martedì 28 ottobre 2008

Carlo Reguzzoni


Carlo Reguzzoni nacque a Busto Arsizio, in provincia di Varese, il 6-6-1908. Si era messo in evidenza fin da giovanissimo con la maglia della Pro Patria, la celebre squadra di Busto con le caratteristiche maglie a righe orrizzontali biancoblù. E' stato senza ombra di dubbio una delle migliori ali sinistre del calcio mondiale di tutti i tempi. Inizialmente si dedicò al ciclismo, sport che ad inizio del secolo scorso suscitava maggiore interesse, con campioni come Girardengo e Ganna che infiammavano la fantasia ed anche sulle due ruote dimostrava di avere stoffa; poi fu attirato dal "foot-ball" e cominciò la sua fantastica carriera. Talento precoce, fece il suo esordio in prima squadra nel 1924 a sedici anni e mezzo a Milano contro l'U.S. Milanese, giocando da ala sinistra in una partita vinta dalla Pro per 4-2 grazie proprio da una sua doppietta. Sin da subito si mise in mostra per la qualità tecnica superiore a tutti supportata da una velocità di esecuzione non indifferente e da una corsa da scattista puro; forse per gli esteti non aveva un bello stile nella corsa, si muoveva con le braccia larghe e tendeva ad ingobbirsi a causa del suo fisico ossuto ma fasciato da muscoli da velocista, con il torace prominente che lo faceva assomigliare vagamente a Fausto Coppi e come lui aveva lunghe leve che quando venivano innestate lasciavano sul posto gli avversari. In campo era un generoso nonostante avesse grandi doti tecniche ed innato senso del goal, non era uno innamorato del pallone e con i suoi assist e le fughe sulla fascia seguite da cross perfetti permise a Schiavio e Puricelli di segnare caterve di goal nel Bologna. Dopo il suo esordio in prima squadra divenne titolare inamovibile e con i suoi goal trascinò la Pro alla prima storica promozione in Serie A. Nella magnifica stagione 1928-29, su 68 reti siglate dalla Pro che portarono al conseguimento del 5° posto finale in Div. Naz. A, ben 32 hanno la firma di Carletto Reguzzoni in 30 partite giocate, dove giostrando sia da centrocampista avanzato, sia come ala sinistra diventò vice-capocannoniere della massima serie. Ventiduenne divenne l'oggetto del desiderio dei maggiori clubs italiani, così nel 1930 passò al Bologna per la cifra record per il tempo di 80.000 Lire, un importo che ai tempi suscitò vero scalpore, fu il primo vero passaggio record della storia calcio Italiano, equivalente dei grandi trasferimenti che hanno segnato le varie ere calcistiche. In realtà doveva passare inizialmente al Milan per cui stava per firmare il contratto, invece passò ai rossoblù con cui esordì il 28-9-1930 in Bologna -Triestina 6-1 (doppietta per lui) e nei quali rimase ben 16 stagioni; vincendo 4 scudetti 2 Coppe Europa nel 1932 e 1934 (la Champions' League dell'epoca) ed il Trofeo dell'Esposizione di Parigi battendo 4 a 1 il Chelsea con una sua magnifica tripletta. Nel 1934 la vittoria del Bologna contro l'Admira Vienna in 5-1 in Coppa Europa, porta ben tre volte il suo nome nel cartellino dei marcatori.

