martedì 23 settembre 2008

Alberto Pozzi


Alberto Pozzi nacque a Bologna il 21 novembre 1902. Studente e poi geometra ai tempi della sua carriera di calciatore, già da giovanissimo si affermò come ala di razza, sgusciante, veloce, imprendibile. Lo notò immediatamente la Fortitudo Calcio, una delle molte squadre della Bologna calcistica anni Dieci e Venti del Novecento (squadra nella quale militò, più o meno negli stessi anni, anche Angelo Schiavio), che lo allevò con particolare cura e attenzione, consapevole di avere tra le proprie file un giocatore dal grande futuro. Angiolino Badini, il grande centromediano dell'epoca, factotum del settore giovanile e instancabile talent scout, si accorse di questo guizzante giocatore e lo segnalò ai dirigenti del club rosso-blu. Il Bologna ingaggiò il giovane Alberto Pozzi nel 1920-21, annata in cui i bolognesi disputarono la prima finale di Lega Nord della loro storia, contro la Pro Vercelli, uscendone sconfitti immeritatamente. Pozzi fece il suo esordio in campionato con la maglia del Bologna il 31 ottobre 1920, nel derby contro la Virtus Bologna, vinto per 2 a 1. Non tardò ad affermarsi: ala aggressiva e razzente, dal dribbling rabbioso e ubriacante, in breve tempo sviluppò una magica intesa con Giuseppe Della Valle e Schiavio, che si giovavano dei suoi innumerevoli cross e assist per segnare caterve di gol. Pozzi, Della Valle, Schiavio, Perin, Muzzioli: questo era l'attacco micidiale del Bologna nella metà degli anni '20, quello del primo storico scudetto conquistato contro il Genoa e di altre grandi stagioni. Le sue prestazioni in maglia rosso-blu non passarono inosservate e il 3 dicembre 1922 Pozzi fece il suo esordio in Nazionale contro la Svizzera, sfida terminata in parità, 2 a 2. Fu la consacrazione. Ben presto divenne una delle ali più forti degli anni Venti, assieme a Migliavacca del Casale, ma soprattutto a Leopoldo Conti, formidabile ala dell'Internazionale. Pozzi fu uno dei beniamini dei tifosi dello "Sterlino", che lo battezzarono immediatamente e affettuosamente il "cinese", per il taglio dei suoi occhi, o "zinzèla", a giusta ragione, perchè Pozzi sul campo di gioco pungeva per davvero l'avversario, lo tormentava, proprio come una fastidiosa zanzara. Con il Bologna vinse anche lo scudetto del 1928-29, ma sul finire di quel campionato, durante Napoli - Bologna 0-4 del 17 marzo 1929, un intervento durissimo del giocatore in maglia azzurra Ramello gli distrusse un ginocchio di fatto stroncandogli la carriera e impedendogli di partecipare alla tournée in Sud America del Bologna, nell'estate del 1929.

Da "la montagna di tagliatelle", tratto dal libro "il mezzo secolo del Bologna".

di Bruno Roghi

"...Vince il Bologna. Un gol lo segna Pozzi, detto il "cinese" per la sua pelle olivastra e l'obliquità del suo sguardo sardonico, giocatore rude e malandrino...".

Da "incanto della città", testo del 1941.

di Francesco Arcangeli

"...e la furia selvatica, da botolo, del bolognese Pozzi...".

Ci ha lasciato nel 1966, a 64 anni. Nel Bologna ha vinto 1 scudetto nel 1924-25, con 203 presenze e 46 gol. 3 presenze anche in Nazionale A (esordio il 31-12-1922 in Italia -Svizzera 2-2).

Il resoconto di Napoli - Bologna 0-4 (0-1) del 17 marzo 1929, partita che pose fine al campionato e alla carriera di Alberto Pozzi.

Il campionato di calcio: interessanti risultati 

La Juventus arresta la ripresa del Genova — Facile vittoria del Bologna a Napoli 
La sconfitta del Brescia a Cremona ed il successo di misura del Torino a Legnano 
Match pari del Milan a Bari ed il miglior punteggio della giornata all'Ambrosiana 
Alessandria-Roma sospeso per incidenti 

Il Bologna aveva un ostacolo piuttosto difficile da superare con la partita di Napoli: lo superò con facilità vincendo per ben quattro a zero. 

NAPOLI, 17 marzo 1929. — Bologna-Napoli: 4-0. — Il giuoco ha inizio con decise azioni del napoletani e la partita assume subito un valore passionale perdendo presto tutta la sua bellezza per il giuoco rude e strano che man mano andranno esplicando le due squadre. Al 10.o una fuga di Muzzioli culmina in un preciso centro che Della Valle devìa di testa in porta. Le azioni alterne mantengono vivo il giuoco. Al 33.o corner contro il Napoli e poi Pozzi caricato malamente da Ramello deve abbandonare. Nella ripresa il Napoli è all'attacco. Fenili cambia di posto con Buscaglia perché contuso. Gianni devo salvare in corner un forte tiro di Sallustro. Per uno scontro con Della Valle, Cassese esce dal campo.  Al 9.o una irregolare carica di Gasperi provoca un penalty che Buscaglia tira nelle braccia di Gianni. Al 13.o Della Valle segna il secondo goal. Un altro penalty a favore del Napoli tirato da Innocenti è parato da Gianni. Busini III e Muzzioli portano a quattro i punti per la loro squadra senza che il Napoli riesca a segnare.

Bologna balle Napoli: 4 a 0. 
(Andata: Bologna 5-1). 

NAPOLI; 17. Gli ottimismi un po' azzardati della vigilia hanno prodotto sui campo la più grande delusione. La giornata primaverile e il valore altissimo e notorio della squadra ospite avevano richiamato all'Ilva tutta una grande folla di appassionati. Folla immensa, entusiasta e che ha sfollato con tutta l'amarezza della delusione commentando lo svolgimento inatteso della partita. Inatteso non perché la vittoria fosse stata carpita; ma per il modo come la partita è stata condotta dagli azzurri concittadini. Non può infatti spiegarsi come una squadra che ha pure essa condotto numerosi e vivaci attacchi debba chiudere l'incontro con un così serio passivo. Tutto un cumulo di circostanze avrebbero essere considerate; ma per il campionato quello che conta è il risultato nella sua più semplice ed esplicativa espressione: il punteggio. Diremo subito però che tra le due squadre che erano oggi di fronte vi era tutta una classe di differenza. Classe che ha avuto il suo peso sullo svolgimento dell'incontro, risoltosi a favore nell'invitta squadra petroniana. Lo scarto dei goals però non è forse la esatta espressione della partita. Il Napoli ha attaccato con bella decisione, ma è stato pure abbastanza sfortunato: due penalty sbagliati, e quindi parati con facilità da Gianni; un paletto che salvava un sicuro goal di Sallustro, due fortunate, ma intempestive uscite del portiere bolognese che lasciavano la porta sguarnita: ecco quali sono state le azioni più favorevoli per gli azzurri: azioni che però non hanno fruttato. A queste disavventure aggiungete la nera giornata di Ramello e De Martino — vale a dire del blocco difensivo — la espulsione dal campo di Cassese e l'infortunio che rendeva nullo Buscaglia prima della fine del primo tempo, e vi renderete conto dall'esatta situazione degli azzurri in campo.

L'infortunio di Pozzi

Anche il Bologna ha però avuto Pozzi fuori campo al 35' di giuoco per una dura carica di Ramello, ma ha avuto nel blocco difensivo una diga meravigliosa, insormontabile, con Genovesi, Baldi, Gasperi e Gianni che nei momenti di rabbiosa offensiva napoletana, hanno saputo contenere con stile tutte le azioni, per quanto convulse, dell'attacco partenopeo. Ha diretto con energia Lenti, ma non sappiamo spiegarci perchè ha messo fuori campo cassese, mentre poi ha tollerato, pur tuttavia punendolo, il giuoco rude di qualche giocatore bolognese. Il gioco ha inizio con belle azioni napoletane e la partita assume subito un tono passionale, ma perderà presto un poco della sua bellezza per il gioco rude che man mano andranno assumendo le due squadre. Il Bologna è spesso colpito dai falli che Lenti non si lascia sfuggire. Il Napoli mantiene in prevalenza il gioco nell'area bolognese ma, caso strano, proprio durante questo periodo, al 10' una fuga Muzzioli libero, parche Ghisi è spostato al centro per aiutare Roggia, culmina in un preciso centro che Della Valle devìa di testa in goal. Azioni alterne, mantengono vivo il gioco. Sallustro con una bella azione personale saetta in porta, ma il paletto superiore respinge. Al 35' un corner contro il Napoli poi Pozzi, caricato. malamente da Ramello, deve abbandonare il campo. Nella ripresa il Napoli è ancora all'attacco. Fenili si scambia il posto con Buscaglia, perché contuso. Gianni deve salvare in corner un forte tiro di Sallustro. Poi uno scontro Della Valle Cassese fa mettere fuori il biondo puteolano. Al 9' un'irregolare carica di Gasperi Boscaglia provoca un penalty, che lo stesso Buscaglia tira nelle braccia di Gianni. Al 13' un'inspiegabile indecisione della difesa napoletana permette a Della Valle di segnare il secondo goal. Un secondo penalty a favore del Napoli, tirato da Innocenti, è parato bene da Gianni. Ormai la sfiducia pervade l'animo dei giocatori azzurri che giocano senza convinzione. Un goal di Busini, segnato senza che la difesa avesse tentato di resistere, ha finito col provocare il tracollo. Ne è venuto fuori cosi un altro goal di Muzzioli, segnato da pochi metri con un debole tiro che Valeriani non ha tentato di parare. Con un corner contro il Bologna la partita termina, mentre la folla già si è allontanata dal campo delusa e amareggiata. Calorose dimostrazioni di simpatia sono state tributate ai valorosi calciatori bolognesi. Bologna: Gianni; Monzeglio, Gasperi; Genovesi, Baldi, Pitto; Pozzi, Della Valle, Schiavio, Busini Muzzioli. Napoli: Valeriani; De Martino, Ramello; Ghisi, Roggia, Cassese; Gariglio, Innocenti Il, Sallustro, Buscaglia, Fenili.

