martedì 31 luglio 2012

Maglie tradizionali, GRAZIE



Gentili Macron e Bologna F.C., vogliamo portare più rispetto alla maglia rosso-blu? Vogliamo, per cortesia, tornare nel solco della tradizione? Sappiate che non apprezziamo per nulla le maglie proposte per la stagione 2012-2013 – già siamo costretti a sopportare l'obbrobrio di sponsor enormi e invadenti, un autentico sfregio. La maglia del Bologna Football Club non è una semplice divisa con la quale tentare improbabili esperimenti estetici, ma è un manto sagrado, come si usa dire in Brasile, paese di passioni e grandi tradizioni calcistiche. La maglia è parte integrante di una gloriosa Storia ultracentenaria. È un simbolo di orgoglio e tradizione, è l'ultimo caposaldo rimasto in questo football mercenario. Non potete trattarci come gli ultimi dei peones. Se non avete più voglia e interesse di occuparvi a tempo pieno del nostro Glorioso club, siete pregati di farvi da parte, voi e chi gestisce il marketing/merchandising per conto del BFC. A destra, la storica Maglia a quattro bande verticali rosso-blu del Bologna F.C, con calzoncino bianco e calzettone blu con risvolto rosso. E' la nostra tradizione, quella unanimemente condivisa dalla tifoseria tutta. E' la maglia che deriva dalla famosa casacca a quarti rosso-blu importata da Arrigo Gradi nel 1909, quando fece ritorno in patria dal collegio svizzero dove era stato mandato a studiare. Il collegio, da una ricerca del giornalista Massimiliano Boschi, non risulta essere lo Schönberg di Rossbach che per anni abbiamo letto sui libri di storia rosso-blu (Rossbach non esiste in Svizzera), ma l'ex collegio Wiget di Rorschach, piccola cittadina di 8 mila anime adagiata sul lago di Costanza, quasi al confine con l'Austria, nel cantone di San Gallo.
Si chiama "Bologna Football Club". In quell'atto di nascita ci sono rango e censo, un blasone antico, una radice genealogica. E quel BFC oro in campo rossoblu impone rispettabilità da araldica calcistica. E' uno stemma nobiliare, un simbolo dinastico. Bologna F.C.: oltre un secolo di vita, un passato di gloria. Queste sono le maglie che a noi piacciono. T.I.M.F. 2012 — a Bologna.
La maglia bianca con banda rosso-blu trasversale.


Maglia Rosso-Blu Home; Maglia Away Bianca con banda orizzontale Rosso-Blu; Maglia da portiere Blu con colletto rosso, calzoncini Blu più chiaro, tipo jeans; Maglia rossa con calzoncini blu del Bologna inizio anni '70, tanto cara a molti tifosi. Le maglie che a Noi piacciono. A destra la away bianca con banda trasversale: il Bologna la indossò a partire da fine anni Cinquanta fino ai primissimi anni Ottanta; poi, per alcuni anni, fu accantonata. Una maglia superba nella sua semplicità, bellissima per stile ed eleganza. Alcune fonti riportano che a volerla fortemente come prima maglia del Bologna fu Luis Carniglia, il grande allenatore porteño dei rosso-blu negli anni '60. Difficile dare credito a questa tesi, anche perché Carniglia fu un ex giocatore del Boca Juniors. In realtà la maglia con banda rosso-blu trasversale venne indossata già parecchi anni prima dell'arrivo sulla panchina bolognese dell'allenatore argentino. Il modello di riferimento fu sicuramente quello delle maglie in voga in Sud America: River Plate e Vasco da Gama su tutte. Da quelle divise di gioco si prese esempio e fu un successo: la storica maglia verde, che per decenni fu la seconda divisa ufficiale del B.f.c., venne piano piano accantonata a favore della bianca con banda trasversale. Il Bologna, come anche altre squadre negli anni Sessanta, giocò per anni tantissime partite casalinghe in maglia bianca, per dovere di ospitalità verso la squadra avversaria.

Anni Settanta

Una usanza che andò scemando negli anni settanta, quando si tornò a giocare tra le mura del vecchio Comunale con la tradizionale divisa rosso-blu. In seguito, dagli anni Ottanta in poi, la maglia bianca con la banda trasversale venne abbandonata per lasciare spazio ad altri modelli stilistici. Negli anni Novanta, con l'avvento del presidente Giuseppe Gazzoni Frascara, la celebre divisa venne ripresa come maglia da trasferta: banda molto più larga rispetto a quella in uso negli anni Sessanta, ma che riportava ugualmente a grandi ricordi del passato, quello che ci voleva in un periodo tra i più bui nella storia del sodalizio bolognese. Resistette come seconda maglia per qualche stagione, fino al ritorno in Serie A, poi venne alternata negli anni ad altre divise da trasferta. Da qualche campionato è tornata ad essere la seconda maglia ufficiale del Bologna, riscontrando sempre un enorme gradimento da parte della tifoseria tutta.

La maglia rossa anni Settanta


La maglia rossa con calzoncini blu. Una divisa introdotta all'inizio degli anni Settanta e usata in diverse occasioni importanti nella storia del club: in rosso il Bologna vinse la Coppa Italia contro il Torino nel 1970, e perse la finale dell'Anglo-Italian Cup nel 1971 contro il Blackpool di Alan Suddick. Una maglia sicuramente tra le più celebri e tradizionali del Bologna, anche se per la verità poco usata negli anni e, alcune volte, riproposta in maniera errata (gli appassionati di maglie del Bologna, ricorderanno sicuramente il completo interamente rosso con inserti bianchi usato a metà del primo decennio degli anni Duemila). Senza alcun dubbio, la maglia rossa più bella nella storia del Bologna F.C. è stata quella usata nella sfortunata finale dell'Anglo-Italian Cup del 1971, persa al Comunale di Bologna contro il Blackpool. Era una divisa semplice ma di grande impatto estetico. I tifosi ancora oggi la ricordano e spesso chiedono sia ripristinata come seconda maglia ufficiale. Il dettaglio della coccarda della Coppa Italia la arricchiva e la rendeva ancora più bella, meno 'vuota', dato che il Bologna, dagli anni Trenta in poi, non usò più nessun logo sociale sulle maglie di gioco (tradizione poi ripristinata dal presidente Corioni e dalla Uhlsport nel 1988-1989, al ritorno del club in Serie A). È una divisa di gioco rara da vedere, anche tra i collezionisti di maglie storiche rosso-blu: una originale è conservata dai vecchi giocatori del Blackpool e viene esposta nelle ricorrenze in una teca assieme ad altri cimeli che celebrano l'unica vittoria internazionale dei "Tangerines". Altre, tranne quella di Bologna Match Worn Shirts, non se ne conoscono almeno, io non ne ho mai vista una in una sola collezione.