Hugo Meisl consacra Reguzzoni

Carlo Reguzzoni
Carlo Reguzzoni
Sul temuto campo del "Littoriale", formò con Monzeglio, Schiavio, Montesanto, Puricelli, Fedullo, Sansone, Biavati "lo squadrone che tremare il mondo fa", diventando per un decennio uno dei miglior realizzatori del campionato italiano ed il secondo miglior marcatore di sempre nella storia del Bologna. Nel 1934, forse l'apice della sua carriera, era diventato inarrestabile per tutti i difensori italiani e stranieri, sempre più grande e finissimo palleggiatore, con un fiuto del gol straordinario, diventò "l'uomo di coppa" di quel meraviglioso Bologna che mieteva allori a livello internazionale. Hugo Meisl, il leggendario allenatore del "Wunderteam" austriaco, definì Reguzzoni "la migliore ala sinistra del continente". Nella Coppa Europa, che si disputava in estate, segnò gol a grappoli favorito dai terreni asciutti che prediligeva, sui quali poteva fare valere tutta la sua maestria e arte nel dribbling. Subì infortuni gravissimi e ricoveri in ospedale. Prima di una partita di Coppa Europa gli venne svuotata la capsula del ginocchio da una siringa intera di liquido sinoviale, ma rinacque, da generosissimo atleta dalle mille vite quale fu. In Nazionale non ebbe purtroppo molta fortuna e questo gli offuscò gran parte della sua fama, il C.T. Pozzo gli preferì stranamente prima l'oriundo argentino "Mumo" Orsi, che giocava nella Juve e che probabilmente essendo lui torinese poteva vedere giocare più spesso e Colaussi e così non fece parte della nazionale bi-campione del Mondo del 34-38, solo 2 volte vestì la maglia azzurra 1 con la B ed 1 con la A contro Romania e Francia, a 32 anni quasi fosse un contentino alla carriera. Il 14 aprile 1946 disputerà la sua ultima partita in maglia rossoblù, a Genova contro il Genoa, partita persa per 3 a 0, prima di fare ritorno alla vecchia Pro Patria dei suoi esordi, nella quale tra serie B e serie A giocherà fino a 40 anni, terminando la carriera nel 1947-48. In serie A ha segnato 155 reti in 401 partite con la maglia di Bologna e Pro Patria con una percentuale impressionante del 49% di realizzazione nel rapporto tra presenze e reti segnate, è tuttora al 15° posto dei migliori marcatori di tutti i tempi del campionato italiano. Allenò poi per breve tempo le giovanili della Pro dal 50 al 54 e la prima squadra l'anno successivo. Per poi ritirarsi dall'ambiente definitivamente, gestendo per decenni un negozio in via XX° Settembre a Busto Arsizio, la sua città. Carlo Reguzzoni è scomparso il 16 dicembre 1996 all'età di 88 anni.

Carlo Reguzzoni giocò nel Bologna dal campionato 1930-31 al campionato 1945-46, con 417 presenze e 167 gol tra campionato e coppe. Campione d'Italia nel 1935-36, 1936-37, 1938-39, 1940-41; vincitore della Coppa Europa nel 1932 e 1934, e del Torneo dell'Esposizione di Parigi nel 1937. 1 partita in Nazionale A (Italia-Romania 2-1, giocata a Roma il 14-4-1940) e una in Nazionale B (Francia sud-est- Italia 2-2, giocata a Marsiglia nel dicembre del 1937). Allego alcuni articoli che raccontano meglio le gesta di questo grande campione.

"Solo Schiavio fece più gol di Carletto"
di Renato Lemmi Gigli, tratto dal libro sui 90 anni del Bologna.