Napoli, 17 marzo 1929, Stadio Militare dell'Arenaccia
20ª giornata

Napoli - Bologna 0-4 (0-1)
NAPOLI: Valeriani; De Martino, Ramello; Ghisi II, Roggia, Cassese; Gariglio, Innocenti II, Sallustro, Buscaglia, Fenili.
BOLOGNA: Gianni; Monzeglio, Gasperi; Genovesi, Baldi, Pitto; Pozzi, Della Valle, Schiavio, Busini III, Muzzioli.
Arbitro: Lenti di Genova
Reti: 10' e 58' Della Valle, 84' Busini III, 86' Muzzioli.

L'esordio in Nazionale di Alberto Pozzi: Italia - Svizzera 2-2 del 31 dicembre 1922, partita giocata al Motovelodromo di Bologna. 

Una vittoria perduta !

Il nuovo incontro di foot-ball tra Italia e Svizzera ci delude con una partita pari: due goals contro due - I giuocatori per vincere c'erano, ma non tutti erano in campo.
(Servizio speciale della  « Stampa »)

Bologna, 4 mattino,

Mentre s'infittivano i fischi del pubblico per la durata eccessiva della giostra della cortesia al centro del campo l'arbitro, sig. Retschury, austriaco, lanciava per aria una moneta compiendo il rito classico che precede l'inizio di ogni match, e la moneta ricadeva al suolo dando all'ltalia il privilegio di allineare colle spalle al sole Trivellini; Calligaris e De Vecchi; Barbieri, Baldi e Romano; Pozzi, Baloncieri, Moscardini, Cevenin III e Forlivesi. Ad essi la Svizzera contrapponeva Pulver; Haag e Bouvier; Fässler, Schmiedlin e Waldis; Martenet, Pache, Inaebnit, Abegglen II e Ramseyer.

La superiorità degli azzurri 


Inaebnit inizia la serie delle azioni alle 15,58. Sotto il primo urlo dei rosso-crociati le linee italiane ondeggiano un istante. Abegglen può cosi avanzare sino a che Calligaris non arriva ad impadronirsi del pallone ed a proIettarlo sino a Forlivesi che si scontra con Fässler. Baldi corre in suo aiuto, ma il suo intervento rude provoca un calcio di punizione a favore degli svizzeri: il tiro e teso lato da Ramseyer che fugge col pallone, ma la sua azione sfoga sulla linea di fondo. Cinque minuti dopo un'altra punizione colpisce gli Italiani: la palla è calciata in alio da Schmiedlin e raccolta da Pache è mandata qualche metro a lato della porta. La prevalenza è degli svizzeri e Martenet cerca di concretarla con un preciso passaggio al centro che chiama al lavoro De Vecchi, il capitano degli azzurri allontana la minaccia che incombe nuovamente poco dopo per opera di Pache e di Inaebnit, ma i due svizzeri piombano sul pallone nello stesso istante e lo calciano fuori, colpendosi a vicenda nell'azione rapidissima, sicchè gli italiani possono beneficiare della rimessa in giuoco per sferrare il loro primo attacco di cui si incarica Pozzi. Il bolognese conduce il giuoco sino all'altezza dell'area di rigore svizzera; poi passa al centro, dove Bouvier vigila ed allontana, ma Pozzi riprende ed allunga la palla a Forlivesi che è bloccato da Haag. Gli svizzeri hanno ancora una puntata offensiva su calcio di punizione, ma Calligaris riesce a rimandare, e la palla spazia di nuovo sulla area svizzera. Al 9.o minuto, dopo che Cevenini ha giuocato tre avversari, Pozzi provoca con un tiro violento un'uscita di Pulver, il quale colpisce magnificamente col pugno il pallone che ricade però davanti la rete, creando una mischia pericolosissima che ci mozza il respiro per qualche secondo, sino a che Schmiedlin giunge in aiuto di Pulver, che è premuto dai nostri, ed allontana il pallone.

I due goals italiani

Un minuto dopo gli svizzeri passano al contrattacco ed ottengono un corner. Il tiro però è infruttuso e Pozzi raccolto il pallone fugge verso la porla svizzera. Cevenini che sta per usufruire di un traversone dell'ala destra è contrastato da Haag, il quale nella foga di liberare, tocca il pallone colla mano a pochi centimetri dall'area di rigore. Il calcio di punizione concesso dall'arbitro viene tirato dal bollente giuocatore dell'Internazionale. La palla proiettata con forza verso la porta viene toccata da Pulver in modo difettoso, tanto che essa gli sfugge di mano e va a scuotere la rete. Siamo al 10.o minuto ed il primo goal italiano è segnato. Il pubblico scatta in piedi ed applaude fragorosamente. Sferzati dallo smacco gli svizzeri ripassano all'attacco ed usufruiscono di un nuovo corner che dà occasione a Ramseyer di eseguire un tiro potentissimo che finisce sopra la sbarra traversale. Il giuoco è mobilissimo per merito degli italiani che se devono cedere alla controffensiva avversaria contro la quale il centro half non si oppone, approfittano di tutti gli errori degli svizzeri per rovesciare azioni nella loro area di rigore e dare modo cosi al 12.o minuto a Pozzi di tirare di nuovo in porta senza per altro impegnare Pulver, perché la palla finisce a lato. Al 14.o minuto Forlivesi si lascia cogliere dall'arbitro in posizione di fuori giuoco e poco dopo un fallo di Cevenini consente agli svizzeri di liberarsi dalla pressione italiana. Al 18.o minuto Bouvier, premuto da Baloncieri, è costretto a liberarsi in corner ma il tiro susseguente riesce infruttuoso. I campioni azzurri insistono nell'attacco ed al 20.o minuto Forlivesi è ancora fermato per fuori giuoco. Al 21.o un fallo di Cevenini frutta un calcio di punizione contro gli italiani che fa spostare l'azione sotto la rete di Trivellini, ma Abegglen calcia fuori. Al 24.o dopo una discesa bene intessuta tra Cevenini, Moscardini e Pozzi, quest'ultimo manca da dieci metri una buona occasione per segnare. Al 26.o minuto Martenet, dall'estrema linea di fondo, con uno splendido traversone piazzato in piena velocità, veniva a sfiorare il palo superiore della porta italiana. Poco dopo è Ramseyer che costringe Trivellini a bloccare un tiro da 13 metri. Seguono altri minuti di fasi alterne che fanno stazionare il giuoco a metà campo. Al 30.o minuto gli svizzeri conducono una pericolosa azione offensiva e Ramseyer con un traversone provoca una serrata mischia davanti alla rete degli azzurri: il pallone viene disputato e calciato tra una selva di gambe, poi è raccolto da Waldis che da 5 metri calcia a lato. La rimessa in giuoco consente al quintetto di attacco azzurro di condurre una ben combinala irruzione che culmina con una cannonata di Cevenini da venti metri. La violenza del tiro trova impreparato Pulver, il quale non può fare altro che raccogliere il ball nell'angolo sinistro della rete. E' il secondo goal: Cevenini è abbracciato dai compagni, mentre il pubblico si abbandona ad una clamorosa dimostrazione di giubilo. Rimessa al centro la palla gli atleti rossi cercano la via del goal e Pozzi in uno scontro con un avversario è a terra ma si rialza presto riprendendo il suo posto. Quindi nuova azione italiana che termina con un tiro di Moscardini. Pulver salva in corner, che è seguito immediatamente da un altro corner, entrambi infruttuosi. In un contrattacco elvetico l'arbitro arresta il giuoco per un fallo di Cevenini, il quale si fa anche ammonire per un gesto di disapprovazione. Il calcio di punizione non ha esito, ma la minaccia dei rossi persiste ed ai 41.o minuto Pache piazza un ottimo tiro che esce per poco a lato della porta. Al 43.o .minuto calcio libero contro l'Italia. Lo tira Ramseyer, Inaebnit raccoglie con la testa e da una diecina di metri manda il pallone a sfiorare la sbarra traversale. Indi la fine del primo tempo è fischiata senza che le sorti si mutino.

La riscossa svizzera

La ripresa è iniziata alle 16,2. I primi a correre all'attacco sono gli svizzeri, ma la loro azione è infranta da De Vecchi rimanda agli avanti, i quali alla loro volta conducono l'offensiva culminante in un bel tiro di Forlivesi che termina che sfiora il palo sinistro. Al 3.o minuto un calcio di punizione contro gli svizzeri impegna Pulver; quindi una nuova discesa in linea degli azzurri è fermata per fuori giuoco. I campioni elvetici sembrano però decisi a segnare, e trascorsi i primi minuti impongono il loro giuoco fatto di rapidi passaggi e velocissimi spostamenti. In una discesa dei loro è primo Martenet che da lontano impegna Trivellini, poi al 6.o minuto per un fallo di Romano gli svizzeri fruiscono di un calcio di punizione che ha per effetto di creare una pericolosa mischia dinanzi alla porta italiana. L'insidia è però sventata da De Vecchi che rimanda a Forlivesi. Questi fugge col pallone e piazza un ottimo cross che Pozzi raccoglie tirando sopra il palo superiore. Al 10.o minuto l'Italia fruisce di un calcio libero infruttuoso, seguito poco dopo da un altro. All'11.o minuto un tiro di Moscardini esce al lato sinistro della rete di Pulver. Quando il pallone è ricollocato in campo viene raccolto da Ramseyer il quale supera in velocità Barbieri e giunge sino a dieci metri dalla porta italiana che infila con un potentissimo tiro, senza che Trivellini possa nemmeno tentare la parata. Gli svizzeri ottengono così il primo punto. L'avvicinarsi dell'avversario sprona gli atleti azzurri, che appena rimessa la palla al centro sferrano tre o quattro successive discese pericolose che fruttano ancora un corner infruttuoso. Il giuoco si fa ad un tratto elettrizzante: tutta la squadra azzurra è ora protesa all'attacco ed impegna gli avversari in una difesa affannosa. Numerose e rapide azioni successive spiegano gli svizzeri tu difesa, dove eccellono in special modo Fässler e Schmiedlin. In una di queste azioni Pozzi, giunto a 10 metri dalla porta avversaria col pallone, è trattenuto da Haag con un amplesso indesiderato. L'arbitro non vede ed il pubblico protesta e fischia al suo indirizzo. Al 21.o minuto un calcio di punizione a favore degli azzurri provoca una serrata azione sotto la porta di Pulver che deve arrestare un tiro di Cevenini. Quindi gli svizzeri si liberano dall'incombente minaccia e riprendono il sopravvento.