Anni 2000

La maglia rossa in seguito fu riproposta all'inizio degli anni Duemila, ma senza grande successo. Anzi, fu accolta da diverse polemiche in quanto più che ricordare la maglia degli anni Settanta era più simile alle casacche del Piacenza o dell'Ancona: completo interamente rosso, con diversi inserti bianchi intorno al colletto e sui fianchi. Per nulla simile al modello originale. La rossa più bella mai riproposta è stata sicuramente quella dell'annata 2006-2007. È la maglia che si è avvicinata di più alla rossa dei Settanta: veramente ben fatta, ottima a livello estetico. Si spera che venga riproposta presto, perché senza dubbio alcuno è una del più belle divise mai indossate nella storia dal Bologna F.C. P.S. Negli anni Duemiladieci, il collezionista "Bologna Match Worn Shirt" ha recuperato una splendida maglia rossa n. 8 del 1970-1971, appartenuta probabilmente a Francesco Rizzo o a Giacomo Bulgarelli. La maglia è in ottime condizioni: di un rosso vivace di grande impatto, con la coccarda tricolore della Coppa Italia che conserva intatti i propri colori e la propria forma. Maglia splendida se ce n'è una. Abbinata ai calzoncini blu è davvero una delle più belle divise away di sempre del Bologna F.C.

La leggendaria maglia verde scelta in onore del Rapid Wien


La celebre seconda maglia verde con colletto e pantaloncini neri scelta in onore del Rapid Vienna , che il Bologna indossò nel 1924-25, l'anno del primo storico tricolore rosso-blu. La maglia verde rimase la divisa di riserva del Bologna alternata alla bianca con banda trasversale rosso-blu (o con banda orizzontale negli anni '30 e '50) fino agli inizi degli anni Sessanta. Fu riproposta negli anni '80 e nell'anno del centenario del club con pantaloncini verdi (nel primo caso) e finiture rosso-blu, non nere. È una maglia di grande fascino, con una storia molto particolare che ne accompagna la fama che merita di essere raccontata. Come già accennato, il 27 marzo 1921 scese al Campo Sterlino il Rapid Wien di Josef Uridil, Edi Bauer e Josef Brandstätter, all'epoca una delle squadre più forti d'Europa, l'élite del calcio austriaco e danubiano. Il Rapid era allenato da una leggenda del calcio dell'Ostmark: Dionys Schönecker, soprannominato in patria "Mister Rapid". Era una squadra di formidabili campioni che a fine campionato si sarebbe laureata campione d'Austria davanti agli odiati rivali del Wiener Amateur SV. Il Bologna di quei tempi era una squadra che possedeva una struttura di base di prim'ordine: proprio in quell'annata arrivò a giocare, per la prima volta nella sua storia, la finale di Lega Nord contro la Pro Vercelli per l'accesso alla finale nazionale (partita poi persa a Livorno sul campo di Villa Chayes, immeritatamente e tra parecchie polemiche). Ma in quella domenica di fine marzo, i rosso-blu furono letteralmente dominati dal gioco veloce e pieno di preziosismi tecnici dei giocatori viennesi (da ricordare che in quegli anni gli austriaci fecero mangiare il pane duro alla nostra Nazionale: il calcio danubiano era una vera e propria scuola, di caratura tecnica superiore a quella degli azzurri).

Scuola danubiana


L'Italia ottenne  la prima vittoria contro i bianchi d'Austria solo nel 1931, dopo vent'anni di risicati pareggi e brucianti sconfitte, alcune delle quali clamorose. Il pubblico dello Sterlino, che già negli anni Venti era amante del bel gioco, tributò un'ovazione ai viennesi di Hütteldorf. Quella vittoria superba del Rapid a Bologna rimase impressa tra i tifosi e i dirigenti del club rosso-blu: il dirigente del Bologna Enrico Sabattini, nel 1925, prima della terza finale di Lega Nord contro il Genoa giocata sul campo del Milan in viale Lombardia, dovendo il Bologna cedere il passo sulla divisa di gioco in quanto il Genoa era campione d'Italia in carica, si recò in un magazzino di Milano di articoli sportivi a scegliere le nuove divise di gioco. Le scelse di color verde scuro con un colletto sottile rifinito in nero, con i pantaloncini neri e i calzettoni verdi con risvolto nero. Esattamente come la prima maglia tradizionale del Grande Rapid, quella che indossarono i campioni viennesi in quel pomeriggio del 1921, nel match che incantò i diecimila spettatori dello Sterlino.

Di Enrico Sabattini


"Il Genoa aveva indossato una maglia bianca con strisce rossoblu; insomma è destino: chi indossa la maglia bianca perde. Voi sapete quanto siano affezionati alle cabale giocatori e tifosi; tutti sono concordi: non più la maglia bianca. Nella « bella » il Bologna (tenuto a cambiare maglia perché il Genoa è campione) dovrà indossare una maglia di altro colore: tale è l'imperativo unanime al quale si inchina anche la direzione del Bologna. E così io vengo inviato giovedì mattina a Milano perché acquisti undici maglie colorate e perché fissi le camere in un albergo situato in una posizione tranquilla. La Lega Nord ha già stabilito che la finalissima si svolga a Milano sul campo del Milan in viale Lombardia (con eventuali due tempi supplementari) domenica 7 giugno, arbitro l'avv. Mauro. lo mi porto a Milano ed in un grande magazzino del Corso trovo un vasto assortimento di maglie sportive di tutti i colori: non v'è che l'imbarazzo della scelta; mi sovviene allora che alcuni anni prima il Rapid di Vienna sceso allo Sterlino in maglia verde e calzoncini neri lasciò in tutti una grande impressione di possanza e di invincibilità. Ebbene sia il verde, il colore della speranza, quello che possa dare al Bologna lo scudetto. Scelsi maglie di cotone (per ragioni di economia e perché il caldo si faceva già sentire) di un bel color verde scuro, con intorno alla scollatura un sottile bordo nero e naturalmente acquistai anche i calzoncini neri. Indi alla ricerca di un albergo con tutti i requisiti desiderati: lo trovai in Piazza Fontana (Albergo Commercio n. 5) e prenotai senz'altro le camere per la sera del prossimo sabato. E con il mio grosso involto me ne tornai a Bologna. Debbo dire che a tutti piacque il colore delle maglie: meno male, la mia missione era finora andata bene".

Domenica, 27 marzo 1921, Campo Sterlino

Rapid batte Bologna 4-1 (1-0)

Bologna, 27 notte.

