E domenica c'è il Pescara che è andato a vincere a Parma. "Già, una partita difficile. Non abbiamo peggiorato ma i problemi rimangono, è inutile nasconderlo". Come ha visto Ia squadra? "I venti minuti iniziali sono stati buoni, subito il gol sono saltato Ie marcature, ho visto molto affanno, ma per fortuna non ci siamo chiusi, anche se il Modena ha premuto cercando dl sfruttare il momento favorevole. Per un quarto d'ora ho avuto paura. Siamo stati anche sfortunati su quella traversa di Marocchi". Fa sensazione ll punteggio. "Si, perchè il Bologna fatica moltissimo ad andare in gol e segnare quattro reti in una volta fa certamente effetto. Ma le ultime due non fanno testo perche il Modena era tutto sbilanciato per tentare il recupero. Sono contento per Luppi, il gol lo merita, lo ripaga dei momenti difficili che ha passato". Lei dice che nonostante la 4 vittoria, i problemi del Bologna rimangono. Si spieghi meglio. "Ho sempre sostenuto che si tratta di un problema di testa, psicologico. Se la squadra e tranquilla gioca bene e rende per quello che può dare". Come giudica la prova di Marocchino? "Positiva. Domenico non è un incontrista, contro il Modena ha giocato come mi aspettavo. E' stato Iui a chiedere la soslituzione". Una grande prestazione di Pecci. "Ha giocato come gioca da quindici anni, cioè ad alto livello. Pecci e un ragazzo orgoglioso, le critiche gli fanno male più di quanto non le facciano ad altri giocatori". La vittoria sul Modena cambia qualcosa per voi'? "No, ma se giochiamo sempre cosi possiamo far paura a tutti. Voglio che tutti mettano da parte il blasone, che lo dimentichino, come provinciale possiamo fare molto". Al di là del risultato, questa partita aveva per lei un significato particolare? "Sì, volevo sapere se ero ancora credibile in questo spogliatoio. E mi pare che la risposta sia venuta". Gigi Mascalaito non è un tipo solitamente allegro. Ieri, dopo la partita, era ancora più scuro del solito. Recrimina su molti "momenti" della partita. Sentiamolo: "Il primo gol del Bologna è irregolare. C'è un fallo su Bergamo che non è stato rilevato. E poi, la terza segnatura, quella di Marronaro, è irregolare. Il giocatore era in netto fuorigioco". Insomma, una sconfitta che non le va giù. "Diciamo che in certi ambienti deve andare così. Non si fanno regali". Un accusa all'arbitro? "No, non ci penso nemmeno".