Il pareggio

E' Martenet che impegna Trivellini. Al 26.o minuto la squadra italiana fruisce di un calcio di punizione. E' Cevenini che lo tira da 25 metri, ma il pallone saettato fortissimo passa appena a lato della porta. Nuova prevalenza elvetica ed al 32.o minuto nuovo calcio di punizione a favore degli azzurri. E' ancora Cevenini che tira ed impegna Pulver, il quale deve salvare in corner, Lo tira Pozzi, il pallone spiovente cade a pochi metri dalla rete elvetica. Haag, pressato dagli avversari, lo manda a Pulver che si salva a stento da una criticissima situazione. Velocissime, discese degli avversari impegnano ora a più riprese Calligaris e De Vecchi. Al 26.o ed al 27.o minuto Trivellini deve bloccare due palloni pericolosi. La minaccia dei rossi persiste e si svolge in parecchie consecutive discese. Al 40.o minuto un ennesimo attacco elevetico frutta il goal del pareggio. La mezza ala sinistra, giunta a venti metri dalla porta italiana, approfitta di un attimo di incertezza di Calligaris per piazzare un ottimo tiro. II pallone sfila rasente terra, verso il lato destro della rete, mentre Trivellini dalla parte opposta vista l'inutilità non tenta nemmeno la parata ed il pareggio e ottenuto. Il pubblico che vede sfuggire la vittoria 'lei propri beniamini rimane sorpreso e muto. Gli ultimi minuti vedono gli atleti azzurri buttati all'attacco, alla ricerca affannosa della via del goal mentre il pubblico li incita con grandi gridi. Ma gli svizzeri, negli ultimi istanti ripiegano in difesa e spezzano inesorabilmente tutte le azioni avversarie, cosicché la fine presto fischiata lascia le due squadre alla pari.

Perché non abbiamo vinto

La decisione della Federazione italiana di scegliere la citta emiliana per farvi disputare il primo incontro internazionale dell'annata è apparsa lodevolissima, mentre non e stata altrettanto felice l'innovazione pensata dalla Commissione tecnica di affidare il ruolo di centro half ad uno dei più signorili giuocatori bolognesi, il Baldi. Il Baldi meritava di vestire la maglia azzurra perché più volte nel corso di partite di campionato ha dimostrato di essere di pari valore, se non superiore ai centro half visto l'anno scorso. Ieri però è mancato completamente all'attesa quando più forte premeva la minaccia svizzera nel secondo tempo, insomma, quando le deficienze della sua azione sono apparse nettamente, perché nessun aiuto gli potevano dare i suoi compagni di linea. Essi erano stessati dal lavoro intenso durato tutto il primo tempo per fronteggiare le azioni velocissime di Martenet e di Ramseyer, e costretti dagli stessi giuocatori a poggiare l'opera loro scarsa di tecnica, ma di una rude continuila, provocata dalla rabbia e dal dolore, verso le linee laterali del campo, senza nessuna possibilità di spostare al centro per bloccare il trio Pache-Inaebnit-Abegglen 2.o, che aumentava in potenza man mano che scoccavano i minuti. Sino a che la nostra prima linea ha giuocato con ordine, coi cinque uomini al loro posto, liberi nel pensare il piano di attacco e pronti a svolgerlo senza esitazione alcuna, il Baldi ha potuto tentare di reagire contro l'emozione che gli martellava il cuore e gli anchilosava il corpo, vagando da un lato all'altro del campo, non per spiegare le azioni come ad un centro sostegno si conviene, ma per fermare tutti i palloni che anche per isbaglio gli pervenissero. Così in tutti i primi 45 minuti di giuoco si è potuto rimediare con l'azione generosa di Barbieri e di Romano all'assenza del perno della squadra, e cioè il capo della seconda linea, cresciuto alla scuola di Milano 2.o e di Fossati, sicuro della palla, pronto nell'intercettare i passaggi, duro abbastanza da resistere all'impeto travolgente dei forwards avversari, ma non mai violento nello spezzare di forza le combinazioni, tuttavia un giuocatore in cui si assommino le migliori qualità dei più forti componenti della squadra e che serri in pugno tutte le volontà e le possibilità dei suoi compagni per poter imprimere loro lo slancio quando bisogna serrarli a ridosso del proprio goal e poterne capeggiare l'offensiva per imporre il goal, l'unica cosa che conti nei riguardi del pubblico e degli avversari. Ma Barbieri e Romano non potevano accoppiare alla loro volontà una forza fisica tale che permettesse loro di durare in un lavoro accanito per molto tempo come schiavi legati alla catena, e quando Romano ha ceduto di schianto nella ripresa e quando Barbieri ha dovuto accontentarsi di tenere il meglio possibile il suo posto, il bisogno inderogabile di avere un centro half di alta classe ed in grande forma si è fatto terribilmente sentire, perche nessuno poteva sopperire a questa deficienza. La prima linea italiana agiva male, accentuandosi tutti i difetti riscontrati, partita per partita, nei singoli giocatori: Forlivesi si liberava volentieri della palla quando Fässler l'obbligava a giocare, fidando non solo sulla sua velocità ma sulla abilità di superare con l'astuzia l'half postogli di contro. Cevenini era portato dal suo carattere e dalla sua generosità a correre per il campo alle spalle dei compagni di linea per impadronirsi del pallone e rinviarlo nel settore svizzero, Moscardini non si preoccupava di legare il gioco al duo Baloncieri-Pozzi o a quello inesistente in pratica) della coppia Cevenini-Forlivesi, e si appostava nei pressi dell'estrema difesa elvetica pronto a utilizzare le così dette « palle morte » che gli pervenissero e fu la spada di Damocle sospesa sul capo di Pulver. Baloncieri si dimostrò notevolmente impreciso nel tiro in goal e Pozzi non riusciva a compensare lo svantaggio tutte le volte che tentava o dall'ala o spostandosi all'interno di sorprendere Pulver, perchè o Waldis o Bouvier glielo impedivano, o si dimostrava non inferiore all'inside alessandrino nel mandare la palla alta sulla rete. Quando insomma bisognava valorizzare le puntate offensive nostre e vibrare la minaccia fra costa e costa, senza pietà e senza titubanza, il quintetto attaccante italiano si dimostrava impari al suo compito di scavalcare il trio Fässler-Schmiedlin-Waldis e di piombare minaccioso nell'area di rigore degli svizzeri. Solo la difesa nostra teneva e bene. Se Trivellini non ha potuto imporsi all'ammirazione del pubblico per una azione continua che i suoi terzini non hanno permesso, le poche volte in cui è stato impegnato si dimostrò guardiano della rete sicuro e calmo. Prova fulgida del suo valore ha dato al  30.o minuto del primo tempo quando è uscito incontro al quintetto attaccante svizzero ed ha bloccato la palla buttandosi fra le gambe di Abegglen. L'insidioso attaccante svizzero gliela riprese e la passò a Inaebnit il quale non ha potuto approfittarne per l'imprecisione del tiro contro la porta vuota che Trivellini aveva già salvato e che non era pronto a nuovamente salvare tanto è stata rapida l'azione degli avversari. De Vecchi non sfigurava, ma Calligaris si imponeva nettamente con un gioco di entrate veloci e di rimandi potenti spazzando con l'accanimento dei mastini, si che a ragione la sua azione, nel crollo delle linee italiane appariva quella del legittimo erede del « figlio di Dio ». Contro una squadra che cedeva per insufficienza dei giocatori messi a sostegno delle posizioni più difficili gli svizzeri hanno ritorto l'offesa subita nel primo tempo con una tenacia da montanari e una continuità impressionante. Miglioratissima l'estrema difesa per l'unione maggiore di Haag e di Bouvier, Pulver una sola bella azione ha compiuto quando è uscito ed ha coperto il pallone col suo corpo a pochi passi da Moscardini facendo arrestare la partita, per gioco pericoloso. Sempre pari a se stessa la linea mediana. Smagliante l'azione degli avanti per la precisione del passaggio e la velocità dell'attacco. Gli svizzeri hanno tenuto il comando del gioco per tutta la ripresa ed a ragione lo svecchiamento dei loro quadri voluto dai loro dirigenti e da qualcuno dei migliori giocatori della vecchia guardia, ha servito ai rosso crociati per isveltire la loro azione al contrario degli italiani che erano più lenti del solito), ed il pareggio che essi hanno conquistato negli ultimi minuti è dovute al loro valore innegabile ed alla fede in se stessi che non hanno perduto mai. E il gesto di Fehlmann che non è partito da Berna perché già carico di anni e di gloria, ha avuto ieri a Bologna la sua consacrazione perché l'anziano capitano degli svizzeri ha saputo a tempo stracciare la pagina degli antichi annali e farne una fiaccola che ha consegnato a Schmiedlin perché con essa illumini l'avvenire del foot-ball del suo paese.

Dopo la vana partita

Eravamo raccolti in un ampio salone del Resto del Carlino, il quale ha voluto inchinare l'omaggio di lutti i suoi redattori ai componenti delle due squadre, ai dirigenti delle Federazioni italiana e svizzera ed ai giornalisti convenuti in grande numero a Bologna per assistere al primo match internazionale dell'annata. All'esuberanza giovanile dei meno anziani nazionali nostri faceva riscontro la pensosa attitudine di De Vecchi e la freddezza glaciale dell'arbitro Retschury e del capitano svizzero Schmiedlin, i quali si intrattenevano coi vicini sulle vicende della partita.