Oggi Bologna, sul campo dello Sterlino, ha ospitato la forte squadra, austriaca Rapid di Vienna. Questa squadra è prima nella classifica, con un punto di vantaggio sul Wiener Amateur. Il Rapid ha dato oggi sul campo del Bologna una ammirevole dimostrazione di tecnica e di superiore abilità. Di fronte ad essa il Bologna, che pure ha giuocato tutt'altro che male, ha potuto fare ben poco, forse anche per un senso di timore da cui sono stati presi i giuocatori di fronte a cosi rinomati avversari. Questi infatti detengono meritatamente il titolo di campioni austriaci e tra la loro file vi sono ben cinque internazionali. La loro squadra colpisce gli spettatori per la saldezza dell'inquadratura, l'amalgama delle linee e degli uomini e per l'ordinato svolgimento delle azioni. Nel primo tempo il Rapid con passaggi veloci e decisi riesce a segnare un primo punto al 25.o minuto. Il Bologna si rinserra allora tutto in difesa e nel rimanente del primo tempo non permette più agli avversari di segnare. Nella ripresa il Bologna al 10.° minuto con una bella azione combinata da Pozzi e Della Valle ottiene il pareggio per merito di quest'ultimo. Ma successivamente il Rapid porta prolungati attacchi alla porta dei rossobleu bolognesi e riesce a marcare altri tre punti. Così la partita ha avuto termine con quattro ad uno. Ottimo l'arbitraggio del dottor Pasquinelli.

Le formazioni:

Bologna: Modelli; Rossi, Zecchi; Spadoni, Baldi, Genovesi; Pozzi, Perin, Alberti, Della Valle II, Della Valle I. All. Hermann Felsner. 
Rapid: Kraupar; Dittrich 'Gigerl', Schediwy II; Klär, Brandstätter I, Nitsch; Wondrak, Uridil, Witka, Bauer, Körner 'Krczal'. All. Dionys Schönecker
Marcatori: 0:1 Karl Wondrak 11', 1:1 Mario Della Valle II 55', 1:2 Eduard Bauer (?), 1:3 Karl Wondrak 75', 1:4 Heinrich Körner 'Krczal' 88' 
Arbitro: dr. Luigi Pasquinelli
Spettatori: 10.000

IL RAPID A BOLOGNA.

Dal Wiener Sportagblatt

Da uno dei partecipanti al viaggio.


Dopo il resoconto degli Amateure, prima squadra austriaca ad aver giocato sul suolo italiano dopo la guerra (durante il Natale), ci accingemmo a riprendere i contatti con l’Italia con un certo scetticismo. Invece ogni riserva fu sciolta sin dal giovedì mattina, quando passammo Pontebba, dove ci accolse una delegazione del F.C. Bologna guidata dal Dott. Felsner, ex giocatore del Graz A.C. e del Wiener SK. Dopo aver traversato i campi di battaglia di Gorizia, giungemmo a Trieste dove pernottammo; il giorno dopo, il viaggio verso Venezia proseguì a bordo di un traghetto a vapore. Dopo un imbarco rapido, ebbe inizio la nostra splendida gita marittima con le migliori condizioni di mare. Passammo il Lido verso le due e mezza del pomeriggio e presto sbarcammo a Venezia. Qui fu sfruttato ogni minuto per visitare tutte le meraviglie del luogo, come il Palazzo Ducale eccetera. Mezza giornata fu trascorsa in spiaggia al Lido; la sera del giorno successivo proseguimmo verso Bologna, dove arrivammo alla mezzanotte del sabato. E difficile descrivere ciò che si svolse alla stazione di Bologna, rispettivamente davanti alla stazione. Inanzitutto ci fu il saluto ufficiale da parte del comitato di direzione del club, con un triplice ‘hip-hip-hip-urrà’! Seguì il saluto dei due capitani, al che si formò un corteo trionfale che ci accompagnò dalla stazione all’Hotel Regina: davanti i giocatori del Rapid con gli accompagnatori, seguiti da circa 200 membri del Bologna, che intonarono una canzone dietro l’altra e riempirono gli ospiti di ‘hip-hip-hip-urrà’. Tutte le finestre si spalancarono al nostro passaggio, che prese le sembianze dell’ingresso di un eroe. Naturalmente andammo immediatamente a letto. Domenica pomeriggio visitammo tutte le attrazioni di Bologna, il Duomo, l’Università, eccetera, naturalmente accompagnati dai signori del Bologna F.C. E ora alla partita stessa: si poté dedurre dalle pagine della ‘Gazzetta dell Sport’ con quanta precisione questo foglio fosse informato sulle condizioni dei viennesi. Questo giornale è pieno di elogi per gli Amateure, nonché per le prestazioni dei giocatori del Rapid nei precedenti incontri contro le squadre italiane. La Gazzetta fu dispiaciuta di non poter salutare Kuthan, mentre per il resto sottolineò la superiorità sulla carta del Rapid rispetto al Bologna – superiorità tuttavia da dimostrare sul campo! Lo stadio del F.C. Bologna è sito in una posizione ideale a circa venti minuti dal centro della città ed è circondato da una tribuna di cemento di cento metri di lunghezza. Il campo di gioco ha la lunghezza prescritta, tuttavia la larghezza è di soli 54 metri, il che rappresentò un discreto svantaggio per i viennesi; inoltre il terreno era molto duro.

Le formazioni in campo

Le seguenti squadre si schierarono agli ordini dell’arbitraggio indulgente del dott. Pasquinelli:

Bologna: Modelli; Rossi, Zecchi; Spadoni, Baldi, Genovesi (nazionale); Pozzi, Perin (nazionale), Alberti, Della Valle III, Della Valle II. All. Hermann Felsner. 
Rapid: Kraupar; Dittrich 'Gigerl', Schediwy II; Klär, Brandstätter I, Nitsch; Wondrak, Uridil, Witka, Bauer, Körner 'Krczal'. All. Dionys Schönecker

Il Rapid si dimostrò largamente superiore al suo avversario da ogni punto di vista, destando la migliore impressione negli spettatori, i quali sottolinearono ogni buona azione con un applauso. A fine partita, la massa si riversò sul campo caricandosi letteralmente in spalla i giocatori del Rapid per portarli nel loro spogliatoio. Non c’è mai stata partita, bensì una lezione impartita dal maestro all’allievo. In fondo, il Rapid era stato invitato proprio a questo scopo, che fu pienamente raggiunto. Il Rapid giocò una pura partita d’esibizione, durante la quale avrebbe potuto segnare un numero di reti ancora maggiore, se avesse fatto meno accademia e abuso di finezze tecniche. Gli attaccanti si sono concessi una dimostrazione di consumata arte calcistica, in particolare Wondrak e Bauer. Grazie all’ottimo appoggio di Nitsch e Klär, Brandstätter poté particolarmente illustrarsi, risultando il migliore in campo. Dittrich e Schediwy brillarono alternativamente nelle azioni di difesa. Kraupar ebbe poco da fare, ma in alcune azioni dimostrò di essere ancora un campione.

