mercoledì 19 novembre 2008

3 ottobre 1909: nasce il Bologna Football Club


Il Bologna Foot Ball Club ha anche origini asburgiche, danubiane. Fu infatti per iniziativa di Emilio Arnstein e per merito della sua grande passione calcistica e organizzativa, che si riuscì a fondare un club di football in città. Si narra che i ragazzi che poi composero la prima formazione ufficiale del Bologna F.C., già da diversi anni praticassero questo sport, almeno dal 1906, quando sbaragliarono una squadra di Ferrara. Emilio Arnstein era un cittadino austriaco nato in Boemia, il 4 giugno 1886, nell'antica Wotitz (oggi Votice) presso Praga, all'epoca facente parte dell'Impero austro-ungarico. Era stato colpito dal morbo calcistico a Trieste, dove aveva fondato con il fratello, altri boemi e alcuni cittadini britannici, il Black Star Football Club ( squadra che indossava una casacca bianca con stella nera sul petto), ma già nel 1908 era giunto a Bologna. La sua prima preoccupazione fu di verificare se la razza in via di apparizione degli appassionati di calcio avesse già fatto la sua comparsa in città. Un tranviere gli indicò i prati di Caprara, fuori porta Saffi, dove alcuni ragazzi si rincorrevano caoticamente attorno ad un pallone. Fu quanto bastò per spronarlo a fondare il Bologna F.C. Il 3 ottobre 1909, presso il Circolo Turistico Bolognese, vide la luce questa nuova creatura.

Articolo tratto dal libro "Il mezzo secolo del Bologna".

"Ieri mattina, al Circolo Turistico Bolognese, venne costituita la sezione per le esercitazioni di sport in campo aperto e precisamente il Foot Ball Club. Era desiderata da molti giovani questa iniziativa per il football, per la palla vibrata, pel tennis, e mentre già alcune esercitazioni si svolgevano da qualche settimana, ora si è fissato un ordinamento preciso, costituendo la sezione presso il Circolo Turistico che già ha acquistato la maggiore importanza sportiva". Così, "il Resto del Carlino" del 4 ottobre 1909 annunciava dalle colonne della cronaca cittadina, in breve trafiletto, la nascita del Bologna. Mentre Erardo Mandrioli sulla "Gazzetta dello Sport" commentava: "Il nome e la serietà delle persone che sono state chiamate a dirigere le sorti della novella società ci fanno sperare che finalmente anche questo bellissimo esercizio sportivo sarà introdotto proficuamente presso di noi, e nessun dubbio quindi che anche nel football Bologna saprà portarsi in breve all'altezza delle altre città che da tempo lo praticano. Attendiamo quindi il Football Club Bologna alla prova". Detto e fatto. Ma facciamo ora, se vi piace, un passo indietro. Come si giunse al lieto evento, appunto. Difficile ricostruire i fatti con esattezza. Scomparsa ogni documentazione; non più ferrea, ahimè, la memoria dei pionieri superstiti, incerti e vaghi i loro riferimenti. Prendiamo un filo conduttore: Emilio Arnstein, austriaco di origine, innamoratosi del football durante gli studi universitari a Praga ed a Vienna.

Dal Black Star al Bologna F.C.