Le impressioni dell'arbitro


Abbiamo potuto raccogliere le loro impressioni, non senza fatica, perchè li tratteneva il timore che le loro parole potessero apparire dettate da un senso d'acredine da cui il loro pensiero rifuggiva. Complessivamente tutti erano d'accordo nell'ammettere la superiorità schiacciante italiana nel primo tempo, tanto che — aggiungeva l'arbitro — « dopo i due a zero dei primi 45 minuti di giuoco, non ho mai pensato ai risultato odierno. Gli italiani — egli ha continuato — avevano giuocato la prima ripresa molto bene. Erano sempre pronti a colpire il pallone. La squadra svizzera opponeva ad una maggiore decisione italiana, un disordine notevole, specialmente da parte degli avanti che giuocavano senza unità e lasciavano intuire facilmente agli avversari io sviluppo delle loro azioni. La grande sorpresa è avvenuta nel secondo tempo nel quale la squadra svizzera ha dimostrato di essere molto bene allenata, mentre gli italiani che avevano lavorato senza freno nei primi 45 mimiti erano rimasti vittime della loro esuberanza e del loro lavoro iniziale. Gli svizzeri si sono accorti di questa debolezza e sono riusciti con molto coraggio a pareggiare ». — Secondo lei chi è il migliore uomo in campo ? — Il migliore, senza dubbio, è stalo uno dei vostri terzini, il più giovane, Calligaris, che io non esito a qualificare come il migliore giuocatore dell'Europa meridionale. E' molto preciso nel battere la palla, ma ha un difetto, comune a molti giovani, di non preoccuparsi molto di sapere dove il pallone vada a finire. Sotto questo punto il vista il suo compagno di linea gli era leggermente superiore. Ma in complesso tutti e quattro i terzini hanno peccato oggi nello stesso modo. Dopo Calligaris, dei vostri mi hanno impressionato favorevolmente l'half sinistro nel primo tempo e la mezz'ala sinistra in tutta la partita, quest'ultima specialmente. E i goals che voi avete segnato sono dovuti non solo alla superiorità reale di attacco, ma anche a due felici intuizioni del vostro inside, il quale ha sorpreso, non solo il portiere svizzero — cosa non molto diffìcile — ma tutta la difesa degli svizzeri. Degli svizzeri invece mi sono piaciuti i tre halves ed in genere gli avanti e più di tutti l'ala destra, il più signorile dei giuocatori elvetici.

I giudizi del capitano svizzero

Mentre l'arbitro parlava, il capitano svizzero faceva segni di assenso ed alla nostra richiesta delle sue impressioni egli ci disse di non potere che completare quelle che ci aveva esposte Retschury per quanto riguardava la sua squadra. Egli ha detto che Fehlmann non ha voluto partire dalla sua città allegando la sua età avanzata. Egli dichiarò che voleva lasciare il posto ai giovani ed ha aggiunto che sarebbe stato felice di chiudere la sua carriera di internazionale col match Svizzera-Olanda dell'anno scorso, senza più essere costretto a vestire la maglia rosso-crociata. L'assenza di Fehlmann ci ha obbligato a spostare Fässler a destra della seconda linea, perchè il mediano che prima occupava il suo posto poteva giuocare soltanto quando avesse avuto dietro di sè un uomo che gli desse l'affidamento che gli poteva dare Fehlmann. Mettemmo Bouvier a sinistra e gli demmo come compagno Haag, il quale giuocava per la prima volta insieme agli altri componenti della squadra. Nel primo tempo, mentre gli italiani erano molto più svelti di noi, non potevamo opporre loro che parte dei nostri giuocatori, perché Haag e Fässler non si capivano e perché vi era molta discordanza nel duo Bouvier-Haag. Nel primo tempo poi il centro avanti ci ha fatto rimpiangere Leiber, perchè era sempre troppo indietro e non riusciva perciò a legare il giuoco del suo compagno di destra con quello del suo compagno di sinistra. Riguardo agli altri non ho nulla da dire. Vorrei fare solo un rilievo: Pulver, il quale ha manifestato oggi una debolezza impressionabile nel parare i palloni rasi a terra mentre prendeva bene quelli che gli giungevano alti. Egli poteva parare il primo goal e con un po' più di prontezza avrebbe potuto salvare in corner il secondo se non fosse stato sorpreso dalla velocità dell'azione della vostra mezza ala sinistra. Abbiamo potuto pareggiare nel secondo tempo perché abbiamo giuocato con maggiore coraggio di voi, ma dobbiamo riconoscere lealmente che tra voi vi erano degli uomini che più che una forza erano una debolezza per la squadra.

La severa critica di De Vecchi

A questo punto abbiamo voluto sentire le impressioni di De Vecchi, che non senza qualche esitazione acconsentì ad aderire alle nostre richieste. — Alla nostra squadra è mancato il centro half, ma vi sono delle spiegazioni a proposilo di Baldi, il quale è un giovane che ha dinanzi a sé un grande avvenire e che merita molte attenuanti. La Commissione tecnica ha voluto provarlo a Bologna fidandosi dell'appoggio morale che gli avrebbero dato i suoi concittadini nell'applaudirlo, ma questo per me è stato un errore. Quando si vuole provare un giocatore in un match internazionale bisogna provarlo fuori di casa, e Baldi non era adatto a giuocare il suo primo match in nazionale a Bologna davanti  un pubblico impressionante e suggestivo. Ritengo che se Baldi invece di vestire la maglia azzurra nella sua città, avesse giocato fuori del suo centro e, meglio ancora, se fosse stato nella squadra italiana che deve recarsi a Praga od a Vienna, non si sarebbe preoccupato di mantenersi all'altezza della fama quando giocava col Bologna ed avrebbe agito con più calma e molto diversamente. Un solo appunto gli si può muovere: di essere molto più lento di Burlando che oggi avrebbe tenuto il posto meglio di lui. Ad ogni modo Baldi è un giuocatore bravo che non meritava di essere mandato allo sbaraglio come è stato oggi mandato.

L'ala bolognese Pozzi


— E la nostra prima linea che impressione le ha fatto? — La nostra prima linea ha giuocato male nel secondo tempo quando non ha dato quasi nulla. Io credo debba essere rifatta. A destra, per esempio, l'ala bolognese Pozzi ha lavorato con coscienza e volontà, ma non lo credo ancora all'altezza di sostenere un match internazionale. Forse bisognerebbe spostarlo a sinistra perchè possa rendere quanto promette. Di Moscardini non posso dire niente, perché non l'ho visto quasi mai emergere in un'azione. Veramente, il posto che egli occupa è uno dei più diltlcili, però non bisogna mai dimenticare che ha al fianco Cevenini III, un giuocatore di grande classe, ma che non mi convince molto. Moscardini doveva legare il giuoco dalla parte destra dell'attacco con quello della sinistra, ma non poteva legarlo il più delle volte perché a sinistra sovente gli mancava il guiocatore con cui doveva legarlo. Non dobbiamo mai dimenticare che Cevenini ha la tendenza di lasciare il proprio posto più che non si creda, disordinando il lavoro della prima linea, perchè tra Moscardini e Forlivesi vi era tale spazio da permettere agli svizzeri di agire come meglio volessero e disordinando la parte destra della squadra che si trovava improvvisamente con un altro uomo sul quale non aveva contato e che più che di aiuto riusciva di danno. Forlivesi non è stato all'altezza del Forlivesi che abbiamo conosciuto nel Belgio ed in Olanda, ma si e saputo salvare più di una volta, da vecchia volpe qual è. Di Trivellini non posso dire molto, perché è stato poco impegnato. Romano ha giuocato un primo tempo veloce nel quale si è esaurito anche perchè aveva di contro un'ala che mi è piaciuta molto, sia per la continuità dell'azione, sia per l'astuzia con cui portava i palloni sino sono la nostra porta.  — Queste le sue impressioni sulla squadra italiana. E sulla squadra svizzera che cosa può dirci ? —  Magnifica. Ha una prima linea poderosa che dà da pensare ad ogni difesa. Non mi è piaciuta l'estrema difesa. Degli altri giuocatori ritengo sia buono il centro half che è andato molto bene, quantunque abbia calato un poco nella rimesa. Complessivamente i tre halves mi piacciono. — Alcuni spettatori che erano dietro la porta di Trivellini ci hanno detto che il secondo goal è stato favorito da uno sbaglio della difesa italiana. E' vero? -— Lealmente devo confessare di sì e devo aggiungere che lo sbaglio involontario è stato mio. Inaebnit aveva superato Baldi che non è esistito in campo nel secondo tempo. Io correvo a lato dello svizzero per cercare di fermarlo e sono riuscito anzi a sopravanzarlo nel momento stesso in cui lo svizzero tirava. Il mio piede in corsa ha battuto contro il pallone e lo ha deviato. Perciò Trivellini che era già piazzato per parare il pallone non si è potuto spostare per porre un riparo al mio errore involontario.

“ Ci è mancato il centro half ! „

Per completare la nostra inchiesta abbiamo anche voluto sentire le impressioni di Rangone, il quale ci ha detto nettamente: — Avevamo posta la nostra fiducia in alcuni e la fiducia è venuta meno, specialmente da parte di Baldi che ci è venuto a mancare sia come giuocatore che come uomo: come giuocatore perché e stato di una lentezza eccessiva come non l'ho mai visto, e come uomo perché è stato paralizzato dall'emozione. Si trovava per di più a giuocare contro una squadra svizzera molto più forte di quelle che abbiamo incontrato sinora, una squadra di cui il giuoco della prima linea si è sveltito molto, sicché la nostra, già poco allenata, è crollata nel secondo tempo, eccettuato Calligaris e Cevenini III, il quale ultimo col suo giuoco disordinato ha finito per porre in serio imbarazzo anche i compagni di linea. Complessivamente ritengo che questa squadra più allenata e tenendo fede al giuoco tradizionale italiano possa opporsi con successo alla squadra tedesca. Nel primo tembo degli svizzeri mi sono piaciuti Abegglen e Bouvier, il quale però ha avuto possibilità di giuocare troppo libero. Schmiedlin è stato ottimo nel primo tempo ed è calato un poco nel secondo. Le ali erano molto forti ed il crollo della nostra seconda linea, specialmente al centro ed a sinistra perchè Barbieri ha tenuto abbastanza bene il suo posto, è stato provocato appunto dalla velocità dei giuocatori della Svizzera francese, specialmente alle due ali.

Stagione
Squadra
Campionato
Coppe naz.
Coppe euro.
Altre coppe
Totale
Com
Pres
Reti
Com
Pres
Reti
Com
Pres
Reti
Com
Pres
Reti
Pres
Reti
1920-1921
Bologna
1C
17
3
-
-
-
-
-
-
-
-
-
17
3
1921-1922
Bologna
1C
22
2
-
-
-
-
-
-
-
-
-
22
2
1922-1923
Bologna
1D
21
8
-
-
-
-
-
-
-
-
-
21
8
1923-1924
Bologna
1D
23
6
-
-
-
-
-
-
-
-
-
23
6
1924-1925
Bologna
1D
27
8
-
-
-
-
-
-
-
-
-
27
8
1925-1926
Bologna
1D
  23
8
-
-
-
-
-
-
-
-
-
23
8
1926-1927
Bologna
DN
26
3
-
-
-
-
-
-
-
-
-
26
3
1927-1928
Bologna
DN
28
2
-
-
-
-
-
-
-
-
-
28
2
1928-1929
Bologna
DN
16
6
-
-
-
-
-
-
-
-
-
16
6


203
46


-
-


-
-


-
-
203
46
Legenda:
1C – 1ª Categoria (massima serie).
1D – 1ª Divisione (massima serie).
DN – Divisione Nazionale (massima serie).