La Maglia bianca degli anni Trenta


A destra, la riproduzione della splendida maglia bianca con banda orizzontale rosso-blu e blasone societario del "Bologna Sezione Calcio", così come era stato rinominato il Bologna Football Club, assorbito dalla "Bologna Sportiva" ideata e voluta da Leandro Arpinati dal campionato 1927-28. Questa maglia con banda orizzontale rossa e blu aveva esordito già nel 1924-25, durante le cinque epiche finali di Lega Nord contro il Genoa, fu accantonata (per motivi scaramantici, si disse all'epoca: chi giocava in bianco perdeva) a favore della nuova seconda maglia verde. Nel 1931-32, il Bologna giocò contro lo Sparta Praga nell'antica Coppa dell'Europa Centrale, indossando questa superba divisa. Come scritto in precedenza, era una rivisitazione della maglia bianca del 1925, con il collo a V al posto del colletto alla serafina con chiusura sul petto con i laccetti. Al centro della fascia orizzontale rossa e blu il logo societario con la modifica nell'acronimo: il "BSC" (Bologna Sezione Calcio) della riforma sportiva voluta da Arpinati, aveva infatti sostituito il vecchio e anglofono "BFC" (Bologna Football Club) della fondazione. La stessa maglia fu poi riproposta negli anni Cinquanta e nel 2010-2011, ma con leggere modifiche: girocollo al posto del colletto a V e niente stemma del club al centro della fascia rosso-blu orizzontale nel primo caso; colletto tipo polo di colore blu e bordini rossi nelle maniche nella divisa del 2010.

La divisa blu da portiere degli anni Sessanta/Settanta.


La più bella maglia da portiere di sempre, a mio avviso. Il Bologna non è stata la sola squadra a usare tale divisa: anche il Genoa, per esempio, spesso e volentieri e soprattutto negli anni Sessanta ha utilizzato la maglia blu con finiture rosse da portiere. Maglia speciale, di grande eleganza: interamente blu con colletto rosso a polo e polsini rossi nella versione a maniche lunghe. Nei '60 e '70 non riportava cucito nessun logo del club (il Bologna lo ripropose solo a partire da fine anni Ottanta), a differenza della maglia blu da portiere genoana che sul petto aveva lo stemma societario con il grifone. La maglia era abbinata solitamente a pantaloncini blu in tela – che risultavano più chiari a prima vista, simili a un tessuto di jeans – e a calzettoni blu con risvolto rosso. Ne risultava una divisa bellissima a livello cromatico, unica nel suo genere. Fu la maglia che spesso indossarono grandi giocatori come William Negri, il portiere della Nazionale e campione d'Italia con il Bologna nel 1963-64, o come Giuseppe Vavassori e Amos Adani (nella versione con i laccetti rossi, nel 1969-70, con Adani titolare del ruolo), protagonisti nel Bologna che si impose in Coppa Italia e nella Coppa di Lega Italo-Inglese contro il Manchester City. Questa divisa la indossò anche Attilio Santarelli, il predecessore di William Negri: celebre la sua cartolina ritratto allo stadio Filadelfia di Torino in posa con la superba maglia blu. Negli anni le maglie da portiere hanno avuto una evoluzione anche peggiore rispetto alle divise degli altri ruoli di squadra, che spesso hanno portato gli estremi difensori a vestirsi con maglie improbabili dai colori fluorescenti e disegni bizzarri. La storica maglia blu e rossa non ricordo sia stata più riproposta dal Bologna negli anni: nel 2013-14 un timido azzurro, ma nulla a che vedere con quella degli anni gloriosi. Speriamo che negli anni futuri lo sponsor tecnico del Bologna, quale esso sia, riporti in auge questa divisa dai colori meravigliosi.  

martedì 17 aprile 2012

Roberto Mancini






Sopra, speciale Rai su Roberto Mancini ai tempi del Bologna, intervistato da Marcello Giannini a Casteldebole. Nel video appare anche Walter Bicocchi, soprannominato "Il Mago" per la sua abilità nello scovare giovani talenti per il settore giovanile. 

lunedì 5 marzo 2012

1970, Coppa di Lega Italo-Inglese: Manchester City F.C. - Bologna F.C.



Ancora la splendida foto (tratta dal "Daily Mirror") del Bologna vittorioso a Maine Road  l'antico stadio del Manchester City , che esce dal campo tra gli applausi dei giocatori del City. Trovo sia una delle più belle immagini dell'ultracentenaria storia del Bologna F.c., se non la più bella. Oggi può fare sorridere leggere di Coppa di Lega Italo-Inglese come di una manifestazione calcistica di un certo prestigio, ma le sei edizioni del torneo furono di primissimo livello tecnico. Gli inglesi, per fare un esempio, alla Coppa di Lega Italo-Inglese facevano partecipare la vincente della Coppa di Lega inglese, e in seguito, nelle ultime due edizioni, le squadre vincitrici della Coppa d'Inghilterra.

Nella foto, il terzo da sinistra del Manchester City è il grande Colin Bell. Per il Bologna (in maglia bianca con banda trasversale rossoblù), in prima fila da sinistra: Marino Perani, Franco Cresci, Bruno Pace. In seconda fila, da sinistra: Beppe Savoldi  seminascosto da Perani , Mario Ardizzon (che saluta gli avversari) e Roberto Prini. Sullo sfondo, con la maglia scura, Giuseppe Vavassori. Nell'immagine a lato, alcuni commenti della stampa inglese dell'epoca, tratti dal "Daily Mirror".
Parteciparono squadre gloriose e a quell'epoca di primo piano, come il Manchester City, il Tottenham, il West Ham, il Southampton. Giocarono la manifestazione campioni assoluti come Martin Peters (campione del mondo 1966), Alan Gilzean, Martin Chivers e Alan Mullery degli Spurs; Frank Lampard, Sr.  il padre del Frank Lampard del Chelsea  e Trevor Brooking del West Ham; il formidabile terzetto offensivo del City anni '60-'70: Colin Bell, Francis Lee, Mike Summerbee; il bomber Mick Channon, bandiera del Southampton. Praticamente tutti nazionali inglesi e scozzesi, l'élite dell'allora First Division. Dopo cinque intense edizioni, disputate tra il 1969 e il 1976,  il torneo non venne più disputato.

giovedì 2 febbraio 2012

Bologna F.C. - A.S. Roma 3-1, 26 novembre 1961


Bologna - Roma 3-1 (1-1), Bologna, Stadio Comunale, 26 novembre 1961 - 14ª giornata del campionato di Serie A.
BOLOGNA: Santarelli; Lorenzini, Pavinato; Tumburus, Janich, Fogli; Renna, Franzini, Vinicio, Bulgarelli, Pascutti. - All. Bernardini
ROMA: Cudicini; Fontana, Corsini; Carpanesi, Losi, Pestrin; Orlando, Angelillo, Manfredini, De Sisti, Menichelli. - All. Carniglia
ARBITRO: Rigato, di Mestre.
MARCATORI: Bulgarelli 7', Angelillo 42', Pascutti 60', Bulgarelli 62'.
NOTE. — Nebbia, terreno pesante. Ventimila spettatori circa. Al 20' del primo tempo Pascutti ha riportato in uno scontro con Losi una ferita alla mano sinistra. Al 25' della ripresa Pestrin, colpito da Pascutti è rimasto a terra per un paio di minuti ed ha ripreso a giocare in condizioni visibilmente menomate. Leggermente infortunati anche Corsini e Vinicio. Al 54' Vinicio sbaglia un calcio di rigore. Calci d'angolo: Bologna 8, Roma 5 (p. t. 4 a 5).