Nella Trieste asburgica aveva già fondato col fratello, altri boemi e qualche inglese il Black Star F. C. Il calcio anche là era ai suoi primordi. Arnstein dunque giunse a Bologna nel 1908 e subito s'informò dove si giocasse a football da queste parti. Erano ancora i tempi della belle époque: furoreggiavano le pagliette, le musichette del can-can, i baffoni incerottati, i cafè chantant. Atleti già ve n'erano in giro, ed in pudicissimi mutandoni. Ganna e Galetti si sfidavano in bicicletta sulla pista dell'Ippodromo Zappoli. E il nobile tenente Vivaldi Pasqua tentava settimanalmente, con indomita costanza, di alzarsi in volo. Ma la gioventù bolognese preferiva ancora le discussioni letterarie del Caffè delle Scienze alle tenzoni sportive. Del calcio poi, in grave ritardo rispetto agli altri centri, nessuno parlava. Alle domande di Arnstein i più si stringevano nelle spalle. E chi ne sapeva niente? Finalmente si fece vivo un tranviere. Gli disse, quel brav'uomo, che se alludeva a "chi mât chi corren dri 'na bala" li avrebbe trovati in Piazza d'Armi, ai cosiddetti campi di Caprara, fuori Saffi. Il giovane Emilio non se lo fece ripetere. Montò su un tram e trovò quella congrega di scalmanati che giocavano per ore e ore senza risparmiarsi. Tutti i giorni un giovanottone spagnolo di nome Builla, conduttore del Collegio di Spagna, arrivava verso una certa ora, col magico pallone sotto il braccio. E poi, sotto a chi tocca, tutti a sgambare ed a calciare, mentre dalla strada attigua tristi sorrisi di compatimento raggiungevano l'infervoratissima troupe. Ma chi ci faceva caso? L'attrezzatura era quanto di più rudimentale potesse esistere: due giubbe erano i limiti del gol, fintanto almeno che non vennero i pali in ferro con occhiello all'apice attraverso cui scorreva una corda a mo' di traversa con tanto di fazzoletto a penzoloni, per dare un riferimento di tiro ai neofiti. Questi in omaggio all'imperante "made in England" di allora si dividevano in forwards (attaccanti), half-backs (mediani), end-backs (terzini), mentre chi stava in porta era il goal-keeper. Il regolamento era ancora il grande sconosciuto. Il campo poi era disponibile solo quando garbava ad un rustico pecoraio che, avendolo avuto in affitto dal demanio, ci faceva tranquillamente pascolare il suo gregge. In questo pittoresco ambiente Arnstein conobbe i fratelli Gradi, Nanni, Vincenzi, Rauch, Puntoni, Cavazza, Lambertini, Martelli, Berti, Della Valle, Savonazzi e altri che lo accolsero cameratescamente, narrandogli le loro prodezze. Pare infatti che il 4 novembre 1906 questi elementi raccogliticci avessero già sbaragliato i ferraresi. Sarebbe dunque questa, per la storia, la prima vera partita di calcio disputata a Bologna. Passarono i mesi finché nella mente dei pionieri si fece strada l'idea della società regolarmente costituita. Lunghe e difficili però le trattative. In primo piano anche allora la questione finanziaria. Si voleva a tutti i costi il presidente mecenate! Fortuna volle che della cosa si interessasse il cav. Carlo Sandoni della Navigazione Generale Italia, presidente del Circolo Turistico Bolognese allora in gran auge. Vi furono alcune riunioni preparatorie finché, gettate le basi per l'accordo, il 3 ottobre 1909, una domenica mattina, i pionieri vennero convocati in assemblea. Sandoni si dichiarò disposto a patrocinare la loro iniziativa, venne redatto uno statuto e così nacque il Bologna Football Club, sezione del Circolo Turistico. Louis Rauch, un giovane odontoiatra svizzero stabilitosi a Bologna e scomparso qualche anno fa, nel 1952, in un incidente automobilistico, fu eletto presidente, col nobile Guido Della Valle come vice, Enrico Penaglia segretario, Sergio Lampronti cassiere, Emilio Arnstein e Leone Vicenzi (anche quest'ultimo tragicamente scomparso negli ultimi anni) consiglieri. I signori Centofanti, Tampellini e Zacchi erano i delegati del Circolo Turistico in seno a questo comitato. Arnstein e Vincenzi, in una con con Bagaglia, avevano pure la direzione dei campi di gioco. La carica di capitano della squadra invece venne affidata ad Arrigo Gradi, il più profondo in materia di regolamento e anche di arte calcistica in virtù dell'esperienza acquisita giocando nelle fila del Schönberg di Rossbach ai tempi del collegio in Svizzera. La sede era quella stessa del Circolo Turistico Bolognese, vale a dire la antica Birreria Ronzani, al numero 6 di via Spaderie, dove si trovava il celebre "Fittone delle Spaderie", famosa insegna della goliardia petroniana. Campo di gioco naturalmente quello di Piazza d'Armi, che aveva un solo vantaggio: di non costare un centesimo. Colori sociali: il rosso ed il blu, a larghi scacchi, secondo il modello delle casacche che Gradi si era portato dietro dalla Svizzera. Mutandoni neri o bianchi, come capitava. Dei venticinque soci fondatori del Bologna F.C. molti non vivono più, e di altri più nulla si è saputo. Pochi comunque i superstiti. Di essi il solo Gradi frequenta ancora l'ambiente calcistico. Gli altri se ne sono allontanati col tempo. Arnstein, un settantenne in gambissima, fa il rappresentante di sementi, Salvatore Chiara è un pensionato delle ferrovie che passa alcune ore al giorno in bicicletta, Guido Nanni fa l'assicuratore, Antonio Bernabeu Yeste, giovane convittore del Collegio di Spagna, si è rifatto vivo proprio in questi giorni di cinquantenario con una simpatica lettera rievocativa da Madrid, dove rappresenta la Banca del Messico. Sia lui che gli altri, tutti ricordano però quei tempi di gioventù con infinita nostalgia. Ma riprendiamo la nostra storia. La costituzione del Bologna F. C. portò nuovo fermento tra i giovani. Una settimana dopo si poteva ancora leggere su "il Resto del Carlino": "Domenica 10 ottobre, nel pomeriggio, 24 soci del Football Club - sezione del Circolo Turistico Bolognese - iniziarono regolarmente le esercitazioni e l'allenamento per questo interessante e gradevole sport educativo. Presto verrà disposto per il campo e per la costituzione di alcune squadre. E' già stato fissato il regolamento e l'elegante costume. Le iscrizioni sono aperte alla sede del Circolo, via Spaderie 6". In breve i neofiti si moltiplicarono, il proselitismo stava facendo davvero passi da gigante. A quelli della prima ora si affiancarono i vari Orlandi, Bignardi, Donati, Venzo, Zini, il povero Pietro Palmieri col fratello Gian Giuseppe (che sarebbe diventato una celebrità nel mondo della radiologia), ed altri ancora. Non una, ma due squadre poterono così essere varate. E nella seconda si notavano i nomi di Bagaglia, detto "farfallina", del notaio Aldo Gradi, di Sergio Lampronti, del milanese Sofia che dalla sua città portava l'eco delle imprese di Campelli e Fossati, eroi calcistici dell'epoca. Durante l'inverno l'attività interna tutta volta alla propaganda, non conobbe soste. La società inoltre si rendeva autonoma staccandosi dal Circolo Turistico che l'aveva tenuta a balia, e trasferendo le proprie tende al Bar Libertas in via Ugo Bassi, dove sarebbe rimasta sino allo scoppio della prima guerra mondiale. Al primo comitato direttivo un altro subentrava con alla testa il professor Borghesani, Emilio Arnstein alla vice-presidenza, Guido Della Valle segretario, Dino Donati cassiere, Sergio Lampronti e Pietro Bagaglia consiglieri. Louis Rauch cedeva la carica di presidente per quella di trainer, mentre Gradi conservava i galloni di capitano con Nanni come vice.

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