Alberto Pozzi (Bologna, 21 novembre 1902 – Bologna, 1966). 203 presenze nel Bologna tra 1C / 1D / DN e 46 reti; dall'esordio, 31 ottobre 1920 (Bologna – Virtus G.S. Bolognese 2-1), al ritiro, 7 luglio 1929. Per nove stagioni superba ala del Bologna, prima a sinistra, poi, con l'arrivo di Muzzioli dalla Virtus, spostato a destra, dove si disimpegnava con identica abilità. Con i rossoblù ha vinto 2 scudetti (1924-25; 1928-29). In Nazionale 3 presenze e 0 reti.

martedì 9 settembre 2008

Bologna - Alba Roma 1924-1925 – Il primo storico scudetto


1924-25. Il Bologna, dopo avere superato in cinque intensissime finali di Lega Nord il Genoa di Renzo De Vecchi, si apprestò a giocare la finale per il titolo di Campione d'Italia contro la vincente della Lega Sud, ovvero la Società Sportiva Alba Roma, storico club calcistico della capitale. Ma chi erano esattamente gli avversari del Bologna? L'Alba Roma era nata nel 1907 come Società Sportiva Alba Roma, semplicemente conosciuta come Alba. Portava una divisa di colore verde interrotta da una grande banda bianca orizzontale ed aveva un pubblico di estrazione popolare. Umberto Farneti, proprietario del club, era padrone di un'osteria del centro di Roma, nei pressi del quartiere Flaminio, che veniva utilizzata anche come "sede sociale" della squadra e come ritrovo per i sostenitori del club. Il suo nome era la "Bottiglieria del Gambero", situata in via del Gambero, ad un passo da via del Corso, fra Piazza S. Silvestro e via Frattina. La bottiglieria era un ritrovo di sportivi, richiamati oltre che dalla sede dell'Alba anche dalla cucina e dal vino genuino. Farneti, a causa di un difetto alla vista, era definito "er guercio". Di mole piuttosto considerevole, egli era il factotum dell'Alba e godeva di un certo prestigio nell'ambiente calcistico, non solo perchè la sua Alba era una buona squadra, ma anche perchè era un buon mediatore ed aveva un sistema molto pratico per convincere i giocatori delle altre compagini capitoline a passare alla squadra che dirigeva. Le sue prime operazioni di rastrellamento dei giocatori migliori si fanno risalire al campionato 1921/22, quando, tra l'altro, riuscì a far passare all'Alba il giocatore della Fortitudo Giovanni Degni. La contropartita fu l'apertura, per Degni, di una bottiglieria, i cui affari non prosperarono. Farneti, comunque, gliene aprì una seconda. Con Degni passarono all'Alba anche Corbyons e Alessandroni. Era una delle poche squadre che pagava regolarmente i giocatori (oltre 35.000 lire al mese); allora il calcio era uno sport semi-professionistico e non sempre gli atleti venivano retribuiti. All'epoca della fusione con l'Audace, poco prima della nascita della Associazione Sportiva Roma, l'Alba era presieduta dall'onorevole Ulisse Ignori, uno dei fautori dell'accordo di fusione tra le principali società calcistiche romane rimaste. Perse la finale scudetto per due anni di seguito: nel campionato del 1925 contro il Bologna (0-4 all'andata e 0-2 al ritorno) ed in quello del 1926 con la Juventus di Torino (1-7 all'andata e 0-5 al ritorno). Venne ammessa al campionato di Divisione Nazionale (allora la massima divisione) nel 1926. Nella stagione 1926-27 arrivò penultima nel girone A, retrocedendo in Prima Divisione e venendo successivamente ripescata per allargamento del campionato. Nell'estate del 1927 il club si fuse con la Fortitudo e il Roman nell'A.S. Roma. Il 16 agosto 1925 è tutto pronto allo "Sterlino" di Bologna: si gioca la prima finale scudetto tra i vincitori della Lega Nord, il Bologna, e i vincitori della Lega Sud, l'Alba Roma. Le due squadre si schierano in campo con le seguenti formazioni; il Bologna: Gianni; Modoni, Gasperi; Innocenti, Baldi, Martelli; Pozzi, Perin, Della Valle, Schiavio, Muzzioli. L'Alba: Zancanaro; Mattei, Corbjons; Rovida, Berti, Delle Fratte; Lo Prete, Scioscia, Degni, Shrott, Ziroli. Arbitro: Rangone. Dopo un primo tempo abbastanza equilibrato, terminato con il Bologna in vantaggio per 1 rete a 0, con gol di Giuseppe Della Valle, nel secondo tempo il match non ha praticamente storia, troppo ampio il divario tecnico e fisico tra il Bologna e l'Alba. Segnano ancora Della Valle, Angelo Schiavio e Perin, che fissano così il risultato sul 4-0 finale. Il ritorno si gioca allo stadio "Nazionale" di Roma il 23 agosto 1925. La partita sarà più equilibrata dell'andata giocata allo "Sterlino". l'Alba diede tutto quello che aveva per impegnare il Bologna. Ecco comunque il resoconto della partita, apparso il giorno 25 agosto 1925 sulle colonne del "Resto del Carlino".

"LA SQUADRA DEL BOLOGNA VINCE IL CAMPIONATO, battendo l'"Alba" per 2 goals a 0". "

Roma, 24 notte. 

Il Bologna è Campione assoluto d'Italia. Davanti ad uno folla calcolata in diecimila persone gli uomini di Della Valle hanno battuto nell'ultima battaglia i biancoverdi campioni del Sud e si sono ufficialmente e definitivamente impossessati del massimo alloro confermando in pieno il pronostico della vigilia che indicava nei bolognesi i migliori ed i più degni di appendere alle loro casacche sportive lo scudetto dai colori d'Italia. Commentare la partita di ieri per quello che ha posto in luce, e voler su di essa impostare l'elogio del vincitore non ci pare cosa adatta perchè ci ricondurrebbe a constatazioni già fatte e che più di ogni ulteriore disanima bastano di per se stesse a valorizzare le consistenza della vittoria finale dei poderosi calciatori di Della Valle. I rosso-bleu bolognesi scesi tra noi col prestigio di squadra perfetta e con l'autorevolezza di chi, a soli otto giorni di distanza, si trova a dover combattere contro avversari già sconfitti in modo nettissimo, per scarto di punto e per effettiva differenza nella qualità e nella fattura del gioco, hanno ieri trovato nella bianco-verde squadra albina un undici, se in un certo senso convinto della sua inferiorità, niente affatto rassegnato a cedere a priori, niente affatto disposto a capitolare senza prima aver gettato nella mischia tutte le proprie facoltà atletiche e morali. Il Bologna ha vinto lo stesso. Ma ha dovuto impegnarsi più che non a Bologna, ha dovuto ricorrere ai segreti della tecnica, della volontà e delle classe per imprimere all'ultima battaglia il suo suggello da dominatore. E la partita ne ha guadagnato assai in equilibrio: ciò che nelle battaglie dello sport equivale a tener alto nello spettatore l'interesse e la passione e che in un senso è la ragione prima della bellezza della lotta. Dopo un inizio calmo, che rivelava nei calciatori del Nord la sicurezza nella vittoria ed una padronanza assoluta dei temi di gioco, manovrati con eclettismo mirabile, e nalla squadra dell'Alba una specie di "timore reverenziale" nel trovarsi opposta a tanto avversario, non appena il Bologna, per opera del suo capitano, ha infilato il suo primo goal nella rete di Zancanaro e dalle scalee assilate dello Stadio, in uno agli applausi di cordialità ai bolognesi, sono partite le prime raffiche degli incitamenti alla squadra del cuore, la battaglia ha accusato un primo sussulto, un primo passo verso la passionalità. Ed i Campioni del Sud, serrate le fila, prima confusamente, poi in modo più razionale e con maggior decisione, sono passati al contro-attacco decisi a vender cara la pelle e mostrare al loro pubblico che la débacle dello "Sterlino" non doveva segnare la bancarotta del calcio meridionale. Abbiamo allora assistito a qualche cosa di meglio di una partita a vincitore designato preventivamente: ad un match cioè dove animosamente la squadra che aveva meno freccie all'arco dava il tutto per tutto pur di non rimanere schiacciata davanti ai più forti.

COME HANNO GIOCATO

E così fino a circa metà della ripresa. Fino a quando, cioè, il Bologna, che aveva contenuto da grande squadra l'assalto dell'avversario, non ha inflitto a Zancanaro il secondo irresistibile goal. In sostanza le due squadre, nella precarietà delle condizioni di forma attuali, non potevano dare di più. Il Bologna, che deve risentire il logorio di battaglie formidabili, quando il match ha preso calore si è un poco disunito e perduta l'estetica delle azioni in grande stile. La prima fila, che ha su Della Valle il più fino ed il più classico dei calciatori ed in Perin il virtuoso, ha avuto tempi d'arresto e strane lacune. Gli è che Schiavio appariva sbandato e le due ali un poco tagliate fuori dai mediani laterali dell'Alba. Baldi fra gli halves pur calando sul finire ha fatto un ottima partita coadiuvato, del resto, in modo eccellente dai compagni Pozzi e Martelli. Ottimo Gasperi ed un poco falloso Borgato che risentiva dall'avere un braccio fasciato. Sicuro e preciso Gianni. Dai romani va ricordato Zancanaro, il quale additato a punto nero della compagine, ha invece contribuito a contenere il punteggio bolognese. Mattei, oggi più a posto di Corbions, e fra i mediani, se si toglie Berti sempre poco efficace, Ziroli e Rovida se la sono cavata con onore davanti ad uomini tecnici quali i rosso-bleu. La prima fila nell'insieme ha lavorato con coscienza. Degni, Schrott, Lo Prete nell'ordine sono stati di volta in volta i più pericolosi per Gianni. Forse un goal sarebbe stato giusto premio ai volonterosi forwards laziali. La gran folla romana, accorsa sotto lo sferzare di un sole torrido, sugli infuocati scalini dello Stadio, ha avuto slanci generosi e grida per i propri.