Video della vittoria del Bologna ai danni della Roma, nel campionato 1961-1962. Da notare il superbo magistero del giovane Giacomo Bulgarelli, all'epoca ventunenne, nel ruolo di ispiratore e realizzatore di tutte le trame offensive del Bologna. Un grande campione. Era quello il primo Bologna di Fulvio Bernardini, una squadra tecnica e spettacolare che poteva contare su giocatori del calibro di Luís Vinício, del giovane Harald Nielsen, di Romano Fogli e Marino Perani. Era un Bologna veramente di grande qualità tecnica, che concluse il campionato al quarto posto, a soli tre punti dalla seconda posizione in classifica. L'annata vide anche la vittoria nella vecchia Coppa Mitropa, che non era più il prestigioso e ambitissimo trofeo degli anni Venti e Trenta, ma comunque ancora un torneo di buon livello internazionale. Si cominciava a porre le basi per la squadra che avrebbe poi trionfato nel 1963-1964, settimo ed ultimo scudetto nella storia del sodalizio rosso-blu.

Da "La Stampa" del 27 novembre 1961

Bulgarelli trascina il Bologna al successo sulla Roma: 3 a 1

BOLOGNA, lunedi mattina.

Il Bologna ha travolto la Roma assai di più di quel che dica il già cospicuo punteggio. I rossoblu si sono infatti permesso il lusso di sbagliare un calcio di rigore con Vinicio e di mancare altre clamorose occasioni. Eppure il Bologna ad un certo punto ha rischiato di farsi strappare dalle mani le redini del gioco: è stato nella seconda parte del primo tempo allorquando i giallorossi, in svantaggio di una rete, si sono disperatamente spinti all'attacco, quasi in massa, pur senza riuscire a filtrare tra le maglie strettissime dei difensori. La Roma comunque otteneva il pareggio tre minuti prima del riposo, con un bel tiro da lontano di Angelillo, un tiro parabolico che sorprendeva Santarelli andando a battere sul palo eppoi schizzando in rete. Sembrava impossibile che il Bologna, come stava giocando, dovesse soccombere o soltanto dividere la posta. La Roma non esisteva a metà campo, dove solo il diciottenne De Sisti (al suo esordio in campionato) offriva un buon rendimento. Angelillo, nullo a quasi, aveva oltre tutto provocato l'azione del gol rossoblu: un suo colpo di testa al 7' mandava la palla a Lorenzini il quale lanciava immediatamente Renna. L'ala destra bolognese toccava di precisione a Bulgarelli, che con un tiro parabolico sorprendeva Cudicini in uscita. Il successo del Bologna porta proprio il nome di Bulgarelli, un giocatore che si sta rivelando come una delle migliori mezze ali del campionato. La Roma aveva schierato Carpanesi (che solitamente è l'uomo libero) su Bulgarelli mentre Angelillo arretrava. Nel Bologna era Tumburus su Manfredini con Janich quasi sempre libero e Franzini sulla linea dei mediani ma frequentemente proiettato in avanti. Dopo poche battute si è subito notata la superiorità del rossoblu. Dopo il primo gol il Bologna ha continuato a premere, sbagliando però alcune occasioni. L'inizio della ripresa registrava un gioco alterno. Poi all'8' Bulgarelli, dopo avere scartato tre uomini, si presentava davanti al portiere ma era atterrato da Fontana; l'arbitro lasciava correre nonostante le energiche proteste, ma un minuto dopo, su un fallo assai discutibile di Carpanesi sullo stesso Bulgarelli, concedeva il rigore. Vinicio calciava violentemente, ma la palla finiva sopra la traversa. Il Bologna aveva un attimo di sbandamento, ma la Roma sempre pia sfasata non ne approfittava. I rossoblu riprendevano il controllo del gioco e al 14' passavano nuovamente in vantaggio: Franzini lanciava Renna che fuggiva verso il fondo, dribblava quattro avversari e crossava a Pascutti il quale con un violento tiro batteva Cudicini. Un minuto dopo Bulgarelli partiva da tre quarti di campo, nella propria area, arrivava fino al limite dell'area poi apriva su Pascutti. Questi gli restituiva la palla e la mezz'ala, con un preciso rasoterra, portava a tre le reti del Bologna. e. m.

giovedì 24 novembre 2011

Bologna Sportiva Sezione Calcio, 1931-1932


Nella splendida foto a lato, una formazione dell'annata 1931-32. Come si può notare dalla didascalia in basso nella foto, il Bologna era già stato rinominato e inglobato (dal 1927), per volere di Leandro Arpinati, nella cosiddetta "Bologna Sportiva", realtà che raccoglieva quasi tutti i sodalizi più importanti della città sotto un'unica bandiera. Il Bologna assunse quindi la nuova denominazione di "Bologna (Sportiva) Sezione Calcio".
Nella foto a sinistra, in piedi, la mitica linea d'attacco rossoblù: Gastone Baldi (in borghese), Bruno Maini, un dirigente dell'epoca, Rafael Sansone, Angelo Schiavio, Francisco Fedullo, Carlo Reguzzoni e l'allenatore Gyula Lelovich. Al centro, da sinistra, quelli della mediana: Aldo Donati, Mario Montesanto e Gastone Martelli. In basso, accosciata, la linea difensiva. Da sinistra: il massaggiatore Amedeo Bortolotti, Eraldo Monzeglio, Mario Gianni e Felice "Gisto" Gasperi.
Probabilmente fu il Bologna più forte e spettacolare di tutti i tempi. La foto fa riferimento all'incontro Milan - Bologna del 13 marzo 1932, 1-0 per i rossoneri con rete di Pietro Pastore. Durante quel campionato, il Bologna rimase imbattuto per ben 19 (!) giornate. Cadde solo alla ventesima, a Roma contro la Lazio - la "BrasiLazio", come era stata simpaticamente ribattezzata dai suoi tifosi, per via dei numerosi oriundi brasiliani presenti in squadra: "Filò" Guarisi, Del Debbio (che il Bologna aveva già incrociato nelle file del Corinthians, durante la tournée in Sud America del 1929), De Maria, Fantoni, ecc. -, con il punteggio di 2-1. Il Bologna perse quel campionato in maniera beffarda, dopo averlo comandato per ben 25 giornate: subì il sorpasso della Juventus e poi perse in modo rocambolesco per 3 a 2 nel confronto diretto a Torino: Luis Monti - il centromediano argentino della Juventus, soprannominato in patria "Doble Ancho", per la sua fisicità imponente - tentò di spezzare una gamba intenzionalmente a Schiavio (Angiolino non gli rivolse più la parola per parecchio tempo, a nulla valsero i tentativi di riappacificazione tentati da Vittorio Pozzo), dopo che il Bologna era passato in vantaggio per ben due volte sul campo della Juventus a "Corso Marsiglia", quel giorno intriso di pioggia e fango. Quel Grande Bologna si vide così stoppata la strada verso lo scudetto, e non riuscì a interrompere il "quinquennio" juventino. In compenso raccolse grandi soddisfazioni in campo internazionale, nella mitica e all'epoca prestigiosissima Coppa dell'Europa Centrale, vincendola due volte: nel 1932 e nel 1934. Fu l'unica squadra italiana a riuscire nell'impresa. Tutte le altre fallirono, a cominciare proprio dalla Juventus e di seguito l'Ambrosiana-Inter, la Roma, la Fiorentina, il Torino, la Lazio, il Genoa, il Napoli, ecc. Una bella soddisfazione e un giusto riconoscimento per una squadra formidabile, che segnò un'epoca del calcio italiano ed europeo.