"La faccenda andò pressapoco così. Nell'estate del 1930 il Bologna, volendo rinforzare la squadra che in campionato non era andata troppo bene, decise di mandare Felsner a Busto Arsizio a trattare l'acquisto di Reguzzoni, un' ala-mezzala che l'anno prima aveva realizzato 13 gol in serie A. Il mago dunque partì e alla stazione di Milano nel cambiare treno (quando si dice il destino) chi ti va a incontrare? "Oh, caro Reguzzoni, come mai qui, dove va di bello? (Felsner ai giocatori dava sempre rispettosamente del lei). "Dovrei passare qui dal Milan per mettermi d'accordo..." fece l'altro, che forse cominciava a sintonizzarsi sull'onda del dottore. "Ma perchè vuole andare al Milan, venga a Bologna, si sta bene, vedrà che rimarrà soddisfatto!" Tranne il Milan, rimasero soddisfatti tutti: Felsner, il Bologna, i bolognesi e naturalmente anche Reguzzoni, che da lì a quattro anni spopolando in Coppa Europa, avrebbe fatto esclamare a un tecnico come Hugo Meisl: "Ma questa è la migliore ala del continente!". Carlo Reguzzoni, che i petroniani chiamavano affettosamente Carletto aveva una particolarità. Che andava in piena forma verso primavera, quando l'erba cominciava a verdeggiare sui campi, e dopo era tutto un crescendo rossiniano. Si spiegano così le sue esplosioni in coppa, che si giocava di luglio in piena canicola. Già nella vittoriosa edizione del 1932 Reguzzoni aveva fatto la sua parte, in quei due grossi successi su Sparta Praga e First Vienna. Ma dove raggiunse punte di rendimento eccezionali fu nel 1934, quando il Bologna infilò uno dopo l'altro il Bocskay di Debreczin (Ungheria), il Rapid Vienna, il Ferencvaros di Budapest e l'Admira Vienna e Reguzzoni, scatenato, segnò, tranne che a Budapest, uno o due gol in tutte le altre sette partite. Successe anche che nella prima finale al Prater Carletto si infortunasse ad un ginocchio e che questo si gonfiasse per la presenza di liquido sinoviale. Il Bologna, in vantaggio per 2-0 al riposo (secondo gol di Reguzzoni per l'appunto), s'era fatto rimontare all'inizio di ripresa, reggendo poi a denti stretti sul 2-3. E ora la probabilissima assenza dell'ala gettava un'ombra cupa sul match di ritorno in programma quattro giorni dopo al Littoriale. L'allenatore, che era l'ungherese Laszlo Kovacs, non perse tempo. All'indomani portò Reguzzoni a Budapest, lo fece siringare per bene e tre giorni dopo Carletto, come se niente fosse, sgominava gli austriaci con tre gol dei suoi che, aggiunti al primo di Maini e al quarto di Fedullo, composero il trionfale 5-1 rossoblù. Dopo le coppe vennero gli scudetti, quattro in sei anni, con Reguzzoni sempre più carta vincente, vero miracolo di classe, non solo ma anche di longevità atletica, capace addirittura di migliorarsi con il trascorrere delle stagioni. Basti dire che i 9 gol del 1934 (parliamo solo di campionato) diventano 12 nel 1937, 15 nel 1938 e 17 nel 1941! Ad un certo punto Vittorio Pozzo, che per tutta la vita gli aveva preferito Orsi prima e Colaussi dopo, non poté proprio fare a meno di convocarlo. Fu così che Reguzzoni a 32 anni fece il suo debutto in Nazionale, giocando Italia-Romania (2-1) a Roma il 14 aprile 1940, prima e unica partita in azzurro, a parte un'altra isolata apparizione nella squadra cadetta nel dicembre del 1937 a Marsiglia, 2-2 con la Francia Sud-Est. Ma le soddisfazioni non erano terminate. L'anno seguente la convocazione in Nazionale, arrivò l'ultimo scudetto della serie, vinto dal Bologna con una formazione zeppa di veterani. "E nel posto di Reguzzoni?", chiesero a Dall'Ara che stava appunto anticipando i necessari ricambi. "No", si schermì il commendatore "quello gioca altri quattro anni. Se prendo un altro rischia di rovinarsi a far anticamera...". Non era una boutade. Reguzzoni infatti giocò a 38 anni anche il primo campionato del dopoguerra (1945-46) prima di tornare a Busto a concludere la carriera nella sua vecchia Pro Patria. Veramente un giocatore per molti versi ineguagliabile. Tecnicamente lo si potrebbe sintetizzare in tre parole: palleggio, velocità, stangata. E aggiungiamoci anche un buonissimo carattere (un vero buontempone) e tanto estro. Scriveva Ettore Berra, uno che se ne intendeva: "Se ne va dal suo posto di estrema, piega verso l'interno del campo, passa fra i compagni che non sanno se andargli incontro o fargli largo, porta la ventata della sorpresa, disorienta per un attimo tutti e fa rizzare sui sedili la folla". La sua utilità si misurava anche nelle punizioni, sempre tese e piazzate, e nei calci di rigore che lui trasformava invariabilmente tirando sulla destra del portiere a fil di palo, venti centimetri da terra. I portieri lo sapevano ma, senza muoversi prima, nessuno poteva arrivarci. Le statistiche gli assegnano 16 rigori realizzati su 23, ma forse la percentuale è migliore. Rigorosamente esatto invece il numero dei suoi gol nel Bologna, che sono stati 145 in campionato e 22 nelle coppe e tornei vari, per un totale di 167 centri (in 417 partite) che ne fanno in assoluto il secondo goleador rossoblù dopo Schiavio".

Infine un articolo tratto dal libro "Il mezzo secolo del Bologna" in cui Reguzzoni ricorda i bei tempi in maglia rossoblù.

"È difficile rammentare i molti episodi avvenuti durante la mia lunga permanenza nelle file rosso-blu, episodi a cui sono legati tanti cari ricordi. Comunque la Coppa di Europa vinta nel 1934 è quella che mi ha procurato le maggiori soddisfazioni. Infatti al termine della stessa mi fu regalato da alcuni tifosi un piccolo cannone per avere segnato durante le 8 partite, complessivamente 12 reti. Fu in quell'epoca, forse la migliore della mia carriera, che Hugo Meisl ebbe, in un suo articolo, parole piene di elogio al mio indirizzo. Era allora il periodo in cui il Comm. Dall'Ara era diventato Presidente della Società e la nostra squadra si presentava come una grande famiglia che riportava le più brillanti vittorie. Era il Bologna dei tempi migliori! Mi dispiace che in questa rassegna mancherà uno scritto personale dell'inseparabile amico Giordano Corsi, del quale rimangono indimenticate la bontà e l'allegria. Nella speranza che l'armonia che sempre regnò tra noi e ci portò alle vittorie più belle, sia d'esempio per il nuovo Bologna, invio i migliori auguri di un ottimo campionato".

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