LA PARTITA

Calcoliamo una folla di dieci mila persone allo Stadio, lungo le grigie e infocate scalinate. Precisione matematica. Il Bologna entra per primo, applaudito, seguito subito dall'Alba, e alle 17 il match ha inizio. Le squadre scendono nella seguente formazione: Bologna: Gianni; Gasperi, Borgato; Pozzi, Baldi, Martelli; Rubini, Perin, Della Valle, Schiavio, Muzzioli. Alba: Zancanaro: Mattei, Corbions; Delle Fratte, Berti, Rovida; Lo Prete, Scioscia, Degni, Schrott, Ziroli. L'Alba ha la palla e vola all'attacco. Gasperi spezza la prima puntata bianco-verde, e manda ai suoi. Al primo minuto Della Valle commette un fallo per carica irregolare; ma i rosso-bleu tessono che è una meraviglia. Poi Scioscia ha la palla e Gianni para il tiro. Degni combina con Schrott una discesa, ma il passaggio a Ziroli trova questo in offside. Discesa rosso-bleu; i veltri bolognesi non intendon cedere terreno. Stazionano nell'area di rigore avversaria per parecchi minuti, finché Schiavio, con un tiro tagliente a fil di palo, manda fuori per poco. Poi è Mattei a rompere l'incanto. Baldi brilla in difesa, e rifornisce gli avanti. Al decimo minuto Zancanaro para un bolide di Martelli. Ziroli accarezza un po' rudemente Pozzi; ma l'arbitro non ritiene opportuno espellerlo. Al 13° minuto un ottimo tiro di Schiavio. Si gioca fiaccamente fino al ventesimo minuto. Della Valle dribbla consecutivamente tre avversari, ma è arrestato da Corbions. Al 24° minuto primo goal bolognese. Su rimessa di Gianni, Rubini crossa preciso, Della Valle riprende, dribbla i backs avversari e segna. Zancanaro si getta in plongeon in ritardo. Gli albini sembrano svegliarsi. Ma Borgato e Gasperi spezzano le azioni di Degni e Scioscia. Poi, di nuovo all'attacco. Della Valle si fa cogliere due volte in netto offside. E la fine del primo tempo trova Berti che tira un bolide da venti metri, arrestato bene da Gianni.

LA RIPRESA

La ripresa assume un tono di maggiore vivacità. Gli albini intessono temi che non concludono per precipitazione degli avanti. I rosso-bleu si trovano ancora per poco tempo all'attacco e poi debbono trattenere i focosi romani, che però non giungono mai a seriamente minacciare la rete di Gianni. Nei primi quindici minuti è da registrare una bella combinazione Della Valle-Perin, finita con un bolide di quest'ultimo, che Zancanaro para. All'undicesimo minuto per poco Borgato non fa ottenere il pareggio. Va per riprendere di testa a due metri dalla rete, ma la palla lo sfiora; Gianni è pronto a salvare in gioco pericoloso. I bianco-verdi volano ora; ma sono trattenuti da Gasperi. Belle azioni da ambo le parti. Due offside di Della Valle e uno di Degni. Al 16° minuto, primo corner contro l'Alba per un formidabile shoot di Perin. Gianni al 20° minuto para da due metri un forte tiro di Schrott. Fuga di Lo Prete. Niente. Una bella fuga di Perin e mischia sotto la rete bianco-verde. Al 29° minuto Lo Prete centra; Gianni para, ma la palla gli sfugge; la riprende mentre tre avversari non sono capaci di approfittare del buon momento. I rosso-bleu si riprendono. Al 35° minuto Della Valle passa a Muzzioli. Questi centra. Riprende Rubini ed a porta vuota segna. I romani non attendevano il goal, e si protendono all'attacco inutilmente. Il Bologna serra le fila. Arretra un po' Baldi e Rubini e Della Valle hanno campo di mettere ancora a dura prova il valore di Zancanaro. Lo spostamento di Corbions non ottiene nulla. E la fine trova i rosso-bleu ancora minacciosi sotto la rete bianco-verde. Il pubblico plaude a vincitori e vinti.

giovedì 4 settembre 2008

Francisco Fedullo


Francisco Fedullo, mezzo sinistro, soprannominato "Piteta", fu il primo giocatore uruguagio del Bologna. I dirigenti petroniani lo acquistarono nel 1930-31. Fedullo ha venticinque anni: è nato nel 1905 a Montevideo, ma non si fa fatica a trovare fra i suoi antenati degli emigrati salernitani. Ha tirato i primi calci nella I.A.S.A (Institución Atlética Sud América di Montevideo), squadra dalla inconfondibile maglia arancione e nera, meglio conosciuta dalle parti della Banda Oriental semplicemente come Sud América. La tecnica, istintiva, è di primissimo ordine. Con lui, con Reguzzoni, con Sansone, che giungerà a Bologna l'anno successivo, si realizza la transizione del Bologna dei Genovesi, dei Baldi, dei Pitto allo squadrone imbottito di oriundi uruguagi degli anni trenta. Fedullo, nonostante i piedi sudamericani e la straordinaria facilità di palleggio, era tutt'altro che un divo. Lontano dagli atteggiamenti; personaggio serio, innamorato del suo lavoro di calciatore. Raccontava il giornalista Nino Oppio di averci giocato insieme, lui ragazzo in vacanza su una spiaggia della riviera romagnola, Fedullo asso in relax sotto l'ombrellone. Una partita fra amici sul mare, si raccolglievano i partecipanti, si facevano le scelte: c'era uno che giocava molto meglio degli altri, neanche fosse un professionista. Fedullo era fatto così. Ma come vennero a conoscenza di questo grande campione i dirigenti rossoblù? Tutto cominciò con la tournée del 1929 in Sud America, quando un Bologna fresco di scudetto venne invitato dalle più forti squadre argentine, uruguagie e brasiliane a misurarsi con queste sul campo di football. Crociera sul Conte Rosso, bella vita, ballerine e champagne, ma poi partite ogni due - tre giorni, grosse bagarre e risultati, vuoi per la stanchezza del viaggio, vuoi perché si giocava in casa delle più forti squadre del Sud America, non eccezionali. Però la tournée riservò un risultato di immenso prestigio: il Bologna sconfisse a Montevideo per 1-0, con gol di "motorino" Magnozzi, l'Uruguay 2 volte campione Olimpico nel '24 e nel '28, l'Uruguay di Mazzali, Nasazzi e Scarone, una nazionale leggendaria, che l'anno dopo si sarebbe laureata Campione del Mondo. E proprio a Montevideo fungeva da cicerone Ivo Fiorentini, faentino emigrato e giornalista competente (e in seguito futuro allenatore in Italia), al quale Sabattini (dirigente del Bologna) e Felsner chiesero se c'erano elementi di valore che valesse la pena ingaggiare. Da quando Julio Libonatti aveva sfondato nel Toro e Orsi nella Juve, la pista oriundi cominciava ad essere battuta. Il Bologna poi, trovandosi in loco, ovvio che si guardasse attorno. Ma a Montevideo si viveva bene, e dopo due Olimpiadi vinte la mecca non era ancora in Europa, ma laggiù... Fiorentini fece anche il nome di Francisco Fedullo, classe 1905, mezzala ambidestra, genitori originari di Salerno. Lavorava in un pantofolificio e giocava nell'Institución Atlética Sud América, la squadra di un rione della capitale, esattamente di Villa Muñóz. Era stato anche per cinque volte in Nazionale per sostituire l'idolo Scarone, stava bene, bisognava persuaderlo, ma come? Ci pensò lui stesso il giorno in cui, perse le staffe, colpì con un pugno l'arbitro. Automatica la squalifica a vita. In seguito al successo dell'Uruguay nella prima Coppa del Mondo, nel '30, Fedullo chiede la grazia che - previo perdono della parte lesa - gli viene accordata, ma ad una condizione: che non metta più piede su un campo di Montevideo. E' l'occasione per accettare l'offerta del Bologna. Sarà la grande novità rossoblù della stagione, assieme a Montesanto e Reguzzoni, venuti a rinforzare una squadra che l'anno prima ha lasciato un pochino a desiderare. I bolognesi all'inizio restano un tantino delusi. Fedullo, che intanto ha già italianizzato il nome in Francesco (con la e), ci mette un po' ad ambientarsi. Per quanto sia in gamba, per lui è un gioco nuovo da assimilare, ma poi le cose migliorano rapidamente. Il giocatore è forte, lo si vede, un po' lento magari, però passa il pallone divinamente a pelo d'erba, ha il senso della posizione e un ottimo tiro con tutti e due i piedi. La domenica che rifila una sberla al Milan, ogni perplessità è bella che superata. E' un discreto campionato, il Bologna finisce terzo dietro Juventus e Roma, Fedullo gioca 30 partite segnando 5 gol. E come s'inizia il nuovo campionato 1931-32 il Bologna infila 19 partite utili consecutive. Alle sue spalle, però, anche la Juventus perde pochi colpi e quando a sette giornate dalla fine, si gioca il match decisivo a Torino, in una domenica di pioggia e di fango, il Bologna, in vantaggio 2-1, sbanda purtroppo nella ripresa, complice l'intervento killer di Monti che mette fuori gioco Schiavio, che consente così ai bianconeri di rovesciare la situazione e mettere al sicuro lo scudetto. Una beffa, uno scudetto che meritavano i rossoblù, un campionato che venne sottratto ai rossoblù scorrettamente e con la violenza di Monti rimasta impunita. Intanto Fedullo s'è definitivamente affermato come cervello di gioco. A parte il carattere un po' difficile e permaloso (parla poco, è piuttosto distaccato), difetti è difficile trovargliene. Finisce nel mirino di Vittorio Pozzo che, venutigli a mancare Magnozzi e Ferrari, ne approfitta contro la Svizzera per schierare Fedullo, a fianco dei napoletani Vojak e Sallustro. Si gioca manco a dirlo a Napoli, stadio Ascarelli, e l'Italia vince 3-0, ma con gran delusione dei partenopei che si attendevano sfracelli dal loro Sallustro i gol sono tutti e tre di Fedullo. Dopo la partita Pozzo, che è anche giornalista e deve scrivere un servizio, intervista il nostro chiedendogli come ha fatto tre reti e quello, ombroso com'è, pensa che lo voglia prendere per i fondelli e lo manda al diavolo. Fine di un amore. Fedullo può accomodarsi nella squadra B e salvo una puntata isolata l'anno dopo a Bruxelles (3-2 col Belgio) non avrà altre chances. Per fortuna c'è da consolarsi col Bologna, che vince due Coppe Europa; però in campionato, per un motivo o per l'altro, non riesce più ad inserirsi nella lotta per il titolo. Nell'aprile del '35, quando mancano ancora nove domeniche al termine, Fedullo se ne scappa col Nettunia e torna in Uruguay, mentre anche lo juventino Orsi ha tagliato la corda. E' stata la malattia del padre a indurre Fedullo a fuggire, anche se non arriva in tempo a riabbracciare il vecchio genitore malato. Subito dopo Francisco scrive a Dall'Ara chiedendo di perdonarlo. Il presidente, che non aspettava altro, manda Pascucci, allenatore in seconda, a prelevarlo. Torneranno in tre, con un giovanotto un po' paffutello, quasi sconosciuto, di nome Andreolo... Morale, alla fine saranno, non uno, ma tre gli scudetti conquistati con Fedullo: '36, '37 e '39 con l'aggiunta in mezzo del trofeo dell'Expo di Parigi che equivale ad un altro europeo di club. Nel 1939 Fedullo ha ormai 34 anni, in Europa i lampi all'orizzonte preannunciano un grosso temporale, lui un po' fiuta l'aria, un po' sente gli anni e la nostalgia. Stavolta il congedo è definitivo, e secondo tutti i crismi. Tornato a Montevideo, Francisco Fedullo non scordò mai il suo Bologna, scrisse spesso al giornalista Nino Oppio della sua voglia di tornare in Italia e a Bologna. Fedullo non vivrà molto a lungo. Nel 1963 un male incurabile lo stroncherà a 58 anni. Francisco "Piteta" Fedullo giocò nel Bologna dal 1930-31 al 1938-39, con 276 presenze e 56 gol in rossoblù, tra campionato e coppe. Campione d'Italia nel 1936, 1937 e 1939. Vincitore di 2 Coppe Europa nel 1932 e nel 1934 e del Torneo dell'Expo di Parigi nel 1937. In Nazionale A 2 partite e 3 gol, in quella B 4 partite e 3 gol.