martedì 25 ottobre 2011

Vittorio Caporale


L'estate che precedette il campionato 1975-76, fu una delle più infauste nella storia del sodalizio rosso-blu, un vero e proprio spartiacque tra la grandezza di un glorioso passato e un futuro incerto. I campionati di fine anni '70, furono infatti disputati all'insegna della lotta per non retrocedere. La ragione dell'inizio di questa crisi, fu il terrificante calciomercato condotto nell'estate di quella stagione: furono ceduti in un solo colpo tre giocatori - solo per citare i più importanti - che poi in altre società, Napoli e Torino, si rivelarono colonne portanti di entrambi i club. Parliamo dell'idolo indiscusso di tutta la tifoseria rosso-blu, Giuseppe "Beppe-gol" Savoldi; del nuovo astro nascente proveniente dalle giovanili, il romagnolo di San Giovanni in Marignano Eraldo Pecci; e del protagonista di questo profilo, Vittorio Caporale, libero di classe e grinta che al Toro andò a vincere uno scudetto storico, atteso da una vita dalla Torino granata. Vittorio Caporale venne scambiato sul mercato con Angelo Cereser, il celebre "trincea", ottimo giocatore e bandiera granata, ma ormai over trenta e più vecchio di tre anni rispetto a Caporale. Fu uno scambio che vide nettamente perdente il Bologna, che oltretutto si privò anche del "rivale" in rosso-blu di Caporale, quel Franco Battisodo cresciuto nel vivaio del Bologna e libero di buona tecnica. Vittorio Caporale arrivò al Bologna dall'Udinese - all'epoca in serie C -, nel campionato 1971-72, sulle orme del suo ex compagno di squadra e di difesa in bianconero Adriano Fedele, che era già diventato un beniamino del pubblico del vecchio Comunale. Caporale, a differenza di Fedele, non si impose subito come titolare nella massima serie. Dovette attendere la stagione successiva quando, con 24 presenze in campionato e 9 in Coppa Italia, riuscì a disputare un buon numero di partite. Nel Bologna fu impiegato in diversi ruoli di difesa, ma in realtà non riuscì mai ad affermarsi definitivamente. Soprattutto perché l'allenatore dell'epoca, l'istrionico argentino Bruno Pesaola, non lo vedeva assolutamente. Tuttavia, Caporale diede un ottimo contributo alla causa del Bfc: per lui diverse presenze nella vittoria in Coppa Italia nel 1973-74, nel Torneo Anglo-Italiano del 1973, e in Coppa Mitropa (a quei tempi ancora competizioni di un certo spessore, nelle quali partecipavano squadre di ottimo livello: quell'anno il Newcastle - che affrontò il Bologna - e il Manchester United di Bobby Charlton nell'Anglo Italiano; la Dinamo Zagabria in Mitropa). Da quell'annata in poi, le presenze andarono sempre in calando, fino ad arrivare alla cessione dell'estate 1975. Vittorio Caporale andò a prendersi le sue rivincite e soddisfazioni nel Torino, dove fu grande protagonista di uno scudetto storico. In breve, per tutti i tifosi granata divenne "Caporalbauer", in simpatico gioco con il cognome di Franz Beckenbauer. Il suo modo di interpretare il ruolo di libero in maniera propositiva, simile a quello del fuoriclasse del Bayern Monaco, gli fece meritare questo appellativo da parte della tifoseria granata. Anche a Bologna lo ricordiamo con affetto.

Ringrazio Luca, figlio di Vittorio Caporale, per la gentile concessione delle foto d'archivio che sono pubblicate in questo profilo.

Vittorio Caporale, al Bologna dal 1971-72 al 1974-75. Per lui 84 presenze ufficiali in rossoblù, tra campionato e coppe. Ha vinto una Coppa Italia nel 1973-74.

CONOSCIAMOLI MEGLIO.

Continua la pubblicazione dei profili (uno per numero) dei giocatori del Bologna. Attraverso questi ritratti spregiudicati e dissacranti, gli sportivi ed i tifosi rossoblù avranno modo di conoscere ogni aspetto pubblico e privato dei loro beniamini

VITTORIO CAPORALE

CAPORALE RIVUOLE I GRADI

Servizio di Gianfranco Civolani

— Da titolare a riserva di lusso: cosa hai provato? « Dispiacere, amarezza, rabbia. Ero finalmente riuscito a diventare titolare per una stagione intera. Francamente non mi aspettavo di essere così bruscamente ricacciato indietro. Pensavo: c'è anche Battisodo, è un giocatore in gamba, ma sarà lui a doversi dare da fare per strapparmi il posto. E invece... » — Però sei definito "riserva di lusso ideale". La prospettiva proprio non ti va? « Riserva di lusso, ma sempre riserva. E la prospettiva non mi va perché credo che sia mio diritto rivendicare un posto da titolare. Io cerco sempre di capire le ragioni degli altri, io non voglio fare sciocche polemiche, io so come ci si deve comportare in una società e credo di aver dimostrato a tutti che so anche incassare in silenzio. Però avrò la libertà di dire che la prospettiva di dover aspettare qualche incidente o squalifica di un compagno per poter giocare, non mi va assolutamente giù. » — Ipotesi: un posto da titolare in Serie B. Preferiresti una soluzione del genere? « Perché in Serie B? Possibile che io non posso aspirare a fare il titolare in Serie A? »

Serie A

Come mai sei venuto fuori soltanto a ventisei anni? « Perchè quando avevo vent'anni e giocavo nell'Udinese, stavo sempre per passare ad altre squadre più forti, ma all'ultimo momento non se ne faceva mai niente. Quando il Bologna mi ha acquistato, avevo ormai perso ogni speranza di venire A. Pensavo che al massimo avrei fatto un po' di carriera in B. » — Come mai ti si accusa di mancanza di temperamento? « Ma sì, probabilmente fino a due anni fa non mi ritrovavo un gran temperamento. Poi qui a Bologna ho cominciato a giocare più spesso e credo di aver fatto vedere che il temperamento ce l'ho anch'io. » — Qual è il tuo vero ruolo? « Non c'è dubbio, quello di libero. Posso adattarmi in altri ruoli, ma dò il meglio come libero. » — E cosa ti manca rispetto agli specialisti tipo Burgnich? « Mi manca l'esperienza, la meccanica. Per poter migliorare sensibilmente bisogna giocare parecchio...» — Hai ben fisso in testa qualche traguardo? « Giocare almeno venticinque partite all'anno e — lo ripeto — non dover sempre sperare nelle disgrazie degli altri per avere un posto al sole. » — Ti piacerebbe cambiare, città, cambiare club? « A Bologna ci sto benissimo e francamente finirei volentieri la carriera qui. Però batto sempre quel chiodo. Se quest'anno sono sempre stato zitto, questo non significa che non abbia avuto le mie grosse amarezze ». — Invidi il tuo amico Fedele? « No, ho semplicemente piacere che sia andato a giocare in un grosso club ». — Se tu non fossi diventato calciatore, cosa saresti diventato? « Geometra. Stavo appunto studiando da geometra, quando per via del calcio ho interrotto gli studi. »

L'importanza del denaro

Che importanza dai al denaro? « La giusta importanza. » — Come ti piacerebbe investire il denaro? « Mi porrò il problema nel momento in cui appunto avrò il denaro. Credimi pure: per ora di denaro non ne ho mica guadagnato tanto. » — Stato civile? « Sposato, e c'è addirittura un secondo figlio in arrivo. » — Passi per un tipo molto taciturno. Sei sempre stato così? « Non sono mai stato un allegrone. » — Cosa pensi dei giocatori che picchiano? « Penso che un giocatore, specie un difensore, debba saper giocare e qualche volta anche picchiare. » — Faresti la firma a giocare nel Bologna quindici partite all'anno? « Difficile rispondere. Nel Bologna ci sto bene, ma quindici partite non sono moltissime. Diciamo che bisognerebbe affrontare anche il lato economico... Ma quel che mi secca, è che magari già prima che incominci il campionato, mi si metta una etichetta addosso: tu riserva, il titolare è l'altro...» — Si dice comunemente che nel Bologna ci sono troppi giocatori imborghesiti, che bisogna cambiare, che ci vogliono facce nuove. Tu sei d'accordo? « Se in questo momento di punti in classifica ne avessimo 30, forse tanti discorsi non si farebbero nemmeno. Comunque ci sono giocatori che stanno nel Bologna da sette-otto anni e naturalmente il pubblico vorrebbe vedere qualche altra faccia nuova. Ma è tutta questione di risultati: si cambia solo se i risultati non sono buoni.» — Esempio: se tu dovessi raccontare a un amico che tipo di giocatore è Caporale, beh, come lo definiresti? « Gli direi che Caporale è un giocatore che in Serie A può fare tranquillamente la sua figura. »

Da "La Stampa" del 16 aprile 1976.

Caporale ieri, oggi, domani.

"Se c'è logica rimarrò al Torino. Per i supertifosi granata il libero ripudiato da Pesaola è il "Beckenbauer di via Filadelfia".

FERRUCCIO CAVALLERO

Il primato del Torino è frutto di coerenza, di continuità; nasce dall'estro di Claudio Sala, dalla potenza offensiva di Pulici e Graziani, dalla lucida inventiva di Pecci a centrocampo, ma un discorso sul Torino non può esser fatto se si trascura l'apporto dei «gregari», di Patrizio Sala, Salvadori, Caporale. Il « libero » è una delle rivelazioni della stagione granata. Domenica scorsa, dopo il match vittorioso di Como, Radice si è avvicinato nello spogliatoio a Vittorio ed una stretta di mano tra i due ha detto più di tante parole. Un modo per ringraziare in silenzio il giocatore, con quel comportamento sincero che è proprio del carattere del trainer. In questi brevi istanti Caporale ha compreso molte cose, ha provato soddisfazioni che rincorreva in anni di carriera. La rinascita del difensore di Moimacco non è casuale, è stata accompagnata passo su passo dall'ambiente. Per capire Caporale bisogna rifarsi un istante al passato. Friulano, duro nei tratti del viso e nella volontà, si mette in luce nell'Udinese. Ha la fortuna di essere aiutato nelle prime esperienze con il « mestiere » da Gipo Viani, uomo ormai navigato. Caporale promette, matura, passa al Bologna. Gli ultimi due anni in maglia rossoblu si rivelano però un vero tormento. Pesaola non concede fiducia al giocatore, preferisce utilizzare Battisodo. Tra il « petisso » e Vittorio non c'è litigio, ma nemmeno una spiegazione chiara per la strana decisione. Così si consuma il divorzio. Caporale lascia quest'anno Bologna e tira (come Pecci) un grosso respiro. Pur di cambiare aria accetta il ruolo di riserva nel Torino. Nelle prime « uscite » della squadra, a Santa Vittoria d'Alba, fatica a raggiungere la condizione.

La trasferta di Bologna

« Nella prima gara di campionato — dice aggiustandosi il taglio ribelle dei capelli,— Radice fece giocare nella' sfortunata trasferta di Bologna Santin nel ruolo di libero. Nello s'infortunò e, la domenica dopo, mi si presentò l'occasione contro il Perugia». Da quel giorno di ottobre, la maglia è diventata sua, grazie a quella precisione e pulizia nell'intervento, quel suo tempismo nello spezzare e costruire l'azione. Un libero in chiave offensiva, proprio adatto alle caratteristiche tattiche del nuovo Torino. Il Beckenbauer di via Filadelfia, come lo hanno soprannominato i supertifosi, spiega cosi il segreto della sua squadra che, oltre alle reti dei due bomber, si basa sull'ermetica cerniera della retroguardia: « Con i miei compagni di reparto ci si intende ad occhi chiusi. E' bastato poco per perfezionare un certo automatismo negli scambi ed ora proprio non ci sono problemi ». Con la primavera sono spuntate voci su un possibile trasferimento di Caporale a fine stagione. Non pensiamo che la società granata sia orientata in questo senso, il difensore dopo una annata che ha segnato la sua seconda giovinezza non meriterebbe per alcuna ragione un simile trattamento. « Se c'è logica nel calcio — dice Vittorio a voce bassa — allora penso di rimanere nel Torino. Qui mi trovo bene, vorrei "chiudere" tra qualche anno». Caporale, con la moglie e due figlioletti, vive nella casa che guarda la collina la favolosa avventura. Mancano cinque giornate per agguantare lo scudetto, un sogno che mai era entrato nelle aspirazioni del giocatore. « Infatti —confida — io del titolo continuo a non parlarne per scaramanzia. Ci vuole tanta fortuna. Per intanto mi godo questo campionato in maglia granata che mi compensa delle molte delusioni patite ».