1932: la prima vittoria della Coppa dell'Europa Centrale.


I primi successi in competizioni internazionali a livello ufficiale, fu il Bologna a garantirli al calcio italiano. Fu proprio a quei tempi che il Bologna divenne per tutti "lo squadrone che tremare il mondo fa", motto che risaliva agli anni Venti ma che assurse a fama nazionale con le vittorie dei rosso-blu in campo europeo. La Coppa dell'Europa Centrale dei primi anni Trenta, era una prestigiosa competizione alla quale partecipavano le prime due classificate dei campionati d'Italia, Austria, Cecoslovacchia e Ungheria. Il Bologna era all'epoca tra le più forti formazioni del vecchio continente e, per chi veniva a giocare nel nuovo stadio "Littoriale", inaugurato nel 1927, non era facile spuntarla. Raffaele Sansone, la grande mezzala uruguagia degli anni '30, ricordava così quelle sfide in Europa."Erano scontri violenti ed esaltanti, ormai il Bologna era diventato famosissimo anche all'estero e piovevano offerte per andare a giocare ovunque. Gli insegnamenti di tecnici stranieri come Lelovich, Nagy e Kovacs furono molto importanti per darci quella mentalità e quel gioco che ci consentivano di fare grandi figure anche all'estero". La Coppa Europa fu istituita il 17 luglio 1927, a Venezia, dal leggendario allenatore del "Wunderteam" Hugo Meisl (denominazione ufficiale: La Coupe de l'Europe Centrale), ma nelle prime due edizioni le squadre italiane non parteciparono, a causa della formula del campionato, che trascinava l'attività fino a luglio. Le prime nazioni partecipanti furono Austria, Cecoslovacchia, Ungheria e Jugoslavia, quest'ultima sostituita dall'Italia dal 1929. Fino al 1933 il format rimase pressoché invariato: si qualificavano le prime due squadre dei rispettivi campionati. Dall'ottava edizione della coppa, nel 1934, visto il grande successo della manifestazione, il comitato che aveva sede a Klagenfurt decise di raddoppiare le presenze: qualificazione alla Coppa Europa per le prime quattro squadre di ogni campionato - tranne l'Austria, che riservava un posto alla vincitrice della coppa nazionale -. Dal campionato 1935-36, anche l'Italia riservò un posto alla vincente della rinata Coppa Italia. Dall'edizione del 1936 si unì alle altre nazioni anche la Svizzera, anche se tutte le squadre elvetiche per accedere alla coppa dovevano passare un turno di qualificazione. Nel 1937 morì improvvisamente, per attacco cardiaco a soli cinquantasei anni, il grande Hugo Meisl, il genio boemo nato e cresciuto nel 1881 a Maleschau (oggi Malechov, nella Repubblica Ceca, all'epoca facente parte dell'Impero austro-ungarico), ma viennese di adozione e formazione, colui che aveva creato la Coppa dell'Europa Centrale (e la Coppa Internazionale per squadre nazionali) sul modello della Challenge-Cup - torneo di calcio dell'Impero austro-ungarico, disputato dal 1897 al 1911 - e creduto per primo in un grande torneo europeo per club. Uomo di grande cultura, ex contabile bancario, poliglotta - parlava alla perfezione cinque lingue: tedesco, italiano, inglese, spagnolo e francese -, calciatore di buon livello nelle file del Vienna Cricket and Football Club, arbitro di livello internazionale, fondatore e segretario generale della Österreichischer Fußball-Bund (l'ÖFB, la federcalcio austriaca), nonché direttore tecnico delle nazionali d'Austria. Nonostante questa grande perdita, si andò avanti e nell'edizione del 1937 le nazioni partecipanti furono ben sette: rientrò la Jugoslavia e fece il suo debutto la Romania. L'Italia poteva schierare, come le altre nazioni veterane della coppa, tre squadre, la Svizzera due, mentre la matricola Romania solo una squadra. Furono gli ultimi fuochi della più antica competizione internazionale a livello di club: dall'edizione del 1938, con l'annessione dell'Austria alla Germania e il ritiro della Svizzera, il torneo si ridimensionò. La coppa continuò a giocarsi fino al 1940 (senza le squadre italiane), ultima edizione senza una squadra vincitrice per cause belliche - la finale tra Ferencváros e Rapid Bucarest non si disputò, causa gravissima crisi diplomatica tra i due paesi, che si contendevano la Transilvania -. Il periodo classico della Coppa dell'Europa Centrale, creata dalla mente geniale di Hugo Meisl, l'antesignana della Coppa dei Campioni d'Europa voluta da Gabriel Hanot, terminò il suo glorioso cammino con l'avvento della seconda guerra mondiale.

Il Bologna europeo

Nel 1929, nel 1930 e nel 1931 Juventus, Genoa, Ambrosiana Inter e Roma ebbero ben poca fortuna. Il Bologna, che avrebbe potuto prendervi parte, dovette rinunciare nel 1929, l'anno del suo secondo scudetto (come il Torino secondo classificato), per quelle tre finali che avevano impegnato le due squadre fino a luglio, e per la tournée che rosso-blu e granata dovettero sostenere durante l'estate in Sud America. Ecco dunque il Bologna al suo esordio in Coppa Europa. Come primo avversario da incontrare, in doppia partita di andata e ritorno, al Bologna tocca per i quarti di finale la squadra campione di Cecoslovacchia, ossia lo Sparta Praga, forte del celeberrimo trio d'attacco composto da Silný, Braine e Nejedly. Questi ultimi erano un terzetto sensazionale, uno dei migliori in Europa. Raymond Braine, belga, proveniva dal Beerschot di Anversa, dove giocava come non professionista. Era un giocatore eccezionale, un mancino terribile, con un tocco di palla e un senso del gol senza pari. Poi Oldrich "Olda" Nejedly, il futuro capocannoniere ai mondiali del 1934: un giocatore completo, tecnico e grande realizzatore. Nell'afoso pomeriggio bolognese, i rosso-blu si schierarono così:

BOLOGNA: Gianni; Monzeglio, Gasperi; Martelli, Baldi, Montesanto; Maini, Sansone, Schiavio, Fedullo, Reguzzoni.
SPARTA: Ledvina; Burger, Perner; Kostalek, Madelon, Srbek; Podrazil, Silný, Braine, Nejedly, Sokolar.

Il primo tempo dell'incontro scatenò l'entusiasmo sulle gradinate: Reguzzoni al 3', Maini con due colpi di testa al 10' e al 20', e infine Schiavio al 42', mandarono il Bologna al riposo in vantaggio per 4 a 0. E nella ripresa, mentre il famoso Braine si fece espellere per proteste nei confronti dell'arbitro Miesz, Baldi trasformò a metà tempo un calcio di punizione. 5 a 0 alla fine, un vantaggio col quale affrontare tranquillamente l'incontro di ritorno. E infatti, il 28 giugno a Praga, il Bologna, che dovette rinunciare all'infortunato Schiavio e a Baldi, che ha fissato proprio in quel periodo il suo matrimonio (sostituiti con Ottani e Donati), venne battuto in una partita non troppo convincente per 3 a 0. Il Bologna si schierò così:

BOLOGNA: Gianni; Monzeglio, Gasperi; Donati, Montesanto, Martelli; Maini, Sansone, Ottani, Fedullo, Reguzzoni.
SPARTA: Nemec; Burger, Ctyroky; Kostalek, Kád'a, Srbek; Podrazil, Pelcner, Braine, Nejedly, Favera.