Da "La Stampa" del 17 luglio 1975

Il nuovo libero granata è un tremendista nato.

Caporale non teme l'ombra di Cereser

Di Salvatore Rotondo

Parte Angelo Cereser. Non crederanno ai loro occhi i tifosi granata quando lo vedranno al Comunale con una strana maglia rossoblu, molto diversa da quella granata che per Angelo più che una divisa rappresentava una seconda pelle. Con ciò si dimostra che nulla è immutabile: i tifosi bianconeri si adattarono a vedere Sivori nei colori del Napoli, quelli granata faranno anche il callo ad un Cereser bolognese. — Ma signor Caporale si rende conto? Il nuovo libero del Torino si chiama Vittorio Caporale e nei primi incontri c'è il rischio davvero che qualcuno lo consideri un profanatore. Un rischio relativo, considerato però che Caporale sembra l'uomo più adatto ad inserirsi in modo indolore nello spirito del « tremendismo » granata. « Certamente mi rendo conto che prendere il posto di Cereser nel cuore dei tifosi di Torino non sarà semplice. Ma già ieri ho conosciuto due capi della tifoseria che sono venuti in sede a trovare i nuovi arrivati e penso che faremo in fretta a rompere il ghiaccio. Anche se prima c'era Angelo Cereser.

Dopo Cereser.

Nel Torino ci vengo volentieri proprio per il carattere che la squadra ha sempre dimostrato. Nessuno nel Torino pretende di giocare da signorina. La squadra applica un gioco maschio, specialmente in difesa, che si adatta perfettamente alle mie caratteristiche ». — I terzini sono feroci... « Meglio cosi. Ad un libero non può che far piacere avere intorno gente decisa, che non ha paura di sporcarsi i pantaloncini ». — Si aspettava il trasferimento al Torino? « Sapevo che mi avrebbero trasferito. Chiedete a Pesaola i motivi, comunque sapevo che mi aveva messo nella lista dei trasferibili. Una scelta tecnica che onestamente non capisco. Non credo che Pesaola abbia potuto mettere sul piano della bilancia anche il dissidio personale avuto con me ». « Del trasferimento — aggiunge Caporale — ho saputo dai giornali. E' vergognoso che i giocatori debbano essere ancora trattati come capi di bestiame. E' un tasto sul quale la nostra Associazione non deve stancarsi di battere ». Ad Aosta, nel solito esordio stagionale, i tifosi vedranno con la maglia numero cinque un libero all'inglese: fisicamente robusto, alto, capelli neri lunghi, leggermente stempiato, grinta da vero granata.

Rimprovera il « Petisso » di averlo utilizzato pochissimo nel Bologna

Caporale: solo 151 presenze ma la colpa è di Pesaola...


NAPOLI — Oggi ne compie centocinquantuno in serie A. Ma è soddisfatto solo a metà. Vittorio Caporale, trentadue anni alla fine del mese, rimprovera a Pesaola di avergli frenato la carriera. Lui pensa già al futuro e garantisce: « Me la sento di giocare ancora per un bel po'. Almeno altre cento partite in serie A. Ecco, è questo il mio traguardo ». Ma non ha dimenticato il passato. Bologna e quattro stagioni da pendolare fra campo, panchina e tribuna: soprattutto Pesaola. Caporale non sa che forse oggi al San Paolo ci sarà anche lui. Ieri il Petisso era a Napoli, con Di Marzio è stato brillante ospite della rubrica sportiva di una telelibera cittadina. Giocare magari proprio sotto gli occhi di Pesaola, chissà che effetto fa. 151 ED UN RIMPIANTO — A biro e taccuini, Caporale si concede con rara parsimonia. Ma questa è una circostanza particolare. Confida: «Domenica scorsa ad Ascolí, ho raggiunto un traguardo importante. Ma rimpiango ancora le occasioni perdute a Bologna, con Pesaoia che non mi faceva giocare molto. Quattro campionati, solo, una cinquantina di partite. Ero più giovane, avevo tanti stimoli. Insomma, poteva essere quella la svolta giusta per la mia carriera. Meno male che poi sono arrivati il Torino e il Napoli».

IL RISCATTO


Lo scudetto nel segno del Toro, oggi il Napoli che scommette ad occhi chiusi su di lui. Fra un passato di riscatto totale ed un presente di grande soddisfa alone, Caporale finalmente parla delle sue rivincite: « Il momento più bello è stato senza dubbio il campionato vinto col Torino. E adesso vorrei realizzare qualcosa di importante qui a Napoli. Per lo scudetto, se ne potrebbe forse parlare dalla prossima stagione; intanto, abbiamo le carte in regola per disputare un ottimo girone di ritorno, qualificarci alla Coppa UEFA, lottare fino all'ultimo in Coppa Italia ».
OGGI E DOMANI — Uno sguardo al futuro, il pronostico per oggi, Caporale parla de giovane cotega Baresi: « Fra i liberi della nuova generazione mi sembra il più dotato. Prima o poi, toccherà a lui raccogliere l'eredità di Scirea. Un consiglio, però: Baresi deve progredire nel gioco puramente difensivo ». Questa Fiorentina senza Antognoni e Pagliari provoca la diffidenza di Caporale: Sono sempre pericolose le squadre in formazione d'emergenza. «Chi sostituisce i titolari, gioca con una grinta ed una concentrazione addirittura raddoppiata. Noi puntiamo ovviamente al risultato pieno».

Stagione
Squadra
Campionato
Coppe naz.
Coppe euro.
Altre coppe
Totale
Com
Pres
Reti
Com
Pres
Reti
Com
Pres
Reti
Com
Pres
Reti
Pres
Reti
1971-1972
Bologna
A
4
0
CI
1
0
-
-
-
-
-
-
5
0
1972-1973
Bologna
A
24
0
CI
9
0
-
-
-
CM+CA-I
2+5
0+0
40
0
1973-1974
Bologna
A
17
0
CI
6
0
-
-
-
-
-
-
23
0
1974-1975
Bologna
A
9
0
CI
5
0
CdC
1
0
-
-
-
15
0


54
0


21
0


1
0


7
0
83
0
Legenda:
A – Serie A
CI – Coppa Italia
CM – Coppa Mitropa
CA-I – Coppa Anglo-Italiana
CdC – Coppa delle Coppe





Vittorio Caporale (Moimacco, 25 febbraio 1947). 83 presenze nel Bologna tra Serie A, Coppa Italia, Coppa Mitropa, Coppa Anglo-Italiana e Coppa delle Coppe, e 0 reti, dall'esordio, 7 novembre 1971, all'ultima partita in rosso-blu, 22 giugno 1975. Ottimo difensore, impiegato in diversi ruoli, eccelleva in quello di libero. Con i rosso-blu ha vinto 1 Coppa Italia (1973-1974). Nessuna presenza in Nazionale.