A Praga, una mezzora iniziale di evidente superiorità bolognese non diede frutti; poi un rigore concesso con una certa larghezza dall'arbitro Braun al 33' e un'autorete al 35' di Donati (che aveva sostituito Baldi), diede allo Sparta la spinta verso il successo. Nella ripresa un terzo gol dello Sparta, ma poi i rosso-blu difesero il loro vantaggio, mentre Reguzzoni e Maini non ebbero fortuna nei loro ostinati contropiede. Anche l'altra squadra italiana, la Juventus (opposta al Ferencváros), passò il turno, vincendo a Torino per 4 a 0 e pareggiando a Budapest per 3 a 3. In semifinale il Bologna si trovò opposto al First Vienna, la squadra più antica della capitale e di tutta l'Austria. I giallo-blu del "Vienna", come viene familiarmente chiamato in patria, erano in quel momento i detentori della Coppa dell'Europa Centrale e allineavano tra le proprie file autentici mostri sacri del calcio austriaco e del "Wunderteam", la fortissima nazionale d'Austria. I difensori Blum e Rainer, due colonne del'Austria di Hugo Meisl; il classico e tecnico centromediano Hofmann, anche lui pilastro della Nazionale; il forte e instancabile mediano laterale sinistro Schmaus, tenace francobollatore e prezioso rifornitore; i giovani, veloci, ottimi dribblatori Brosenbauer e Schönwetter, rispettivamente ala destra ed ala sinistra; l'asso dell'attacco, il finissimo e fortissimo centravanti Fritz Gschweidl; per finire con Adelbrecht e Tögel, due mezze ali di grande caratura tecnica. Il First Vienna era sicuramente la più forte squadra austriaca del momento e una delle migliori in Europa. Nel Bologna tornavano in squadra Schiavio e Baldi; ma nessuno dei due era nelle migliori condizioni atletiche. Al Littoriale, il 10 luglio del 1932, il Bologna schierò:

BOLOGNA: Gianni; Monzeglio, Gasperi; Montesanto, Baldi, Martelli; Maini, Sansone, Schiavio, Fedullo, Reguzzoni.
FIRST VIENNA: Horezchowsky; Rainer, Blum; Kaller, Hofmann, Schmaus; Brosenbauer, Adelbrecht, Gschweidl, Tögel, Schönwetter.

Il primo tempo fu di un'estrema tensione agonistica: la squadra viennese apparve subito fortissima e impegnò a fondo la retroguardia bolognese. Quando fu il turno del Bologna di attaccare, allora Sansone siglò una prima rete per i rosso-blu. Nella ripresa, infine, poco prima della fine del primo tempo, Maini segnò un secondo gol di un'importanza fondamentale per l'incontro di ritorno. Il 17 luglio 1932, si giocò a Vienna nel mitico stadio "Hohe Warte", il secondo per capienza di tutta l'Austria e, prima della costruzione del Prater nel 1931, sede principale delle partite della nazionale austriaca. Il Bologna scese in campo con il seguente undici:

BOLOGNA: Gianni; Monzeglio, Gasperi; Montesanto, Baldi, Martelli; Maini, Sansone, Schiavio, Fedullo, Reguzzoni.
FIRST VIENNA: Horezchowsky; Rainer, Blum; Kaller, Hoffmann, Schmaus; Brosenbauer, Adelbrecht, Gschweidl, Tögel, Schönwetter.

Bologna - First Vienna 2-0, 10 luglio 1932, Stadio Littoriale. "Schiavio ha tirato !", titola il celebre "Il Calcio Illustrato". Da destra a sinistra: Blum, Sansone, Maini, Schiavio, Rainer. L'inizio del match fu nettamente contrario ai rosso-blu: l'arbitro svizzero Mercet punì severamente un fallo di Monzeglio con un calcio di rigore, che tuttavia Hofmann sbagliò calciando clamorosamente alto. Ma poco dopo (al 15' di gioco), con una punizione dal limite eseguita sollecitamente mentre i nostri curavano la barriera, l'ala Schönwetter riuscì a infilare la rete con violenza. Poteva essere l'inizio del tracollo; fu invece l'occasione perchè il Bologna dimostrasse la sua straordinaria saldezza morale. Sul terreno scivoloso, lo squadrone bolognese imbastì una consistente partita di centrocampo, disegnando - specie nel primo tempo - applaudite geometrie offensive. E quando nella ripresa il First Vienna cercò di forzare ancora, la muraglia bolognese apparve insuperabile. Il 2 a 1 complessivo, dunque, diede al Bologna l'ingresso alla finale e i ragazzi in maglia rosso-blu poterono esultare sul terreno dell'Hohe Warte. Anche l'ostacolo First Vienna era stato superato. A questo punto la Coppa Europa 1932 aveva già designato il suo vincitore nel Bologna. Infatti, l'altra semifinale fra Juventus e Slavia Praga, portò a clamorosi incidenti che culminarono nell'esclusione di entrambe le squadre dalla disputa della finale, con assegnazione della vittoria nella Coppa al Bologna (deliberazioni di Klagenfurt e di Budapest). Il primo incontro fra le due squadre si svolse a Praga, e nella vittoria dello Slavia per 4 a 0 fu determinante il comportamento dell'arbitro Braun (lo stesso che il Bologna trovò nella capitale cecoslovacca, pochi giorni prima) e quello della folla praghese, assiepata ai margini del campo, senza recinzioni o barriere protettive e che, col suo comportamento intimidatorio, ridusse cetamente le possibilità della Juventus. Fu una partita tremenda, con l'estroso e funambolico Renato Cesarini che perse letteralmente la testa: prima si azzuffò con il pubblico brandendo una bandierina del corner, poi l'arbitro, che aspettò addirittura negli spogliatoi. Nel frattempo, invasione di campo della folla praghese con tanto di tafferugli fra giocatori e pubblico.

Ecco il racconto dell'epoca dell'arbitro Braun, tratto dal "Littoriale" dell' 8-6-1932.

 "Non so che cosa debba fare. A Praga dovetti infliggere tre calci di rigore contro gli italiani, ma credetemi che tutti e tre erano giusti e che non potevo fare altrimenti. Comprendo che gli italiani avessero delle prevenzioni contro di me ed è anzi per questo che mi ero proposto di evitare per quanto possibile qualsiasi azione draconiana nel match di ieri. Ma come fare a non violare la lettera dei regolamenti quando ho dovuto constatare con i miei occhi come Rosetta dinanzi alla propria porta respingeva con le mani il pallone? I difensori italiani protestarono contro la mia decisione quando all'improvviso mi si fece incontro Cesarini. Prima ancora che mi potessi rendere conto del pericolo mi trovai steso a terra, e prima ancora che potessi espellere Cesarini scoppiarono sul campo i tafferugli. Il peggio avvenne però dopo il match. Cesarini venne espulso prima della fine dell'incontro e la cabina degli italiani si trovava in tutt'altro posto che la mia cabina...Ciò nonostante, dopo la partita, eccolo ad attendermi e solo l'intervento della polizia mi salvò dalle sue violenze". Cosicchè nella partita di ritorno, quando la Juventus all'inizio della ripresa conduce per 2 a 0 e Planicka, il grande portiere ceco, è rimasto a terra lamentando un incidente (si parla di un sasso lanciato in campo), lo Slavia abbandona il terreno di gioco. Si sfiorò l'incidente diplomatico tra i due paesi per la partita, con interventi al veleno dei giornali di Praga contro l'Italia e il regime fascista. Volarono insulti da una parte e dall'altra, rivangando addirittura episodi risalenti alla prima guerra mondiale.

 Ecco cosa scriveva il "Polodni List" il 13 luglio 1932.

 "La stampa italiana che - come è noto - scrive sempre come piace al regime fascista, ha svolto contro i cecoslovacchi una campagna così volgare paragonabile solo a quelle osate contro di noi durante la guerra mondiale con espressioni offensive verso la Nazione cecoslovacca i cui figli erano chiamati pidocchi e porci. E' necessario domandare che cosa hanno fatto il Governo e le autorità italiane durante questa campagna e venire alla conclusione che chi tace approva rendendosi in tal modo corresponsabile".

 Questo scriveva invece il giornale ceco "Vecerni Pravo Lidu", sempre il 13 luglio 1932.

 "Dopo gli avvenimenti di Praga e di Torino gli sportivi cecoslovacchi non possono che rivoltare le spalle all'educazione sportiva di Mussolini. Gli avvenimenti torinesi non sono una semplice dimostrazione di fanatismo sportivo, ma sono il frutto dell'educazione fascista e il prodotto di una megalomania cui manca ogni base morale. Il Fascismo è terrore, violenza, arbitrio crudele che procede calpestando i morti. La bassezza dei giornalisti italiani è la causa principale delle manifestazioni del pubblico il quale ha dimostrato la infamia e la criminalità dei gregari del Fascismo. E' inevitabile pensare quali sarebbero le sorti dell'umanità se i fascisti giungessero al Governo in una sfera più larga di quella limitata all'Italia. Ma la realtà dimostra la loro vigliaccheria.

 Parole pesantissime ( anche se in un certo senso profetiche di quello che sarebbe accaduto alcuni anni dopo, con lo scoppio della seconda guerra mondiale) a cui il "Littoriale del 13 luglio del 1932 rispondeva così.

 "L'indegna speculazione politica che la stampa boema ha scatenato non merita che disprezzo. Ma chi ha accolto una squadra ospite, a fatti, come è stata accolta la Juventus a Praga, non ci si potevano aspettare certo parole gentili. E i signori cecoslovacchi, per l'improntitudine e la spudoratezza delle proprie affermazioni, saranno serviti a dovere... Voi signori giornalisti di Praga, avete cattiva memoria. Durante la guerra i soldati boemi giunsero in Italia, o perché erano stati fatti prigionieri dalle nostre truppe, o perché avevano disertato. Prigionieri e disertori erano i vostri. E l'Italia, generosamente, ridette loro la dignità di soldati, dopo averli rivestiti e sfamati. I giornali di Praga scrivono: "Bisognerà non dimenticare e non perdonare?". E se lo scrivessimo anche noi? L'andamento irregolare di questa doppia ed infuocata semifinale, induce il Comitato internazionale presieduto da Hugo Meisl, l'ideatore della Coppa Europa, ad escludere e squalificare entrambe le squadre dalla competizione e ad aggiudicare la vittoria al Bologna, che il suo posto in finale se lo è conquistato più che regolarmente. Questa vittoria in Coppa Europa, servì dunque a concludere brillantemente per i colori rosso-blu una stagione che si iniziò con la mirabile serie delle diciannove partite utili consecutive in campionato.